{"id":28572,"date":"2017-02-19T12:38:44","date_gmt":"2017-02-19T11:38:44","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=28572"},"modified":"2017-02-19T12:38:44","modified_gmt":"2017-02-19T11:38:44","slug":"bolognina-lingotto-leopolda-capolinea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=28572","title":{"rendered":"Bolognina, Lingotto, Leopolda, capolinea"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>CARLO CLERICETTI<\/strong><\/p>\n<p>&#8220;La grande speranza della sinistra post comunista, dalla Bolognina in poi, era che la morte dell&#8217;ideologia avrebbe reso pi\u00f9 viva la politica. Pi\u00f9 viva e pi\u00f9 libera di abbracciare la realt\u00e0&#8221;, <a href=\"http:\/\/www.repubblica.it\/politica\/2017\/02\/18\/news\/una_questione_di_potere-158584592\/?ref=HRER2-1\" target=\"_blank\">scrive Michele Serra<\/a>. Alla manifestazione della Bolognina, nel 1989, il segretario del Pci Achille Occhetto dichiar\u00f2 che erano necessarie &#8220;grandi trasformazioni&#8221;, non escluso il cambiamento del nome, Partito comunista, che avrebbe simboleggiato una svolta radicale.<\/p>\n<p>Lo shock che aveva generato questa svolta era stato la caduta del muro di Berlino, a sua volta simbolo del fallimento e della resa del comunismo sovietico. Ma il fatto stesso che avesse provocato uno shock fu un indice della cattiva coscienza del Pci, che teoricamente aveva abbandonato da tempo l&#8217;Urss come &#8220;paese guida&#8221;, aveva dichiarato di non perseguire pi\u00f9 quel modello sociale, proclamato la sua scelta di campo per la Nato, teorizzato il &#8220;Compromesso storico&#8221; e l&#8217;Eurocomunismo. Perch\u00e9, dunque, la sanzione del fallimento del modello sovietico avrebbe dovuto provocare uno shock?<\/p>\n<p>Ma la questione pi\u00f9 insidiosa non era &#8220;la morte dell&#8217;ideologia&#8221; che Serra oggi celebra come una liberazione. Era &#8211; ed \u00e8 ancora &#8211; il non capire che l&#8217;ideologia \u00e8 la versione pietrificata di una visione del mondo. Pietrificata perch\u00e9, quando la visione del mondo viene codificata come una religione,\u00a0 fa vedere la realt\u00e0 attraverso i suoi assiomi, e spinge ad interpretarla solo attraverso di essi. L&#8217;ideologia \u00e8 chiusa in s\u00e9, contiene tutte le risposte, non ammette che in certe situazioni possa andar bene una cosa e in altre situazioni cose anche molto diverse. E per\u00f2 una visione del mondo ci vuole, per decidere dove si vuole andare: come andarci, invece, \u00e8 materia della politica, dei tentativi ed errori, dell&#8217;imparare dall&#8217;esperienza, del lavoro giorno per giorno, ma, appunto, avendo in testa una rotta, gli obiettivi a lungo termine che si vogliono perseguire, per non agire solo per l&#8217;oggi.<\/p>\n<p>Questa visione del mondo o \u00e8 una scelta cosciente, che derivi da un&#8217;elaborazione; oppure c&#8217;\u00e8 lo stesso, ed \u00e8 quella dominante in un dato periodo storico. I comunisti &#8220;orfani&#8221; hanno gettato via la loro ideologia, che comunque derivava da una certa visione del mondo, e &#8211; coscienti o no &#8211; si sono consegnati all&#8217;ideologia dominante dell&#8217;epoca, quella che oggi chiamiamo &#8220;neoliberismo&#8221;. Dopo la Bolognina venne il Lingotto di Walter Veltroni, quello che teorizza che non bisogna nemmeno pi\u00f9 usare il termine &#8220;sinistra&#8221;. Un termine che sarebbe stato ripescato, stravolto e abusato per travestire la scelta ormai dichiaratamente neoliberista di quello che fu il partito dei lavoratori. La Leopolda di Matteo Renzi ne \u00e8 stata l&#8217;apoteosi.<\/p>\n<p>La politica ha abbracciato la realt\u00e0, come scrive Michele Serra? Certo, ha abbracciato la realt\u00e0 di un mondo sempre pi\u00f9 spostato a destra, quello della globalizzazione come bastone contro i diritti dei lavoratori dei paesi pi\u00f9 avanzati, di una folle distribuzione della ricchezza che si concentra nell&#8217;1% della popolazione, e ancor pi\u00f9 nello 0,1%. \u00a0Dimenticando del tutto la famosa frase di Karl Marx nelle &#8220;Tesi su Feuerbach&#8221;: &#8221; I filosofi hanno soltanto diversamente interpretato il mondo ma si tratta di trasformarlo&#8221;.<\/p>\n<p>Il Pd di Renzi \u00e8 cos\u00ec sfacciatamente di destra che una parte dei suoi esponenti \u00e8 in bilico su quella che in politica \u00e8 di solito una mossa disperata e perdente, la scissione. C&#8217;entra anche &#8211; e molto &#8211; la gestione arrogante e personalistica del segretario e il suo proposito, non detto ma molto chiaro, di puntare a non fare prigionieri fra i suoi oppositori. Ma sta di fatto che chi conserva almeno un barlume di impostazione progressista in quel partito non pu\u00f2 che sentirsi profondamente a disagio. Senza la scissione \u00e8 probabile che Renzi vinca di nuovo la corsa alla guida del partito, e a quel punto gli oppositori resterebbero prigionieri di una politica opposta alla storia e alle tradizioni non solo degli ex comunisti, ma anche del cattolicesimo sociale che nella Dc aveva sempre giocato un ruolo non secondario. Questo in attesa di essere rottamati, come inevitabilmente prima o poi avverrebbe.<\/p>\n<p>Ma anche il campo degli &#8220;scissionisti&#8221; ha una linea tutt&#8217;altro che chiara. Il suo regista, Massimo D&#8217;Alema, ha partecipato da protagonista alla lunga marcia verso destra del partito. La sua esperienza di governo viene ricordata soprattutto per due cose: una famosa frase di Guido Rossi (&#8220;Palazzo Chigi \u00e8 l&#8217;unica merchant bank dove non si parla inglese&#8221;) e il colpo fatale a un&#8217;azienda strategica come la Telecom, di cui D&#8217;Alema favor\u00ec la scalata a debito da parte di un gruppo di avventurieri della finanza (tranne forse Roberto Colaninno), che la rivendettero poco dopo &#8211; con enormi guadagni &#8211; a Tronchetti Provera, che fin\u00ec di spolparla. I sui consiglieri economici erano Pier Carlo Padoan e Nicola Rossi, quest&#8217;ultimo oggi presidente dell&#8217;Istituto Bruno Leoni, roccaforte del liberismo pi\u00f9 sfrenato e demagogico. Quale &#8220;nuova sinistra&#8221; possa avere in mente D&#8217;Alema, \u00e8 davvero difficile immaginarlo.<\/p>\n<p>L&#8217;altra figura di spicco del gruppo \u00e8 Pier Luigi Bersani. Come progressiste \u00e8 certo pi\u00f9 attendibile di D&#8217;Alema, ma <a href=\"http:\/\/www.ilcampodelleidee.it\/doc\/1531\/il-centrosinistra-deve-una-nuova-piattaforma-politica-i-passi-in-avanti-ci-sono-stati-ma-nella-direzione-sbagliata.htm\" target=\"_blank\">un suo recente scritto<\/a>, che invoca una svolta nella politica del partito, mostra che anche lui <a href=\"http:\/\/clericetti.blogautore.repubblica.it\/2017\/01\/01\/lettera-aperta-a-pier-luigi-bersani\/\" target=\"_blank\">ha subito il contagio<\/a> dell&#8217;ideologia dominante. Buone intenzioni, ma, forse per eccesso di pragmatismo, non si vede una strategia davvero alternativa che miri a cambiare in profondit\u00e0 &#8211; almeno come proposito -la situazione attuale.<\/p>\n<p>Infine c&#8217;\u00e8 l&#8217;astro nascente Michele Emiliano, destinato con ogni probabilit\u00e0 alla guida del gruppo. E&#8217; un po&#8217; un oggetto misterioso. La linea sull&#8217;economia \u00e8 oggi la discriminante pi\u00f9 importante fra conservazione e cambiamento, ma come la pensi Emiliano in proposito non \u00e8 affatto chiaro, tanto da dare l&#8217;impressione che non sia chiaro nemmeno a lui. Non tutti i leader politici devono essere per forza economisti esperti, ma una linea definita sui temi dell&#8217;economia bisognerebbe renderla esplicita.<\/p>\n<p>Qualunque sia la prossima evoluzione, il Pd come partito che avrebbe dovuto fare una sintesi del meglio delle tradizioni della sinistra storica e del cattolicesimo democratico \u00e8 comunque fallito. La lunga strada iniziata dalla Bolognina oggi \u00e8 arrivata al capolinea.<\/p>\n<p><strong>fonte<\/strong>: <a href=\"http:\/\/clericetti.blogautore.repubblica.it\/2017\/02\/19\/bolognina-lingotto-leopolda-capolinea\/\">http:\/\/clericetti.blogautore.repubblica.it\/2017\/02\/19\/bolognina-lingotto-leopolda-capolinea\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di CARLO CLERICETTI &#8220;La grande speranza della sinistra post comunista, dalla Bolognina in poi, era che la morte dell&#8217;ideologia avrebbe reso pi\u00f9 viva la politica. Pi\u00f9 viva e pi\u00f9 libera di abbracciare la realt\u00e0&#8221;, scrive Michele Serra. Alla manifestazione della Bolognina, nel 1989, il segretario del Pci Achille Occhetto dichiar\u00f2 che erano necessarie &#8220;grandi trasformazioni&#8221;, non escluso il cambiamento del nome, Partito comunista, che avrebbe simboleggiato una svolta radicale. 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