{"id":28685,"date":"2017-02-24T11:45:07","date_gmt":"2017-02-24T10:45:07","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=28685"},"modified":"2017-02-22T22:05:24","modified_gmt":"2017-02-22T21:05:24","slug":"il-reddito-universale-e-un-atto-di-resa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=28685","title":{"rendered":"Il reddito universale \u00e8 un atto di resa"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Gianmaria Vianova)<\/strong><\/p>\n<p><em>Fa capolino all\u2019orizzonte, scompare, viene archiviato e risorge ciclicamente: il reddito universale rischia di divenire il piede di porco che scardina lo Stato sociale e condanna alla sopravvivenza intere popolazioni.<\/em><\/p>\n<p><strong>Il mercato regola l\u2019economia.<\/strong> Domanda e offerta si incontrano, la magia si compie. \u00c8 una legge naturale imprescindibile che si applica allo scambio di beni economici. Ad ognuno di essi corrisponde un prezzo. Come una divinit\u00e0 panteista, che tutto l\u2019universo permea, <strong>la legge della domanda e dell\u2019offerta non risparmia nemmeno l\u2019uomo<\/strong>: egli, sotto forma di lavoratore salariato, sottrae al proprio tempo libero una quantit\u00e0 definita di ore in cambio di un compenso di natura monetaria. Il bene economico del mercato del lavoro \u00e8 la vita del lavoratore. Adottando questa cinica visione delle forze economiche che si riversano sulla realt\u00e0 di tutti i giorni, diventa inevitabile interpretarla con un\u2019ottica liberista. Attraverso tale chiave di lettura il semplice fatto che vi sia un naturale equilibrio tra chi offre e chi chiede pretende estraneit\u00e0 ai meccanismi oliati del mercato: non si deve intervenire per non alterare le variabili allineate. <strong>Lo Stato, in altre parole, deve farsi da parte e lasciare che siano i privati, in una condizione di perfetta concorrenza, a dettare i ritmi della societ\u00e0<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Il mercato del lavoro, quindi, dovrebbe essere il pi\u00f9 flessibile possibile, secondo la scuola austriaca e di Chicago.<\/strong> Niente indicizzazione dei salari al costo della vita, licenziamenti facili e rapidi, tutele ridotte, bassa contribuzione verso lo Stato, eccetera. Ogni qualvolta il legislatore interviene riconoscendo l\u2019umanit\u00e0 del bene economico lavoratore, l\u2019equilibrio naturale salta. Nonostante la presenza della mano invisibile di Smith, capace di autoregolare il mercato in modo tale da garantire il benessere dell\u2019intera popolazione, anche i principali esponenti della scuola (neo)liberista e monetarista, ovvero <strong>Friedrich von Hayek<\/strong> e <strong>Milton Friedman<\/strong>, riconoscevano l\u2019esistenza di uno zoccolo duro all\u2019interno della cittadinanza affetto da disoccupazione (dovuto all\u2019esistenza di un mercato imperfetto). Tale frazione, meno abbiente ed appetibile per il mercato occupazionale, deve essere in ogni caso tutelata. La risposta a questo problema \u00e8 il <strong>reddito minimo garantito<\/strong>.<\/p>\n<div id=\"attachment_83129\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-83129 size-large\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/hayek-2-1024x606.jpg\" alt=\"hayek 2\" width=\"1024\" height=\"606\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\"><span style=\"font-size: 10pt\">Friedrich von Hayek, qui ritratto durante una delle sue lezioni, \u00e8 stato con Ludwig von Mises il principale esponente della Scuola Austriaca, corrente di pensiero economico liberale e anti-keynesiana.<\/span><\/p>\n<\/div>\n<p>Esso pu\u00f2 presentarsi sotto varie forme ma \u00e8 accomunato da un <em>leitmotiv<\/em>: l\u2019elargizione di una somma limitata di denaro pubblico ai cittadini disoccupati, in modo tale da garantirne una vita decorosa. \u201cNon vi \u00e8 motivo per cui in una societ\u00e0 libera lo Stato non debba assicurare a tutti la protezione contro la miseria sotto forma di un reddito minimo garantito, o di un livello sotto il quale nessuno scende\u201d, diceva in <em>Legge, legislazione e libert\u00e0<\/em> Von Hayek. Dello stesso avviso era, seppur in maniera pi\u00f9 pragmatica, il monetarista Friedman, ideatore dell\u2019<strong>imposta negativa<\/strong>, concetto teorico mai applicato nella realt\u00e0 fattuale che proponeva l\u2019istituzione di un sussidio dal valore pari alla differenza tra il reddito standard minimo e il reddito familiare effettivo (inferiore allo standard). Scuola Austriaca e Chicago Boys, in definitiva, condividevano nel proprio arsenale tale strumento. Apparentemente, l\u2019istituzione di un reddito minimo garantito dallo Stato potrebbe cozzare con le fondamenta stessa del pensiero liberista, avente nel proprio DNA l\u2019ostilit\u00e0 nei confronti del Governo, visto come nemico dell\u2019equilibrio di mercato.<\/p>\n<p>Appunto: solo apparentemente. <strong>Il reddito minimo garantito, nei suoi pressuposti, non comporta una espansione dello Stato sociale, bens\u00ec un suo smantellamento<\/strong>. L\u2019elargizione di una somma di denaro ai disoccupati non \u00e8 una delle possibilit\u00e0, quanto la possibilit\u00e0, unica, di ammortizzare il disagio delle classi inferiori. Nella teoria, il reddito minimo punta a divenire il solo ostacolo che impedisce alle famiglie di finire in strada. Distribuire un regalo a chi non percepisce reddito da lavoro significa calmierare, perlomeno tamponare, il disagio popolare che sorge nel momento in cui lo smantellamento feroce del <em>welfare<\/em> inizia a divenire politicamente insostenibile. La lingua italiana con il termine \u201ccontentino\u201d ci d\u00e0 la fotografia perfetta di tale scenario. Altra virt\u00f9 del reddito minimo, in ottica liberista, \u00e8 la totale estraneit\u00e0 dai meccanismi del mercato del lavoro. Nessuna rigidit\u00e0 aggiuntiva, nessun intervento Statale o incentivo alla occupazione, nessun interferenza con l\u2019azione privata. Proprio qui sta il tallone d\u2019Achille dello strumento: <strong>esso raccoglie chi \u00e8 escluso dal mercato e non ha alcuna pretesa di reinserirlo forzatamente, non agendo nei fatti sulla domanda d\u2019impiego delle imprese<\/strong>.<\/p>\n<div id=\"attachment_83130\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-83130 size-full\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/thomas-paine.jpg\" alt=\"thomas paine\" width=\"489\" height=\"659\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\"><span style=\"font-size: 10pt\">Fu Thomas Paine, uno dei padri fondatori degli Stati Uniti, il precursore del reddito minimo universale, da elargire alle fasce inferiori della popolazione attraverso l\u2019istituzione di una tassa di accesso alla propriet\u00e0 fondiaria.<\/span><\/p>\n<\/div>\n<p>E la domanda di beni primari? Quella non verrebbe sostenuta da una manovra del genere? No. L\u2019entit\u00e0 del sussidio \u00e8 tale da garantire unicamente la sopravvivenza del sussidiato e deve essere contestualizzata all\u2019interno di uno Stato che si farebbe sempre pi\u00f9 piccolo, lasciando al settore privato, quindi a pagamento, l\u2019erogazione dei servizi, anche quelli essenziali. Keynes non sta di casa qui: <strong>l\u2019intenzione originale del reddito minimo \u00e8 quella di permettere al mercato di perpetrare politiche di deflazione salariale<\/strong>. Le imprese vivono con il profitto, non con il benessere sociale. Nell\u2019esatto momento in cui la legislazione cessa di guidare occupazione e retribuzioni, quest\u2019ultime cominciano a puntare verso il basso: o questo stipendio o disoccupato con un reddito inferiore. \u00c8 in questo frangente che emerge la pervesione del reddito minimo garantito. Esso detta, per forza di cose, la retribuzione minima sotto la quale non si pu\u00f2 andare (se lo stipendio \u00e8 inferiore al reddito di cittadinanza non mi conviene pi\u00f9 lavorare) ma allo stesso tempo non agisce sul mercato del lavoro tutelando i salariati, totalmente in bal\u00eca della ricerca del profitto a tutti i costi.<\/p>\n<div id=\"attachment_83131\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-83131 size-large\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/hamon-1024x516.jpg\" alt=\"hamon\" width=\"1024\" height=\"516\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\"><span style=\"font-size: 10pt\">Beno\u00eet Hamon, gi\u00e0 ministro (dimissionario) durante il quinquennato di Hollande, \u00e8 il candidato del Partito Socialista alle presidenziali francesi. Alle primarie della gauche ha sconfitto Manuel Valls, esponente di spicco della corrente riformista del partito.<\/span><\/p>\n<\/div>\n<p>Per quanto l\u2019interpretazione liberista sia estremizzata, la questione centrale rimane la medesima: <strong>il reddito minimo \u00e8 un atto di resa dello Stato<\/strong>, che cessa di perseguire attivamente lo stimolo della domanda interna e la piena occupazione. Pur trattandosi di una proposta reaganiana, essa \u00e8 tornata in auge da anni in Italia con il Movimento 5 Stelle (\u00e8 uno dei loro cavalli di battaglia) e recentemente in Francia con <strong>il socialista Hamon<\/strong>. In una <a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/editoriale\/la-francia-anticapitalista-e-popolare-di-michea\/\">recente intervista<\/a> edita da Sebastiano Caputo ai nostri microfoni, <strong>Jean Claude Mich\u00e8a<\/strong> ha criticato fortemente tale strumento:<\/p>\n<blockquote><p>\u201cE\u2019 illusorio vedere nella vittoria di Beno\u00eet Hamon una \u201cradicalizzazione\u201d della sinistra ufficiale. [\u2026] La sua proposta di \u201creddito universale\u201d non \u00e8 altro che un modo di prendere atto \u2013 sulla scia di Milton Friedman \u2013 dell\u2019incompatibilit\u00e0 definitiva del neoliberismo e della piena occupazione. E ricordiamoci che l\u2019ideale originale del socialismo era, invece, lavorare meno, ma tutti!\u201d<\/p><\/blockquote>\n<div id=\"attachment_83132\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-83132 size-full\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/mich%C3%A9a.jpg\" alt=\"mich\u00e9a\" width=\"645\" height=\"320\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\"><span style=\"font-size: 10pt\">Jean-Claude Mich\u00e9a, ex-militante del Partito Comunista Francese, \u00e8 uno dei pi\u00f9 fervidi oppositori della gauche caviar.<\/span><\/p>\n<\/div>\n<p>Il fatto che siano partiti di sinistra e anti-<em>establishment<\/em> a portare avanti politiche neoliberiste non pu\u00f2 che far storcere ulteriormente il naso: destra e sinistra, spesso, partono dai medesimi presupposti teorici. Si guardi alla proposta del Movimento 5 Stelle, ad esempio: gli esponenti pentastellati si ostinano a negare la natura passiva dello strumento. Il percettore del reddito di cittadinanza dovrebbe cercare attivamente una occupazione, iscriversi ai centri di collocamento e fare volontariato. <strong>Il disoccupato, insomma, dovrebbe attivarsi a livello individuale in una lotta contro la disoccupazione dilagante<\/strong>. Il reddito universale, anche se applicato in uno Stato dal <em>welfare<\/em> sviluppato, lascia l\u2019indigente solo nel proprio disagio. I fondi dirottati sull\u2019istituzione di un reddito di cittadinanza potrebbero essere utilizzati per sgravi fiscali, riduzione delle imposte, investimenti pubblici. Non va mai dimenticato il quadro legislativo in cui lo strumento dovrebbe vedere la luce: il pareggio di bilancio imposto dall\u2019Unione Europea.<\/p>\n<p><strong>Il reddito universale diventa discutibile solo come parte di vigoroso piano di rilancio della domanda interna e di ripristino della condizione economica del Paese.<\/strong> Complemento, non destinazione ultima. Se l\u2019Unione Europea garantisse la possibilit\u00e0 di spendere a deficit, di avere cio\u00e8 pi\u00f9 cartucce all\u2019interno del caricatore, allora il reddito universale avrebbe ragione d\u2019esistere. Allo stato dell\u2019arte, invece, <strong>l\u2019istituzione di tale strumento non farebbe che compromettere le finanze pubbliche in un socialmente inefficace contentino<\/strong>. Sarebbe rassegnazione, pura, alla disoccupazione e un gesto di fedelt\u00e0 al NAWRU (<em>Non Accelerating Wage Rate of Unemployment<\/em>), indicatore economico utilizzato dalla Commissione Europea riportante il tasso minimo di disoccupazione sotto il quale non si deve scendere per evitare un aumento del tasso di inflazione. Come precedentemente affermato, <strong>le radici teoriche del reddito universale affondano nell\u2019humus neolibesta<\/strong> e l\u2019Unione Europea (che segue un liberismo zoppo e appesantito da una burocrazia che rasenta il surrealismo) non ne \u00e8 immune. La lotta alla povert\u00e0 non dovrebbe prescindere dalla lotta contro la disoccupazione: <strong>il vero reddito anti-povert\u00e0 deve essere il salario derivante da lavoro<\/strong>. \u00c8 il lavoro che produce ricchezza nazionale, che contribuisce al progresso della societ\u00e0, che realizza l\u2019essere umano. \u00c8 qui che la l\u2019equazione uomo = bene economico cessa di essere verificata: noi, animali evoluti, abbiamo sviluppato ragione, emozione, sentimento, consapevolezza. Comprendere che il benessere personale (collettivo a livello aggregato) passa attraverso l\u2019atto del realizzarsi e che tale atto deve essere perseguito, tutelato e difeso dovrebbe essere un assioma derivante dall\u2019essere membri di una societ\u00e0. <strong>Il reddito di cittadinanza rischia di essere invece l\u2019estremo baluardo dell\u2019interesse di pochi, sotto forma di specchio per le allodole<\/strong>. Altre sono in definitiva le vie perseguibili, pi\u00f9 efficienti e sensate, verso il bene comune.<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/economia\/il-reddito-universale-e-un-atto-di-resa\/\">http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/economia\/il-reddito-universale-e-un-atto-di-resa\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Gianmaria Vianova) Fa capolino all\u2019orizzonte, scompare, viene archiviato e risorge ciclicamente: il reddito universale rischia di divenire il piede di porco che scardina lo Stato sociale e condanna alla sopravvivenza intere popolazioni. Il mercato regola l\u2019economia. Domanda e offerta si incontrano, la magia si compie. \u00c8 una legge naturale imprescindibile che si applica allo scambio di beni economici. Ad ognuno di essi corrisponde un prezzo. 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