{"id":28687,"date":"2017-02-23T10:15:42","date_gmt":"2017-02-23T09:15:42","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=28687"},"modified":"2017-02-22T22:16:19","modified_gmt":"2017-02-22T21:16:19","slug":"siria-il-rebus-delle-alleanze-nella-battaglia-di-raqqa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=28687","title":{"rendered":"Siria: il rebus delle alleanze nella battaglia di Raqqa"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>LOOKOUT NEWS (Rocco Bellantone)<\/strong><\/p>\n<p><em>Dopo la caduta di Al Bab turchi, siriani, iraniani e curdi prepareranno l\u2019offensiva finale per la presa della capitale dello Stato Islamico. USA e Russia valutano a quale partner affidarsi<\/em><\/p>\n<p>Mentre ad <a href=\"http:\/\/www.lookoutnews.it\/siria-al-bab-turchia-isis\/\" target=\"_blank\">Al Bab<\/a> procede l\u2019avanzata di forze turche e ribelli del Free Syrian Army da una parte e dell\u2019esercito siriano dall\u2019altra, in parallelo inizia a prendere forma il piano per sferrare l\u2019attacco a Raqqa, capitale dello Stato Islamico in Siria.<\/p>\n<p>Nel percorso di preparazione di quella che, al pari di Mosul, \u00e8 destinata a essere la battaglia decisiva per sconfiggere il Califfato nel <em>Siraq<\/em> (Siria-Iraq) negli ultimi giorni Washington si \u00e8 mossa principalmente sull\u2019asse che la collega ad Ankara. Il 17 febbraio il direttore della CIA Mike Pompeo \u00e8 volato nella capitale turca. Lo stesso giorno, nella base aerea di Incirlik c\u2019\u00e8 stato un incontro tra il generale americano Joseph Dunford, capo del Joint Chiefs of Staff, e il capo di stato maggiore delle forze armate turche Hulusi Akar. Mentre il 18 e 19 febbraio, alla Conferenza internazionale sulla sicurezza di Monaco, c\u2019\u00e8 stato un faccia a faccia tra il premier turco Binali Yildirim e il vicepresidente americano Mike Pence. Dopo questi incontri, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump attende per il 28 febbraio dal Dipartimento della Difesa un dettagliato quadro della situazione del conflitto nel nord del Paese.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3><strong>USA-Turchia: pro e contro dell\u2019alleanza<\/strong><\/h3>\n<p>Il percorso che Washington e Ankara potrebbero apprestarsi a percorrere insieme in questa fase cruciale della guerra siriana non \u00e8 privo di ostacoli. Il primo di questi rimanda a Manbij, citt\u00e0 siriana controllata dalle milizie curdo-siriane dell\u2019YPG situata a ovest del fiume Eufrate e a sud di Jarablus. La Turchia vuole Manbij. La citt\u00e0 \u00e8 infatti uno degli obiettivi della sua operazione militare \u201cScudo sull\u2019Eufrate\u201d, lanciata alla fine dell\u2019agosto 2016 per bloccare l\u2019avanzata delle forze curde nel nord della Siria e tagliare la strada a un ricongiungimento con i territori da loro controllati a nord-ovest.<\/p>\n<p>Gli USA hanno considerato finora i curdi i loro alleati pi\u00f9 affidabili in Siria, li hanno sostenuti con copertura aerea e invio di armi nella loro campagna contro ISIS per la riconquista di Kobane e, in questo frangente, restano una pedina imprescindibile in attesa di definire i dettagli di una eventuale comune strategia con Mosca.<\/p>\n<p>L\u2019altro punto di frizione tra Ankara e Washington riguarda il luogo da cui si decideranno di avviare le operazioni per attaccare Raqqa. Gli USA sono favorevoli a far scattare l\u2019avanzata da Al Bab, distante circa 180 km da Raqqa, una volta che sar\u00e0 liberata da ISIS. La Turchia, invece, propende per partire da Tal Abyad, adiacente al confine turco a poco pi\u00f9 di 100 km dalla roccaforte jihadista. Cos\u00ec facendo, avrebbe Ankara un corridoio diretto verso Raqqa e la possibilit\u00e0 di un rifornimento veloce e costante.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3><strong>Perch\u00e9 la Turchia \u201cserve\u201d agli USA<\/strong><\/h3>\n<p>La Turchia, superato l\u2019accerchiamento diplomatico che fino a pochi mesi fa le aveva messo contro contemporaneamente Mosca (per via dell\u2019abbattimento di un jet russo nel novembre del 2015) e Washington (che Ankara aveva accusato di complicit\u00e0 nel fallito golpe del 15 luglio 2016), prover\u00e0 nelle prossime settimane a far valere le ragioni per cui intende guidare la campagna militare per la riconquista di Raqqa.<\/p>\n<p>Queste ragioni sono principalmente tre. La prima \u00e8 prettamente militare: soprattutto nella fase iniziale la guerra sar\u00e0 di tipo convenzionale. All\u2019interno della roccaforte, dove vivono attualmente circa 220.000 civili, lo Stato Islamico dispone di una forza pari a circa 8-10.000 miliziani. Cos\u00ec come si sta verificando adesso nella parte ovest di Mosul e ad Al Bab, ISIS opporr\u00e0 strenua resistenza. I jihadisti punteranno su imboscate e attacchi a sorpresa che effettueranno sfruttando la rete di tunnel sotterranei che attraversa la citt\u00e0, sull\u2019uso di missili anticarro, droni e attacchi suicidi con veicoli blindati imbottiti di esplosivi. Per neutralizzare questo tipo di controffensiva servono carri armati, veicoli blindati e altri mezzi di artiglieria pesante a supporto della fanteria. Ed \u00e8 qui che il ruolo dell\u2019esercito turco potrebbe rivelarsi determinante per gli USA, che vogliono s\u00ec controbilanciare il fronte guidato dalla Russia, ma a Raqqa preferiscono non esporre i propri soldati a una guerra di logoramento.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.lookoutnews.it\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/SIRIA-MAPPA1.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-66513 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.lookoutnews.it\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/SIRIA-MAPPA1.jpg\" alt=\"SIRIA MAPPA\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La Turchia \u201cserve\u201d agli Stati Uniti anche in un\u2019ottica di pi\u00f9 lungo termine: la stragrande maggioranza dei circa 220.000 residenti di Raqqa \u00e8 formata infatti da sunniti, con il resto della popolazione rappresentato da due piccole minoranze, cristiana e curda. Se a Raqqa entrer\u00e0 l\u2019esercito turco non sar\u00e0 considerato come un nemico dalla popolazione locale, a differenza delle forze curde dell\u2019YPG, che verrebbero percepite dai residenti come una forza occupante. Questo metterebbe al riparo il Pentagono da eventuali rivolte, come \u00e8 gi\u00e0 accaduto in Iraq e in Afghanistan.<\/p>\n<p>Se alla fine Turchia e Stati Uniti dovessero trovare un accordo per condurre insieme l\u2019offensiva su Raqqa, Ankara potrebbe sbilanciarsi: oltre alle forze speciali e ai mezzi di artiglieria pesante, l\u2019esercito potrebbe schierare quattro o cinque battaglioni, portando a circa 7-8.000 i propri effettivi sul terreno.<\/p>\n<p>La battaglia di Raqqa \u00e8 aperta e su di essa pesa l\u2019incognita dei curdi che difficilmente arrivati a questo punto rinunceranno al sogno di costituire la Rojava, lo stato autonomo del Kurdistan siriano. Per quanto riguarda Mosca, presa Aleppo e attestatasi saldamente la titolarit\u00e0 dei negoziati tra Damasco, Ankara e Teheran, il Cremlino potrebbe addirittura sfilarsi in vista di futuri negoziati per la ricostruzione della \u201cnuova Siria\u201d.<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.lookoutnews.it\/siria-raqqa-isis-turchia-curdi-alleanze\/\">http:\/\/www.lookoutnews.it\/siria-raqqa-isis-turchia-curdi-alleanze\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LOOKOUT NEWS (Rocco Bellantone) Dopo la caduta di Al Bab turchi, siriani, iraniani e curdi prepareranno l\u2019offensiva finale per la presa della capitale dello Stato Islamico. 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