{"id":28707,"date":"2017-03-03T00:08:14","date_gmt":"2017-03-02T23:08:14","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=28707"},"modified":"2017-03-02T17:26:53","modified_gmt":"2017-03-02T16:26:53","slug":"perche-distruggere-la-scuola-pubblica-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=28707","title":{"rendered":"Perch\u00e9 distruggere la scuola pubblica?"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">di <strong>PAOLO DI REMIGIO (FSI Teramo)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La vicenda della scuola pubblica italiana negli ultimi decenni va inserita nella vicenda generale della repubblica: l&#8217;Italia \u00e8 uno Stato non ancora emancipato dalla sconfitta nella seconda guerra mondiale, dunque a sovranit\u00e0 pi\u00f9 o meno strettamente limitata dalle potenze vincitrici, cio\u00e8 dagli Stati Uniti e dalla Gran Bretagna. All&#8217;inizio degli anni &#8217;90 la sua classe dirigente, abituata a un&#8217;ampiezza di movimento non pi\u00f9 compatibile con i piani imperiali atlantici previsti dal \u2018nuovo ordine mondiale\u2019, \u00e8 stata liquidata e sostituita da avventizi alle dirette dipendenze dei poteri globali, che hanno occupato tutti i posti di gestione, dai ministeri alle banche, dai partiti ai sindacati, dai giornali ai pulpiti. Questi proconsoli avevano il compito di smantellare lo Stato e l&#8217;economia mista in favore delle burocrazie sovranazionali e del libero scambismo neoliberale; di qui l&#8217;adesione cieca alle pi\u00f9 folli geopolitiche anglo-americane e la partecipazione autolesionistica al progetto europeo. Nel nome delle regole europee \u00e8 stata smantellata l&#8217;economia italiana; le imprese pubbliche che avevano portato l&#8217;Italia a diventare una delle maggiore potenze industriali sono state privatizzate; la disoccupazione \u00e8 esplosa; \u00e8 stata ridotta la spesa pubblica; i servizi offerti dallo Stato sono diventati sempre pi\u00f9 inefficienti e costosi per i cittadini; le pensioni cos\u00ec ridimensionate da dover essere integrate con la previdenza privata, le file d&#8217;attesa agli ospedali cos\u00ec lunghe da costringere a ricorrere alla sanit\u00e0 privata oppure a rinunciare a curarsi; la scuola pubblica cos\u00ec dequalificata da aprire la prospettiva dell&#8217;istruzione privata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo Stato minimo implica la scuola minima. La scuola minima \u00e8 quella che include, diverte, <em>non istruisce<\/em>. Se istruisse non ci sarebbe spazio per la scuola privata e questo offende il primo articolo di fede dell&#8217;ideologia neoliberale: la superiore efficienza dell&#8217;impresa privata rispetto all&#8217;impresa pubblica. Modello delle politiche scolastiche europee \u00e8 diventato cos\u00ec il sistema educativo anglosassone che combina una scuola pubblica gratuita, ma degradata al punto da dover disporre i &#8216;metal detector&#8217; per arginare le violenze, con una scuola privata che promette facile accesso al mondo del lavoro, ma costosa, per frequentare la quale ci si pu\u00f2 indebitare per tutta la vita \u2013 un sistema fallimentare a parere unanime, denunciato ultimamente dal primo ministro May e dal presidente Trump; un sistema che non pu\u00f2 funzionare perch\u00e9 la scuola privata su cui poggia trasforma in cliente l&#8217;alunno, gli d\u00e0 dunque una prevalenza sull&#8217;insegnante che rende improponibile la severit\u00e0 e la fatica dell&#8217;imparare; un sistema che per\u00f2 consente un imponente giro d&#8217;affari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Solo se la scuola pubblica diventa un <em>ospizio<\/em>, i genitori si sentono costretti a pagare per l&#8217;istruzione dei loro figli; solo il generarsi di questa loro domanda pu\u00f2 generare e sostenere un&#8217;offerta di istruzione <em>privata <\/em>qualificata, cio\u00e8 una scuola privata che non sia pi\u00f9 soltanto confessionale o parassitaria della scuola pubblica, ma che costituisca il centro nevralgico del sistema di istruzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo progetto ha ispirato le riforme neoliberali della scuola, che hanno sottratto allo Stato le risorse per la scuola pubblica, l&#8217;hanno affidata ai poteri locali e hanno rimesso la didattica alla spontaneit\u00e0 di insegnanti e alunni. Esso \u00e8 stato attuato dapprima in Francia: &#8220;Nel campo dell&#8217;istruzione &#8230; \u00e8 la Francia &#8230; che nel corso degli ultimi tre decenni ha subito i cambiamenti pi\u00f9 rilevanti rispetto a un sistema originario pubblico centralizzato, gratuito e marcatamente meritocratico. A seguito delle leggi sul decentramento del 1982 e del 1983, il peso dello Stato nel finanziamento della spesa complessiva per l&#8217;istruzione \u00e8 sensibilmente diminuito a favore di quello degli enti territoriali. &#8230; Insomma, con l&#8217;indebolimento dell&#8217;istruzione pubblica nel corso degli ultimi decenni, il peso dell&#8217;istruzione privata \u00e8 incontestabilmente aumentato in Francia a tutti i livelli del sistema educativo insieme alla posizione delle scuole private nella gerarchia qualitativa degli istituti e all&#8217;incidenza delle spese per l&#8217;istruzione sui bilanci delle famiglie. I livelli crescenti di disoccupazione, aumentando la concorrenza tra i giovani per l&#8217;accesso all&#8217;impiego, hanno contribuito all&#8217;espansione della domanda, quindi dell&#8217;offerta, di servizi di istruzione privati: il ricorso da parte di alcuni a una preparazione privata migliore o supplementare costringe gli altri ad allinearsi, al costo di doversi indebitare &#8230; Nelle parole di un docente &#8230; di un prestigioso liceo parigino: &#8216;Un&#8217;offerta privata diversificata e di buon livello \u00e8 esplosa nel corso degli ultimi anni in risposta al degrado del servizio pubblico sempre pi\u00f9 a corto di soldi&#8217;.&#8221; (Barba-Pivetti, <em>La scomparsa della sinistra in Europa<\/em>, Imprimatur, 2016, pp.163 sgg.)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La comparazione tra l&#8217;esperienza francese e quella italiana mostra che sul livello qualitativo della scuola pubblica incide, ancora pi\u00f9 della riduzione dei finanziamenti, il <em>decentramento <\/em>scolastico. L&#8217;operazione che in Italia umilia la scuola pubblica col fine ultimo di promuovere a centro d&#8217;eccellenza la scuola privata, come sappiamo, \u00e8 l&#8217;autonomia scolastica, realizzata dapprima con abilit\u00e0, cio\u00e8 con lentezza condita di orpelli pseudo pedagogici per nascondere il fine maligno, infine con un&#8217;accelerazione che ha svelato la natura autoritaria dell&#8217;operazione. Il suo carattere saliente \u00e8 l&#8217;eliminazione dei programmi con preciso spessore scientifico-culturale e fissati per legge, e la loro sostituzione con \u2018indicazioni\u2019 su cui prolifera una &#8216;progettualit\u00e0 autonoma&#8217; e incontrollata delle singole scuole o, peggio, dei singoli insegnanti: gli alunni non devono avere pi\u00f9 <em>queste <\/em>conoscenze, <em>queste<\/em> abilit\u00e0 da acquisire con <em>questo <\/em>lavoro, ma devono essere coinvolti come protagonisti in attivit\u00e0 <em>ludiche <\/em>progettate da insegnanti <em>animatori<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il controllo della portata formativa delle attivit\u00e0 \u00e8 attuato a livello di <em>procedura <\/em>non a livello di <em>risultato<\/em>, perch\u00e9 questo \u00e8 determinato ad arbitrio dell&#8217;insegnante o dell&#8217;istituto, e consiste in \u2018competenze\u2019 generiche slegate dai contenuti disciplinari. Le definizioni fumose e inconcludenti delle competenze sono rivelatrici delle intenzioni nichiliste di chi ha riformato la scuola pubblica negli ultimi vent\u2019anni (traggo le due citazioni successive dall&#8217;articolo <a href=\"http:\/\/www.mondadorieducation.it\/Mondadori-Education\/MeandYou\/Insegnare-programmare-e-valutare-per-competenze\">http:\/\/www.mondadorieducation.it\/Mondadori-Education\/MeandYou\/Insegnare-programmare-e-valutare-per-competenze)<\/a>. M. Ambel si esprimeva cos\u00ec: \u00abPer competenza si intende, in un contesto dato, potenzialit\u00e0 o messa in atto di una prestazione che comporti l\u2019impiego congiunto di atteggiamenti e di motivazioni, conoscenze, abilit\u00e0 e capacit\u00e0 e che sia finalizzata al raggiungimento di uno scopo\u00bb (in \u00abProgettare la scuola\u00bb, n. 3, 2000, p. 32). Appena sfoltito il ginepraio verboso, ci si accorge subito della scorrettezza della definizione: abilit\u00e0 e capacit\u00e0 sono sinonimi di competenza; ne risulta che la competenza consiste nell&#8217;impiegare la competenza. Ci riprov\u00f2 il <em>Forum delle Associazioni disciplinari<\/em>, e partor\u00ec questa definizione: \u00abCi\u00f2 che, in un contesto dato, si sa fare (abilit\u00e0) sulla base di un sapere (conoscenze), per raggiungere l\u2019obiettivo atteso e produrre conoscenza; \u00e8 quindi la disposizione a scegliere, utilizzare e a padroneggiare le conoscenze, capacit\u00e0 e abilit\u00e0 idonee, in un contesto determinato, per impostare e\/o risolvere un problema dato\u00bb (in \u00abProgettare la scuola\u00bb, n. 4, 2000, p. 42).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chiusi gli occhi sulle goffaggini della prima parte con il suo ricorso illecito ad abilit\u00e0 che \u00e8 sinonimo di competenza e con la sventatezza di ridurla a un produrre conoscenza, la seconda parte, effettivamente esplicativa, fa nascere la domanda del perch\u00e9 non si sia scritto semplicemente che competenza \u00e8 <em>il possesso di strumenti teorici per risolvere problemi<\/em>. La risposta \u00e8 che queste definizioni vogliono distruggere l&#8217;esistente senza costruire il nuovo. Se si definisse competenza in modo semplice e adeguato, ogni insegnante vedrebbe che ha <em>sempre <\/em>insegnato competenze: competenze linguistiche, logiche, matematiche, estetiche. Per quanto sfugga ai pedagogisti perseguitati dalle manie classificatorie, nessuna conoscenza scolastica \u00e8 infatti una nuda informazione; perfino quelle storiche vertono su singolarit\u00e0 <em>esemplari<\/em>, che costituiscono cio\u00e8 modelli, quindi strumenti da applicare oltre il loro contesto, per comprendere situazioni in generale. La semplicit\u00e0 della definizione avrebbe dunque confortato la prassi didattica nelle scuole italiane, forse l&#8217;avrebbe addirittura migliorata, inducendo gli insegnanti a preoccuparsi dell&#8217;universalit\u00e0 delle conoscenze proposte, dunque della loro portata applicativa. Evidentemente non si voleva aiutare gli insegnanti, li si voleva confondere perch\u00e9 diventassero insicuri della loro didattica, perch\u00e9 non offrissero resistenza alla sua liquidazione. Insomma, la programmazione per competenze \u00e8 stata la maniera subdola per invitare gli insegnanti pubblici a fare di tutto pur di non insegnare nulla.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La &#8216;Buona scuola&#8217; della Giannini \u00e8 stata un&#8217;accelerazione che ha reso evidente lo spirito dell&#8217;operazione senza pi\u00f9 giri di parole. Essa prescrive attivit\u00e0 evidentemente impossibili, dunque distruttive della didattica: impone la scuola-lavoro nei Licei che li trasforma in istituti professionali pur conservando, <em>contraddittoriamente<\/em>, il livello teorico delle discipline; impone la metodologia CLIL, cio\u00e8 l&#8217;insegnamento di una materia in lingua straniera, senza che ci siano insegnanti in grado di farlo; premia gli insegnanti valutandone il merito non in base ai risultati didattici, ma alle certificazioni delle attivit\u00e0 extracurricolari svolte e alle novit\u00e0 improvvisate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo strumento pi\u00f9 estremo di dequalificazione \u00e8 per\u00f2 la fine della valutazione. Non soltanto nella scuola dell&#8217;obbligo non \u00e8 pi\u00f9 consentito bocciare, in ogni ordine e grado la bocciatura \u00e8 considerata dai quadri superiori dell&#8217;amministrazione scolastica come un&#8217;inadempienza <em>della scuola<\/em>. Questa concezione potrebbe essere giusta se ogni studente fosse aiutato a frequentare la scuola congeniale ai suoi gusti e adeguata alle sue capacit\u00e0, e in caso di errore potesse cambiare facilmente istituto; ma nel contesto dell&#8217;autonomia scolastica acquista una portata devastante. L&#8217;autonomia, infatti, mette in concorrenza tra loro gli istituti e li spinge ad incrementare con tutti i mezzi del pi\u00f9 volgare <em>marketing<\/em> la loro utenza per evitare di essere accorpati o di sparire. Poich\u00e9 il fine \u00e8 di aumentare le iscrizioni e raggiunto il numero di conservarle, le scuole evitano in tutti i modi di individuare nei primi anni gli alunni non motivati o non in grado di frequentare i loro corsi per orientarli verso altri tipi di scuola, e pur di conservarseli preferiscono ridurre al nulla la didattica e gonfiare le valutazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;amministrazione centrale viene loro incontro non solo scoraggiando le bocciature, ma imponendo una normativa sui \u2018bisogni educativi speciali\u2019 per cui qualunque difficolt\u00e0 di apprendimento pu\u00f2 ricevere da una diagnosi medica il diritto all&#8217;elaborazione di un percorso didattico semplificato, che porta comunque al conseguimento del normale diploma. In questo modo la scuola pubblica \u00e8 diventata l&#8217;ospizio a cui le concezioni neoliberali la destinavano e i suoi diplomi attestati di frequenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto quello che la scuola italiana ha subito e che tanti hanno rilevato con perplessit\u00e0, non \u00e8 il frutto di generose per quanto confuse volont\u00e0 pedagogiche o sociologiche di miglioramento della didattica, ma l&#8217;effetto di una volont\u00e0 consapevole di distruzione della scuola pubblica per generare domanda solvibile di istruzione privata. E se abbiamo il dovere di usare i termini giusti per le cose, dobbiamo dire che una classe dirigente, quella che confessa apertamente di perseguire non l&#8217;interesse dei suoi elettori, cio\u00e8 degli Italiani, ma quello delle burocrazie sovranazionali dipendenti dalle indicazioni dei poteri atlantici (cos\u00ec cinguettava l&#8217;ex Presidente del Consiglio: \u00abNostre battaglie in UE non erano per l&#8217;interesse dell&#8217;Italia, ma perch\u00e9 ritenevamo fossero interesse dell&#8217;Europa\u00bb. Cfr. <a href=\"https:\/\/twitter.com\/pdnetwork\/status\/747357069586608128?lang=it\">https:\/\/twitter.com\/pdnetwork\/status\/747357069586608128?lang=it)<\/a>, come ha tradito l&#8217;Italia, ha tradito la scuola pubblica italiana: ne ha provocato il degrado scientifico e culturale cos\u00ec da privarla <em>a<\/em> <em>priori<\/em> di ogni autorevolezza di fronte ad alunni e a genitori, umiliando gli insegnanti a svolgere compiti di animazione e creando una generazione di semianalfabeti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dispiace constatare che gli attori principali del tradimento siano stati i governi di &#8216;sinistra&#8217;; ma non stupisce: dal &#8216;Manifesto comunista&#8217; del &#8217;48 la sinistra \u00e8 convinta che la societ\u00e0 sia una guerra civile ora occulta ora manifesta; poich\u00e9 erano i pi\u00f9 indifferenti alle istituzioni statali, le sole che garantiscano i diritti, e i pi\u00f9 sensibili alle sirene del cosmopolitismo neoliberale, si \u00e8 consentito ai suoi adepti di passare indenni per Tangentopoli cos\u00ec che attuassero le riforme che hanno distrutto l&#8217;Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La lotta per l&#8217;istruzione pubblica ha per\u00f2 importanti prospettive. Come lo smantellamento degli strumenti con cui lo Stato interviene nell&#8217;economia, anzich\u00e9 stimolare lo sviluppo, il benessere e la civilt\u00e0, provoca crisi, miseria e barbarie, cos\u00ec la distruzione della didattica della scuola pubblica non migliora l&#8217;istruzione, ma la rende pi\u00f9 che mai classista e culturalmente miserevole. L&#8217;epoca del neoliberalismo sfrenato volge alla fine. Questo, pi\u00f9 che la consapevolezza degli insegnanti sulla degradazione che hanno subito, d\u00e0 elementi di speranza. La rinascita non pu\u00f2 per\u00f2 avvenire senza l&#8217;impegno soggettivo di illuminazione delle coscienze; si tratta dunque di smascherare tutto ci\u00f2 che \u00e8 accaduto nella scuola dagli anni &#8217;80 in poi interpretandolo alla luce del progetto di privatizzazione della societ\u00e0, di constatarne le conseguenze devastanti, di ripudiarlo, tenendo ferma la necessit\u00e0 di una scuola pubblica che offra a tutti la preparazione teorica e non solo l&#8217;abilit\u00e0 professionale, e che conservi al suo interno l&#8217;istruzione di eccellenza per tutti i capaci a prescindere dalle condizioni sociali di provenienza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di PAOLO DI REMIGIO (FSI Teramo) La vicenda della scuola pubblica italiana negli ultimi decenni va inserita nella vicenda generale della repubblica: l&#8217;Italia \u00e8 uno Stato non ancora emancipato dalla sconfitta nella seconda guerra mondiale, dunque a sovranit\u00e0 pi\u00f9 o meno strettamente limitata dalle potenze vincitrici, cio\u00e8 dagli Stati Uniti e dalla Gran Bretagna. 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