{"id":28709,"date":"2017-02-25T10:00:59","date_gmt":"2017-02-25T09:00:59","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=28709"},"modified":"2017-02-24T21:22:03","modified_gmt":"2017-02-24T20:22:03","slug":"il-pd-liberale-e-la-scissione-che-seduce-gli-ingenui","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=28709","title":{"rendered":"Il Pd liberale e la scissione che seduce gli ingenui"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>SIMONE GARILLI (FSI Mantova)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Partito Democratico nasce nel 2007 dall&#8217;unione di due filoni principali: i Democratici di Sinistra (Ds) e la Margherita, quest&#8217;ultima federazione dei vari rivoli politici che si erano accumulati in seguito alla disgregazione della Democrazia Cristiana. I Ds, invece, nascono 9 anni prima, nel 1998, abbandonando definitivamente il simbolo del Partito Comunista Italiano \u00a0che era gi\u00e0 stato ridimensionato nel logo del Partito Democratico di Sinistra (Pds), nato a sua volta nel 1991 a conclusione della cosiddetta &#8220;svolta della Bolognina&#8221; gestita da Achille Occhetto (1989-1991).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A fronte di questa sintetica genealogia, non serve uno storico per riconoscere che il Pd \u00e8 un partito liberale. \u00a0Lo \u00e8 tuttavia nel senso post-moderno del termine, perch\u00e9 chi si definisce o si dimostra liberale al giorno d&#8217;oggi si pone consapevolmente o meno in una fase storica in cui sono venuti a mancare i contrappesi dialettici al liberalismo, consentendo ad esso di esprimersi con tutta la sua forza sia in senso ideologico che normativo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perci\u00f2, se aveva un senso definirsi &#8216;socialdemocratici&#8217; o &#8216;socialisti non rivoluzionari&#8217; nella fase dialettica del capitalismo, nella quale la lotta di classe aveva permesso ai socialisti prima di contendere e poi nei fatti di conquistare il campo politico dominato dai liberali, non ne ha pi\u00f9 oggi. Chi si autodefinisce un &#8216;socialista democratico&#8217; o &#8216;non rivoluzionario&#8217; nel contesto della globalizzazione liberista e imperialista a matrice statunitense sta solo occultando la sua sostanziale adesione ad un impianto profondamente anti-socialista e quindi per definizione non democratico, se usiamo quest&#8217;ultimo termine nella sua accezione pi\u00f9 ampia e ne rifiutiamo la declinazione puramente formale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non che i parlamentari e i militanti del nuovo Pd renziano tengano particolarmente a definirsi socialisti o anche solo socialdemocratici, ma <strong>c&#8217;\u00e8 una parte di quel partito interessata a mantenere almeno un legame simbolico con certe tradizioni ormai strutturalmente espulse dal dna della sinistra<\/strong>. Parliamo naturalmente dei padri fondatori del centro-sinistra post-comunista, da Prodi a Veltroni, passando per D&#8217;Alema, Bersani e Letta. Il motivo \u00e8 tutto meno che ideologico. Questi tristi figuri della Seconda Repubblica sono liberali almeno quanto Renzi, anzi a ben vedere molto di pi\u00f9, essendo il fiorentino un perfetto esemplare di politico che non crede in nulla e si muove guidato dalla pura volont\u00e0 di potenza. Sbaglia quindi chi da un punto di vista liberale sostiene che Renzi \u00e8 una ventata di modernit\u00e0 per il centro-sinistra, perch\u00e9 dimentica che gi\u00e0 i Governi D&#8217;Alema, Prodi e Letta hanno riformato in senso liberale e quindi liberista (l&#8217;equazione \u00e8 cosciente) gran parte del nostro precedente ordinamento. Renzi ha semplicemente portato in dote al Pd un cinismo comunicativo che ha permesso di mascherare di discontinuit\u00e0 un processo da tempo molto coerente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Allora perch\u00e9 i padri fondatori rivendicano una diversit\u00e0 di principi che in realt\u00e0 non sussiste rispetto al segretario dimissionario del Pd? Per semplici ragioni di sopravvivenza politica in una fase nuova e ricca di incognite.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La rivoluzione comunicativa di Renzi \u00e8 intervenuta proprio per &#8216;rottamare&#8217; una classe dirigente che non &#8216;tirava&#8217; pi\u00f9 da qualche tempo, incapace di gestire il malcontento popolare dovuto alle sue stesse politiche liberali. Ma la rottamazione apparentemente irreversibile di Renzi si \u00e8 rivelata ben presto molto debole, smascherata dalla profonda crisi economica e sociale e da una fase storica agli albori che pare di nuovo potenzialmente dialettica, e quindi avversa al pensiero unico (neo)liberale. Non sembra esserci spazio per gli imbonitori e i falsi rinnovatori di un contenitore ideologico in profonda crisi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco perch\u00e9 i rottamati stanno tornado alla carica. Forti dell&#8217;ingenuit\u00e0 di una societ\u00e0 senza memoria storica, recuperano una retorica social-liberale insensata e ridicola\u00a0 ma purtroppo ancora attraente per una fascia elettorale ormai avversa alla globalizzazione, e tuttavia spaventata dalle novit\u00e0 politiche emergenti. Il pessimo spettacolo di questi giorni targato Pd \u00e8 in realt\u00e0 una resa dei conti completamente interna al campo liberale, dove una parte &#8211; gli scissionisti o chi si limita a minacciare la scissione &#8211; tenta di recuperare una tradizione socialista-socialdemocratica per &#8216;rottamare il rottamatore&#8217; e sopravvivere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il passaggio risulter\u00e0 simpatico agli occhi del socialista autentico &#8211; che per definizione \u00e8 nemico del liberale &#8211; dato che la retorica socialisteggiante degli scissionisti liberali \u00e8 un segnale della ritrovata forza simbolica del socialismo in quanto tale. Il dato, in effetti, \u00e8 che per mantenere posizioni di potere bisogna tornare a dichiararsi, se non socialisti, almeno social-democratici o social-liberali. Basta per\u00f2 che l&#8217;euforia non si trasformi in illusione e che un Bersani, da buon retore di paese, non torni ad apparirci per davvero un socialista. Perch\u00e9 \u00e8 un attimo ricaderci, magari appoggiando una futura alleanza elettorale con l&#8217;altrettanto ambiguo Fassina, politico capace di sproloquiare contro l&#8217;euro mentre siede di fianco al liberal-libertario Nichi Vendola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si ricordi, giusto per ricondurre l&#8217;analisi storica all&#8217;attualit\u00e0, che proprio Bersani \u00e8 stato il primo in Italia a tentare la liberalizzazione selvaggia del settore taxi, cio\u00e8 di un servizio pubblico fondamentale per i cittadini delle grandi citt\u00e0 italiane. Nel 2006, da Ministro per lo Sviluppo Economico, Bersani propose di aumentare sensibilmente il numero di licenze in circolazione e permettere ad un singolo individuo di detenere pi\u00f9 di una licenza, con l&#8217;ovvia conseguenza di aprire il settore al profitto privato, laddove la possibilit\u00e0 di cumulare le licenze avrebbe spinto le imprese a comprarle in quantit\u00e0 per poi trasformare i tassisti in dipendenti votati al profitto altrui secondo una logica di massimizzazione aziendale degli utili. Tutti sappiamo, ormai, che tale logica produce automaticamente l&#8217;abbattimento dei costi del personale (cio\u00e8 il salario dei tassisti) e della qualit\u00e0 del servizio, se non anche l&#8217;aumento dei prezzi finali (come avvenuto per l&#8217;acqua e le autostrade, e come avverr\u00e0 secondo tutte le stime per l&#8217;energia elettrica). Oltre al danno, poi, si sarebbe preparata anche la beffa: in regime di libera circolazione dei capitali nessuno avrebbe potuto impedire ad una multinazionale estera di invadere il mercato dei taxi italiano, magari con una semplice app del cellulare che avesse incrociato domanda e offerta, per poi portare fuori dall&#8217;Italia gran parte dei profitti. \u00c8 successo qualcosa di simile con Uber, ma proprio la dura e vittoriosa opposizione dei tassisti negli ultimi anni ha posto le fondamenta per la sentenza del Tribunale di Milano che nel 2015 ha disposto il divieto di utilizzo per il principale servizio di Uber (UberPop) considerandolo concorrenza sleale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 2012 un secondo tentativo di Monti tent\u00f2 di spostare il centro di concessione delle licenze dai Comuni all&#8217;autorit\u00e0 dei Trasporti, per consentire al Governo di aumentare a dismisura la concorrenza nel settore. Anche in quel caso i tassisti si opposero con successo. Oggi la sacrosanta &#8216;corporazione&#8217; dei tassisti (quasi eroica, visti i tempi) deve respingere un terzo attacco, dato che nel decreto Milleproroghe un emendamento a firma Linda Lanzillotta (Pd) &#8220;rimanda alla fine di quest\u2019anno il termine entro il quale emanare i decreti previsti contro l\u2019esercizio abusivo del servizio NCC, noleggio con conducente. Su un cavillo della norma NCC [&#8230;] si gioca la possibilit\u00e0 di Uber di continuare a svolgere la sua attivit\u00e0&#8221;<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come si vede, anche questo tentativo (fra i tanti) di inserire il germe della libera concorrenza nel nostro ordinamento \u00e8 stato gestito storicamente dal centro-sinistra, di cui il Pd \u00e8 la massima espressione. Stiamo dunque parlando di una forza politica compiutamente liberale che nei prossimi giorni dar\u00e0 forma per meiosi ad\u00a0un nuovo soggettino politico altrettanto se non pi\u00f9 liberale. Gli italiani socialisti e sovranisti si risparmino un&#8217;altra delusione, svestano i panni degli spettatori della politica e si mettano a militare per un&#8217;alternativa sistemica al morbo liberale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> <a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/economia\/dalla-parte-dei-tassisti\/\">http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/economia\/dalla-parte-dei-tassisti\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SIMONE GARILLI (FSI Mantova) Il Partito Democratico nasce nel 2007 dall&#8217;unione di due filoni principali: i Democratici di Sinistra (Ds) e la Margherita, quest&#8217;ultima federazione dei vari rivoli politici che si erano accumulati in seguito alla disgregazione della Democrazia Cristiana. 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