{"id":28716,"date":"2017-02-24T11:50:52","date_gmt":"2017-02-24T10:50:52","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=28716"},"modified":"2017-02-23T18:39:27","modified_gmt":"2017-02-23T17:39:27","slug":"fulvio-scaglione-ma-quale-trump-e-lunione-europea-la-piu-protezionista-di-tutti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=28716","title":{"rendered":"Fulvio Scaglione &#8211; Ma quale Trump, \u00e8 l&#8217;Unione Europea la pi\u00f9 protezionista di tutti!"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>L&#8217;ANTIDIPLOMATICO (Fulvio Scaglione)<\/strong><\/p>\n<p><em>&#8220;Aperti a parole, protezionisti nei fatti: cos\u00ec l\u2019Europa sta bloccando la via della Seta cinese&#8221;<\/em><\/p>\n<p>\u201c\u00c8 una bambolina, che fa no no no no no. \u00c8 cos\u00ec carina, ma fa no no no no no\u201d. Bisogna avere una certa et\u00e0 per saperlo ma la cantavano i Quelli intorno a met\u00e0 anni Sessanta. Detto questo, la bambolina in questione non ricorda la nostra benedetta Unione Europea? L\u2019ultimo \u201cno\u201d della serie (dopo quello al South Stream e al Ttip, per dare un colpo al cerchio Russia e uno alla botte Usa) lo abbiamo rifilato alla Cina, bloccando per accertamenti la costruzione dei 350 chilometri di ferrovia tra Budapest (Ungheria) e Belgrado (Serbia) che un treno ad alta velocit\u00e0 potrebbe percorrere in tre ore rispetto alle otto attuali, tempo dei treni normali.<\/p>\n<p>La Cina c\u2019entra per tante ragioni. La prima \u00e8 che la tratta ferroviaria dovrebbe essere costruita da un consorzio formato da due aziende cinesi (China Railway International Corporation e Export Import Bank of China) e dalle Ferrovie dello Stato ungheresi, con l\u201985% delle azioni del consorzio in mano ai cinesi. Situazione che ha appunto offerto il destro ai funzionari Ue di bloccare tutto per verificare la corrispondenza degli appalti alle regole europee.<\/p>\n<p>Ma questo \u00e8 il meno. Di quell\u2019appalto, una miseria da un miliardo e mezzo di dollari, alla Ue importa poco. E le credenziali tecnico-ferroviarie dei cinesi, che hanno ormai la pi\u00f9 vasta rete ad alta velocit\u00e0 del mondo e stanno posando binari in oltre 60 Paesi, sono impeccabili. La questione \u00e8 assai pi\u00f9 ampia. Quei 350 chilometri di binari, infatti, costituirebbero un anello fondamentale della catena che la Cina sta con pazienza (e tanto denaro: alla base, un fondo d\u2019investimento da 40 miliardi di dollari costituito nel 2013) tracciando per far rinascere l\u2019antica Via della Seta, collegare il proprio Paese con il resto del mondo e, ovviamente, allargare la propria influenza commerciale e politica. Tale via avrebbe il terminale europeo ad Atene, nel porto del Pireo che proprio la Cina, attraverso la Cosco (China Ocean Shipping Company) e con un investimento da 3,4 miliardi di dollari, si \u00e8 di fatto comprata nel 2008. Bloccare quei binari significa, di fatto, bloccare all\u2019ultimo passo l\u2019intero progetto.<\/p>\n<p>La vicenda \u00e8 interessante anche per i suoi aspetti paradossali. La stessa Unione Europea che, con l\u2019austerit\u00e0 selvaggia, ha costretto la Grecia a vendere i gioielli di famiglia come il Pireo, ora fa la preziosa con le conseguenze delle sue stesse decisioni. Anche se, a dirla tutta, ad Atene i cinesi hanno fatto forti investimenti, aumentato di otto volte il traffico mercantile e assunto pi\u00f9 di mille lavoratori e non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 nessuno che si lamenti del loro arrivo.<\/p>\n<p>L&#8217;Unione Europea dice no alla Cina e blocca per accertamenti la costruzione dei 350 chilometri di ferrovia tra Budapest e Belgrado. La questione \u00e8 assai ampia: quei<\/p>\n<div id=\"placement_205696_0\">350 chilometri costituirebbero un anello fondamentale per la ricostruzione dell&#8217;antica Via della Seta.<\/div>\n<p>Viene in mente in proposito quanto disse nel 2015 l\u2019economista Yanis Varoufakis, allora ministro delle Finanze del primo Governo Tsipras e idolo della sinistra planetaria: \u00abTutto sommato, l\u2019arrivo di Cosco al Pireo \u00e8 stato uno sviluppo positivo. La mia unica preoccupazione riguardo alla cosiddetta \u201cinvasione cinese&#8221; \u00e8 che non sia abbastanza massiccia. Il Governo dovrebbe offrire ai cinesi anche le ferrovie greche, al prezzo di 1 euro, a patto che loro si impegnino a collegare i porti di Patrasso e del Pireo al resto d\u2019Europa attraverso ferrovie ad alta velocit\u00e0\u00bb. Che, a quanto pare, \u00e8 proprio ci\u00f2 che Bruxelles non vuole. Fermo ovviamente restando che quei 350 chilometri ad alta velocit\u00e0 magari non li costruiranno i cinesi ma di certo non li costruiremo noi europei.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 il bello \u00e8 questo. Nel Duecento, con Marco Polo e compagnia, la via della Seta la percorrevamo noi, ed eravamo noi ad aprirci nuovi e favolosi orizzonti. Adesso ce ne stiamo chiusi in casa, divisi e pronti a giocare a rubamazzetto con il pi\u00f9 sfigato del gruppo, la solita Grecia. Non a caso uomini del nostro Governo hanno gi\u00e0 fatto notare che i porti di Genova, Venezia e Trieste sono pi\u00f9 vicini al cuore dell\u2019Europa di quello del Pireo. I loro omologhi francesi hanno fatto altrettanto e quelli spagnoli idem, visto che la Via della Seta terrestre che sbocca in un porto \u00e8 affiancata da un\u2019altrettanto importante Via della Seta marittima che dei porti europei ha bisogno come il pane. Tutti si dicono preoccupati per gli sforzi che la Cina sta facendo per espandere la propria influenza nel Mar Cinese meridionale. Ma se poi i container arrivassero nei loro porti, allora\u2026<\/p>\n<p>E qui si torna ai soliti trucchetti della politica internazionale. Nel gennaio scorso a Davos, tempio della finanza internazionale, il presidente cinese Xi Jinping illustr\u00f2 il progetto della Via della Seta come un salto di qualit\u00e0 del commercio mondiale e delle relazioni tra i popoli, tra gli applausi e la commozione di economisti, politici e affaristi che sono i pi\u00f9 grandi fan del mondo globalizzato. Ma contro l\u2019espansionismo marittimo della Cina, il presidente americano Barack Obama costru\u00ec quel Tpp (il trattato trans-Pacifico che riuniva gli Usa e altri 11 Paesi) che doveva fare da diga proprio alle ambizioni commerciali e politiche cinesi.<\/p>\n<p>Globalizzazione un corno, quindi. Poi venne Donald Trump, che sconfess\u00f2 il Tpp e si prese del protezionista, in America e in Europa. Perch\u00e9 noi europei, si sa, siamo per la globalizzazione, i mercati aperti, le societ\u00e0 liquide e l\u2019happy hour. Infine, sono sbarcati in Europa i cinesi e di nuovo abbiamo scoperto che un po\u2019 di protezionismo in fondo non fa male. Occidentali\u2019s Karma.<\/p>\n<p><strong>fonte: <\/strong><a href=\"http:\/\/www.lantidiplomatico.it\/dettnews-fulvio_scaglione__ma_quale_trump__lunione_europea_la_pi_protezionista_di_tutti\/16993_19095\/\" target=\"_blank\"><em>http:\/\/www.lantidiplomatico.it\/dettnews-fulvio_scaglione__ma_quale_trump__lunione_europea_la_pi_protezionista_di_tutti\/16993_19095\/<\/em><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;ANTIDIPLOMATICO (Fulvio Scaglione) &#8220;Aperti a parole, protezionisti nei fatti: cos\u00ec l\u2019Europa sta bloccando la via della Seta cinese&#8221; \u201c\u00c8 una bambolina, che fa no no no no no. \u00c8 cos\u00ec carina, ma fa no no no no no\u201d. Bisogna avere una certa et\u00e0 per saperlo ma la cantavano i Quelli intorno a met\u00e0 anni Sessanta. Detto questo, la bambolina in questione non ricorda la nostra benedetta Unione Europea? 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