{"id":28726,"date":"2017-02-24T09:45:12","date_gmt":"2017-02-24T08:45:12","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=28726"},"modified":"2017-02-23T23:27:59","modified_gmt":"2017-02-23T22:27:59","slug":"walter-benjamin-iperdecisionismo-e-repubblicanesimo-geopolitico-lo-stato-di-eccezione-in-cui-viviamo-e-la-regola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=28726","title":{"rendered":"Walter Benjamin, iperdecisionismo e repubblicanesimo geopolitico: lo stato di eccezione in cui viviamo \u00e8 la regola"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>ITALIA E IL MONDO (Massimo Morigi)<\/strong><\/p>\n<h3><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-featured_image size-featured_image wp-post-image\" src=\"http:\/\/italiaeilmondo.com\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/benjamin.jpg\" alt=\"benjamin\" width=\"202\" height=\"249\" \/><\/h3>\n<div class=\"entry clearfix\">\n<h3><span style=\"font-size: 10pt\">Angelus Novus di Paul Klee<\/span><\/h3>\n<\/div>\n<p><strong><em>C\u2019\u00e8 un quadro di Klee che s\u2019intitola Angelus Novus. Vi si trova un angelo che sembra in atto di allontanarsi da qualcosa su cui fissa lo sguardo. Ha gli occhi spalancati, la bocca aperta, le ali distese. L\u2019angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e ricomporre l\u2019infranto. Ma una tempesta spira dal paradiso, che si \u00e8 impigliata nelle sue ali, ed \u00e8 cos\u00ec forte che gli non pu\u00f2 chiuderle. Questa tempesta lo spinge irresistibilmente nel futuro, a cui volge le spalle, mentre il cumulo delle rovine sale davanti a lui al cielo. Ci\u00f2 che chiamiamo il progresso, \u00e8 questa tempesta.<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Walter Benjamin, <em>Tesi di filosofia della storia<\/em> (IX tesi)<\/p>\n<p><strong><em>L\u2019Angelus Novus di Paul Klee, che divenne il messianico protagonista della \u00a0IX tesi\u00a0 \u00a0di Tesi di filosofia della storia, era stato acquistato nel 1921 da Walter Benjamin e da allora lo accompagn\u00f2 quasi sempre nelle sue peregrinazioni in Europa. Forse in un nessun altro luogo della produzione benjaminiana come nella tesi IX \u00e8 espresso il disprezzo benjaminiano per l\u2019ideologia del progresso,\u00a0 un progresso che secondo l\u2019ingenua mentalit\u00e0 positivistica \u2013 esemplata poi anche dal totalitaristico diamattino marxismo orientale e dall\u2019ingenua visione\u00a0 della stragrande maggioranza dei \u00a0dirigenti e dei militanti di base otto-novecenteschi dei movimenti rivoluzionari \u00a0\u2013 si doveva sviluppare all\u2019infinito e lungo un vettore assolutamente lineare. Del tutto realisticamente Benjamin rifiutava questa ottimistica e consolatoria visione ma, apparentemente del tutto irrealisticamente, per Benjamin quello che il futuro negava e non ci poteva garantire era riservato al passato: per Benjamin la rivoluzione doveva, in primo luogo, compiere un\u2019azione di salvezza verso tutti coloro che dai dominatori della storia erano stati sottomessi ed eliminati sia a livello individuale che come gruppi sociali e\/o etnici. \u00a0Apparentemente, \u00a0dal punto di vista personale ed anche dell\u2019elaborazione dottrinale del repubblicanesimo geopolitico, \u00a0nulla ci potrebbe di essere pi\u00f9 distante \u2013 fatta eccezione per il \u00a0rifiuto dell\u2019ideologia del progresso \u2013 dal messianismo rivolto al passato\u00a0 dalla IX tesi \u00a0e \u00a0dalla \u00a0struggente immagine \u00a0dell\u2019Angelus Novus \u00a0Benjaminiano, \u00a0nulla ci potrebbe di essere pi\u00f9 distante \u00a0dal messianismo rivolto al passato\u00a0 dalla IX tesi e dalla straziante immagine dell\u2019Angelus Novus Benjaminiano che passivamente trasportato dal vento che gli spira fra le ali ha \u201cil viso rivolto verso il passato\u201d ma la grandissima attualit\u00e0 di Benjamin insiste sul fatto che in quest\u2019autore convivono due aspetti che a prima vista sembrano assolutamente antitetici. Del misticismo soteriologico rivolto a resuscitare gli sconfitti abbiamo gi\u00e0 accennato, vediamo ora di focalizzarci sul suo realismo politico. Scrive Benjamin nella VIII tesi di Tesi di filosofia della storia:<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>La tradizione degli oppressi ci insegna che lo \u2018stato di eccezione\u2019 in cui viviamo \u00e8 la regola. Dobbiamo giungere a un concetto di storia che corrisponda a questo fatto. Avremo allora di fronte, come nostro compito, la creazione del vero stato di eccezione; e ci\u00f2 migliorer\u00e0 la nostra posizione nella lotta contro il fascismo. La sua fortuna consiste, non da ultimo, in ci\u00f2 che i suoi avversari lo combattono in nome del progresso come di una legge storica. Lo stupore perch\u00e9 le cose che viviamo sono \u2018ancora\u2019 possibili nel ventesimo secolo \u00e8 tutt\u2019altro che filosofico. Non \u00e8 all\u2019inizio di nessuna conoscenza, se non di quella che l\u2019idea di storia da cui proviene non sta pi\u00f9 in piedi.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Cogliamo qui un Benjamin iperdecisionista ben oltre il decisionismo di Carl Schmitt, un iperdecisionismo benjaminano che aveva ben capito, sempre oltre Schmitt, che la decisione non era tanto quell\u2019elemento che stava fuori dalla norma pur costituendone la base logica ma, molto pi\u00f9 semplicemente (e fondamentale) era (ed \u00e8) sempre stata l\u2019unica elementare norma di comportamento (e giudizio) degli agenti strategici, di quelle classi, cio\u00e8, dominanti che da sempre fanno la storia. E concordando a questo punto interamente con Benjamin, il repubblicanesimo geopolitico intende portare questa consapevolezza del perenne \u201cstato di eccezione in cui viviamo\u201d a conoscenza di tutti coloro che sono stati abbagliati dall\u2019ideologizzazione della democrazia operata dagli agenti strategici, per i quali la decisione \u00e8 da sempre sicura norma ispiratrice della loro azione concreta e di giudizio generale per comprendere come funzionano le cose del mondo.<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Ancor pi\u00f9 radicale di Carl Schmitt per il quale lo stato di eccezione pur stando alla base dell\u2019ordinamento giuridico non faceva parte, comunque, dello stesso, Walter Benjamin aveva compreso che lo stato di eccezione andava ben al di l\u00e0\u00a0 della visione schmittiana del paolino katechon,\u00a0 ultima mitica risorsa \u00a0per arrestare la rivoluzione per il grande giuspubblicista fascista di Plettenberg, cui fare ricorso per impedire la dissoluzione dello stato ma costituiva, bens\u00ec, la natura stessa dello stato e della vita associata. Per essere ancora pi\u00f9 chiari: per Carl Schmitt uno stato di eccezione che entra in scena solo nei momenti di massima crisi; per Walter Benjamin uno stato di eccezione continuamente ed incessantemente operante e in cui il suo mascheramento in forme giuridiche \u00e8 funzionale al mantenimento dei rapporti di dominio. Se giustamente, ma con intento nemmeno tanto nascostamente denigratorio, il pensiero di Carl Schmitt \u00e8 stato definito \u2018decisionismo\u2019, Walter Benjamin apre al pensiero politico la dimensione dell\u2019<strong><em><u>iperdecisionismo<\/u><\/em><\/strong>. Questo \u2018iperdecisionismo\u2019\u00a0 \u00e8 un aspetto\u00a0 del pensiero di Walter Benjamin che finora non ha ricevuto alcuna attenzione. S\u00ec, \u00e9 vero che molto \u00e8 stato scritto sui rapporti fra Walter Benjamin e Carl Schmitt, molta acribia filologica \u00e8 stata spesa sull\u2019argomento ma quello che \u00e8 totalmente mancato \u00e8 un discorso sul significato in Benjamin di una visione iperdecisionista e sul significato <strong><em><u>per noi<\/u><\/em><\/strong> dell\u2019iperdecisionismo benjaminiano. Quella che \u00e8 mancata, insomma, \u00e8 un\u2019autentica visione filosofico-politica, un vuoto di pensiero che \u00e8 segno, prima ancora di una incomprensione di Benjamin, della totale cecit\u00e0 dell\u2019attuale pensiero politico, <strong><em><u>tutto<\/u><\/em><\/strong>, sui tempi che stiamo vivendo. \u201cL\u2019idea di storia da cui proviene non sta pi\u00f9 in piedi\u201d, quello che per Benjamin era letteralmente spazzatura, una propaganda ancor peggio del fascismo, era il concetto che la storia fosse un processo immancabilmente tendente al progresso, un progresso che avrebbe immancabilmente sollevato l\u2019uomo, in virt\u00f9 di regole e leggi sempre pi\u00f9 razionali, dalla fatica della decisione <em>extra legem<\/em>. Sconfitto il fascismo, le societ\u00e0 del secondo dopoguerra, quelle capitalistiche e quelle socialiste indifferentemente, sono state basate proprio su questo principio, il principio cio\u00e8 che la norma (che assumesse pi\u00f9 o meno una forma giuridica, poco importa: le societ\u00e0 socialiste avevano un rapporto pi\u00f9 sciolto con la lettera della legge ma assolutamente ferreo sulla loro costituzione materiale, l\u2019impossibilit\u00e0 cio\u00e8 di mettere in discussione il ruolo del partito) non poteva essere messa in discussione se non soppiantandola con un\u2019altra norma successiva generata secondo determinate regole elettorali del gioco democratico (o della democrazia socialista, nei paesi nella sfera d\u2019influenza sovietica o politicamente organizzati sulla scia della tradizione politica della rivoluzione bolscevica). Su questo principio si sono edificate le liberaldemocrazie e i cosiddetti regimi del socialismo reale ma si tratta di un principio, come ben aveva visto Benjamin, che non sta letteralmente in piedi e svolge unicamente la funzione di mascheramento dei rapporti di dominio (rapporti di dominio che, anche se disvelati con prudente linguaggio dagli iniziati alle scienze politiche, si cerca di giustificare, da parte dell\u2019intellighenzia e dai detentori del potere politico dediti alla riproduzione e mantenimento di questi rapporti, col dire che costituiscono un progresso rispetto al passato: un passo verso sempre maggiore democrazia o un passo verso il comunismo, si diceva nei defunti paesi socialisti). Causa, principalmente, la loro inefficienza economica e rapporti di dominio all\u2019interno di queste societ\u00e0 non proprio cos\u00ec totalitari come la pubblicistica e la scienza politica delle liberaldemocrazie hanno sempre voluto far credere, le societ\u00e0 socialiste sono finite nel mitico bidone della storia e quindi oggigiorno, eredi della vittoria sul nazifascismo, rimangono su piazza le cosiddette societ\u00e0 basate sulla democrazia elettoralistica a suffragio universale. A chiunque sia onesto e non voglia stancamente ripetere le illogiche assurdit\u00e0 sulla libert\u00e0 e la democrazia che queste societ\u00e0 consentirebbero, risulta solarmente evidente che la democrazia in queste societ\u00e0 \u00e8 del tutto allucinatoria mentre la libert\u00e0 \u00e8 \u2013 per dirla brevemente e senza bisogno di far sfoggio di tanta dottrina \u2013 \u00a0per molti strati della popolazione, la libert\u00e0 di morire di fame e di essere emarginati da qualsiasi processo decisionale. Se i nonsense ideologici sono per\u00f2 utili per stabilizzare presso i ceti intellettuali \u2013 che \u00e8 meglio definire per la loro intima insipienza ceti semicolti \u2013 \u00a0la teodicea della liberaldemocrazia, per gli strati con un livello di istruzione inferiore \u00e8 necessario qualcosa di diverso e di un livello ancora pi\u00f9 basso non tanto per celare la natura radicalmente violenta dei rapporti di dominio ma, nel loro caso, per celare la presenza stessa di questi rapporti. E senza dilungarci ulteriormente su questo punto, la \u201csociet\u00e0 dello spettacolo\u201d, una societ\u00e0 dello spettacolo che con quiz, informazione guidata e di livello cavernicolo, terroristi di cui l\u2019Occidente non ha mai alcuna responsabilit\u00e0 e farlocche invasioni aliene che, oltre ad instillare il bisogno di un\u2019autorit\u00e0 protettrice, non sono altro che la ridicola copertura di esperimenti militari, svolge egregiamente questo ruolo di \u201cdistrazione di massa\u201d.<\/p>\n<p>Concordando quindi pienamente con Benjamin, il repubblicanesimo geopolitico intende portare questa consapevolezza del perenne \u201cstato di eccezione in cui viviamo\u201d a conoscenza di tutti coloro che sono stati abbagliati dall\u2019ideologizzazione della democrazia operata dagli agenti strategici, per i quali la decisione \u00e8 da sempre sicura norma ispiratrice della loro azione concreta e di giudizio generale per comprendere come funzionano le cose del mondo. Se il timido decisionismo di Schmitt era in funzione conservatrice e in perenne attesa \u2013 ed evocazione \u2013\u00a0 del mitico Katechon, il frenatore che avrebbe arrestato la rivoluzione sempre incombente, l\u2019 \u2018iperdecisionismo\u2019 benjaminiano \u00e8 invece il miglior farmaco mai messo punto per la diffusione della consapevolezza presso i dominati che la norma non \u00e8 altro che la cristallizzazione di una decisione originaria. E se per comprendere che \u201cCi\u00f2 che chiamiamo il progresso, \u00e8 questa tempesta<em>\u201d<\/em> \u00e8 necessario il passaggio attraverso una soteriologia rivolta al passato, ben venga allora anche il misticismo di Benjamin: un realismo giunto alla sua massima maturazione ha ben compreso la lezione della I tesi di <em>Tesi di filosofia della storia<\/em> dove si parla di un automa infallibile nel gioco degli scacchi, il materialismo storico, che \u00e8 imbattibile al gioco degli scacchi ma al quale questa imbattibilit\u00e0 gli \u00e8 fornita da un nano gobbo nascosto sotto il tavolo (la teologia) che abilissimo nel gioco manovra l\u2019automa. Per Benjamin \u00e8 il nano teologico che comanda la partita e lo deve fare di nascosto (perch\u00e9 \u00e8 piccolo e brutto e quindi la sua presenza, oltre ad essere un barare sulle regole del gioco, non sarebbe stata apprezzata da un pensiero, bench\u00e9 progressista, solidamente realista, come pretendeva di essere la vulgata marxista del tempo infestata, come del resto l\u2019odierno pensiero liberaldemocratico, dalla mala pianta del positivismo). Per noi, meno mistici ma forse consapevolmente pi\u00f9 dialettici di Benjamin \u2013 e come lui integralmente antipositivisti,\u00a0 massimamente contro, <strong><em><u>anche se non solo!<\/u><\/em><\/strong>, la sua ridicola versione neo <em>\u00e0 la<\/em> Popper, tanto per essere chiari \u2013 , \u00e8 alla fine difficile distinguere ci\u00f2 che \u00e8 veramente realista da ci\u00f2 che \u00e8 mistico e forse, a questo punto, ci\u00a0 siamo ricongiunti in toto con la IX tesi di <em>Tesi di filosofia della storia <\/em>di Walter Benjamin.<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/italiaeilmondo.com\/2017\/02\/22\/walter-benjamin-iperdecisionismo-e-repubblicanesimo-geopolitico-lo-stato-di-eccezione-in-cui-viviamo-e-la-regola-di-massimo-morigi\/\">http:\/\/italiaeilmondo.com\/2017\/02\/22\/walter-benjamin-iperdecisionismo-e-repubblicanesimo-geopolitico-lo-stato-di-eccezione-in-cui-viviamo-e-la-regola-di-massimo-morigi\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ITALIA E IL MONDO (Massimo Morigi) Angelus Novus di Paul Klee C\u2019\u00e8 un quadro di Klee che s\u2019intitola Angelus Novus. 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