{"id":28761,"date":"2017-02-25T12:55:53","date_gmt":"2017-02-25T11:55:53","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=28761"},"modified":"2017-02-25T12:55:53","modified_gmt":"2017-02-25T11:55:53","slug":"sceringheconomi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=28761","title":{"rendered":"Sc\u00e8ringhec\u00f2nomi"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>IL PEDANTE<\/strong><\/p>\n<p>Dopo avere letto l&#8217;<a href=\"https:\/\/lapressa.org\/2017\/02\/22\/uber-blablacar-sono-la-manifestazione-plastica-della-nostra-poverta-economica-lotta-dei-tassisti\/\" target=\"_blank\">articolo<\/a> di un giovane lettore su Uber e <i>sharing economy<\/i> in cui mi si cita, ho voluto aggiungere due parole pedanti sul tema, che propongo nel seguito ai lettori.<\/p>\n<p align=\"center\">***<\/p>\n<p>Il dibattito sulla <i>sharing economy<\/i> si rappresenta mediaticamente lungo l&#8217;asse dialettico vecchio-nuovo, conservazione-rivoluzione, <a href=\"http:\/\/ilpedante.org\/post\/paura-della-paura\" target=\"_blank\">paura-sfida<\/a>. I critici di questo modello sarebbero arroccati e impauriti, <a href=\"http:\/\/roma.repubblica.it\/cronaca\/2017\/02\/24\/news\/la_lettera_caro_tassista_prova_a_intercettare_il_carro_della_tecnologia-159072589\/?ref=twhr&amp;twitter_card=20170224072225\" target=\"_blank\">nemici del futuro<\/a>. L&#8217;idea della novit\u00e0 \u00e8 prima di tutto nel nome, dove un rodato processo di ridenominazione esterofila innesca una percezione di progresso legata al doppio filo della presunta arretratezza nazionale e della presunta modernit\u00e0 angloamericana. \u00c8 poi nell&#8217;elemento telematico, il web che ancora a distanza di vent&#8217;anni mantiene viva l&#8217;aspettativa di una rivoluzione antropologica di cui non si ha traccia. \u00c8 infine in una pi\u00f9 generale e mai sopita speranza di adattare i modi di produzione alle politiche macroeconomiche in corso, di trovare una quadra che possa avverarne le promesse di benessere e che ci salvi dall&#8217;umiliazione di rinnegarle e di rinnegare, con esse, un investimento politico e ideale che ha conquistato i cuori dei pi\u00f9.<\/p>\n<p>Sicch\u00e9 non stupisce che la <i>sharing economy <\/i>susciti la simpatia dei consumatori. Stupisce invece, e anzi suscita pena, che tra i suoi cantori pi\u00f9 infoiati si annoverino anche accademici ed economisti. Al di l\u00e0 delle esigenze di marketing, dove tutto ha da proporsi nei panni del nuovo per meritare la dignit\u00e0 del mercato, dove starebbe la novit\u00e0? Economicamente si tratta di un&#8217;operazione di abbattimento dei prezzi via abbattimento dei costi. Nell&#8217;estendere l&#8217;attivit\u00e0 di trasporto di persone a chiunque possegga un&#8217;automobile (Uber, blablacar) e alberghiera a chiunque abbia una casa o una camera da letto (Airbnb) <b>si monetizza lo scarto regolatorio tra settori professionali e non professionali<\/b>. Tutto qui. Si investe cio\u00e8 sul principio che ciascuno a casa propria, sulla propria automobile e forse domani nella propria cucina (airrestaurant.com?) o con la propria cassetta dei farmaci (airhospital.com?) possa pi\u00f9 o meno fare quel che gli pare, mentre se decide di offrire quei servizi ad altri, a pagamento, debba soddisfare certi requisiti.<\/p>\n<p>\u00c8 certo possibile che alcune regolazioni siano eccessive, infondate o anche vessatorie. O che siano legate al passato. In quei casi andrebbero cambiate. Ma la loro <i>ratio<\/i> fondamentale e al di l\u00e0 delle applicazioni particolari \u00e8 quella di estendere garanzie e standard di qualit\u00e0 non negoziabili a tutti e non solo a chi se li pu\u00f2 permettere. Quegli standard sono poi la linea del fronte tra paesi sviluppati e terzo e quarto mondo, dove pure si possono affittare elicotteri e limousine mentre la popolazione viaggia sui carretti per un soldo arrugginito, e dove si pu\u00f2 soggiornare nei resort a cinque o pi\u00f9 stelle mentre la popolazione dorme negli <i>slum<\/i>. Ecco il progresso. Se una casa Airbnb costa meno \u00e8 perch\u00e9, ad esempio, non deve avere l&#8217;impianto antincendio di un albergo. Ci\u00f2 che non si riceve in sicurezza lo si risparmia in quattrini, eventualmente lo si baratta con una vasca idromassaggio o un pianoforte a coda in soggiorno. Ecco la rivoluzione virtuosa. Se poi &#8211; udite udite &#8211; un esercizio paga meno tasse, pu\u00f2 praticare prezzi pi\u00f9 bassi. Ecco l&#8217;innovazione. <b>\u00c8 un gioco a somma zero<\/b>: tanto ti tolgo, tanto ti do. Con anzi un possibile retrogusto di impoverimento medio, come osserva il mio lettore: di chi compra, che rinuncia alla ricchezza reale di determinate tutele in cambio di un piccolo risparmio monetario, cio\u00e8 virtuale, e di chi vende, che rinuncia al pieno godimento di un bene per non doverlo cedere. Un&#8217;alternativa &#8211; o un&#8217;anticamera &#8211; soffice all&#8217;ipoteca e alla liquidazione.<\/p>\n<p>Resta naturalmente un punto irrisolto. Se il vantaggio regolatorio e fiscale della <i>sharing economy<\/i> poggia sulla natura non lucrativa delle attivit\u00e0 coinvolte, la loro professionalizzazione implica un cambio di statuto che non pu\u00f2 non abbattersi su quel vantaggio. Se e quando i tassisti saranno messi in minoranza dai volenterosi <i>part-timer<\/i> di Uber, per quale fantasiosa ragione l&#8217;erario non dovrebbe recuperare il mancato gettito aggredendo i ricavi dei secondi? E per quale misteriosa mutazione un regolatore feroce e opprimente con gli uni diventerebbe mite ed etereo con gli altri? Ai ragliatori della deregolamentazione dispiacerebbe sapere che tra le grandi citt\u00e0 che hanno pesantemente normato e limitato l&#8217;<i>home sharing<\/i> si annoverano gi\u00e0 noti ricettacoli di marxisti come <a href=\"https:\/\/community.airbnb.com\/t5\/Everything-Else\/90-day-limit\/td-p\/5702\" target=\"_blank\">San Francisco<\/a>, <a href=\"http:\/\/fortune.com\/2016\/12\/06\/airbnb-drops-ny-lawsuit\/\" target=\"_blank\">New York<\/a>, <a href=\"https:\/\/www.wsj.com\/articles\/airbnb-agrees-to-enforce-amsterdam-limit-on-rentals-1480580233\" target=\"_blank\">Londra e Amsterdam<\/a>. E che in Inghilterra le toghe rosse (<i>red gowns<\/i>) hanno recentemente obbligato Uber ad <a href=\"http:\/\/www.businessinsider.de\/british-uber-drivers-entitled-to-minimum-wage-holiday-pay-lodon-tribunal-rules-2016-10?r=US&amp;IR=T\" target=\"_blank\">applicare i minimi salariali<\/a> riconoscendone l&#8217;implicito ruolo di datore di lavoro. E che il servizio \u00e8 addirittura interdetto in una lunga serie di oasi comuniste e tecnologicamente arretrate come Texas, Alaska, Nevada, Paesi Bassi, Finlandia, Sud Corea, Vancouver (Canada), Queensland (Australia), Barcellona, Francoforte e altri.<\/p>\n<p>Ma se anche riuscissero a ragliare cos\u00ec forte da indurre le amministrazioni ad allentare la morsa regolatoria che protegge cittadini e lavoratori (ipotesi perfettamente in linea con lo <i>Zeitgeist<\/i>), nulla potrebbero contro il <i>backlash<\/i> regolatorio auspicato proprio dai nuovi entrati. Perch\u00e9 questo sfugge sempre ai detti ragliatori: che la regolazione \u00e8 un profondo fossato che circonda e protegge i mercati. E che la sospensione delle regole coincide con un furtivo abbassamento del ponte levatoio s\u00ec da consentire l&#8217;ingresso degli assedianti, dopodich\u00e9 saranno questi ultimi, impadronitisi della fortezza, a sbarrare in tutta fretta gli accessi per escludere la concorrenza. In questa strategia di attacco la <i>sharing economy <\/i>vuole essere il cavallo di Troia, il dono di un (finto) risparmio da pochi euro per spalancare mercati da miliardi. Poi le nuove regole, cio\u00e8 i nuovi fossati, saranno naturalmente informate alla tutela dei vincitori, secondo un <i>pattern<\/i> gi\u00e0 illustrato su questo blog a proposito di tutt&#8217;altro servizio, <a href=\"http:\/\/ilpedante.org\/post\/la-distribuzione-del-gas-naturale\" target=\"_blank\">la distribuzione del gas naturale<\/a>. L\u00ec la liberalizzazione serviva a scalzare il monopolio pubblico per aprire la strada al monopolio privato, mentre la concomitante regolazione provvedeva a blindare il vantaggio finanziario dei nuovi monopolizzanti.<\/p>\n<p>Per finire vogliamo spendere una parola sul concetto di <i>sharing<\/i>, di condivisione che presta il nome a questa rivoluzione nominale. Sul piano giuridico ed economico <b>la qualifica \u00e8 irrilevante<\/b>. Chi presta un bene dietro compenso lo affitta, chi lo utilizza per vendere un servizio lo sfrutta. In entrambi i casi <b>non condivide un bel niente<\/b>. La scelta del lessico intende piuttosto capitalizzare una prossimit\u00e0 semantica con le costellazioni valoriali in cui gravitano socialit\u00e0, generosit\u00e0 e apertura all&#8217;altro, ma anche ottimizzazione delle risorse e rinuncia ai lussi individuali per il bene di tutti. Quella del <i>cum-dividere<\/i> \u00e8 un&#8217;azione collettiva, un antidoto all&#8217;egoismo e all&#8217;ingordigia dei singoli che strizza l&#8217;occhio alla sinistra ecologica e comunitaria, ai decrescisti, ai <a href=\"http:\/\/ilpedante.org\/post\/democrazia-dal-basso-bassa-democrazia\" target=\"_blank\">democratici dal basso<\/a>. Purtroppo nei fatti sembra per\u00f2 accadere il contrario, che quella piramide si manifesti piuttosto come una confluenza dalla base al vertice, dall&#8217;imprenditorialit\u00e0 diffusa dei tassisti, delle compagnie di trasporto e degli albergatori indipendenti o in <i>franchising<\/i> a un operatore unico che detiene le chiavi dei canali telematici di accesso alla clientela, detta unilateralmente le condizioni retributive (tutt&#8217;altro che generose, stando alla sentenza dei giudici inglesi), delega ai lavoratori la responsabilit\u00e0 dei mezzi di produzione e, una volta abbarbicatosi al vertice del mercato, fissa i prezzi senza l&#8217;assillo dei competitori. Ecco la liberalizzazione, ecco la <i>non<\/i> concorrenza che i tassisti temono e che, forse, dovremmo temere anche noi.<\/p>\n<p><strong>fonte<\/strong>: <a href=\"http:\/\/ilpedante.org\/post\/sceringeconomi\">http:\/\/ilpedante.org\/post\/sceringeconomi<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di IL PEDANTE Dopo avere letto l&#8217;articolo di un giovane lettore su Uber e sharing economy in cui mi si cita, ho voluto aggiungere due parole pedanti sul tema, che propongo nel seguito ai lettori. *** Il dibattito sulla sharing economy si rappresenta mediaticamente lungo l&#8217;asse dialettico vecchio-nuovo, conservazione-rivoluzione, paura-sfida. I critici di questo modello sarebbero arroccati e impauriti, nemici del futuro. 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