{"id":28812,"date":"2017-03-02T10:00:54","date_gmt":"2017-03-02T09:00:54","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=28812"},"modified":"2017-02-27T15:32:16","modified_gmt":"2017-02-27T14:32:16","slug":"perche-trump-fa-la-voce-grossa-con-il-messico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=28812","title":{"rendered":"Perch\u00e9 Trump fa la voce grossa con il Messico"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>AGENZIA NOVA (Fabio Squillante)<\/strong><\/p>\n<p>Il confronto tra il nuovo presidente Usa ed il Messico sorprende gli osservatori per la sua durezza. Trump, infatti, avvia la revisione dell\u2019Accordo nord-americano di libero scambio (Nafta), firma l\u2019ordine esecutivo per completare la barriera ai confini comuni, e minaccia di applicare dazi del 20 per cento su tutte le merci importate dal Messico, in modo da far pagare al vicino meridionale la costruzione del \u201cmuro\u201d. Accade cos\u00ec che il presidente messicano, Enrique Pan Nieto, annulli l\u2019incontro con Trump, programmato per marted\u00ec 31 gennaio a Washington, ed il ministro degli Esteri, Luis Caso, interrompa bruscamente la sua visita nella capitale Usa, pochi minuti prima di un incontro fissato con il responsabile della Sicurezza interna, John Kelly.<\/p>\n<p>L\u2019atteggiamento di Trump appare incomprensibile, se non si tiene conto di alcuni importanti elementi. Il Messico \u00e8 il paese che pi\u00f9 ha tratto benefici dal Nafta e vanta un surplus commerciale di 60 miliardi di dollari con gli Stati Uniti: il 12 per cento dell\u2019intero deficit commerciale Usa. Giusto per fare un paragone, nel 2015 l\u2019Italia ha esportato in Germania, il nostro primo partner commerciale, beni e servizi per un totale di 56,58 miliardi di dollari, ma il Pil del Messico non raggiunge nemmeno il 60 per cento di quello italiano. Cifre che rendono evidente l\u2019enormit\u00e0 del trasferimento di ricchezza dal nord al sud del Rio Grande.<\/p>\n<p>Forse ancor pi\u00f9 importanti sono, per\u00f2, le considerazioni geopolitiche. Per quanto possa sembrare curioso, il Messico costituisce infatti il rischio potenzialmente pi\u00f9 grave per l\u2019integrit\u00e0 territoriale degli Stati Uniti. Secondo lo Us Census Bureau, i cittadini statunitensi che hanno origini messicane sono 35,8 milioni e costituiscono l\u201911,1 per cento della popolazione del paese: il 63,4 per cento di tutti gli statunitensi di origine ispanica o \u201clatina\u201d. La cifra non comprende, tuttavia, gli immigrati, regolari o clandestini.<\/p>\n<p>Il 24 per cento di tutti i messicani viventi, risiede negli Usa, concentrato essenzialmente negli Stati del Sud, in particolare California e Texas. Stati che, come Arizona, Colorado, Nevada, New Mexico e Utah, erano parte integrante del Messico fino a, grosso modo, 150 anni fa.<\/p>\n<p>Solo nel 2015 gli Usa hanno accolto legalmente oltre 157 mila migranti messicani, e nel novembre scorso 1,31 milioni di messicani erano in lista per immigrare legalmente negli Stati Uniti. Il tasso di natalit\u00e0, tra i messicani, \u00e8 assai pi\u00f9 alto che fra gli statunitensi di origine europea, e la possibilit\u00e0 che, nel giro di pochi decenni, l\u2019equilibrio etnico venga ribaltato in alcuni Stati della cintura meridionale, \u00e8 tutt\u2019altro che assurda.<\/p>\n<p>Appare evidente che il peso elettorale che la minoranza messicana esercita, essenzialmente in favore del Partito democratico, \u00e8 il minore dei problemi per il presidente degli Stati Uniti. La forza della storia, dell\u2019appartenenza etnica, linguistica e la continuit\u00e0 territoriale con la madrepatria, potrebbero infatti favorire, in un futuro non ipotetico, l\u2019emergere di un movimento irredentista messicano negli Stati Uniti.<\/p>\n<p>Detto per inciso, \u00e8 questo il problema che nel febbraio dello scorso anno ha provocato, durante la visita compiuta da Papa Francesco a Ciudad Juarez, al confine fra Messico e Stati Uniti, un ruvido scontro verbale tra il pontefice e Trump. Per Francesco, ovviamente, il riferimento \u00e8 la comunit\u00e0 cattolica. Per Trump, invece, l\u2019interesse nazionale Usa.<\/p>\n<p>Il presidente far\u00e0 dunque quanto in suo potere per limitare l\u2019immigrazione e, se possibile, anche per invertire la tendenza. Il Messico farebbe bene a prendere molto sul serio le minacce d\u2019introdurre dazi, per evitare danni peggiori alla propria economia e alla propria moneta, che dal giorno dell\u2019elezione di Trump ha gi\u00e0 perso il 14 per cento del valore, nei confronti del dollaro.<\/p>\n<p>In verit\u00e0 sarebbe saggio, da parte del governo messicano, contrastare l\u2019emigrazione clandestina verso gli Stati Uniti, negoziando allo stesso tempo con Washington, in modo da tutelare gli interessi delle industrie esportatrici. Su questo terreno non sarebbe difficile trovare un\u2019intesa con Trump, il quale ha tutto l\u2019interesse a non impoverire il Messico, proprio per evitare un aumento dei flussi migratori.<\/p>\n<p><strong>fonte<\/strong>:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.agenzianova.com\/rs\/52854\/2017-01-28+18%3A39%3A32\/atlantide#a-1495671\">http:\/\/www.agenzianova.com\/rs\/52854\/2017-01-28+18%3A39%3A32\/atlantide#a-1495671<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di AGENZIA NOVA (Fabio Squillante) Il confronto tra il nuovo presidente Usa ed il Messico sorprende gli osservatori per la sua durezza. Trump, infatti, avvia la revisione dell\u2019Accordo nord-americano di libero scambio (Nafta), firma l\u2019ordine esecutivo per completare la barriera ai confini comuni, e minaccia di applicare dazi del 20 per cento su tutte le merci importate dal Messico, in modo da far pagare al vicino meridionale la costruzione del \u201cmuro\u201d. 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