{"id":28968,"date":"2017-03-02T11:50:47","date_gmt":"2017-03-02T10:50:47","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=28968"},"modified":"2017-03-02T11:07:53","modified_gmt":"2017-03-02T10:07:53","slug":"euro-e-germania-le-sette-bufale-ricorrenti-dei-media","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=28968","title":{"rendered":"Euro e Germania: le sette bufale ricorrenti dei media"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>L&#8217;ANTIDIPLOMATICO<\/strong><\/p>\n<p><em>Pubblichiamo un articolo del 2011 di Vladimiro Giacch\u00e9 apparso sul Fatto Quotidiano. In quell&#8217;occasione l&#8217;economista autore di Anschluss smascherava le sette principali bufale su Germania e euro riportate dal governo tedesco e spesso dalla stampa nostrana. E&#8217; interessante riproporlo oggi perch\u00e9 dopo quasi sei anni le &#8220;fake news&#8221; dei media in tema restano sempre le stesse, come dimostra da ultimo questo delirante articolo di <a href=\"http:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/commenti-e-idee\/2017-02-28\/non-e-l-euro-problema-dell-italia-201647.shtml?uuid=AEhMW8e\">Galli e Cadogno su il Sole 24 Ore.<\/a><\/em><\/p>\n<p><strong><em>di Vladimiro Giacch\u00e9 &#8211;\u00a0<\/em><\/strong><em>Il Fatto Quotidiano, 27 Dicembre 2011<\/em><br \/>\n<strong>1) L\u2019euro ha privato la Germania del marco e la convivenza con valute pi\u00f9 deboli \u00e8 stata un handicap<\/strong>. Secondo Frank Mattern, capo di McKinsey in Germania, \u00e8 vero il contrario: \u201cLa Germania con l\u2019euro ha guadagnato moltissimo\u201d. Negli ultimi dieci anni un terzo della crescita dell\u2019economia tedesca \u00e8 dovuto all\u2019euro (165 miliardi di euro nel solo 2010). I motivi principali: fine dei costi di transazione e di assicurazione contro il rischio di cambio; crescita del commercio intraeuropeo; e crescita delle esportazioni tedesche proprio per il fatto che l\u2019euro \u00e8 una valuta pi\u00f9 debole di quanto sarebbe stato il marco (il contrario vale per la lira). Inoltre l\u2019euro ha abbassato molto i tassi d\u2019interesse dei Paesi periferici portandoli al livello di quelli tedeschi, con conseguente incremento dei consumi in quei Paesi, a beneficio dell\u2019export tedesco. Il saldo della bilancia dei pagamenti della Germania \u2013 in rosso al momento dell\u2019introduzione dell\u2019euro \u2013 \u00e8 cresciuto nel decennio del 41 per cento, sino a 1. 021 miliardi di euro (dati Eurostat).<\/p>\n<p><strong>2) La maggiore competitivit\u00e0 della Germania \u00e8 dovuta al fatto che i tedeschi lavorano pi\u00f9 degli altri.\u00a0<\/strong>I tedeschi non lavorano pi\u00f9 degli altri: in Italia ogni lavoratore lavora 1.711 ore, in Germania 1.419. Ma in Italia l\u2019et\u00e0 media degli impianti industriali \u00e8 di 26 anni, mentre gli investimenti in tecnologie hanno molto accresciuto la produttivit\u00e0 dei lavoratori tedeschi. Poco per\u00f2 dei guadagni si \u00e8 trasferito ai salari: dal 2000 in termini reali i salari tedeschi sono diminuiti del 4,5 % (caso unico nella zona euro). Ci\u00f2 ha depresso la domanda interna, ma ha spinto le esportazioni. Soprattutto in Europa: l\u201980 per cento del surplus commerciale tedesco \u00e8 interno all\u2019Unione europea.<br \/>\n<strong>3) La Germania ha i conti in ordine<\/strong>. La Germania ha pi\u00f9 volte sforato il tetto del 3 per cento nel rapporto deficit\/Pil. Questo \u00e8 avvenuto gi\u00e0 prima della crisi, dal 2003 al 2005. All\u2019epoca, per\u00f2, la Commissione europea decise di non agire su pressione della stessa Germania (e anche della Francia, che aveva problemi simili). Dopo lo scoppio della crisi la Germania ha poi messo in campo il maggior piano di stimoli per l\u2019economia realizzato in Europa, pari al 3 per cento del suo Pil. Inoltre, dal 2008 ad oggi, ha speso 93 miliardi di euro per salvare le sue banche. Anche lo scorso anno il deficit \u00e8 stato del 3, 3 per cento, nonostante il peso molto inferiore degli interessi sul debito rispetto alla gran parte degli altri Paesi europei, mentre il rapporto debito\/Pil \u00e8 salito all\u2019 83 per cento (il tetto di Maastricht \u00e8 il 60%).<br \/>\n<strong>4) La Germania ha pratiche fiscali trasparenti.<\/strong>\u00a0Secondo stime attendibili, il 40 per cento del debito pubblico tedesco \u00e8 allocato presso fondi speciali, il cui deficit non figura nel bilancio federale. Per fare un esempio, gli incentivi per la rottamazione, uno dei cardini del sostegno all\u2019industria automobilistica tedesca, non sono stati posti a carico del bilancio dello Stato ma del fondo pubblico ITF, e sono stati giustificati come investimenti per le tecnologie verdi anche se in realt\u00e0 erano un sussidio ai consumi interni. In questo modo tra il 2009 e il 2011 il governo tedesco ha fatto passare come investimenti ben 20 miliardi di euro di spese a sostegno dell\u2019economia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>5) Anche la Germania sta pagando la crisi del debito, per questo vuole mettere ordine.<\/strong>\u00a0La caduta della domanda interna nei Paesi europei colpiti dalla crisi del debito ha fatto diminuire le esportazioni tedesche verso questi Paesi, e secondo Patrick Artus di Natixis ci\u00f2 ha comportato una minore crescita del Pil dell\u2019 1,5 per cento. Ma la fuga verso i titoli di Stato tedeschi ne ha abbassato gli interessi di oltre il 2 per cento, con un risparmio per lo Stato tedesco di quasi un punto di Pil (0, 9 per cento). La crisi ha comportato anche un significativo deprezzamento dell\u2019euro (-17 per cento circa), con conseguente crescita del volume delle esportazioni extraeuropee del 2,4 per cento: un altro 0,8 per cento di prodotto interno lordo guadagnato. Fatte le somme, il saldo della crisi per la Germania per ora \u00e8 positivo, sia pure in misura contenuta: lo 0,2 per cento del Pil per il 2011. A questo va aggiunto che le aziende tedesche oggi possono procurarsi prestiti a tassi significativamente inferiori a quelli delle imprese italiane, spagnole, francesi.<br \/>\n<strong>6) Per la Germania \u00e8 inaccettabile che l\u2019Unione europea diventi un\u2019Unione di trasferimenti (Transferunion).<\/strong>\u00a0\u00c8 inaccettabile per Angela Merkel, ma non per la SPD. Il capogruppo SPD al Bundestag, Frank-Walter Steinmeier, in un\u2019intervista allo Spiegel ha sostenuto che trasferimenti di ricchezza in Europa avvengono da tempo, ma dal Sud verso il Nord, grazie alla maggiore competitivit\u00e0 della Germania, e che servirebbero oggi trasferimenti anche in direzione opposta, proprio per evitare che gli squilibri tra i Paesi facciano saltare l\u2019euro.<br \/>\n<strong>7) In Germania l\u2019argomento che Hitler abbia preso il potere dopo l\u2019iperinflazione degli anni Venti impedisce di accettare l\u2019idea di una Bce libera di muoversi, per timore che crei inflazione.<\/strong>\u00a0Se la Bce accettasse di sostenere illimitatamente i titoli di Stato europei, non si avrebbe una forte inflazione. Negli Usa, dove la Fed ha comprato Buoni del tesoro per oltre 1.600 miliardi di dollari, l\u2019inflazione \u00e8 intorno al 3, 5 per cento. Inoltre, a portare Hitler al potere non \u00e8 stata l\u2019inflazione del 1923. Sono state le politiche deflazionistiche dei primi anni Trenta, attuate \u2013 in Germania e altrove \u2013 proprio per paura dell\u2019inflazione. Lo storico Richard Overy le ha descritte cos\u00ec: \u201cI politici cercarono di evitare qualsiasi cosa che minacciasse la stabilit\u00e0 della moneta e dei bilanci in pareggio. In Francia lo Stato persegu\u00ec una rigida politica monetaristica sino al 1936, riducendo gli stipendi dei funzionari pubblici e dei dipendenti dello Stato e tagliando le spese per la difesa e l\u2019assistenza sociale. Nella Germania del 1932 si ebbe una serie di tagli forzosi sui salari pubblici, sulle rendite e sulle pensioni\u201d. (<em>Crisi tra le due guerre mondiali. 1919-1939<\/em>, Il Mulino). Vi ricorda qualcosa?<\/p>\n<section><em>Il Fatto Quotidiano, 27 Dicembre 2011<\/em><\/p>\n<p><strong>fonte: <\/strong><a href=\"http:\/\/www.lantidiplomatico.it\/dettnews-euro_e_germania_le_sette_bufale_ricorrenti_dei_media\/82_19154\/\" target=\"_blank\"><em>http:\/\/www.lantidiplomatico.it\/dettnews-euro_e_germania_le_sette_bufale_ricorrenti_dei_media\/82_19154\/<\/em><\/a><\/p>\n<\/section>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;ANTIDIPLOMATICO Pubblichiamo un articolo del 2011 di Vladimiro Giacch\u00e9 apparso sul Fatto Quotidiano. In quell&#8217;occasione l&#8217;economista autore di Anschluss smascherava le sette principali bufale su Germania e euro riportate dal governo tedesco e spesso dalla stampa nostrana. 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