{"id":28998,"date":"2017-03-03T10:00:33","date_gmt":"2017-03-03T09:00:33","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=28998"},"modified":"2017-03-03T00:49:03","modified_gmt":"2017-03-02T23:49:03","slug":"post-neoliberismo-e-la-politica-della-sovranita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=28998","title":{"rendered":"Post-neoliberismo e la politica della sovranit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>SINISTRAINRETE (Paolo Gerbaudo)<\/strong><\/p>\n<p>La crisi della globalizzazione neoliberista che si sta manifestando a diverse latitudini, e che \u00e8 stata dimostrata in maniera eclatante dalla vittoria della campagna per la Brexit nel Regno Unito e dal successo di Donald Trump nelle presidenziali americane, ha risuscitato una delle pi\u00f9 antiche e polverose tra tutte le nozioni politiche: <strong>l\u2019idea di sovranit\u00e0<\/strong>.<\/p>\n<p>Di solito intesa come l\u2019autorit\u00e0 dello Stato di governare sul suo territorio, <strong>la sovranit\u00e0 \u00e8 stata a lungo considerata un residuo del passato<\/strong> in un mondo sempre pi\u00f9 globale e interconnesso. Ma oggi questo principio viene invocato in maniera quasi ossessiva dall\u2019insieme di nuove formazioni populiste e dai nuovi leader che sono emersi a sinistra e a destra dell\u2019orizzonte politico a seguito della crisi finanziaria del 2008.<\/p>\n<p>La campagna per la Brexit in Gran Bretagna, con la sua richiesta di \u201criprendere il controllo\u201d, si \u00e8 incentrata sulla riconquista della sovranit\u00e0 dall\u2019Unione europea, accusata di privare il Regno Unito del controllo sui propri confini. Nella campagna presidenziale americana Donald Trump ha fatto della sovranit\u00e0 il suo <i>leitmotiv.<\/i> Ha sostenuto che il suo piano sull\u2019immigrazione e la sua proposta di revisione degli accordi commerciali avrebbero garantito \u00abprosperit\u00e0, sicurezza e sovranit\u00e0\u00bb al paese. In Francia, Marine Le Pen pronuncia la parola \u201csovranit\u00e0\u201d ad ogni buona occasione, nel contesto delle sue filippiche contro l\u2019Unione europea, la migrazione e il terrorismo, e ha reso chiaro che questa idea sar\u00e0 l\u2019architrave della sua campagna per le prossime elezioni presidenziali francesi. In Italia <strong>il Movimento 5 Stelle ha spesso fatto appello al principio di sovranit\u00e0<\/strong>. Uno dei suoi leader, Alessandro di Battista, ha recentemente dichiarato che \u00abla sovranit\u00e0 appartiene al popolo\u00bb e che l\u2019Italia dovrebbe abbandonare l\u2019euro per riacquistare il controllo sulla propria economia.<\/p>\n<p>La questione della sovranit\u00e0 non \u00e8 stata solo appannaggio delle formazioni di destra e di centro. Richieste di recupero della sovranit\u00e0 sono venute anche da sinistra, un campo in cui questo principio \u00e8 stato a lungo guardato con grande sospetto, a causa della sua associazione con il nazionalismo. In Spagna, <strong>Pablo Iglesias, il leader di Podemos, la nuova formazione populista di sinistra fondata ad inizio 2014, ha spesso descritto se stesso come un <i>\u201csoberanista\u201d <\/i><\/strong>e ha adottato un discorso fortemente patriottico, facendo appello all\u2019orgoglio e alla storia nazionali. Pur rifiutando la Brexit, Iglesias ha sostenuto che gli Stati nazionali devono recuperare la loro \u00abcapacit\u00e0 sovrana\u00bb all\u2019interno della UE. Negli Stati Uniti, Bernie Sanders ha criticato ferocemente la finanza globale e, in modo simile a Donald Trump, il commercio internazionale. In merito al Partenariato Trans-Pacifico (TPP), un trattato commerciale tra gli Stati Uniti e 11 paesi nell\u2019area pacifica, Sanders ha sostenuto che avrebbe \u00abminato la sovranit\u00e0 degli Stati Uniti\u00bb.<\/p>\n<p>La rivendicazione progressista dell\u2019idea di sovranit\u00e0 pu\u00f2 essere fatta risalire al cosiddetto \u201cmovimento delle piazze\u201d del 2011, un\u2019ondata di proteste che comprende la primavera araba, gli <i>indignados<\/i> spagnoli, gli <i>aganaktismenoi<\/i> greci e Occupy Wall Street. Nonostante questi movimenti siano stati spesso descritti come \u201cneo-anarchici\u201d, in continuit\u00e0 con la lunga ondata di movimenti anti-autoritari, anarchici ed autonomi post-1968, una delle loro caratteristiche chiave \u00e8 stata la domanda di carattere tipicamente populista, piuttosto che neo-anarchico, di <strong>recupero della sovranit\u00e0 e dell\u2019autorit\u00e0 politica a livello locale e nazionale in opposizione alle \u00e9lite finanziarie e politiche<\/strong>.<\/p>\n<p>Le risoluzioni delle assemblee popolari di Occupy Wall Street hanno spesso invocato <strong>il preambolo \u00abWe the People\u00bb della Costituzione americana<\/strong>, e hanno chiesto un recupero delle istituzioni dello Stato da parte del popolo e una regolamentazione del sistema bancario per contrastare la speculazione finanziaria e immobiliare. Anche nelle <i>acampadas<\/i> spagnole e greche, la sovranit\u00e0 \u00e8 emersa come una questione centrale nelle discussioni su come resistere al potere della finanza e della Banca centrale europea, accusate di frustrare la volont\u00e0 del popolo.<\/p>\n<p>Questa abbondanza di riferimenti alla sovranit\u00e0 sia alla destra che alla sinistra dello spettro politico suggeriscono come la sovranit\u00e0 sia diventata il significante chiave nel discorso politico contemporaneo: un termine che costituisce <strong>un campo di battaglia discorsivo e politico in cui si decideranno le sorti dell\u2019egemonia politica nell\u2019era post-neoliberista<\/strong>, e che determiner\u00e0 se la biforcazione post-neoliberista prender\u00e0 una direzione progressiva o regressiva.<\/p>\n<p>Questo nuovo orizzonte solleva questioni scottanti per la sinistra, che finora <strong>\u00e8 stata tiepida nell\u2019abbracciare la questione della sovranit\u00e0<\/strong>. L\u2019associazione della sovranit\u00e0 con lo Stato-nazione, con la sua lunga storia di conflitti internazionali e di controlli repressivi sui migranti, hanno portato molti a concludere che questo principio sia inconciliabile con una politica realmente progressista. Tuttavia bisogna notare che la sovranit\u00e0 \u2013 e in particolare la sovranit\u00e0 popolare \u2013 ha costituito un <strong>concetto fondamentale nello sviluppo della sinistra moderna<\/strong>, come si vede nel lavoro di Jean-Jacques Rousseau e nella sua influenza sui giacobini e sulla rivoluzione francese. Pu\u00f2 la rivendicazione di sovranit\u00e0 vista nelle proteste del 2011, e nel discorso di Podemos e Bernie Sanders, preannunciare l\u2019emergere di una nuova sinistra post-neoliberista che ritorna a vedere la questione della sovranit\u00e0 come un elemento chiave per costruire il potere popolare e combattere le disuguaglianze estreme e il deficit democratico che attanagliano le nostre societ\u00e0? Quali forme di sovranit\u00e0 possono essere realisticamente recuperate in un mondo interconnesso a livello globale? E fino a che punto \u00e8 davvero possibile sviluppare in senso progressista l\u2019idea di sovranit\u00e0?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>Riprendere il controllo in un mondo fuori controllo \u00a0<\/b><\/p>\n<p>Il ritorno della questione della sovranit\u00e0 negli dibattiti politici contemporanei rivela che ci troviamo di fronte ad una profonda crisi del neoliberismo, che sta dando nuova linfa alla <strong>domanda di controllo democratico sulla politica e sulla societ\u00e0<\/strong>, che erano considerate superate nell\u2019era neoliberista.<\/p>\n<p>La crisi finanziaria del 2008, con il disagio sociale che ha prodotto per milioni di persone, <strong>ha messo a nudo molte contraddizioni di fondo<\/strong> che erano visibili solo in parte negli anni \u201990 e primi anni 2000, quando il neoliberismo era trionfante. Le ansie che caratterizzano questa fase di transizione si concentrano particolarmente su una serie di flussi \u2013 commercio, finanza e persone \u2013 che costituiscono il sistema circolatorio dell\u2019economia globale.<\/p>\n<p>Se al culmine dell\u2019era neoliberista, questi flussi \u2013 e prima di tutto i flussi finanziari e commerciali \u2013 venivano presentati dalla classe dirigente e percepiti dalla maggior parte della popolazione come fenomeni positivi e fonte di ricchezza, in un mondo caratterizzato dalla stagnazione economica, dall\u2019insicurezza e dall\u2019instabilit\u00e0 geopolitica,<strong> la globalizzazione e i suoi flussi appaiono a molti pi\u00f9 come una fonte di rischio che di opportunit\u00e0<\/strong>: forze che mettono in ridicolo ogni pretesa di controllo delle istituzioni politiche sul territorio che ricade nella loro giurisdizione.<\/p>\n<p>\u00c8 da questa percezione di assenza di controllo che scaturisce quel <strong>desiderio di \u201criprendere il controllo\u201d<\/strong> che \u00e8 la cifra del populismo contemporaneo, come abbiamo visto nello slogan pi\u00f9 famoso della Brexit: riprendere il controllo come risposta ad un mondo che appare fuori controllo a causa dell\u2019effetto destabilizzante dei flussi globali che sfuggono al controllo delle istituzioni democratiche.<\/p>\n<p>La percezione di una perdita di controllo territoriale riflette il modo in cui la globalizzazione neoliberista ha scientificamente demolito le diverse forme di autorit\u00e0 e regolazione territoriale, nella speranza di trasformare il pianeta in un \u201cspazio liscio\u201d, facilmente attraversato da flussi di capitali, merci e servizi. <strong>La sovranit\u00e0 \u00e8 stata di fatto il nemico giurato del neoliberismo<\/strong>, come si vede nei frequenti attacchi lanciati contro questo principio nella teoria economica neoclassica e nella filosofia neoconservatrice che ha informato lo sviluppo del neoliberismo. Autori come Ludwig von Mises, Friedrich von Hayek e Milton Friedman hanno considerato le istituzioni sovrane come ostacoli agli scambi economici e ai flussi finanziari; interferenze al primato del mercato e alla libert\u00e0 economica di imprenditori e consumatori. Gli Stati-nazione avrebbero dovuto lasciare spazio ad un mercato globale, l\u2019unico legittimo sovrano secondo la <i>Weltanschauung<\/i> neoliberista.<\/p>\n<p>Questo progetto ha trovato la sua applicazione concreta nelle <strong>politiche neoliberiste di deregolamentazione economica e finanziaria<\/strong> che sono state sviluppate a partire dalla fine del regime di Bretton Woods e dalla crisi petrolifera del 1973, per poi esplodere negli anni \u201980 e \u201990. Le grandi imprese multinazionali che si sono sviluppate nel secondo dopoguerra hanno costituito presto una minaccia al potere territoriale degli Stati-nazione, che hanno spesso ricattato con la minaccia di trasferire altrove le proprie attivit\u00e0 per ottenere normative fiscali e sul lavoro pi\u00f9 favorevoli ai loro interessi. La creazione dei paradisi fiscali, che \u00e8 andata di pari passo con lo sviluppo delle multinazionali, \u00e8 servita come mezzo per vanificare il controllo sovrano sulla tassazione e sui flussi di capitale. Come descritto da Nicholas Shaxson in <i>Le isole del tesoro,<\/i> i paradisi fiscali hanno sovvertito il sistema di sovranit\u00e0 territoriale, rivolgendo questo principio contro se stesso e rivendicando sovranit\u00e0 per piccole isole e micro-Stati come il Lichtenstein o San Marino, usati come una sorta di covo dei pirati: territori extraterritoriali in cui nascondere proventi illeciti sottratti alle tesorerie nazionali. Gli espedienti utilizzati negli ultimi anni da aziende digitali come Google, Facebook e Amazon per evadere le tasse non sono che <strong>l\u2019ultimo capitolo di questo attacco di lunga data alla sovranit\u00e0 fiscale<\/strong>.<\/p>\n<p>Inoltre, la liberalizzazione commerciale, realizzata attraverso una serie di trattati commerciali globali e la formazione dell\u2019Organizzazione mondiale del commercio, \u00e8 stata anch\u2019essa<strong> finalizzata a indebolire la sovranit\u00e0 degli Stati-nazione<\/strong>, privandoli di qualsiasi capacit\u00e0 di proteggere le loro industrie locali attraverso l\u2019uso delle tariffe e altre barriere commerciali, ed esponendo cos\u00ec i lavoratori ad una corsa al ribasso globale sul salario e sulle condizioni di lavoro.<\/p>\n<p>Dunque, nonostante il sospetto che alberga a sinistra rispetto all\u2019idea di sovranit\u00e0, \u00e8 evidente che \u00e8\u00a0 stato esattamente il suo svuotamento il fattore che ha consentito gli effetti pi\u00f9 nefasti del neoliberismo. \u00c8 stata <strong>la demolizione delle giurisdizioni sovrane attraverso i paradisi fiscali e i trattati di libero commercio che ha favorito l\u2019accumulazione di immense ricchezze da parte dei super-ricchi, a spese della gente comune<\/strong>, portando ad una situazione in cui, come documentato da un famoso rapporto della ONG britannica Oxfam pubblicato nel gennaio 2016, 62 persone controllano il 50% della ricchezza mondiale.<\/p>\n<p>Alla luce di questi effetti nefasti della guerra del neoliberismo contro la sovranit\u00e0, non dovrebbe sorprendere nessuno che di fronte alla crisi dell\u2019ordine neoliberista, la sovranit\u00e0 venga vista nuovamente come <strong>un elemento necessario per costruire un ordine politico e sociale alternativo<\/strong>. Al centro di questa nuova politica della sovranit\u00e0 c\u2019\u00e8 la domanda di nuove forme di autorit\u00e0 territoriale per controllare i flussi globali: quei flussi che il neoliberismo ha visto come necessariamente virtuosi, e che molti oggi percepiscono pi\u00f9 come una minaccia al loro benessere e alla loro sicurezza.<\/p>\n<p>La domanda di sovranit\u00e0 \u00e8 il punto nodale della politica post-neoliberista e il punto di sovrapposizione tra il populismo di destra e di sinistra, tra la politica di Trump e quella Sanders, tra la visione del Movimento 5 Stelle e quella di Podemos. Tuttavia<strong> i nuovi populisti di destra e di sinistra sono in profondo disaccordo rispetto a cosa si intenda esattamente per sovranit\u00e0<\/strong>, quali siano i flussi globali che costituiscono effettivamente un rischio per la sicurezza e il benessere e che dovrebbero quindi essere controllati. Se l\u2019idea di\u00a0 sovranit\u00e0 \u00e8 al centro della disputa politica, la battaglia che si gioca intorno a questo concetto ha a che fare in buona parte con il significato che le viene assegnato, e il contenuto politico che ne consegue.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>La sovranit\u00e0 popolare contro<\/b> <b>la sovranit\u00e0 nazionale<\/b><\/p>\n<p>Ci\u00f2 che il discorso della sovranit\u00e0 proposto da formazioni e candidati altrimenti agli antipodi come Trump e Sanders, Brexiters e Podemos hanno in comune \u00e8 l\u2019idea che per costruire un nuovo ordine sociale sulle macerie della globalizzazione neoliberista sia <strong>necessario rivendicare il diritto di comunit\u00e0 politiche definite su base territoriale<\/strong> (che si tratti di comuni, regioni, nazioni o continenti) <strong>di gestire la loro vita collettiva in modo relativamente autonomo dalle interferenze esterne<\/strong>; ovvero rivendicare alle comunit\u00e0 un certo grado di indipendenza rispetto alle forze e ai flussi globali che sembrano frustare qualsiasi tentativo di controllo reale da parte delle comunit\u00e0 sul proprio destino. Questa comunanza spiega come mai, nonostante le loro enormi differenze, ci siano dei punti di sovrapposizione tra populisti di destra e di sinistra. Ad esempio Trump e Sanders hanno entrambi proposto forme di protezionismo economico, e di intervento dello Stato nell\u2019economia, attraverso uno stimolo alla costruzione di nuove infrastrutture.<\/p>\n<p>Fatta eccezione per tali elementi di somiglianza, <strong>la sinistra e la destra populista sono in profondo disaccordo rispetto a ci\u00f2 che significa realmente la sovranit\u00e0<\/strong>, e che tipo di controllo territoriale debba essere ricostruito. Per i populisti xenofobi di destra, la sovranit\u00e0 \u00e8 prima di tutto la sovranit\u00e0 nazionale, proiettata su un immaginario etnico <i>Blut und Boden<\/i> (\u2018sangue e suolo\u2019), spesso definito lungo linee etniche e isolazioniste e mobilitato contro coloro \u2013 stranieri e migranti \u2013 che sembrano mettere in dubbio l\u2019omogeneit\u00e0 e la sicurezza del popolo. La visione di sovranit\u00e0 che si associa a questa logica politica <strong>riecheggia la filosofia politica di Thomas Hobbes<\/strong>, per cui la sovranit\u00e0 si reggeva sulla garanzia di sicurezza e protezione offerta dal sovrano ai suoi sudditi.<\/p>\n<p>Il tipo di flusso globale che questa visione reazionaria della sovranit\u00e0 considera come la minaccia principale \u00e8 evidentemente la migrazione. La sovranit\u00e0 in questa prospettiva significa innanzitutto la chiusura delle frontiere ai migranti, compresi i profughi in fuga dalla guerra, ma anche l\u2019emarginazione delle minoranze interne indesiderate, e in particolare dei musulmani, sospettati di mettere in pericolo la sicurezza e la coesione sociale. Questa interpretazione xenofoba della sovranit\u00e0 era evidente nel dibattitto sulla Brexit, dove la campagna \u201cLeave\u201d ha vinto sfruttando la paura dei migranti, percepiti e additati come responsabili per il calo dei salari e il peggioramento dei servizi pubblici.<\/p>\n<p>La visione progressiva della sovranit\u00e0 che \u00e8 al centro della politica populista di sinistra, da Podemos a Bernie Sanders, ha un\u2019accezione molto diversa. Essa rivendica <strong>la sovranit\u00e0 come sovranit\u00e0 popolare e non solo nazionale<\/strong>. Inoltre vede la sovranit\u00e0 come mezzo di inclusione \u2013 di reintegrazione nello Stato di una cittadinanza che da esso si sente alienata \u2013 piuttosto che di esclusione. Questa rinnovata domanda progressista di sovranit\u00e0 \u00e8 memore degli albori della sinistra moderna, tra la fine del 18esimo secolo e l\u2019inizio del 19esimo secolo. L\u2019idea di sovranit\u00e0 popolare \u00e8 stata invocata negli scritti di Jean-Jacques Rousseau, in cui era centrale l\u2019idea che il potere doveva passare dalle mani del monarca a quelle del popolo, e ha profondamente influenzato i giacobini e la rivoluzione francese e le insurrezioni popolari del 19esimo secolo. Tuttavia l\u2019idea di sovranit\u00e0 \u00e8 caduta in discredito presso molti movimenti radicali durante l\u2019era neoliberista. La sovranit\u00e0 \u00e8 stata vista come un concetto autoritario, estraneo a una politica di emancipazione, come visto nella critica di questo concetto sviluppata da Michael Hardt e Antonio Negri in <i>Impero<\/i>. Tuttavia la nuova sinistra populista che \u00e8 sorta dopo il crash finanziario del 2008 ha riscoperto la questione della sovranit\u00e0, e si \u00e8 convinta che <strong>una vera democrazie \u00e8 impossibile senza il recupero di forme di autorit\u00e0 territoriale<\/strong>.<\/p>\n<p>Il recupero progressista dell\u2019idea di sovranit\u00e0, come proposto da fenomeni come Sanders e Podemos, ha <strong>come principale nemico le banche<\/strong>, gli imprenditori senza scrupoli ed i politici corrotto al loro soldo, non gli stranieri, i rifugiati e le minoranze etniche. I flussi della finanza e del commercio, piuttosto che i flussi migratori, sono quelli che vengono visti come la principale minaccia al benessere e alla sicurezza delle comunit\u00e0. In questo contesto la sovranit\u00e0 \u00e8 concepita come <strong>un\u2019arma che pu\u00f2 essere usata dal Popolo contro l\u2019Oligarchia<\/strong>, dai Molti contro i Pochi, dall\u2019insieme della cittadinanza contro tutte quelle \u00e9lite che prevaricano la volont\u00e0 popolare: l\u2019alta finanza che fa leva sulla mobilit\u00e0 dei capitali in un mondo senza frontiere per demolire ogni pretesa di controllo sull\u2019economia, e i potentati internazionali, come la troika e il Fondo monetario internazionale, che vedono la democrazia come un pericolo per i mercati.<\/p>\n<p>Se leader populisti progressisti come Iglesias e Sanders spesso hanno fatto uso di sentimenti patriottici e hanno visto lo Stato-nazione come lo spazio centrale di mobilitazione contro il sistema neoliberista, <strong>la loro visione di sovranit\u00e0 \u00e8 certamente pi\u00f9 multi-scala e inclusiva di quella del populismo di destra<\/strong> e comprende il livello locale, regionale, nazionale e continentale. La sovranit\u00e0 \u00e8 stata infatti spesso invocata anche a livello locale dalle formazioni \u201cmunicipaliste\u201d che hanno conquistato i governi locali di Madrid e Barcellona. Le amministrazioni di Manuela Carmena e Ada Colau hanno usato il potere delle giurisdizione locali per sostenere l\u2019economia locale, limitare i processi di gentrificazione e combattere la rapacit\u00e0 delle compagnie della cosiddetta \u201csharing economy\u201d, come Airbnb e Uber. Bernie Sanders si \u00e8 invece appellato alla sovranit\u00e0 delle comunit\u00e0 dei nativi americani, in occasione delle proteste contro la costruzione dell\u2019oleodotto Dakota Access Pipeline (DAPL).<\/p>\n<p>\u00c8 evidente che in un mondo globalizzato e interconnesso come quello in cui viviamo, una vera sovranit\u00e0 popolare, per essere efficace, deve essere esercitata anche a livello sovranazionale. Il caos provocato in Gran Bretagna dalla Brexit, e l\u2019incertezza che ha generato sul futuro economico del paese, dimostrano che non \u00e8 possibile nell\u2019era contemporanea un semplice ritorno alla scala nazionale, o quantomeno quest\u2019opzione non \u00e8 possibile per gli Stati-nazione europei, che sono troppo piccoli per poter esercitare un reale controllo su processi economici di scala planetaria. Una politica progressista della sovranit\u00e0 deve trovare<strong> il necessario bilanciamento tra il livello nazionale e quello sovranazionale<\/strong>. Questo \u00e8 il motivo per cui le richieste di democratizzare l\u2019Europa come quelle avanzate dal movimento DIEM25 guidato dall\u2019ex ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis sono cos\u00ec importanti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>Confini porosi<\/b><\/p>\n<p>Una visione progressiva della sovranit\u00e0 deve ammettere che<strong> lo Stato-nazione non \u00e8 l\u2019unico spazio di esercizio della sovranit\u00e0<\/strong>, e che nel mondo contemporaneo la sovranit\u00e0 funziona a diverse scale, tutte con la loro legittimit\u00e0, e tutte utilizzabili come un mezzo per perseguire un programma politico progressista. Viviamo del resto in un tempo in cui il luogo della sovranit\u00e0 \u00e8 incerto e la definizione stessa di sovranit\u00e0 \u00e8 oggetto di uno scontro simbolico. In questi tempi siamo chiamati a ripensare e reinventare la sovranit\u00e0 per adattarla ai contorni mutevoli di territori, diritti e istituzioni. Dobbiamo <strong>costruire nuove territorialit\u00e0<\/strong>, concepite non come uno spazio a chiusura stagna, ma piuttosto come uno spazio delimitato da confini porosi, che possono essere <strong>aperti a migranti e rifugiati ed al contempo chiusi ai flussi di capitale speculativi e a forme dannose di commercio globale<\/strong>.<\/p>\n<p>Il futuro ci dir\u00e0 quale visione di sovranit\u00e0 sar\u00e0 quella che prevarr\u00e0 nel panorama post-neoliberista e <strong>se saranno i populisti di sinistra o di destra a vincere la battaglia per l\u2019egemonia in questa nuova fase<\/strong>. Al momento \u00e8 la destra populista ad apparire in chiaro vantaggio. Questo \u00e8 dovuto da un lato al fatto che la maggioranza delle persone continua ad associare la politica della sovranit\u00e0 con lo Stato-nazione ed il nazionalismo, e in parte a causa delle esitazioni delle forze di sinistra e dei movimenti sociali nel rivendicare il principio di sovranit\u00e0.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che \u00e8 chiaro \u00e8 che <strong>la sinistra non pu\u00f2 permettersi il lusso di lasciare il discorso della sovranit\u00e0 alla destra<\/strong>. La domanda di recupero della sovranit\u00e0 scaturisce da <strong>un\u2019esperienza reale di sofferenza e di umiliazione<\/strong> scatenata dalla demolizione neoliberista delle forme di protezione offerte un tempo dello Stato-nazione. Per rispondere alla rabbia e al disordine provocato dalla crisi economica, politica e morale del neoliberismo, <strong>la sinistra ha urgente bisogno di costruire una visione progressiva della sovranit\u00e0<\/strong> nella quale il controllo del territorio non significhi l\u2019esclusione degli stranieri e delle minoranze etniche e religiose, ma l\u2019inclusione di diverse comunit\u00e0 a livello locale, nazionale e transnazionale nelle decisioni che le riguardano.<\/p>\n<hr \/>\n<h5 class=\"fb-social-plugin fb-like fb_iframe_widget\"><em>Pubblicato da\u00a0<\/em>OpenDemocracy<em> il 4\/11\/2016 e in versione italiana da\u00a0<\/em>Eunews<em> il 2\/12\/2016.<\/em><\/h5>\n<p><strong>fonte:<\/strong> <a href=\"http:\/\/www.sinistrainrete.info\/neoliberismo\/9240-paolo-gerbaudo-post-neoliberismo-e-la-politica-della-sovranita.html\">http:\/\/www.sinistrainrete.info\/neoliberismo\/9240-paolo-gerbaudo-post-neoliberismo-e-la-politica-della-sovranita.html<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SINISTRAINRETE (Paolo Gerbaudo) La crisi della globalizzazione neoliberista che si sta manifestando a diverse latitudini, e che \u00e8 stata dimostrata in maniera eclatante dalla vittoria della campagna per la Brexit nel Regno Unito e dal successo di Donald Trump nelle presidenziali americane, ha risuscitato una delle pi\u00f9 antiche e polverose tra tutte le nozioni politiche: l\u2019idea di sovranit\u00e0. Di solito intesa come l\u2019autorit\u00e0 dello Stato di governare sul suo territorio, la sovranit\u00e0 \u00e8 stata&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":78,"featured_media":26572,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/Schermata-2016-12-13-alle-15.57.26.png","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-7xI","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/28998"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/78"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=28998"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/28998\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":28999,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/28998\/revisions\/28999"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/26572"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=28998"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=28998"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=28998"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}