{"id":29034,"date":"2017-03-04T12:25:48","date_gmt":"2017-03-04T11:25:48","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=29034"},"modified":"2017-03-04T12:27:40","modified_gmt":"2017-03-04T11:27:40","slug":"la-crisi-delleuropa-neoliberista-e-la-follia-dellausterita-intervista-esclusiva-a-sergio-cesaratto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=29034","title":{"rendered":"La crisi dell&#8217;Europa neoliberista e la follia dell&#8217;austerit\u00e0. Intervista a Sergio Cesaratto"},"content":{"rendered":"<div><strong>DI\u00a0SERGIO CESARATTO (intervista di &#8220;facciamosinistra!&#8221;)<\/strong><\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div>facciamosinistra! ha il piacere di ospitare nelle sue pagine il pensiero di Sergio Cesaratto, professore ordinario di Politica monetaria e fiscale dell&#8217;Unione Economica e Monetaria europea, Economia della crescita e Post-Keynesian Economics all&#8217;Universit\u00e0 di Siena, e autore, tra gli altri, di un libro estremamente interessante intitolato &#8220;Sei lezioni di economia&#8221;, adatto a tutti quelli che desiderano capire pi\u00f9 profondamente una crisi che sembra non avere fine.<\/div>\n<div><i>1\u00b0 Prof. Cesaratto, stiamo vivendo in una fase storica di grandi cambiamenti: prima il Brexit, poi la vittoria di Donald Trump e ora, in sequenza, si terranno le elezioni in Olanda, Francia e Germania che potrebbero modificare ulteriormente lo scenario internazionale, in particolare quello dell&#8217;UE.\u00a0<\/i><i>A prescindere dall&#8217;esito che uscir\u00e0 dalle urne, \u00e8 chiaro che i partiti pro-establishment sono entrati in una profonda crisi specialmente quelli che fanno riferimento al PSE. Non sar\u00e0 mica che a ad essere le pallide fotocopie dell&#8217;originale, leggesi &#8220;terza via&#8221; di Blair, si perde consenso?<\/i><br \/>\n<a name=\"more\"><\/a><\/div>\n<div>&#8220;La terza via si \u00e8 rivelata per quel che era: una versione neppure troppo mascherata del neo-liberismo. Un tempo la terza via era la socialdemocrazia, fra socialismo reale e capitalismo liberista. Soprattutto nelle sue versioni migliori come quella scandinava, quella terza via era, e rimane, una cosa seria. L\u2019ipotesi socialdemocratica si muove fra stati nazionali che mantengono le leve della politica economica, del cui controllo le classi lavoratrici si appropriano, e la cooperazione internazionale con un moderato abbattimento dei vincoli al commercio estero. Questo aumentava comunque in seguito alle politiche di crescita adottate nei diversi paesi (la Germania anche allora andava a rimorchio, ma questa \u00e8 un\u2019altra storia). I controlli sui movimenti di capitale bloccavano la finanza destabilizzante. La fine della sfida sovietica e l\u2019indisciplina sociale che risult\u00f2 dalla piena occupazione fecero cambiare orientamento al capitalismo. I Blair, i Veltroni, i Delors, i Prodi e D\u2019Alema pensarono di poter attenuare quei processi con un capitalismo compassionevole (che tradotto significava ridurre lo stato sociale ai pi\u00f9 sfortunati), condividendo per\u00f2 in fondo la necessit\u00e0 di liberare le forze vive del capitalismo dai lacci e lacciuoli della golden age. Ha prevalso cos\u00ec un capitalismo basato sulla diseguaglianza e sull\u2019indebitamento privato, il tutto culminato nella crisi. L\u2019Europa e l\u2019euro hanno costituito elementi della terza via blairiana. Il capitalismo non ha oggi un modello, e questo \u00e8 pericoloso. Prevale la disgregazione. Per contro noi non si ha pi\u00f9 un\u2019alternativa socialista. Il dramma della sinistra \u00e8 tutto qui. Il capitalismo \u00e8 sfasciato ma vivo \u2013 d\u2019altronde l\u2019instabilit\u00e0 \u00e8 inerente a questa forma economica. Ma senza un\u2019idea di forma economica alternativa, quella che c\u2019\u00e8 non pu\u00f2 che prevalere.&#8221;<\/div>\n<div><\/div>\n<div><i>2\u00b0 La crisi entro cui nostro malgrado siamo costretti a vivere, testimonia la fallacia delle politiche economiche dominanti: n\u00e9 il TUS portato a zero dalla BCE, e nemmeno lo strumento non convenzionale del QE, sono stati in grado di ridare ossigeno alle economie della zona euro a conferma che una politica monetarie espansiva, in assenza di una politica fiscale anch&#8217;essa espansiva, \u00e8 il classico elefante che partorisce un topolino. Sembrerebbe essere il migliore spot a favore di chi sostiene che gli investimenti, il vero motore dell&#8217;economia, dipendano dalla dinamica della domanda aggregata attesa, pi\u00f9 che dall&#8217;inconoscibile tasso d&#8217;interesse naturale&#8230;..<\/i><\/div>\n<div>&#8220;La politica monetaria fa quello che pu\u00f2, per questo sono restio a prendermela con Draghi che rester\u00e0 un grande banchiere centrale che ha dovuto remare contro l\u2019ottusit\u00e0 tedesca (si veda questa intervista a Issing). Ma senza la politica fiscale e la redistribuzione del reddito a favore dei salari, misure che sostengono la domanda aggregata, non c\u2019\u00e8 ripresa. Sono naturalmente misure da intraprendersi a livello internazionale per i soliti problemi di vincolo estero. E\u2019 vero poi quanto si dice nella domanda, c\u2019\u00e8 un crescente riconoscimento di quanto sostengono i migliori economisti eterodossi: gli investimenti dipendono dalla domanda aggregata. Questo ha per esempio recentemente affermato un importante economista legato alla alta finanza, Steve Roach (\u201cEconomists long ago settled the debate over what drives business capital spending: factors affecting the cost of capital (interest rates, taxes, and regulations) or those that influence future demand. The demand-driven models &#8211; operating through so-called \u201caccelerator\u201d effects &#8211; won hands down\u201d). E\u2019 interessante come queste idee si affermino anche fra economisti conformisti, gli investimenti diendono dalla domanda e dunque serve la politica fiscale (Vox). Ma \u00e8 la solita logica del pescetto rosso del mio libro: l\u2019economia ortodossa ogni tanto riscopre cose gi\u00e0 note (talvolta quelle giuste, altre volte quelle sbagliate).&#8221;<\/div>\n<div><\/div>\n<div><i>3\u00b0 Nel suo ultimo libro, &#8220;Sei lezioni di economia&#8221;, scrive &#8220;[&#8230;]l&#8217;euro \u00e8 figlio di un disegno svolto a smantellare il conflitto sociale e con esso ogni difesa del lavoro, salari e stato sociale; che lo fa deprivando gli Stati nazionali delle leve autonome della politica economica spostate presso entit\u00e0 sovranazionali, fuori dalla portata del conflitto nazionale [&#8230;]. Vien da s\u00e9 che un partito di sinistra debba avere come suo primo punto del programma l&#8217;uscita dall&#8217;Ume&#8230;.<\/i><\/div>\n<div>&#8220;Non ho molto da aggiungere al riguardo. Ma perch\u00e9 a sinistra si strilla contro la delocalizzazione del capitale e si accetta la delocalizzazione del proprio Stato nazionale? Che andiamo a votare a fare se i nostri rispettivi governi sono privi delle leve della politica economica e industriale? Circa l\u2019euro, in genere i cambi fissi sono uno strumento disciplinante per i salari poich\u00e9 rendono incompatibili aumenti dei salari nominali e reali con la competitivit\u00e0 esterna. La rottura dell\u2019euro, se e quando avverr\u00e0, sar\u00e0 un evento drammatico. Ma avverr\u00e0 solo se uno o pi\u00f9 popoli la chiederanno. Sar\u00e0 dunque un evento politico che chieder\u00e0 risposte politiche, e politica significa negoziazione e ricerca di nuovi assetti. I problemi li conosciamo: ripristino dei sistemi di pagamento nel breve periodo e contenzioso sui debiti esteri non ridenominabili nel lungo. Il pericolo \u00e8 che la Germania non voglia addivenire all\u2019idea di soluzioni negoziate (ma del resto che fa, ci manda i panzer?). Le sciocchezze sono di parlare di esplosioni dell\u2019inflazione. Ma se la rottura dell\u2019euro avverr\u00e0, mica sar\u00e0 colpa nostra perch\u00e9 abbiamo denunciato l\u2019assurdit\u00e0 dell\u2019Europa monetaria (sulla base della teoria economica standard, Mundell, Meade, Feldstein, mica qualche stravagante economista!). Sar\u00e0 il fallimento di quest\u2019Europa, la sua insostenibilit\u00e0 politico-sociale, a portare alla rottura, se vi porter\u00e0. Certo non attendetevi nulla di buono dalla continuazione dello stato presente di cose. Pensate a cosa accadr\u00e0 nei prossimi mesi se Draghi dovesse dismettere il quantitive easing! Altro che tagli dello 0,2%! Torneremo agli spread del 2012, Draghi potr\u00e0 utilizzare l\u2019OMT, l\u2019acquisto mirato di titoli italiani, ma esso implica la Troika.<\/div>\n<div>Anche il nuovo White Paper di Junker intende riformare l\u2019Europa coi pannicelli caldi. I Piani Junker gi\u00e0 li conosciamo per la loro inconsistenza. La verit\u00e0 \u00e8 che l\u2019Europa \u00e8 irriformabile, in primo luogo perch\u00e9 la Germania non rinuncia al proprio modello mercantilista. Ma anche se lo facesse, non \u00e8 e non sar\u00e0 mai una unione politica, e senza unione politica non si pu\u00f2 avere unione fiscale e monetaria. O forse s\u00ec, ma \u00e8 quella attuale, ordo-liberista e anti-democratica. Da questo punto di vista l\u2019euro \u00e8 un successo. Nel 1961 Mundell lo disse chiaramente: questo tipo di unioni monetarie hanno un \u201cdeflationary bias\u201d. Cos\u00ec si prevedeva, cos\u00ec \u00e8 stato, specie per il nostro paese. E Mundell \u00e8 un fior di conservatore (premio Nobel, se credete che questo qualifichi).&#8221;<\/div>\n<div><\/div>\n<div><i>4\u00b0 In molti, specialmente a sinistra, sostengono che ritornare agli stati-nazione sarebbe una sconfitta cocente anche per il mondo del lavoro, perch\u00e9 le sfide globali non si possono affrontare chiudendosi nel proprio orticello. Cosa risponde a questa critica?<\/i><\/div>\n<div>&#8220;Lo chieda ai polacchi se intendono entrare nell\u2019euro, o ai coreani (del sud) se vogliono istituire una unione monetaria con Giappone o Cina! Piccoli paesi se la possono cavare benissimo. Ma pensi se l\u2019Italia, che non ha nulla contro la Russia, avesse potuto evitare le sanzioni verso quel paese! Un\u2019altra cosa di cui noi ci dovremmo riappropriare \u00e8 infatti la politica estera, riprendendo la tradizionale cooperazione con i paesi del medio oriente e nord-Africa. E ringraziare Hollande per il disastro libico, attuato anche in funzione anti-italiana. Ma di che Europa parliamo?&#8221;<\/div>\n<div><\/div>\n<div><i>5\u00b0 Lei sostiene essere illusorio immaginare un&#8217; evoluzione in chiave politica dell&#8217;UE e quindi dovremmo augurarci che ogni paese, dopo essersi riappropriato della propria sovranit\u00e0 monetaria, agisca col fine di costruire un&#8217;Europa confederale. Due le critiche a tal riguardo: 1\u00b0 una rottura della zona euro porterebbe con ogni probabilit\u00e0 ad uno guerra commerciale senza quartiere fra i paesi europei, quindi sarebbe preferibile non correre il rischio; 2\u00b0 se un governo decidesse di attuare politiche keynesiane potrebbe avere non pochi problemi nella bilancia dei pagamenti se gli altri volessero continuare a inseguire il rigore del neo-mercantilismo tedesco. Ricordiamo, a tal proposito, la capriola di Fran\u00e7ois Mitterrand all&#8217;inizio degli anni 80, salito con un programma smaccatamente di sinistra per poi mettere in pratica una politica fortemente neoliberista.\u00a0<\/i><\/div>\n<div>&#8220;Ma perch\u00e9 un assetto senza l\u2019euro dovrebbe condurre a guerre commerciali? Le persone ragionevoli parlano di cambi fissi ma aggiustabili fra paesi europei. Il problema del vincolo estero certamente permane, e una certa flessibilit\u00e0 del cambio pu\u00f2 agevolare ad affrontarlo. Un ripristino di moderate e selettive misure protezionistiche \u00e8 un\u2019altra misura, in assenza di una cooperazione dei partner, come accadde a Mitterrand. L\u2019idea \u00e8 che il paese espansivo possa condurre le proprie politiche, senza ridurre le importazioni dai partner, ma senza neppure che questi si avvantaggino per esportare di pi\u00f9. Per esempio, se si fa una politica del trasporto pubblico, nelle gare vanno privilegiati i produttori di automezzi o convogli ferroviari nazionali. Era cos\u00ec sino a 25 anni fa!&#8221;<\/div>\n<div><\/div>\n<div><i>6\u00b0 Si parla spesso di uscita da destra e da sinistra dalla zona euro. Potrebbe spiegarci le differenze pi\u00f9 rilevanti?<\/i><\/div>\n<div>&#8220;In gran parte questa storia \u00e8 dovuta a personaggi che per pura visibilit\u00e0 individuale si sono voluti distinguere. La palese ricerca di visibilit\u00e0, anche attraverso slogan che scopiazzano cose ben note agli economisti eterodossi e ai nostri maestri, \u00e8 deplorevole. Personalmente ritengo in generale la destra inaffidabile (a dir poco), politicamente e, naturalmente, culturalmente. N\u00e9 credo che essa evochi seriamente i temi qui discussi, se non come slogan elettorali. Ve lo vedete Luca Zaia guidare il centro-destra contro l\u2019Europa? Per me il tema di riferirmi alla destra non si pone. Il problema \u00e8 che la sinistra prenda coscienza dell\u2019anti-democraticit\u00e0 delle strategie sovra-nazionali e di un internazionalismo utopistico (e spesso salottiero). Essa si deve definire come alternativa allo stato presente: se tutto crolla, o il paese rischiasse, come probabile, di trovarsi la troika, bene noi sinistra ci dobbiamo essere, pronti a rompere. Personalmente non seguiremo n\u00e9 chi guarda (forse per disperazione) a destra, n\u00e9 gli affabulatori (quelli del \u201cmi si nota di pi\u00f9 se\u2026\u201d). In termini pi\u00f9 concreti, si dice che l\u2019uscita da destra significa taglio dei salari reali (in seguito alla svalutazione), e da sinistra tutela dei salari. [Uscita da destra significherebbe, forse, anche favorire gli odiati (o segretamente invidiati?) padroncini del nord-est, quasi non fossero una ricchezza per il paese, e non certo responsabili della scomparsa della grande impresa]. Una svalutazione potrebbe realisticamente avere effetti negativi iniziali sui salari reali, la scommessa \u00e8 che riprenda l\u2019occupazione e con essa i redditi delle famiglie. La svalutazione \u00e8 pi\u00f9 democratica della deflazione interna e non deprime necessariamente la domanda interna. Stante una necessaria difesa dei livelli correnti per il ceti medio-bassi, i salari reali riprenderanno a crescere quando, con l\u2019aumento di domanda aggregata e investimenti la produttivit\u00e0 riprender\u00e0 ad aumentare.&#8221;<\/div>\n<div><\/div>\n<div><i>7\u00b0 Mario Draghi, in risposta all&#8217;interrogazione presentata dagli europarlamentari Marco Valli e Marco Zanni (M5S), ha dichiarato che se un paese uscisse dall&#8217;eurozona dovrebbe regolare i crediti e le passivit\u00e0 della sua Banca centrale nei confronti della Bce, cio\u00e8 il saldo Target2. Nello specifico, l&#8217;Italia ha un passivo di 359 miliardi. Dal momento che i movimenti Target2 sono regolati da semplici scritture contabili, non da contratti bilaterali di finanziamento, quello che dice Draghi \u00e8 vero oppure no?<\/i><\/div>\n<div>&#8220;Ho promesso da settimane un paper su Target 2, sto aspettando alcuni commenti prima di licenziarlo. Da un punto di vista economico i saldi Target 2 sono un debito per l\u2019Italia. Quando paghiamo una importazione dalla Germania trasferendo euro da Unicredit a Deutsche Bank, \u00e8 la Bundesbank che accredita la liquidit\u00e0 a DB, e lo fa in cambio di un credito Target 2: la Buba paga per noi, in un certo senso, in cambio di una promessa di pagamento. Cose simili accadono quando escono capitali dall\u2019Italia. Se rompiamo, la Buba pretender\u00e0 che la promessa venga esaudita o comunque non cancellata. Dopodich\u00e9 tutto si negozia! La rottura, se avverr\u00e0, sar\u00e0 un fatto politico.&#8221;<\/div>\n<div><\/div>\n<div><i>8\u00b0 Luciano Gallino, Biagio Bossone, Marco Cattaneo e Stefano Sylos Labini, hanno elaborato una proposta per cercare di uscire dal circolo vizioso dell&#8217;austerit\u00e0: i CFC, ovvero uno sconto differito su tasse e tributi vari. Crede che possano rappresentare una valida proposta?<\/i><\/div>\n<div>&#8220;Effettuare pagamenti fiscali con questi CFC (dei titoli pubblici emessi dal Tesoro) \u00e8 deficit spending. E\u2019 vero, assomigliano a moneta, possono circolare per i pagamenti e sarebbero da tutti accettati perch\u00e9 impiegabili per pagare le imposte (secondo l\u2019ipotesi cartalista). E infatti la loro emissione assomiglia a spesa pubblica in disavanzo finanziata dall\u2019emissione di moneta (direttamente immessa dal Tesoro). I proponenti dicono che nel lungo periodo non c\u2019\u00e8 disavanzo, in quanto l\u2019espansione farebbe accrescerebbe le entrate fiscali. Nulla da obiettare, ma se la Commissione europea permette questa operazione, allora permetterebbe direttamente una spesa in disavanzo (con una BCE a guardia dei tassi, dunque che asseconda la politica fiscale). Insomma, si tratta di proposte politicamente irrealistiche. (Trascuro qui la questione della circolazione pratica di questi CFC, elettronica, cartacea, e il fatto che non sarebbero comunque utilizzabili per i pagamento verso l\u2019estero).&#8221;<\/div>\n<div><\/div>\n<div><i>9\u00b0 Anche Oscar Lafontaine ha avanzato una proposta che ha suscitato un dibattito molto intenso: in sintesi, prevederebbe il ritorno allo Sme. Cosa ne pensa?\u00a0<\/i><\/div>\n<div>&#8220;Ragionevole. Si tratterebbe di disegnare un nuovo SME meno germanocentrico e col controllo dei movimenti di capitale. Questo consentirebbe ai singoli paesi una politica monetaria indipendente.&#8221;<\/div>\n<div><\/div>\n<div><i>10\u00b0 Vorrei chiudere con la Grecia: l&#8217;ex Troika torner\u00e0 ad Atene per imporre nuove riforme neoliberiste in ambito fiscale, previdenziale e del mercato del lavoro. Cosa dovrebbe fare Tsipras, secondo lei?<\/i><\/div>\n<div>&#8220;Ogni volta che la Grecia deve esborsare una tranche del suo debito, se ne torna a parlare. Infatti il problema non \u00e8 risolto, come giustamente sostiene il FMI, che in tutta questa vicenda ha sorprendentemente assolto alla funzione del saggio i cui consigli non sono ascoltati. In simili crisi del debito estero, come ne vedemmo a decine fra gli anni \u201980 e \u201990 dello scorso secolo, quando il FMI interveniva imponeva: (a) una ristrutturazione del debito (parte condonato, parte allungato di scadenza a tassi pi\u00f9 bassi), (b) austerit\u00e0 fiscale attenuata, tuttavia, da (c) una svalutazione della moneta. La Germania ha praticamente imposto solo le misure (b), con l\u2019obiettivo di surplus fiscali primari assurdi, che hanno devastato l\u2019economia greca e il suo popolo (ricordiamo che l\u2019Europa pretenderebbe dall\u2019Italia una riduzione del rapporto debito su Pil al 60% in 20 anni, ci\u00f2 che ci condurrebbe a una situazione peggiore di quella greca. Tutto questo \u00e8 scandaloso e basterebbe a discreditare il raziocinio dell\u2019Europa e l\u2019idea di affidarle i nostro destini). Cosa poteva fare Tsipras? Forse di andare a vedere le carte di Schauble, che aveva proposto ad Atene una uscita assistita. Magari pretendendo che, una volta fuori, le politiche venissero concordate col FMI e non con la Troika. E puntando a vivere sui propri mezzi: non l\u2019Albania comunista, ma Cuba s\u00ec \u2013 in fondo sono due paesi che si assomigliano. Ma, ovviamente, \u00e8 facile dire queste cose seduti sulla poltrona di casa.&#8221;<\/div>\n<div><\/div>\n<div><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/1.bp.blogspot.com\/-4ODO5W0PANQ\/WLk3_SVjcCI\/AAAAAAABSNg\/Yb0Al-ao8jE9BUUXD94roL6gg89j8J8SQCLcB\/s1600\/Lezioni_economia_low.jpg\" width=\"350\" height=\"523\" \/><\/div>\n<div><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/facciamosinistra.blogspot.it\/2017\/03\/la-crisi-delleuropa-neoliberista-e-la.html\">http:\/\/facciamosinistra.blogspot.it\/2017\/03\/la-crisi-delleuropa-neoliberista-e-la.html<\/a><\/strong><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DI\u00a0SERGIO CESARATTO (intervista di &#8220;facciamosinistra!&#8221;) facciamosinistra! ha il piacere di ospitare nelle sue pagine il pensiero di Sergio Cesaratto, professore ordinario di Politica monetaria e fiscale dell&#8217;Unione Economica e Monetaria europea, Economia della crescita e Post-Keynesian Economics all&#8217;Universit\u00e0 di Siena, e autore, tra gli altri, di un libro estremamente interessante intitolato &#8220;Sei lezioni di economia&#8221;, adatto a tutti quelli che desiderano capire pi\u00f9 profondamente una crisi che sembra non avere fine. 1\u00b0 Prof. Cesaratto, stiamo&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":80,"featured_media":23768,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":true,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/Sergio_Cesaratto.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-7yi","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/29034"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/80"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=29034"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/29034\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":29036,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/29034\/revisions\/29036"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/23768"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=29034"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=29034"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=29034"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}