{"id":29071,"date":"2017-03-06T13:35:01","date_gmt":"2017-03-06T12:35:01","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=29071"},"modified":"2017-03-06T13:35:01","modified_gmt":"2017-03-06T12:35:01","slug":"costas-lapavitsas-la-grecia-e-di-nuovo-in-crisi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=29071","title":{"rendered":"Costas Lapavitsas: la Grecia \u00e8 di nuovo in crisi"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>VOCI DALL&#8217;ESTERO (Costas Lapavitsas)<\/strong><\/p>\n<p><em>In questo approfondimento <a href=\"https:\/\/makroskop.eu\/2017\/02\/griechenland-erneut-der-mangel\/\">apparso su Makroskop<\/a> Costas Lapavitsas, professore di economia alla SOAS di Londra ed ex membro di Syriza uscito dal partito per\u00a0le sue divergenze sulla gestione della crisi, \u00a0evidenzia la crescente instabilit\u00e0 politica intorno alla persistente crisi greca. Il Fondo Monetario Internazionale stenta a trovare un accordo per il nuovo bailout con gli intransigenti creditori, mentre al Paese vengono imposte ulteriori misure di austerit\u00e0, che tutti\u00a0sanno essere impraticabili, ma sulle quali\u00a0tutti \u2013 dai creditori esteri ai politici greci \u2013 prendono tempo per opportunistiche ragioni di politica interna. \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0In questo scenario assurdo, \u00a0l\u2019unica nota positiva, dice Lapavitsas, \u00e8 che sembrano emergere nuove forze che spingono verso soluzioni un tempo ritenute impensabili.<\/em><\/p>\n<p>Negli ultimi mesi, a causa del terzo piano di salvataggio firmato nell\u2019agosto del 2015, la Grecia si \u00e8 trovata nuovamente ad affrontare gravi problemi.<br \/>\nTra i vari termini dell\u2019accordo \u00e8 previsto che la il Paese debba raggiungere un avanzo primario dello 0,5% del PIL nel 2016, dell\u2019 1,75% nel 2017 e del 3,5% nel 2018 e tutti gli anni successivi. Tale richieste sono apparse talmente irrealistiche che il Fondo monetario internazionale si \u00e8 rifiutato di agire da creditore nel nuovo programma. Il Fondo non solo aveva chiesto soglie ben pi\u00f9 basse \u2013 1,5% nel 2018 e negli anni successivi \u2013 ma aveva anche proposto un\u2019immediata riduzione del debito, in modo che quest\u2019ultimo fosse sostenibile per la Grecia. Inoltre, aveva aggiunto che se l\u2019obiettivo di avanzo primario per il 2018 fosse rimasto al 3,5%, sarebbero state necessarie misure fiscali supplementari pari al 2% del PIL.<\/p>\n<p>Pur senza rompere con la rovinosa logica dell\u2019austerit\u00e0 e il ben noto catalogo di aggiustamenti neoliberisti, l\u2019FMI aveva almeno mostrato qualche segno di pensiero logico. Il motivo \u00e8 principalmente la perdita di credibilit\u00e0 accusata dal Fondo dopo il fallimento del programma di bailout del 2010. In particolare era emerso dagli stessi rapporti interni del FMI che il management aveva preso le distanze,\u00a0\u00a0proprio nel momento in cui la Grecia era esposta a una forte pressione politica da parte dei creditori e agli effetti di un programma concordato senza alcun raziocinio. La\u00a0conseguenza \u00e8 che il FMI si trova oggi ad essere garante della Grecia con oltre 30 miliardi di euro.<\/p>\n<p><strong>Nessun ulteriore finanziamento per la Grecia<\/strong><\/p>\n<p>In seguito all\u2019attuale analisi della situazione del Paese, per l\u2019FMI era diventato impossibile stanziare dei nuovi finanziamenti per la risanamento della Grecia.<br \/>\nIl Fondo monetario ha addirittura evitato di portare a termine la relazione sul programma in corso, e questo \u00e8 anche il motivo per il peggioramento della crisi greca nelle ultime settimane. Finch\u00e9 il rapporto non sar\u00e0 completato, i fondi di salvataggio non saranno assegnati e, cosa ancora pi\u00f9 grave, le banche greche non saranno in grado di partecipare al programma di QE della BCE. La Grecia si trover\u00e0 nuovamente ad affrontare un\u2019acuta crisi di liquidit\u00e0, e l\u2019economia del paese potrebbe scivolare ancora di pi\u00f9 in recessione.<\/p>\n<p>Il problema della Grecia \u00e8 \u2013 ovviamente \u2013 l\u2019atteggiamento dei creditori, in particolare della Germania e della stessa \u00e9lite greca. Ma se si va oltre nel ragionamento, l\u2019assurdit\u00e0 di tutto questo sta nel fatto che la Grecia persiste a rimanere nella zona euro, con tutti i limiti che questa appartenenza comporta per l\u2019economia, la societ\u00e0 e la sovranit\u00e0 nazionale. Il governo sa che in merito agli obiettivi di avanzo primario l\u2019FMI ha ragione, pertanto sta cercando di negoziare anche un alleggerimento del debito che sia efficace. Ma i creditori non sono cos\u00ec facili da convincere.<\/p>\n<p>D\u2019altra parte, il governo sa anche che una sua decisione che comporti il raggiungimento dell\u2019obiettivo del 3,5% contemplato dalle nuove misure comporterebbe un suicidio politico. Per poter respirare\u00a0un po\u2019 il governo si accontenta quindi di comportarsi come se il FMI stesse tenendo un atteggiamento eccessivamente duro e, allo stesso tempo, lo sollecita a completare il rapporto sul salvataggio nel minor tempo possibile. Dopodich\u00e9 staremo a vedere\u2026<\/p>\n<p>I creditori sono pi\u00f9 cinici rispetto al governo greco. Principalmente perch\u00e9 sanno che l\u2019avanzo primario previsto non potr\u00e0 mai essere raggiunto. Inoltre, non vogliono in alcun modo accettare un alleggerimento del debito, consci che ci\u00f2 avrebbe delle ripercussioni politiche nei loro paesi. Allo stesso tempo, se il FMI si ritirasse dal programma di salvataggio, ci\u00f2 comporterebbe complicazioni politiche gravi per Germania, Paesi Bassi e altre nazioni. In definitiva, si tratta di un problema non facilmente risolvibile, per questo i creditori cercano di rimandarlo. Dopodich\u00e9 staremo a vedere\u2026<\/p>\n<p>Questo atteggiamento dei creditori ha determinato la lungaggine\u00a0della seconda relazione sul programma di salvataggio per la Grecia; in particolare la Germania, l\u2019Olanda e la Francia non hanno alcun interesse a velocizzare le operazioni. In questi paesi nel 2017 ci saranno le elezioni e l\u2019ultima cosa che vogliono \u2013 anche in vista della crescente popolarit\u00e0 dei partiti di destra nella zona euro \u2013 \u00e8 quella di dare l\u2019impressione che stiano facendo concessioni di qualsiasi tipo alla Grecia. La pressione \u00e8 stata quindi lasciata in eredit\u00e0 al governo Tsipras, che ora fa di tutto affinch\u00e9 il secondo rapporto venga completato, in modo che possa continuare a raccontare a casa propria che <em>\u201cle cose stanno andando bene\u201d.<\/em><\/p>\n<p><strong>Il prezzo dell\u2019appartenenza all\u2019UEM<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong>L\u2019accordo provvisorio che \u00e8 stato concluso il 20 febbraio nell\u2019Eurogruppo riflette questa pressione politica. La Grecia \u00e8 stata costretta a prevedere \u00a0ulteriori misure di austerit\u00e0 anche dopo il 2018, in modo che il Paese possa raggiungere l\u2019assurdo obiettivo del 3,5%. Ci\u00f2 rischia di tradursi in un ulteriore aumento delle tasse e in tagli alle pensioni. Non \u00e8 ancora del tutto chiaro come sar\u00e0 applicato questo accordo, anche perch\u00e9 finora nulla di definitivo \u00e8 stato concordato. Il governo Tsipras ha guadagnato un po\u2019 di tempo, in quanto i creditori e il FMI hanno accettato di tornare con un team di esperti ad Atene per raggiungere un accordo. C\u2019\u00e8 da aspettarsi delle svolte sorprendenti prima che la relazione sia completata nei prossimi mesi.<\/p>\n<p>Mentre si andava allegramente avanti con i litigi politici, la situazione \u201calla base\u201d non ha mostrato nessun segno di progresso, come era auspicato dal governo ellenico. Il massiccio aumento delle imposte e la riduzione della spesa nel 2016 hanno, infatti, portato a un enorme avanzo primario, ma le conseguenze si stanno facendo sentire nel settore del commercio al dettaglio. Tutti gli altri indicatori economici \u2013 come gli investimenti, il commercio estero, il credito bancario, la competitivit\u00e0 \u2013 sono appena\u00a0sufficienti a indicare un minimo grado di stabilit\u00e0 dell\u2019economia greca. Il PIL nel 2016 sembra essere cresciuto un po\u2019 \u2013 forse dello 0,3% \u2013 ma ci\u00f2 \u00e8 dovuto solo allo scarso rendimento economico del 2015 e, in parte, anche ai buoni risultati nel turismo del terzo trimestre dell\u2019anno passato. Non ci sono per\u00f2 segni di una vera e propria ripresa, in quanto la deflazione interna ha portato l\u2019economia a una fase di stallo. Questo \u00e8 il prezzo a lungo termine dell\u2019adesione stabile all\u2019Unione monetaria europea.<\/p>\n<p>La disperazione in gran parte della popolazione \u00e8 visibile a occhio nudo. Allo stesso modo il rifiuto della politica finisce per trasformarsi in assoluto disprezzo per l\u2019attuale sistema.<br \/>\nKyriakos Mitsotakis, presidente dell\u2019opposizione \u201cNuova Democrazia\u201d, viaggia per tutto il paese promettendo di ridurre l\u2019obiettivo di avanzo primario al 2%, cosa che probabilmente pensa di ottenere riducendo la spesa pubblica e l\u2019imposizione fiscale. Vuole anche approvare riforme che portino a una forte crescita, senza per\u00f2 violare le condizioni dell\u2019accordo di bailout. In breve: lo stesso presidente dell\u2019opposizione manca totalmente di seriet\u00e0 per ci\u00f2 che concerne la politica economica. Sette anni dopo il primo programma di salvataggio il sistema politico in Grecia, come una volta i Borboni, mostra non solo di non aver imparato nulla, ma anche di non aver dimenticato nulla.<\/p>\n<p>L\u2019unica buona notizia \u00e8 che ora, data l\u2019amara disillusione del popolo greco, emergono soluzioni alternative impensabili fino a poco tempo fa, come l\u2019uscita dalla UEM. A molti sta diventando chiaro che non esistono prospettive di una rapida ripresa economica senza il recupero del controllo degli strumenti di politica economica, che \u00e8 necessariamente accompagnato dal ripristino della sovranit\u00e0 statale. Ci sono forze che stanno delineando\u00a0soluzioni alternative per la Grecia. I prossimi mesi si prospettano colmi di sviluppi, politici e sociali.<\/p>\n<p><strong>fonte<\/strong>:\u00a0<a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2017\/03\/05\/costas-lapavitsas-la-grecia-e-di-nuovo-in-crisi\/\">http:\/\/vocidallestero.it\/2017\/03\/05\/costas-lapavitsas-la-grecia-e-di-nuovo-in-crisi\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di VOCI DALL&#8217;ESTERO (Costas Lapavitsas) In questo approfondimento apparso su Makroskop Costas Lapavitsas, professore di economia alla SOAS di Londra ed ex membro di Syriza uscito dal partito per\u00a0le sue divergenze sulla gestione della crisi, \u00a0evidenzia la crescente instabilit\u00e0 politica intorno alla persistente crisi greca. 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