{"id":29114,"date":"2017-03-08T10:18:51","date_gmt":"2017-03-08T09:18:51","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=29114"},"modified":"2017-03-07T23:02:17","modified_gmt":"2017-03-07T22:02:17","slug":"che-tipo-di-partito-servira-nella-terza-repubblica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=29114","title":{"rendered":"Che tipo di partito servir\u00e0 nella Terza Repubblica?"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>ALDO GIANNULI\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Quando \u201ccessarono gli spari\u201d,<\/strong> nell\u2019aprile del 1945, erano gi\u00e0 fatti i giochi per la conformazione dei nuovi soggetti che avrebbero occupato la scena politica.<span id=\"more-8797\"><\/span><\/p>\n<p>L\u2019ipotesi vagheggiata dagli esponenti del mondo pre fascista (come Bonomi, Sforza, Nitti, Orlando o Croce) di un ritorno al sistema notabilare dell\u2019Italia liberale, era gi\u00e0 fuori dalla storia e risult\u00f2 immediatamente impraticabile: quel sistema era gi\u00e0 andato in crisi nel 1919, poi il fascismo aveva organizzato le masse socializzandole alla politica, pure se in quadro autoritario, ed era impossibile tornare indietro.<\/p>\n<p><strong>La democrazia liberale aveva piegato le ginocchia davanti all\u2019assalto fascista,<\/strong> per la sua debole legittimazione popolare, la nuova democrazia avrebbe dovuto darsi fondamenta ben pi\u00f9 solide. Dunque, occorreva portare il popolo nella vita dello Stato e questo richiedeva partiti di massa, di insediamento sociale con vaste e ramificate organizzazioni collaterali (sindacati, organizzazioni femminili, culturali, giovanili, cooperative eccetera). E i quadri dei nuovi partiti erano gi\u00e0 stati formati dalla Resistenza: circa la met\u00e0 dei membri dell\u2019Assemblea Costituente erano ex partigiani, cos\u00ec come lo erano la netta maggioranza dei quadri di partito comunisti, socialisti, azionisti ed anche buona fetta di quelli democristiani. E bisogna dire che il modello per un quarto di secolo funzion\u00f2 abbastanza, educando alla politica il popolo italiano: sostanzialmente era quello che ci voleva.<\/p>\n<p><strong>La cosa and\u00f2 in crisi negli anni settanta,<\/strong> quando l\u2019incomprensione dei movimenti del sessantotto conflu\u00ec con i processi di burocratizzazione dei partiti. Negli anni ottanta i partiti divennero sempre meno capaci di svolgere la loro funzione di trasmettere la domanda politica. Poi la deriva della corruzione fece il resto ed arriv\u00f2 il crollo.<\/p>\n<p>Il rifiuto di quei processi di burocratizzazione e delle pratiche corruttive, il fastidio per le incomprensibili liturgie della politique politicienne, ma soprattutto la resa ormai scarsissima del sistema politico, sempre meno capace di produrre decisioni utili a fronteggiare i problemi che sorgevano, spinsero alla liquidazione dei partiti e al deperimento del loro associazionismo collaterale: la gamba malata non fu curata ma amputata.<\/p>\n<p><strong>Prese piede la leggenda del \u201cpartito leggero\u201d,<\/strong> della politica non intermediata dagli apparati, incarnata dal leader che parla al \u201cpopolo\u201d attraverso la Tv. Per un po\u2019 di tempo quella retorica ha funzionato e gli italiani sono stati convinti di stare marciando a vele spiegate verso la modernit\u00e0 globalizzante, con una politica che non disturbava il mercato (e per questo si sciolsero le partecipazioni statali).<\/p>\n<p><strong>Ma, a differenza della vicenda della Prima repubblica,<\/strong> che ebbe un primo tempo felice, durante il quale si fece la ricostruzione, si rimise in piedi l\u2019industria, si realizz\u00f2 una pur imperfetta modernizzazione e si educarono le masse alla politica, questa Seconda Repubblica non conobbe quel tempo, perch\u00e9 fu un frutto bacato dalla nascita: la corruzione riprese assai presto, gli apparati si dissolsero, ma solo per lasciare il posto a partiti padronali come Forza Italia, o a ristrette cerchie oligarchiche che nominavano deputati (e questo gi\u00e0 con il Mattarellum), soprattutto il ceto politico mostr\u00f2 una capacit\u00e0 sempre pi\u00f9 ridotta di capire i processi in atto e sviluppare strategie adeguate.<\/p>\n<p><strong>Su tutto prevalse l\u2019esigenza di \u201cforare il video\u201d,<\/strong> dilag\u00f2 la cultura dello slogan, un crescente semplicismo che rimuoveva la complessit\u00e0 della politica. Fu il trionfo del \u201cfacilismo\u201d nessun partito ebbe pi\u00f9 riviste, istituti di ricerca, case editrici, centri studi o convegni di studio. Quanto alle fondazioni: sono fiorite ma, nella stragrande maggioranza dei casi, hanno avuto solo la funzione di centro di pubbliche relazioni e di raccolta fondi.<\/p>\n<p>Idee zero, analisi zero, proposte zero non era quello che ci voleva, anche se la cosa ha funzionato sin quando il quadro internazionale \u00e8 stato favorevole e l\u2019euro ha vissuto la sua breve estate felice.<\/p>\n<p><strong>Quando \u00e8 arrivata la crisi (dal 2008 in poi) il gioco \u00e8 crollato<\/strong> e la delusione \u00e8 andata via via facendosi strada, esplodendo nel 2013. Il sistema, ne \u00e8 stato destabilizzato e, dopo la brevissima parentesi renziana, ha portato al crollo della seconda Repubblica per il congiungersi (non del tutto) casuale fra l\u2019esito del referendum e la sentenza della Corte sull\u2019Italicum (che peraltro era gi\u00e0 in liquidazione per volont\u00e0 dei suoi stessi ideatori).<\/p>\n<p><strong>La seconda repubblica nacque da un referendum e muore per un referendum.<\/strong> Non si tratta solo della sconfitta del giullare fiorentino, ma del crollo di un sistema che si sta scomponendo, <a href=\"http:\/\/www.aldogiannuli.it\/implosione-pd-fine-seconda-repubblica\/\" target=\"_blank\">a cominciare dalla scissione del principale partito di esso, mentre altre scissioni si preannunciano.<\/a><\/p>\n<p><strong>Esattamente come il quadriennio fra 1992 e 1996,<\/strong> assisteremo ad un susseguirsi di turbolenze di partiti che nascono, muoiono, si dividono, si unificano. E dunque vale la pena di discutere di quale partito serva in questa nuova stagione politica.<\/p>\n<p><strong>Certamente un partito con buoni anticorpi alla corruzione:<\/strong> certamente, ma non basta. Abbiamo bisogno di un partito che faccia rinascere il senso del conflitto sociale, che educhi le nuove generazioni al senso dell\u2019azione collettiva, a pensare in termini di \u201cnoi\u201d e non solo di \u201cio\u201d e questo non si fa stando incollati alla tastiera del computer, anche se il web \u00e8 una risorsa notevolissima che va valorizzata, ma non resa totalizzante.<\/p>\n<p>Poi abbiamo bisogno di un partito democratico che formi, selezioni e controlli la sua classe dirigente, perch\u00e9 di una classe dirigente non si pu\u00f2 fare a meno, ma non \u00e8 di una ristretta oligarchia da salotto che abbiamo bisogno. Anzi, abbiamo bisogno di un partito che faccia funzionare la classe dirigente in simbiosi con la partecipazione politica popolare, che promuova il pi\u00f9 possibile elementi di democrazia diretta, che renda responsabile quel potere che oggi \u00e8 del tutto irresponsabile.<\/p>\n<p><strong>E, per questo, abbiamo bisogno di un \u201cpartito pedagogico\u201d<\/strong> che educhi la gente alla politica, la informi e la metta in condizione di capire le alternative che si pongono.<\/p>\n<p>Decidere se fare una centrale nucleare o un altro sistema di produzione dell\u2019energia \u00e8 una decisione con un alto contenuto scientifico, noi abbiamo bisogno di un partito che renda comprensibili queste scelte alle persone.<\/p>\n<p><strong>Ma soprattutto, abbiamo bisogno di un partito che pensi,<\/strong> produca idee, progetti, trovi soluzioni. Ed il cuore pulsante di questo partito non pu\u00f2 che essere il suo centro progettuale, che, per\u00f2, da solo non basta. Perch\u00e9 possa funzionare bene, occorre che fra esso e la gente ci sia una robusta fascia di quadri politici in grado di trasmettere al centro la domanda politica che viene dal sociale e di ritrasmettere ad esso le proposte elaborate al centro, riverificarle, raccogliere le obiezioni eccetera.<\/p>\n<p><strong>Dunque, qualcosa che oggi non c\u2019\u00e8, ma che occorre avere il coraggio di \u201cinventare\u201d.<\/strong> Ma di questo riparleremo, ricordando che il partito (contrariamente a quanto si pensava nei partiti comunisti, sbagliando) non \u00e8 un fine, ma un mezzo e deve rispondere alle esigenze del suo tempo.<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.aldogiannuli.it\/partito-della-terza-repubblica\/\">http:\/\/www.aldogiannuli.it\/partito-della-terza-repubblica\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ALDO GIANNULI\u00a0 Quando \u201ccessarono gli spari\u201d, nell\u2019aprile del 1945, erano gi\u00e0 fatti i giochi per la conformazione dei nuovi soggetti che avrebbero occupato la scena politica. 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