{"id":29119,"date":"2017-03-08T11:48:03","date_gmt":"2017-03-08T10:48:03","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=29119"},"modified":"2017-03-07T23:27:54","modified_gmt":"2017-03-07T22:27:54","slug":"non-rassegnatevi-ai-persuasori-della-ragione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=29119","title":{"rendered":"Non rassegnatevi ai persuasori della Ragione"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Benedetta Scotti)<\/strong><\/p>\n<p><em>Perch\u00e9 il dibattito morale contemporaneo, dall\u2019aborto al suicidio assistito, \u00e8 inevitabilmente e razionalmente interminabile ed insolubile.<\/em><\/p>\n<p>Secondo il filosofo scozzese Alasdair MacIntyre, il cui saggio pi\u00f9 noto \u00e8 <em>Dopo la Virt\u00f9 <\/em>(<em>After Virtue, <\/em>1981), la peculiarit\u00e0 del <strong>dibattito morale<\/strong> contemporaneo \u00e8 il suo carattere <strong>insolubile ed interminabile<\/strong>. Sembra impossibile pervenire ad un accordo morale sulle grandi questioni etiche, inevitabilmente controverse, attraverso l\u2019utilizzo della ragione. Ronald Dworkin lo affermava senza mezzi termini: al centro del <strong>liberalismo moderno<\/strong> (e verrebbe da suggerire del liberalismo <em>tout court<\/em>) risiede la convinzione che la questione relativa a cosa \u00e8 bene e cosa \u00e8 male per l\u2019uomo deve rimanere, nella sfera pubblica, sistematicamente irrisolta. <strong>Pluralismo<\/strong> \u00e8 la parola magica con cui si cerca di trasformare la suddetta insolubilit\u00e0 in qualcosa non solo di positivo ma anche di desiderabile. <strong>Chi di noi<\/strong>, in pubblico, oserebbe anche solo mettere in dubbio i meriti di una societ\u00e0 pluralista?<\/p>\n<div id=\"attachment_83623\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-83623 size-full\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Alasdair_MacIntyre-2.jpg\" alt=\"Alasdair_MacIntyre\" width=\"1085\" height=\"1461\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Alasdair MacIntyre, autore del libro \u201cDopo la virt\u00f9\u201d<\/p>\n<\/div>\n<p>L\u2019inconciliabilit\u00e0 delle diverse posizioni in campo morale risulta dall\u2019incommensurabilit\u00e0 concettuale delle premesse addotte. Si prenda il caso del suicidio assistito, tornato ad animare il <strong><em>parterre <\/em>mediatico ed intellettuale<\/strong>, soprattutto quello mediatico, in seguito alla tristissima vicenda del dj Fabiano Antoniani. Da un lato della barricata c\u2019\u00e8 chi sostiene che ciascuno ha un diritto <em>assoluto<\/em> di disporre della propria persona e del proprio corpo, dunque anche di porre fine alla propria vita. Di conseguenza,<strong> lo Stato<\/strong> non solo non dovrebbe punire coloro che concorrono all\u2019attuazione di un suicidio, ma anzi dovrebbe istituire il diritto al suicidio assistito per coloro che non sono pienamente in grado di darselo da s\u00e9. Dall\u2019altro lato della barricata c\u2019\u00e8 chi ritiene, invece, che la vita sia un bene in s\u00e9,<strong> che trascende<\/strong> i diritti dell\u2019individuo, e che esista dunque un limite alla sovranit\u00e0 che ciascuno pu\u00f2 esercitare su se stesso. Pertanto, lo Stato dovrebbe anteporre la difesa della vita alla volont\u00e0 individuale di porvi fine e non riconoscere alcun diritto, n\u00e9 <em>de jure<\/em> n\u00e9 <em>de facto<\/em>, al suicidio assistito.<\/p>\n<p><strong>Entrambe le conclusioni<\/strong> (esiste un diritto al suicidio assistito <em>vs<\/em> non esiste un diritto al suicidio assistito) seguono <em>logicamente<\/em>, o possono essere fatte seguire logicamente, dalle suddette premesse (l\u2019individuo <strong>ha un diritto assoluto<\/strong> sulla propria persona e sul proprio corpo <em>vs<\/em> l\u2019individuo <strong>non ha un diritto assoluto<\/strong> sulla propria persona e sul proprio corpo). Ma tali premesse sono talmente radicalmente opposte che risulta di fatto impossibile risolvere <em>razionalmente<\/em> il feroce confronto che ne consegue, per quanto si tenti di presentare lo stesso confronto come razionale e impersonale. Il dibattito sul suicidio assistito, come ogni dibattito morale contemporaneo, appare come un dibattito tra premesse inconciliabili, dal quale uscir\u00e0 arbitrariamente vincitrice la premessa mediaticamente pi\u00f9 forte e suadente, corroborate da<strong> una buona dose di <em>lobbying <\/em><\/strong>in seno alle istituzioni. Vista la comprovata abilit\u00e0 manipolatrice dei Radicali a far prevalere le loro istanze, non \u00e8 difficile immaginare quale sar\u00e0, probabilmente, l\u2019esito finale.<\/p>\n<blockquote><p><em>\u201cNoi per\u00f2 vogliamo divenire ci\u00f2 che siamo \u2013 nuovi, unici, incomparabili, legislatori di noi stessi, creatori di noi stessi!\u201d<\/em> (F. Nietzsche, <em>La Gaia Scienza<\/em>).<\/p><\/blockquote>\n<p>Per tornare alla<strong> considerazione iniziale<\/strong> di MacIntyre, si potrebbe obiettare, come conviene lo stesso filosofo, che il dibattito morale contemporaneo \u00e8 insolubile per il semplice fatto che il dibattito morale <em>tout court<\/em> \u00e8 e deve essere razionalmente tale. Questo perch\u00e9 ogni giudizio morale non \u00e8 altro, in fondo, che l\u2019espressione di una preferenza, di un\u2019attitudine, di un sentimento. Secondo tale prospettiva, che MacIntyre definisce <em>largo sensu <\/em>come <strong><em>emotivista<\/em><\/strong> e che permea nel profondo la mentalit\u00e0 di quella parte del globo identificata con l\u2019Occidente, \u201cnon esiste e non pu\u00f2 esistere alcuna giustificazione razionalmente valida a delle norme oggettive e impersonali, e di conseguenza tali norme [oggettive e impersonali, <em>ndr<\/em>] non possono esistere\u201d. Insomma, <strong>l\u2019io<\/strong> emotivista, l\u2019io che ruggisce in noi figli e figlie del liberalismo trionfante, rigetta totalmente l\u2019esistenza di un qualsiasi criterio definitivo, esterno, che limiti la propria sovranit\u00e0 in ambito morale e che possa risolvere l\u2019insolubilit\u00e0 dei dibattiti di cui sopra. L\u2019io emotivista nega, in altre parole, che esista un fine razionalmente intellegibile, un <em>telos, <\/em>che non proceda dalla propria volont\u00e0 strettamente soggettiva e autosufficiente. Se le cose stanno cos\u00ec, non pu\u00f2 esserci alcun compromesso (esempio: \u201cS\u00ec al diritto al suicidio assistito, ma regolamentato e a condizione che<em> etc etc etc<\/em>\u201d) che sia accettabile agli occhi dell\u2019io emotivista: <strong>ogni limite posto in base a qualche principio esterno \u00e8 semplicemente di troppo<\/strong>. Il dialogo, la sintesi costruttiva: tutto una grandissima mascherata.<\/p>\n<p>Ci siamo affrancati dagli schemi teleologici del passato per ritrovarci<strong> imprigionati nei nostri soggettivismi impermeabili<\/strong>, incapaci di confrontarsi realmente su un terreno morale condiviso. \u00c8 questa incomunicabilit\u00e0 che viene fatta passare per pluralismo. A questo punto, sentiamo di far nostro il bivio posto da MacIntyre: o abbracciare interamente ed esplicitamente Nietzsche, che<strong> smaschera i tentativi di fondare la morale su qualcosa<\/strong> (l\u2019utilit\u00e0, l\u2019imperativo categorico, i diritti dell\u2019uomo) che non sia la volont\u00e0 soggettiva ma che non dipenda altres\u00ec da un fine esterno, o richiamare in causa Aristotele, la cui prospettiva teleologica \u00e8 stata <strong>scartata da quei moralisti moderni<\/strong> (a partire da Kant e dagli illuministi sia scozzesi che francesi) che sono stati a loro volta ridicolizzati dalla critica nietzschiana. O il solipsismo morale di Nietzsche, per cui solo l\u2019io pu\u00f2 essere fonte dell\u2019autorit\u00e0 morale, o la tradizione aristotelica che suggerisce l\u2019esistenza di un <em>telos <\/em>esterno, che non procede dalla volont\u00e0 del singolo e che permette all\u2019uomo di realizzare tanto la sua <strong>vocazione morale<\/strong>, o metafisica che dir si voglia, tanto la sua vocazione sociale, ovvero politica.<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/corsivi\/non-rassegnatevi-ai-persuasori-della-ragione\/\">http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/corsivi\/non-rassegnatevi-ai-persuasori-della-ragione\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Benedetta Scotti) Perch\u00e9 il dibattito morale contemporaneo, dall\u2019aborto al suicidio assistito, \u00e8 inevitabilmente e razionalmente interminabile ed insolubile. 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