{"id":29164,"date":"2017-03-11T09:42:25","date_gmt":"2017-03-11T08:42:25","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=29164"},"modified":"2017-03-10T18:51:48","modified_gmt":"2017-03-10T17:51:48","slug":"inesorabile-suicidio-demografico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=29164","title":{"rendered":"Inesorabile suicidio demografico"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Alessio Sani)<\/strong><\/p>\n<p><em>L\u2019Istat certifica il nuovo minimo storico delle nascite. Un viaggio in un fenomeno culturale complesso che mette a repentaglio l\u2019esistenza dell\u2019Italia.<\/em><\/p>\n<p>Il 2016 \u00e8 stato un anno fondamentale dal punto di vista demografico per il concretizzarsi di due fenomeni di segno opposto. Da un lato, si \u00e8 registrato il <strong>minimo storico per numero di nascite<\/strong>; dall\u2019altro, per la prima volta, il governo italiano ha tentato, per quanto goffamente, di affrontare il problema (e gi\u00e0 questa \u00e8 una novit\u00e0) per quello che \u00e8, cio\u00e8 un <strong>fenomeno culturale.<\/strong> Parliamo, ovviamente della discussa iniziativa del ministro Lorenzin che risponde al nome di Fertility Day (e qua si potrebbe aprire l\u2019ennesima parentesi sull\u2019anglofilia del governo Renzi, ma <em>ubi maior minor cessat<\/em>, \u00e8 il caso di dire).\u00a0<strong>Partiamo dai numeri.<\/strong> L\u2019Istat ha diffuso <a href=\"http:\/\/www.istat.it\/it\/files\/2017\/03\/Statistica-report-Indicatori-demografici_2016.pdf?title=Indicatori+demografici+-+06%2Fmar%2F2017+-+Testo+integrale+e+nota+metodologica.pdf\" target=\"_blank\">il rapporto annuale sugli indicatori demografici relativo al 2016<\/a> e i dati sono, come prevedibile, allarmanti, soprattutto se guardati in prospettiva. Quella che si profila tra vent\u2019anni, infatti, va assumendo, sempre pi\u00f9, il profilo di una vera e propria ecatombe, una bomba demografica al contrario che gi\u00e0 oggi dovrebbe essere il principale problema sui tavoli della politica. Le nascite, come gi\u00e0 accennato, segnano <strong>un nuovo record negativo<\/strong>: 474mila, il minimo storico. Il calo rispetto al 2015 \u00e8 di un ulteriore 2,4%. Gli over 65 sono ormai 13,5 milioni, il 22,3% del totale, in scontato e progressivo aumento. Il saldo naturale complessivo \u00e8 <strong>negativo di 86mila unit\u00e0<\/strong>. Se poi si scompongono questi dati per guardare ai soli cittadini italiani la situazione si fa catastrofica: solo 382mila nascite, un tasso di fecondit\u00e0 di <strong>1,27 figli per donna<\/strong>, tra i pi\u00f9 bassi al mondo, per un saldo naturale che raggiunge la profondit\u00e0 di 189mila anime. A queste vanno poi aggiunti gli 80mila espatri del saldo migratorio netto degli italiani, perch\u00e9 ci ritroviamo nella paradossale situazione di essere<strong> contemporaneamente terra d\u2019immigrazione e d\u2019emigrazione<\/strong>.<\/p>\n<p>Spostando lo <strong>sguardo al futuro<\/strong> la situazione non diventa certo pi\u00f9 rosea. Le classi d\u2019et\u00e0 pi\u00f9 numerose sono oggi quelle tra i 40 e i 55 anni, dunque persone che i (pochi) figli che dovevano fare li hanno gi\u00e0 messi al mondo e tra vent\u2019anni, il tempo di una generazione, dovranno prepararsi alla pensione. In altre parole, le madri (e i padri) disponibili saranno sempre meno, e questo spiega il progressivo declino delle nascite nonostante tutto sommato il tasso di fecondit\u00e0 tenga, per quanto a livelli bassissimi. <strong>Il trend \u00e8 destinato quindi ad aggravarsi.<\/strong> Non sono solo gli italiani, tuttavia, a non fare pi\u00f9 figli. I dati mostrano come anche gli stranieri tendano ad adagiarsi sui tassi di riproduzione degli autoctoni. Pur alzando la media, neanche tra le donne immigrate si raggiunge il tasso di sostituzione (si fermano a 1,95), segno che \u00e8 tutto il sistema, nella sua complessit\u00e0 infinita di variabili, a remare contro.<\/p>\n<div id=\"attachment_83789\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-83789 size-full\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/bgf.png\" alt=\"Piramide demografica italiana 2016, fonte: Istat\" width=\"532\" height=\"805\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Piramide demografica italiana 2016, fonte: Istat<\/p>\n<\/div>\n<p>Le conseguenze di un trend strutturale del genere rischiano di investire numerosi aspetti del vivere associato e di essere apocalittiche, ed \u00e8 facile comprenderne il perch\u00e9. In campo economico, ad esempio, \u00e8 evidente come le due principali conseguenze dell\u2019invecchiamento della popolazione siano il <strong>progressivo aumento della spesa per pensioni e sanit\u00e0<\/strong>, due settori che fanno pil, \u00e8 vero, ma che sono anche un costo per una societ\u00e0. Il rischio \u00e8 che diventino un lusso. Torniamo ai dati. Nel 1971 la previdenza pesava per il 7,83% del pil, <strong>oggi siamo al 17%<\/strong> e tutti noi ci ricordiamo le continue manovre restrittive per garantirne la sostenibilit\u00e0 finanziaria, da ultima la legge Fornero. Non si deve fare l\u2019errore, a questo punto, di credere che, in un\u2019ottica keynesiana, il problema scompaia. Non sono solo Bruxelles e il neoliberismo a chiedere l\u2019innalzamento dell\u2019et\u00e0 pensionabile o la svolta contributiva. Se non si produce abbastanza per garantire anche i consumi di chi non produce pi\u00f9, il sistema inevitabilmente salta, quindi <strong>o si aumenta la produttivit\u00e0, o si aumenta la quantit\u00e0 di lavoro<\/strong> (si va in pensione dopo) <strong>o si consuma meno<\/strong>, cio\u00e8 si tagliano le pensioni. <strong>Oppure si ricomincia a fare qualche figlio in pi\u00f9.<\/strong><\/p>\n<div id=\"attachment_83790\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-83790 size-full\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/yjj.png\" alt=\"Spesa pensionistica sul Pil, fonte: Istat\" width=\"512\" height=\"192\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Spesa pensionistica sul Pil, fonte: Istat<\/p>\n<\/div>\n<p>Lo stesso discorso vale per la sanit\u00e0. La tendenza all\u2019aumento progressivo della spesa complessiva (pubblica pi\u00f9 privata) \u00e8 stata contenuta solo grazie ad una <strong>lunga serie di manovre restrittive<\/strong>, di contenimento della spesa pubblica nell\u2019ambito, che coincidono sostanzialmente con <strong>l\u2019ingresso nello Sme<\/strong>. Si \u00e8 discusso molto su quale sia l\u2019effettiva correlazione tra invecchiamento e spesa sanitaria, <a href=\"http:\/\/www.rivista.ssef.it\/www.rivista.ssef.it\/file\/public\/Dottrina\/20\/L1.A1001001A08F04B15316B52598.V1.pdf\" target=\"_blank\">questo \u00e8 uno studio molto critico a riguardo<\/a>, che sembra dare enfasi ad altri fattori (come ad esempio la scoperta di nuove terapie, generalmente costose), ma \u00e8 chiaro che una relazione esista. Questo ad esempio \u00e8 l\u2019andamento della spesa farmaceutica. Si noti come la riduzione della spesa a carico dello Stato sia coincisa con l\u2019introduzione dei ticket, cio\u00e8 con l\u2019aumento della spesa privata. La scelta fu dovuta, ovviamente, a necessit\u00e0 di bilancio.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-83791 size-full\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/iokj.png\" alt=\"iokj\" width=\"534\" height=\"467\" \/><\/p>\n<p>Guardando all\u2019altro lato della medaglia, scomodando Monsieur de La Palice, il numero di lavoratori disponibile va calando in relazione alla popolazione inattiva. Quindi, come gi\u00e0 accennato, questi <strong>devono spremersi di pi\u00f9<\/strong> per mantenere un pari livello di vita generale. Nel complesso, quindi, un invecchiamento della popolazione cos\u00ec rapido riduce la sostenibilit\u00e0 del sistema italiano.\u00a0\u00c8 necessaria un\u2019ulteriore considerazione. <strong>Il capitalismo \u00e8 un sistema intrinsecamente basato sul debito.<\/strong> L\u2019emissione monetaria, ad esempio, avviene proprio tramite il meccanismo del credito ad interesse da parte delle banche, che sia quella centrale o quelle private. Gli investimenti industriali, a loro volta, necessitano dell\u2019indebitamento, Apple a parte, ma questo diventa un altro discorso. In un certo senso, quindi, \u00e8 proprio l\u2019essere debito a dare valore al denaro, perch\u00e9 chi lo riceve si impegna a lavorare, a metterlo a frutto, per restituirlo. \u00c8 evidente, a questo punto, che un sistema del genere <strong>necessita di debiti sempre pi\u00f9 grandi<\/strong> per potere ripagare i precedenti, gravati dal tasso d\u2019interesse. E qui entra in gioco la crescita, che garantisce la sostenibilit\u00e0 del debito per l\u2019appunto, perch\u00e9 espandere il credito in un\u2019economia in contrazione diventa alquanto problematico. Tuttavia, come dice Gotti Tedeschi, ex direttore dello Ior, in questo interessante intervento alla Camera, <strong>come si fa a far crescere il Pil quando la popolazione cala?<\/strong> \u00c8 praticamente impossibile, pur a fronte di continui incrementi di produttivit\u00e0 e dei consumi individuali.<\/p>\n<div id=\"video\"><div class=\"video-container\"><span class=\"embed-youtube\" style=\"text-align:center; display: block;\"><iframe loading=\"lazy\" class=\"youtube-player\" width=\"640\" height=\"360\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/Xnxa4xded6M?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;start=227&#038;wmode=transparent\" allowfullscreen=\"true\" style=\"border:0;\" sandbox=\"allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation allow-popups-to-escape-sandbox\"><\/iframe><\/span><\/div><\/div>\n<p><span class=\"captiontext\">Ettore Gotti Tedeschi, economista e banchiere, al convegno \u201cGlobalismo e sovranit\u00e0\u201d, organizzato alla Camera dei Deputati l\u20198 febbraio dal Centro Studi Politici e Strategici Machiavelli.<\/span><\/p>\n<p>Pertanto, se, alla luce del fatto che siamo uno dei paesi pi\u00f9 densamente popolati del pianeta, un lento e graduale decremento della popolazione potrebbe essere positivo, \u00e8 altrettanto evidente <strong>l\u2019insostenibilit\u00e0 di un crollo cos\u00ec repentino.<\/strong> \u00c8 la tenuta dell\u2019intero sistema-Paese ad essere messa a dura prova.\u00a0Diventa necessaria, a questo punto, anche una valutazione sociologica del fenomeno. Per porre un argine al problema, la nostra classe politica ha pensato di <strong>incentivare l\u2019immigrazione di massa<\/strong>. Da un punto di vista economico, tutto sommato, la cosa funziona, se non altro perch\u00e9 post-pone il problema. Tuttavia, data la tendenza degli immigrati a ridurre anche loro il tasso di natalit\u00e0 e quella, scontata, ad invecchiare tanto quanto gli italiani, questo impone una <strong>continua politica degli ingressi<\/strong> e probabilmente un loro continuo e progressivo aumento. A questo fenomeno immigratorio si accompagna oggi anche la parallela emigrazione di un numero consistente di italiani dovuta al persistere della crisi economica. Sommando questi due flussi e la loro intensit\u00e0, si capisce come si stia andando verso un modello di popolamento <em>dinamico<\/em>, che disgrega la comunit\u00e0, il sistema di relazioni sociali legate al territorio, in nome dell\u2019<strong>incontro economico atomistico di unit\u00e0 produttive isolate<\/strong>, quelle che una volta si chiamavano persone. \u00c8 sostenibile un modello sociale del genere? \u00c8 auspicabile? Si rinnova, insomma, da un ulteriore punto di vista, il conflitto radicale che sta orientando nuovamente gli assetti politici globali, quello tra territorio e flussi.<\/p>\n<p>Ibn Kaldhoun, uno dei pi\u00f9 grandi pensatori del medioevo arabo, vedeva all\u2019origine delle civilt\u00e0 il concetto di <em>asabiyyah, <\/em>cio\u00e8 il<strong> legame di gruppo fondamentale<\/strong>, la coscienza di appartenere ad un insieme politico. Questa solidariet\u00e0 sociale, per il pensatore di Tunisi, \u00e8 il vero motore della storia, la causa dell\u2019ascesa e del declino delle costruzioni politico-sociali e, nella sua visione ciclica della storia, l\u2019intensit\u00e0 del legame declina progressivamente a seconda del <strong>grado di maturit\u00e0 degli organismi politic<\/strong>i. In una societ\u00e0 che non \u00e8 pi\u00f9 in grado di riprodursi l\u2019<em>asabiyyah<\/em> si \u00e8 ormai sopita e, con la fine della riproduzione biologica, fisica, rischia di cessare anche quella culturale. \u00c8, in altre parole, una civilt\u00e0 che rischia di perdere la propria continuit\u00e0 storica. Non per un\u2019azione esterna, non per un cataclisma, ma per un <strong>lento suicidio<\/strong>.<\/p>\n<div id=\"attachment_83792\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-83792 size-full\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/vff.jpg\" alt=\"Statua di Ibn Kaldhoun a Tunisi. Pensatore politico e storico arabo, visse nel XIV secolo tra Tunisi, Granada e il Cairo. La sua opera pi\u00f9 importante \u00e8 la Muqaddimah, recentemente consigliata al popolo di Facebook da Mark Zuckerberg.\" width=\"767\" height=\"1254\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Statua di Ibn Kaldhoun a Tunisi. Pensatore politico e storico arabo, visse nel XIV secolo tra Tunisi, Granada e il Cairo. La sua opera pi\u00f9 importante \u00e8 la Muqaddimah, recentemente consigliata al popolo di Facebook da Mark Zuckerberg.<\/p>\n<\/div>\n<p>Per completare il ritratto della \u201cquestione demografica\u201d \u00e8 necessario ora esaminarne <strong>le cause, molteplici e complesse.<\/strong> Non \u00e8 facile capire quanto pesi un fattore e quanto un altro, date le loro reciproche interazioni, ma \u00e8 chiaro come al centro del discorso stia il mutamento del ruolo sociale della donna, sul quale hanno agito questi molteplici processi.\u00a0Tentando, in primis, di inquadrare storicamente il fenomeno, se ne trova l\u2019<strong>epicentro negli anni Settanta<\/strong>. Storici e demografi parlano spesso di prima transizione demografica (calo della mortalit\u00e0) e di seconda (calo della natalit\u00e0), forse sarebbe il caso di individuarne una terza: il <em>crollo<\/em> della natalit\u00e0.<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Demografia_d'Italia\" target=\"_blank\"> Qui si reperiscono facilmente i dati per classi annuali e si vede come l\u2019annus horribilis sia il 1977<\/a> quando, per la prima volta, si scende al di sotto del tasso di sostituzione di 2 figli per donna. Da l\u00ec in avanti <strong>la caduta \u00e8 repentina<\/strong>, fino a toccare il minimo<strong> nel 1995 a 1,18 figli per donna<\/strong>, per poi stabilizzarsi attorno all\u20191,3 (va per\u00f2 considerato il fatto che il numero di madri potenziali va man mano calando, di qui il continuo calo del numero di nati rispetto ad un tasso di fecondit\u00e0 stabile).<\/p>\n<p>Che cosa succede quindi negli anni Settanta? Beh, \u00e8 evidente: entra definitivamente in crisi il modello sociale che ha dominato in Italia (e in Occidente in generale), per un millennio almeno, la riproduzione, cio\u00e8 la <strong>famiglia patriarcale<\/strong>. La cellula base della societ\u00e0, fondata sulla divisione dei ruoli tra maschi e femmine, non sopravvive al Sessantotto. La crisi del modello \u00e8 attestata dai dati in pressoch\u00e9 ogni ambito: calo del numero dei matrimoni, aumento delle separazioni, calo della natalit\u00e0, picco estemporaneo degli aborti che poi seguiranno il trend generale delle nascite. Le istituzioni, ovviamente, accompagnano il processo con due eventi cardine, <strong>la legge sul divorzio e quella sull\u2019aborto<\/strong>, l\u2019<em>imprimatur<\/em> giuridico all\u2019abbandono della famiglia tradizionale. La prima \u00e8 la legge Fortuna-Baslini del 1\u00b0 dicembre 1970, la seconda \u00e8 la legge n\u00b0 194 del 22 maggio 1978.<\/p>\n<div id=\"attachment_83793\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-83793 size-full\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/dcss.png\" alt=\"Numero di interruzioni volontarie di gravidanza in Italia per anno.\" width=\"697\" height=\"250\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Numero di interruzioni volontarie di gravidanza in Italia per anno.<\/p>\n<\/div>\n<p>Ovviamente, come spesso succede nelle societ\u00e0 democratiche, <strong>non \u00e8 la politica a cambiare la societ\u00e0 civile, ma \u00e8 il contrario<\/strong>. Le ragioni di questo cambiamento di portata epocale, e forse mispercepito, vanno ricercate nell\u2019antropologia, nella mutazione dei modelli culturali, delle aspettative e degli obiettivi di uomini e donne post-Sessantotto. Il portato lungo della contestazione si vedr\u00e0 veramente solo negli anni Ottanta, quando scoppia la bolla dell\u2019individualismo edonista. Carriera e divertimento sono le due parole chiave che fanno passare quello che dovrebbe essere un istinto biologico fondamentale, come la riproduzione, in secondo piano.\u00a0Partiamo da un assunto fondamentale della biologia e della teoria dell\u2019evoluzione, quello della<strong> selezione sessuale.<\/strong> Per le donne della specie umana, la riproduzione \u00e8 un investimento molto gravoso: la gestazione \u00e8 lunga, il parto pericoloso e, soprattutto, la prole abbisogna di cure parentali molto lunghe rispetto alle altre specie. Insomma, una parte consistente della vita della madre \u00e8 legata ad un eventuale figlio. E il padre? Beh, in societ\u00e0 meno che in natura, ma sostanzialmente ha scaricato buona parte del peso delle cure parentali sulla madre, tenendosi per s\u00e9 il compito di procacciare il cibo, lo stipendio. Questo per\u00f2, col progredire dello sviluppo, ha <strong>dato all\u2019uomo una sempre maggior libert\u00e0<\/strong> che era (ed in alcune culture ancora \u00e8) <strong>negata alla donna<\/strong>. Ad un certo punto il delicato equilibrio biologico \u00e8 giunto al punto di rottura. Con il loro progressivo ingresso nel mondo del lavoro per necessit\u00e0 capitalistiche, le donne si sono ritrovate sulle loro spalle la quasi totalit\u00e0 del lavoro domestico senza avere una vera autonomia economica.<\/p>\n<p>Non \u00e8 quindi difficile, anche se probabilmente scatener\u00e0 qualche polemica, leggere il femminismo in quest\u2019ottica. Cosa denunciavano le donne che scendevano in piazza negli anni Settanta? La famiglia, come il luogo dell\u2019oppressione di genere e del \u201cdoppio lavoro\u201d, e la sessualit\u00e0 finalizzata alla riproduzione. E cosa chiesero, infatti? La legalizzazione dell\u2019aborto, la liberalizzazione degli anticoncezionali e l\u2019istituzione di asili nido \u201cantiautoritari\u201d. In altre parole, di <strong>sgravarsi della prole<\/strong>.\u00a0Chiaramente il ruolo dello sviluppo economico, accennato prima, \u00e8 stato anch\u2019esso fondamentale. Le continue rivoluzioni che il capitalismo impone a s\u00e9 stesso hanno agito contro la famiglia tradizionale. Se questa era compatibile con la fabbrica fordista e il taylorismo, ha cominciato a diventare un impaccio, sia per il capitale che per i lavoratori, nel contesto nuovo nel quale le priorit\u00e0 sono essenzialmente due: <strong>flessibilit\u00e0 e mobilit\u00e0.<\/strong> Se il lavoro chiede sradicamento, la famiglia tradizionale abbisogna viceversa di stabilit\u00e0 e sicurezza. Ancora territorio contro flussi, quindi.\u00a0Parallelamente e concordemente,<strong> sono mutate anche le aspettative e i valori.<\/strong> Che cosa fa di te un uomo o una donna di successo oggi? Difficile che molti rispondano \u201cavere una bella famiglia\u201d come prima cosa, pi\u00f9 probabile che a stimolare l\u2019immaginario degli italiani siano i soldi o il successo. Ecco quindi che i figli sono diventati, in un certo senso,<strong> un peso, un freno<\/strong> che impedisce la piena realizzazione di s\u00e9, sia essa economica o edonista o entrambe le cose assieme. Il caso emblematico \u00e8 <strong>Milano, la citt\u00e0 dei single per eccellenza in Italia<\/strong>. Impegnati a lavorare incessantemente in un ambiente caotico e attirati dalle piacevoli sirene del divertimento nel weekend, i milanesi non si accoppiano pi\u00f9. L\u2019anno scorso, finalmente e inevitabilmente, il numero di famiglie composte da un solo componente, notare l\u2019eufemismo, \u00e8 diventato maggioranza assoluta, il 52,8%, e se prima si trattava soprattutto di vedovi, oggi sono i giovani a posticipare (a volte all\u2019infinito) l\u2019et\u00e0 del matrimonio.<\/p>\n<p>Infine non si pu\u00f2 non prendere in considerazione <strong>il mondo della cultura e dell\u2019autorappresentazione di essa<\/strong>, che ha chiaramente accompagnato il fenomeno, andando incontro ai giusti mutati della nuova antropologia, e lo ha parallelamente incoraggiato, legittimando progressivamente i nuovi modelli sociali. Il salto tra due serie televisive americane di successo come Happy Days e Sex and the City, ad esempio, \u00e8 emblematico. Si \u00e8 passati, in trent\u2019anni, dalla famiglia Cunningham di provincia alle quattro single in carriera (e attempate) di New York.\u00a0Si deve quindi scendere in piazza in occasione del Family Day, manifestando contro gli unici che oggi vogliono ancora sposarsi, cio\u00e8 gli omosessuali? Per difendere, per di pi\u00f9, una famiglia tradizionale che \u00e8 gi\u00e0 morta e non certo per colpa loro? Forse\u00a0sarebbe una battaglia di retroguardia e la Storia insegna che raramente le si vince. Tornare al vecchio modello patriarcale \u00e8 impensabile oltre che ormai impossibile, oltre che non auspicabile. \u00c8 venuta meno, infatti, quella che era il <strong>vero centro della famiglia tradizionale,<\/strong> cio\u00e8 la donna che in primis era madre. Senza di essa, non pu\u00f2 esistere famiglia come comunemente la intendiamo, e non si pu\u00f2 pensare di riassoggettare milioni di donne con la forza dell\u2019autorit\u00e0. <strong>Cosa si pu\u00f2 fare quindi?<\/strong><\/p>\n<p>Intanto copiare da chi fa meglio di noi anche a fronte di un maggior tasso d\u2019occupazione femminile, come i paesi nordici, implementando una serie di <strong>politiche di sostegno alle nascite<\/strong>. Queste dovrebbero andare in una duplice direzione: da un lato favorire chi decide di percorrere la strada della famiglia tradizionale con forti incentivi alla nascita almeno di un secondo figlio; dall\u2019altro procedere verso f<strong>orme sempre pi\u00f9 creative di socializzazione della prole<\/strong>. Gi\u00e0 svariate protofemministe e alcuni pensatori marxisti dell\u2019Ottocento aveva colto questo movimento profondo della Storia. Non che, in realt\u00e0, non esistano gi\u00e0: gli asili nido ne sono una forma. Chiaramente, tocca allo Stato farsene carico, pena terminare la propria continuit\u00e0 storico-culturale. Se mancano i fondi, si potrebbe addirittura pensare di reintrodurre una misura draconiana ideata da Ottaviano Augusto circa duemila anni fa, alle prese con lo stesso problema: tassare i single. Oggi si potrebbe tassare chi non fa figli, senza necessariamente sposarsi. Soprattutto, bisognerebbe lavorare sul lato della cultura, proponendo <strong>modelli culturali nuovi<\/strong>: i figli devono tornare ad <strong>essere un valore<\/strong>. Paternit\u00e0 e maternit\u00e0 devono essere il fine ultimo dell\u2019esperienza umana, perch\u00e9 sono l\u2019unica cosa che possiamo lasciare dopo di noi, l\u2019unica forma di continuit\u00e0 realmente concessa alle societ\u00e0 umane. <strong>Senza figli non c\u2019\u00e8 futuro.\u00a0<\/strong>Se non altro il governo Renzi, per quanto goffamente, pare essersene accorto, sperando che il 2016 possa essere l\u2019anno zero della demografia italiana.<\/p>\n<p><strong>Fonte:<a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/italia-2\/demografia-italiana-anno-zero\/\">\u00a0http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/italia-2\/demografia-italiana-anno-zero\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Alessio Sani) L\u2019Istat certifica il nuovo minimo storico delle nascite. Un viaggio in un fenomeno culturale complesso che mette a repentaglio l\u2019esistenza dell\u2019Italia. Il 2016 \u00e8 stato un anno fondamentale dal punto di vista demografico per il concretizzarsi di due fenomeni di segno opposto. Da un lato, si \u00e8 registrato il minimo storico per numero di nascite; dall\u2019altro, per la prima volta, il governo italiano ha tentato, per quanto goffamente, di affrontare&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":80,"featured_media":17413,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/intellettuale-dissidente-e1474974730908.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-7Ao","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/29164"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/80"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=29164"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/29164\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":29166,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/29164\/revisions\/29166"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/17413"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=29164"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=29164"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=29164"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}