{"id":29210,"date":"2017-03-20T00:19:29","date_gmt":"2017-03-19T23:19:29","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=29210"},"modified":"2017-08-24T14:52:01","modified_gmt":"2017-08-24T12:52:01","slug":"repubblicanesimo-e-liberta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=29210","title":{"rendered":"Repubblicanesimo e libert\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>BRUNO FARINELLI (FSI Torino)<\/strong><\/p>\n<p>&#8220;Definirsi o sparire&#8221;<br \/>\n(Giovanni Bovio)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Luca Mancini ha pubblicato un <a href=\"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=28243\">interessante articolo<\/a> su &#8220;Appello al Popolo&#8221;, provocatoriamente intitolato <em>La libert\u00e0 uccide<\/em>. Mancini propone di ragionare su come il concetto di libert\u00e0 oggi vigente, direttamente derivante dal pensiero liberale, stia portando la nostra societ\u00e0 a realizzare quella condizione di <em>bellum omnium contra omnes<\/em> che caratterizza lo stato di natura hobbesiano. L\u2019autore rileva che &#8220;Hobbes, con il suo ragionamento, mette a nudo una delle principali problematiche della filosofia politica: libert\u00e0 e sicurezza non vanno d\u2019accordo. All\u2019aumento di una corrisponde necessariamente la diminuzione inversamente proporzionale dell\u2019altra. Uno stato in cui vi sia libert\u00e0 assoluta si traduce necessariamente in uno stato senza alcuna sicurezza per gli individui; al contrario, uno stato che fa della sicurezza estrema il suo caposaldo \u00e8 uno stato in cui i controlli e le limitazioni raggiungono livelli inimmaginabili, fino ad eliminare quasi completamente la libert\u00e0 dei singoli&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il pensiero liberale ha portato, \u00abin nome di un\u2019abusata libert\u00e0\u00bb, a una radicale distruzione dei legami sociali, immolati sull\u2019altare di una competitivit\u00e0 interindividuale eretta a principio assoluto. La conclusione di Mancini \u00e8 che la cittadinanza \u00e8 \u00absatura di false libert\u00e0\u00bb. Credo che questo sia il punto fondamentale, il nodo gordiano da tagliare con una presa di posizione netta: il rifiuto di fare nostro il concetto liberale di libert\u00e0. Quello che \u00e8 doveroso porre come problema \u00e8 a quale concetto di libert\u00e0 noi vogliamo rifarci e quale concetto pu\u00f2 dare sostanza alla nostra azione politica sovranista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per chiarire meglio il problema potrei partire proprio da questo termine: il sovranismo, cos\u00ec com\u2019\u00e8 stato teorizzato nell\u2019ARS, si riconosce nella volont\u00e0 di conquista o riconquista della piena sovranit\u00e0 nazionale, il cui raggiungimento comporta la totale applicazione della Costituzione che un popolo ha deciso democraticamente di darsi e la cui realizzazione avviene attraverso l\u2019azione del Parlamento che detiene, nel nome del popolo, il pieno possesso degli strumenti economici, politici e culturali. Non \u00e8 un termine vuoto, ma un concetto ben determinato che permette di differenziarsi da chi oggi, a suo uso e consumo, lo brandisce per raccogliere attorno a se consensi elettorali o nella speranza di ottenere qualche posticino in un partito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vorrei quindi fornire un contributo che potrebbe essere utile a dare la necessaria sostanza a una libert\u00e0 che, riprendendo Mancini, non dovr\u00e0 pi\u00f9 essere il cavallo di Troia per uccidere i legami sociali e giuridici che conformano un popolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Una teoria repubblicana<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Philip Pettit, politologo irlandese e docente presso la Princeton University, pubblic\u00f2 nel 1997 un saggio, <em>Republicanism. A theory of freedom and government <\/em><strong>(1)<\/strong>. Pettit sostiene che il concetto di libert\u00e0 sia stato appiattito su una dicotomia, quella tra <em>libert\u00e0 positiva<\/em> e <em>libert\u00e0 negativa<\/em>, che non risolve nella sua interezza la complessit\u00e0 del concetto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa distinzione \u00e8 stata riproposta e sistematizzata da Isaiah Berlin nel 1958: &#8220;<em>La nozione di libert\u00e0 negativa<\/em> &#8211; Si dice normalmente che sono libero nella misura in cui nessun uomo o nessun gruppo di persone interferisce nella mia attivit\u00e0. La libert\u00e0 politica in questo senso \u00e8 semplicemente l\u2019area entro la quale un uomo pu\u00f2 agire non impedito da altri. Se gli altri mi impediscono di fare ci\u00f2 che potrei in caso contrario fare, in tale misura sono privato della libert\u00e0; e se tale area viene ridotta da altri uomini al di sotto di un certo minimo, si pu\u00f2 dire che sono costretto o addirittura reso schiavo [\u2026] La coercizione implica l\u2019interferenza deliberata di altri esseri umani nell\u2019area in cui in caso contrario potrei agire. Si \u00e8 privati della libert\u00e0 politica solo se degli essere umani impediscono di raggiungere una meta [\u2026] Quanto pi\u00f9 grande \u00e8 l\u2019area della non interferenza tanto pi\u00f9 grande [\u00e8] la mia libert\u00e0. <strong>(2)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>La nozione di libert\u00e0 positiva<\/em> &#8211; Il senso positivo della parola libert\u00e0 deriva dall\u2019aspirazione dell\u2019individuo ad essere padrone della propria vita. Voglio che la mia vita e le mie decisioni dipendono da me stesso e non da qualsiasi tipi di forze esterne. Voglio essere le strumento degli atti di volont\u00e0 dei miei e non di quelli di altri uomini. Voglio essere un soggetto e non un oggetto, voglio essere spinto ad agire da ragione e da scopi consapevoli, che siano miei, e non da cause che mi colpiscano, per cos\u00ec dire, dall\u2019esterno. Voglio essere qualcuno e non nessuno; uno che fa e decide e non uno per il quale siano altri a decidere, autodiretto e non alla merc\u00e9 della\u00a0natura o di altri uomini, come se fossi una cosa o un animale o uno schiavo incapace di recitare un ruolo umano e cio\u00e8 di concepire degli scopi e dei piani d\u2019azione per poi realizzarli&#8221;. <strong>(3)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abbiamo cos\u00ec due modelli di libert\u00e0 che, pur essendo contrapposti, hanno alla base la medesima <em>condicio sine qua non<\/em>: l\u2019agente, per essere libero, non deve subire interferenze, la sua azione non deve essere costretta o arginata in alcun modo. Da ci\u00f2 deriva una conclusione diretta: tutte le leggi sono coercitive e per questo liberticide, mentre la libert\u00e0, essendo intesa come assenza di qualsiasi interferenza e quindi costrizione, finisce per identificarsi nell\u2019assenza totale di queste, qual \u00e8 lo stato di natura di Hobbes.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La domanda posta da Mancini, \u00abquanto il liberalismo e la sua visione del mondo siano vicine allo stato di natura hobbesiano\u00bb, ha una risposta che \u00e8 molto pi\u00f9 che positiva: il liberalismo non \u00e8 solo vicino, ma identifica la propria libert\u00e0 nello stato di natura. Qualsiasi istituzione (Stato, partito, famiglia), fondata su un diritto da cui emanano leggi e pertanto doveri, \u00e8 in esatta contrapposizione a questo pensiero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da ci\u00f2 Pettit fa derivare anche due atteggiamenti: quello dei liberali di destra e quello dei liberali di sinistra. Il primo punta al semplice riconoscimento formale della non-interferenza che si risolve nella semplice riduzione dello Stato alla sua azione minimale: l\u2019azione statale \u00e8 sempre interpretata come violatrice della libert\u00e0 dell\u2019individuo e per questo \u00e8 percepita come atto usurpatore. I liberali di sinistra, invece, esigono di pi\u00f9 del semplice riconoscimento formale, essi mirano a rendere effettiva tale idea di libert\u00e0 legandola al progresso della societ\u00e0: perci\u00f2 l\u2019azione dello Stato \u00e8 considerata legittima solo e soltanto nel caso in cui essa \u00e8 volta a promuovere la massima espansione della non-interferenza e a creare i presupposti perch\u00e9 questa si realizzi.<strong> (4)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pettit sostiene, per\u00f2, che la libert\u00e0 non si riduca a queste due semplici visioni. Un\u2019altra libert\u00e0 ha da secoli animato le comunit\u00e0 politiche, quella che noi ritroviamo \u00abnelle citt\u00e0-Stato italiane alla fine del Medioevo, nella repubblica d\u2019Olanda del XVII secolo, in Inghilterra durante il periodo del <em>Commonwealth<\/em>, nelle colonie rivoluzionarie dell\u2019America e, ovviamente, nella Francia del 1789\u00bb <strong>(5)<\/strong>: la libert\u00e0 repubblicana. Il repubblicanesimo non fonda la sua sete di libert\u00e0 sulla strenua ricerca di liberare l\u2019individuo da qualsiasi interferenza, ma si oppone al concetto di <em>dominium<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il dominio di un agente, collettivo o individuale, su di un altro si ha quando il primo, dotato di una capacit\u00e0 di interferenza, agisce su di una base arbitraria su determinate scelte che il secondo agente sarebbe in grado di fare <strong>(6)<\/strong>. \u00c8 l\u2019elemento di arbitrio a costituire la fondamentale divergenza ed \u00e8 questo \u00abche distingue il <em>repubblicanesimo<\/em> dal <em>libertarismo<\/em> e dalle altre forme di <em>liberalismo<\/em> e anche dalle dottrine pi\u00f9 <em>comunitariste<\/em> o <em>populiste\u00bb <\/em><strong>(7)<\/strong><em>.<\/em> Il concetto di dominio rimanda alla dicotomia libert\u00e0\\schiavit\u00f9 e alla relazione tra libert\u00e0 e legge: l\u2019interferenza pu\u00f2 prodursi senza la perdita di libert\u00e0 nel momento in cui essa si presenta come <em>non arbitraria<\/em> ossia quando essa \u00e8 conforme allo spirito della <em>civitas<\/em>, la cui principale caratteristica \u00e8 la supremazia della <em>legge.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019idea di non dominio fa quindi coincidere <em>libertas<\/em> e <em>civitas:<\/em> per questo motivo Pettit sostiene che il repubblicanesimo sia, al contrario delle dottrine liberali, <em>socialmente radicale<\/em> e <em>politicamente progressista<\/em>: &#8220;\u00c8 socialmente radicale poich\u00e9 rifiuta tutte le forme di assoggettamento, mettendo in stato di accusa le condizioni reali di chi si trova sottomesso al potere di altri, indipendentemente dal chiedersi se questi ultimi manifestino o no della benevolenza nei loro riguardi. Questo ideale \u00e8 ugualmente progressista sul piano politico, poich\u00e9 apre alla possibilit\u00e0 di uno Stato che non sia lo Stato minimo ovvero che possa prelevare le tasse e vincolare gli individui senza per questo essere considerato come una presenza arbitraria, dominatrice. Attraverso le sue iniziative, questo Stato pu\u00f2 restringere il campo delle scelte possibili accessibili agli individui, allo stesso titolo che gli ostacoli naturali, senza che questi vincoli possano essere assimilati a una forma di dominazione&#8221;. <strong>(8)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La <em>civitas<\/em> che emerge da questa libert\u00e0 \u00e8 una comunit\u00e0 fondata, secondo l\u2019espressione di John Harrington, sull\u2019\u201c<em>impero delle leggi<\/em> e non sull\u2019<em>impero degli uomini<\/em>\u201d. Lo Stato e quindi l\u2019azione governativa non possono essere indicati come agenti dominanti, poich\u00e9, uno Stato e un governo adeguatamente contenuti, cio\u00e9 \u00abnel quadro di una costituzione legittima, prevedendo meccanismi appropriati di rappresentazione, una rotazione a livelli di esercizio della funzione di governo, una separazione dei poteri\u00bb, non eserciteranno un potere arbitrale ma saranno dotate di un <em>imperium<\/em>, di un potere di interferenza costituzionalmente riconosciuto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si deve sottolineare come questo pensiero politico si distingua anche dalle forme populiste di governo: con questo termine l\u2019autore indica quelle dottrine politiche che vedono \u00abil popolo sotto le sembianze di un maestro o signore e lo Stato sotto quelle del servitore\u00bb ed esprimono la volont\u00e0 di creare una democrazia diretta o plebiscitaria. Il repubblicanesimo oppone a questa dicotomia popolo-maestro\\Stato-servitore quella di popolo-mandante\\Stato-mandatario della volont\u00e0 politica ordinata secondo un dettato costituzionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Il cambio di paradigma<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando, per\u00f2, la libert\u00e0 come non-interferenza ha preso il posto della libert\u00e0 come non-dominio? Quando alla libert\u00e0 repubblicana si \u00e8 sostituita quella liberale? Di particolare interesse \u00e8 la tesi proposta dal politologo irlandese: il concetto di libert\u00e0 civica, nato nell\u2019Italia rinascimentale e diffusosi in area anglosassone sembra aver mutato pelle proprio durante i rivolgimenti rivoluzionari americani e, da qui, essersi nuovamente diffuso nella sua nuova veste prima sul continente europeo in alcune correnti rivoluzionarie francesi e poi oltr\u2019Alpe.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I primi a sventolare il vessillo della libert\u00e0 liberale furono alcuni <em>pamphl\u00e9taires<\/em>\u00a0contrari alla lotta per l\u2019indipendenza delle colonie nordamericane. Sono tre gli autori che meglio hanno incarnato questa radicale trasformazione: John Lind, Jeremy Bentham e William Paley.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">J. LIND, <em>THREE LETTERS TO DR. PRICE<\/em>, p. 16, 24, 1776: &#8220;Quando si dice che un uomo \u00e8 libero, che gode cio\u00e8 del potere di auto-dirigersi e di auto-governarsi, in riferimento a qualche atto particolare, che cosa si intende? Chiaramente nulla di pi\u00f9 di questo: che qualunque altro agente non possiede i mezzi per esercitare un potere di coercizione tale da costringerlo a compiere o a impedire un atto. <strong>Che cos\u2019\u00e8 quindi la libert\u00e0? Ovviamente nient\u2019altro che l\u2019assenza di coercizione [\u2026] Supponiano che sia data la legge di Natura e supponiamo che sia stato stabilito il diritto alla libert\u00e0 e ancora che questo diritto non sia alienabile. Nello Stato di Societ\u00e0 esso deve essere in una certa misura alienato<\/strong>, se per Societ\u00e0 si intenda, cos\u00ec come sembra essere, uno stato di governo. <strong>Un tale stato implica Leggi. Tutte le leggi sono coercitive: il loro effetto \u00e8 di restringere o costringere; esse ci obbligano a fare o a non fare determinati atti<\/strong>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">J. BENTHAM, <em>ANARCHICAL FALLACIES<\/em>, p. 503, 1796: &#8220;La libert\u00e0, rispetto alla coercizione della legge, pu\u00f2, \u00e8 vero, essere data dalla semplice rimozione dell\u2019obbligo per il quale la coercizione era stata applicata \u2013 dalla semplice abrogazione della legge coercitiva. <strong>Ma rispetto alla coercizione applicabile da un individuo su un altro, nessun libert\u00e0 pu\u00f2 essere data ad alcuno se non in proporzione a ci\u00f2 che \u00e8 sottratto ad altri<\/strong> [\u2026] Quindi tutte le leggi coercitive (vale a dire, tutte le leggi tranne quelle costituzionali e le leggi che eliminano o abrogano una coercizione) e soprattutto tutte le leggi creatrici di libert\u00e0 sono, nei limiti del loro ambito di applicazione, abrogative di libert\u00e0. <strong>Non solo una legge di un certo o altro luogo, non questa o quella possibile legge ma quasi tutte le leggi, sono rigettano questi naturali e imprescrittibili diritti: conseguentemente \u00e8 vuoto e inutile qualsiasi richiamo alla resistenza e all\u2019insurrezione e cos\u00ec via<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">W. PALEY, <em>THE PRINCIPLES OF MORALE AND THE POLITICAL PHILOSOPHY<\/em>, p. 94, 1785: &#8220;La Libert\u00e0 Civile consiste nel non essere trattenuto da alcuna legge ma al contempo apportare il maggiore grado di miglioramento al benessere pubblico. Fare ci\u00f2 che vogliamo \u00e8 la libert\u00e0 naturale; fare ci\u00f2 che vogliamo, in coerenza con l\u2019interesse della comunit\u00e0 cui apparteniamo, \u00e8 libert\u00e0 civile; questa, bisogna dirla, \u00e8 l\u2019unica libert\u00e0 desiderabile in uno societ\u00e0 civile [\u2026] La libert\u00e0 vantata dallo stato di natura esiste solo nello stato di solitudine. In ogni tipo e grado di unione e rapporto con la sua specie, \u00e8 possibile che la libert\u00e0 del singolo possa essere aumentata dalle leggi che la frenano, poich\u00e9 egli pu\u00f2 guadagnare di pi\u00f9 dalla limitazione della libert\u00e0 altrui che soffrire della diminuzione della propria. La libert\u00e0 naturale \u00e8 il comune diritto sullo spreco; <strong>la libert\u00e0 civile \u00e8 il godimento sicuro, esclusivo e indisturbato di un latifondo protetto e coltivato<\/strong>&#8220;. <strong>(9)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019opera di Lind l\u2019assenza delle leggi si identifica con la libert\u00e0, per poi divenire con Bentham rifiuto di qualsiasi resistenza o insurrezione: \u00e8 inutile, infatti, richiamarsi al concetto di libert\u00e0 nel tentativo di sostituire delle leggi ingiuste con altre poich\u00e9 secondo questi autori, sorgenti del pensiero liberale, tutte le leggi sono liberticide. L\u2019apice giunge con Paley, dove la libert\u00e0 civile coincide con un &#8220;godimento sicuro, esclusivo e indisturbato di un latifondo protetto e coltivato&#8221;. Il monadismo liberale, che identifica la libert\u00e0 nell\u2019agire individuale sciolto da qualsiasi legge, trova in queste pagine le sue basi e la sua massima espressione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong><em>Note<\/em><\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1) P. Pettit, Republicanism. <em>A Theory of Freedom and Government<\/em>, trad. it. Paolo Costa (a cura di), <em>Repubblicanesimo. Una teoria della libert\u00e0 e del governo<\/em>, Feltrinelli, Milano 2000.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">2) I. Berlin, <em>Two Concepts of Liberty<\/em>, Oxford University Press, Oxford 1958 trad. it. <em>Due concetti di libert\u00e0<\/em> in A. Passerin d\u2019Entr\u00e8ves, <em>La libert\u00e0 politica<\/em>, Edizioni di Comunit\u00e0, Verona 1974, pp. 103-105.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">3) <em>Ibidem,<\/em> p. 114.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">4) P. Pettit, <em>Repubblicanesimo<\/em>, op. cit., p. 18.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">5) Id., <em>Republicanism<\/em>, op. cit., trad. fr. P. Savidan, J. F. Spitz (a cura di), <em>R\u00e9publicanisme. Une th\u00e9orie de la libert\u00e9 et du gouvernement<\/em>, p. 14, presente solo nella prefazione all\u2019edizione francese [traduzione e corsivo miei]. Sul filo rosso della filosofia politica che unisce questi periodi storici cos\u00ec lontani vd. J. Pocock, <em>The Machiavellian Moment. The Machiavellian Moment. Florentine Political Thought and the Atlantic Republican Tradition<\/em> trad. it. A. Prandi (a cura di), <em>Il momento machiavelliano. Il pensiero politico fiorentino e la tradizione repubblicana anglosassone<\/em>, Il Mulino, Bologna 1982.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">6) P. Pettit, <em>Repubblicanesimo,<\/em> op. cit., p. 68.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">7) Id., <em>R\u00e9publicanisme,<\/em> op. cit., p. 14.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">8)\u00a0<em>Ivi<\/em> [corsivo mio].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">9) J. Lind, <em>Three letters to Dr. Price, Containing Remarks on his Observations on the Nature of Civil Liberty, the Principles of Government, and the Justice and Policy of the War with America<\/em>, Printed by T. Payne, London 1776; J. Bentham, <em>Anarchical Fallacies. Being an Examination the Declarations of Rights Issued during the French Revolution<\/em> in J. Bowring (a cura di), <em>The Works of Jeremy Bentham<\/em>, vol. II, Edimburgo 1843; W. Paley, <em>The Principles of Morale and the Political Philosophy,<\/em> Uriah Hunt, Philadelphia 1835 [grassetto mio].<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di BRUNO FARINELLI (FSI Torino) &#8220;Definirsi o sparire&#8221; (Giovanni Bovio) Luca Mancini ha pubblicato un interessante articolo su &#8220;Appello al Popolo&#8221;, provocatoriamente intitolato La libert\u00e0 uccide. Mancini propone di ragionare su come il concetto di libert\u00e0 oggi vigente, direttamente derivante dal pensiero liberale, stia portando la nostra societ\u00e0 a realizzare quella condizione di bellum omnium contra omnes che caratterizza lo stato di natura hobbesiano. 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