{"id":29316,"date":"2017-03-16T12:05:58","date_gmt":"2017-03-16T11:05:58","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=29316"},"modified":"2017-03-16T12:05:58","modified_gmt":"2017-03-16T11:05:58","slug":"perche-gli-stati-uniti-hanno-bisogno-di-liberarsi-delleuro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=29316","title":{"rendered":"Perch\u00e9 gli Stati Uniti hanno bisogno di liberarsi dell\u2019euro"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>VOCI DALL&#8217;ESTERO (Alberto Bagnai)<\/strong><\/p>\n<p><em>\u201cSe Donald Trump vuole restituire all\u2019America il suo ruolo egemone, se vuole \u2018make America great again\u2019, ma anche se non vuole, dovr\u00e0 togliere di mezzo l\u2019euro\u201d, liberando l\u2019Europa e il mondo dall\u2019assurdo progetto di una moneta unica che ha dissepolto, senza che se ne sentisse il bisogno, la questione tedesca. E ha cos\u00ec provocato esattamente quello che avrebbe dovuto prevenire.<br \/>\nIl perch\u00e9 ce lo spiega su <a href=\"http:\/\/goofynomics.blogspot.it\/2017\/03\/why-do-us-need-to-get-rid-of-euro.html\">Goofynomics<\/a> Alberto Bagnai, occasionalmente in inglese, ma con la chiarezza di sempre.<\/em><\/p>\n<p>Settantuno anni fa, le potenze dell\u2019Asse persero la seconda guerra mondiale, lasciando agli Stati Uniti l\u2019arduo compito di gestire la vittoria e disegnare una nuova architettura globale. Gli Stati Uniti lo fecero creando istituzioni ambiziose, come il sistema di Bretton Woods e la Nato, e prestando il loro supporto al progetto di integrazione europea. Le istituzioni sono sempre caratterizzate da una notevole inerzia, che da una parte favorisce la stabilit\u00e0, ma dall\u2019altra ostacola il cambiamento, vitale per rispondere all\u2019evolversi delle condizioni. Questo spiega sia il successo di molti progetti politici, sia il loro crollo finale. Lo stesso discorso si applica anche all\u2019integrazione europea.<\/p>\n<p>La Nato e l\u2019integrazione europea avevano l\u2019obiettivo strategico comune di creare un\u2019alleanza compatta, in grado di opporsi a quella che era allora percepita come una minaccia reale: l\u2019Unione sovietica. L\u2019obiettivo fu centrato. La Nato (non l\u2019Unione europea) garant\u00ec all\u2019Europa almeno sessant\u2019anni di pace, mentre l\u2019integrazione economica ebbe un ruolo chiave nel promuovere la prosperit\u00e0 della regione che aveva dominato il mondo, l\u2019Europa.<\/p>\n<p>Poi qualcosa accadde. Il sistema sovietico croll\u00f2, e questo \u2013 tra le molte altre conseguenze \u2013 riport\u00f2 sulla scena quella che era stata per secoli la causa principale di grandi sofferenze: la difficile relazione tra Francia e Germania. Il panico conseguente alla caduta del muro di Berlino spinse all\u2019assurdo e irrealizzabile obiettivo di una unione politica europea. Per raggiungerlo, fu scelta la peggiore strada possibile, ovvero imporlo attraverso la creazione di una unione monetaria europea. Nessun processo politico non soltanto democratico, ma neppure sensato pu\u00f2 essere messo in atto in un\u2019area che non condivide n\u00e9 una lingua comune n\u00e9 una comune identit\u00e0 nazionale. Eppure, nonostante negli Stati Uniti diversi intellettuali di primo piano (da Feldstein a Krugman) lo avessero sconsigliato, per scongiurare il rischio di conflitti intraeuropei si ritenne necessario in Europa combinare un frettoloso matrimonio di convenienza tra Francia e Germania, che ebbe la moneta unica come anello nuziale. Se costruire una casa politica comune iniziando dal tetto dell\u2019unione monetaria sia stato davvero un errore, \u00e8 molto discusso. Come qualsiasi scelta che riguarda l\u2019economia, l\u2019euro ha avuto un effetto sulla distribuzione dei redditi, creando vittime e vincitori. Questi ultimi, ovviamente, tenderanno a non considerarlo un errore. Se per\u00f2 le opinioni su questo punto possono essere divergenti, sul fatto che l\u2019euro sta crollando il consenso \u00e8 unanime.<\/p>\n<p>Il motivo del suo fallimento \u00e8 lo stesso che diede il colpo di grazia agli accordi di Bretton Woods: entrambe le due istituzioni promuovono la nascita di squilibri esterni, anche se per ragioni diverse. Il peccato originale del sistema di Bretton Woods era stato l\u2019adozione della valuta di uno stato come valuta mondiale. Il peccato originale dell\u2019euro \u00e8 stato l\u2019adozione di una valuta senza stato come valuta regionale. Il loro difetto comune \u00e8 la presenza di un tasso di cambio fisso, che impedisce l\u2019aggiustamento della bilancia dei pagamenti. Se, per qualsiasi motivo, questo meccanismo \u00e8 bloccato, deve essere sostituito da qualcosa d\u2019altro. La vita relativamente lunga del sistema di Bretton Woods era stata garantita dalla regolamentazione dei mercati finanziari e dalla capacit\u00e0 di visione del paese leader, gli Stati Uniti. Di entrambe le cose non c\u2019\u00e8 traccia in Eurozona, dove \u00e8 promossa una libert\u00e0 di movimento dei capitali senza restrizioni, in assenza di qualsivoglia autorit\u00e0 regionale di supervisione, e dove il leader regionale, la Germania, \u00e8 con ogni evidenza ossessionato da una oltremodo miope smania di accrescere il pi\u00f9 possibile il suo surplus esterno.<\/p>\n<p>Questa <em>Wille zur Macht<\/em> sta oggi presentando il conto. La proposta di Keynes alla conferenza di Bretton Woods ci d\u00e0 un quadro chiaro di quello che sta accadendo. Keynes aveva proposto di istituire una valuta sovranazionale per il commercio internazionale, il Bancor, emessa da una banca mondiale, che avrebbe fatto pagare un tasso di interesse sui saldi in Bancor sia negativi sia positivi. La ratio a sostegno di questa apparentemente ingiusta simmetria (perch\u00e9 obbligare un creditore a pagare un interesse, invece di riceverlo?) \u00e8 che sia i debitori sia i creditori internazionali traggono beneficio dalla finanza internazionale: grazie ai crediti internazionali il primo pu\u00f2 acquistare beni che in caso contrario non potrebbe permettersi, mentre il secondo pu\u00f2 vendere beni che altrimenti resterebbero in magazzino. Proponendo una moneta in questo senso \u201cdeperibile\u201d, studiata di proposito per non essere utile ad accumulare valuta, Keynes intendeva scoraggiare il mercantilismo, ovvero la tentazione di tesaurizzare i capitali internazionali invece di reinvestirli nell\u2019economia mondiale, mitigando in questo modo gli effetti potenzialmente destabilizzanti dei tassi di cambio fissi. L\u2019euro ha ottenuto l\u2019effetto opposto. La sua rigidit\u00e0 ha incentivato il mercantilismo, sia spingendo a orientare il commercio a vantaggio dei paesi del nucleo centrale, la cui valuta in termini reali \u00e8 sottovalutata, sia preservando il valore delle loro attivit\u00e0 nette sull\u2019estero.<\/p>\n<p>Ma il presunto vincitore nella gara dell\u2019euro, la Germania, si ritrova ora in un vicolo cieco. Se vuole mantenere in vita l\u2019Eurozona, deve accettare le politiche monetarie estremamente espansive della BCE. Ironicamente, i tassi negativi di Keynes sono tornati sotto mentite spoglie, mettendo sotto pressione i sistemi bancari e pensionistici europei, specialmente in Germania. D\u2019altra parte, una politica monetaria pi\u00f9 restrittiva darebbe sollievo ai creditori, ma esattamente per lo stesso motivo provocherebbe il crollo istantaneo dei paesi debitori, rendendo loro ben difficile sostenere il debito. Qualsiasi illusione che un\u2019espansione fiscale possa risolvere questo dilemma si scontra con il fatto che gli stati che hanno bisogno dello stimolo fiscale, cio\u00e8 le nazioni dell\u2019area europea periferica, sono esattamente gli stessi in cui un aumento dei redditi rilancerebbe il debito estero, tornando a incentivare gli squilibri che hanno provocato la crisi.<\/p>\n<p>La Germania \u00e8 riuscita a stravincere grazie a manipolazioni del Forex (come il Tesoro Usa ha recentemente riconosciuto), ma ora deve scegliere tra perdere tutto in un colpo (per il collasso dei suoi debitori) o perderlo a poco a poco (a causa di tassi di interesse nulli o negativi). Nel lungo periodo, le scelte economiche irrazionali non hanno vincitori: una cattiva economia non pu\u00f2 generare una buona politica. Quello che avrebbe dovuto unire l\u2019Europa oggi la sta lacerando. Il Regno Unito ha deciso di uscire e l\u2019Europa continentale \u00e8 di fronte a una scelta: o alzare il livello dello scontro o arrendersi all\u2019egemonia della Germania. <strong>Gli Stati Uniti, come qualsiasi altro attore a livello globale, devono porsi di fronte a questa realt\u00e0: l\u2019euro ha dissepolto senza motivo la questione tedesca, provocando esattamente ci\u00f2 che avrebbe dovuto prevenire.<\/strong><\/p>\n<p>Se gli Stati Uniti decidono che a loro conviene avere a che fare con un\u2019Europa politicamente divisa, economicamente a pezzi e socialmente instabile, allora sostenere l\u2019euro \u00e8 per loro la scelta migliore. Dopotutto, il principio <em>divide et impera<\/em> (dividi e comanda) ha assicurato a un impero precedente circa cinque secoli di esistenza. Se invece gli Stati Uniti ritengono che un\u2019Europa in buona salute dal punto di vista politico ed economico possa essere un alleato chiave sullo scenario globale, allora <a href=\"http:\/\/european-solidarity.eu\/\">dovrebbero promuovere uno smantellamento controllato dell\u2019euro<\/a>. Disfare l\u2019euro non sar\u00e0 privo di costi, ma saranno costi comunque inferiori a quelli che comporta l\u2019alternativa, ovvero una stagnazione protratta dell\u2019economia europea e quindi mondiale, oltre al rischio crescente di una grave crisi finanziaria. La stagnazione secolare e i tassi di interesse nulli non sono legati a qualche remota congiunzione astrale: al contrario, riflettono in gran parte le conseguenze sull\u2019economia globale dell\u2019uso di regole europee sbagliate per gestire gli enormi squilibri creati da istituzioni europee viziate in partenza. Bench\u00e9 l\u2019Europa sia in declino, \u00e8 tuttavia ancora troppo grande per crollare senza provocare enormi problemi all\u2019economia mondiale.<\/p>\n<p>Per quanto capitale politico vi sia stato investito, l\u2019euro \u00e8 destinato a saltare, <a href=\"http:\/\/goofynomics.blogspot.it\/2011\/12\/euro-una-catastrofe-annunciata.html\">come i massimi economisti negli Stati Uniti hanno previsto<\/a>. La causa pi\u00f9 probabile sar\u00e0 un collasso del sistema bancario italiano, che trasciner\u00e0 con s\u00e9 quello tedesco. \u00c8 nell\u2019interesse di qualsiasi potere politico, certamente dei vacillanti leader europei, ma probabilmente anche degli Stati Uniti, gestire \u2013 piuttosto che subire \u2013 questa conclusione.<\/p>\n<p><strong>fonte<\/strong>:\u00a0<a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2017\/03\/14\/perche-gli-stati-uniti-hanno-bisogno-di-liberarsi-delleuro\/\">http:\/\/vocidallestero.it\/2017\/03\/14\/perche-gli-stati-uniti-hanno-bisogno-di-liberarsi-delleuro\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di VOCI DALL&#8217;ESTERO (Alberto Bagnai) \u201cSe Donald Trump vuole restituire all\u2019America il suo ruolo egemone, se vuole \u2018make America great again\u2019, ma anche se non vuole, dovr\u00e0 togliere di mezzo l\u2019euro\u201d, liberando l\u2019Europa e il mondo dall\u2019assurdo progetto di una moneta unica che ha dissepolto, senza che se ne sentisse il bisogno, la questione tedesca. 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