{"id":29367,"date":"2017-03-18T11:29:32","date_gmt":"2017-03-18T10:29:32","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=29367"},"modified":"2017-03-18T11:29:32","modified_gmt":"2017-03-18T10:29:32","slug":"anche-lolanda-rottama-la-terza-via","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=29367","title":{"rendered":"Anche l&#8217;Olanda rottama la Terza via"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>CARLO CLERICETTI<\/strong><\/p>\n<p>Fuori un altro. Anche in Olanda gli elettori hanno rottamato un partito socialista ormai tale solo di nome: basti pensare che \u00e8 quello di Jeroen Dijsselbloem, presidente dell&#8217;Eurogruppo e falco delle politiche di austerit\u00e0. Il PvdA (&#8220;Partito del lavoro&#8221;) ha subito il maggior crollo della sua storia, passando dal 24,8 al 6% e da 38 a 9 seggi in Parlamento. Continua cos\u00ec la serie di sconfitte dei partiti socialisti e socialdemocratici ( o magari comunisti, come fu il Pci) che, seguendo la cosiddetta &#8220;Terza via&#8221; lanciata da Tony Blair, sono passati armi e bagagli sotto le bandiere liberiste. Per un po&#8217; hanno retto, ma la gestione della crisi &#8211; o co-gestione insieme ai partiti conservatori, e comunque sposando le politiche da quelli sostenute &#8211; li hanno distrutti o stanno distruggendoli.<\/p>\n<p>Il primo a subire un tracollo fatale fu il greco Pasok, passato dal 43% dei voti nel 2009 al 12,3 del 2012 al 4,7% del 2015. Poi \u00e8 stata la volta del Psoe, il partito socialista spagnolo, che nel 2008 aveva raggiunto il 43,9% e nelle due elezioni successive del 2015 e 2016 \u00e8 crollato intorno al 22. L&#8217;ala destra del partito ha impedito al segretario Pedro Sanchez (che poi si \u00e8 dimesso) di formare un governo con Podemos e ha permesso la nascita di un nuovo governo conservatore guidato da Mariano Rajoy: non ci sar\u00e0 da stupirsi se alla prossima prova elettorale il Psoe far\u00e0 la fine degli omologhi greco e olandese.<\/p>\n<p>In Francia Francois Hollande ha vinto le scorse presidenziali con un programma progressista, e poi si \u00e8 appiattito sulle posizioni tedesche scomparendo come protagonista. In seguito ai sondaggi che gli attribuivano un gradimento del 4%, il pi\u00f9 basso mai visto per un presidente francese, ha rinunciato a correre per il secondo mandato. Il vincitore delle primarie, Benoit Hamon, passa per un radicale a causa della sua proposta di reddito di cittadinanza, ma \u00e8 su posizioni nettamente europeiste e gli attuali sondaggi sul primo turno delle presidenziali gli attribuiscono un 14%, al quarto posto con distacco dopo Le Pen, Macron e Fillon.<\/p>\n<p>I laburisti inglesi, finita l&#8217;era di Blair (con la breve appendice da primo ministro del suo sodale Gordon Brown), non sono riusciti a seppellirla. I parlamentari sono ancora quasi tutti blairiani e ignorano pervicacemente i segnali che vengono dalla base, che ha eletto alla segreteria prima Ed Miliband, preferendolo al blairiano fratello David, e poi &#8211; per due volte e con oltre il 60% dei consensi &#8211; Jeremy Corbyn, che \u00e8 ancora pi\u00f9 a sinistra. A Corbyn continuano a fare la guerra, accusandolo di portare il Labour su una linea perdente. Ma probabilmente quella linea lo ha finora salvato dal destino delle altre formazioni (ex) socialdemocratiche di cui abbiamo parlato: il Labour ha subito una\u00a0d\u00e9b\u00e2cle in Scozia, ad opera del partito indipendentista (che \u00e8 ancora pi\u00f9 a sinistra), ma in termini di voti ha retto bene, e anzi alle ultime elezioni ha ottenuto un piccolo progresso, nonostante la perdita di seggi (soprattutto in Scozia, appunto) dovuta anche ai <a href=\"http:\/\/nuke.carloclericetti.it\/BelloilBritannicum\/tabid\/401\/Default.aspx\" target=\"_blank\">meccanismi elettorali inglesi<\/a>.<\/p>\n<p>Reggono ancora i socialdemocratici tedeschi, che comunque non esprimono un cancelliere da 12 anni. Hanno evitato la debacle, nonostante la sudditanza al partito di Angela Merkel, grazie al buon andamento dell&#8217;economia tedesca, aiutata dall&#8217;euro e da un&#8217;egemonia sull&#8217;Europa esercitata in modo spregiudicato. Ci\u00f2 nonostante, il segretario e ministro degli Esteri dell&#8217;attuale governo, Sigmar Gabriel, ha deciso (o gli hanno fatto decidere) di rinunciare a guidare il partito per le prossime elezioni di settembre: pare che i sondaggi dessero responsi pessimi, tanto da spingere la Spd a cambiare cavallo puntando su Martin Schulz, uno che ha fatto la sua carriera essenzialmente nelle istituzioni europee piuttosto che in patria, e dunque relativamente &#8220;vergine&#8221; da quel punto di vista. Sembra che la scelta sia stata azzeccata, visto che i sondaggi lo danno testa a testa con la Merkel: vedremo se saranno confermati dal voto. Fatto sta che la Spd, nonostante che in Germania la crisi sia stata superata senza drammi, \u00e8 dovuta ricorrere a una sorta di &#8220;Papa straniero&#8221;.<\/p>\n<p>In questo panorama desolante fa eccezione il Portogallo, dove il leader socialista Antonio Costa ha vinto le elezioni grazie ad una campagna anti-austerity e poi \u00e8 riuscito nel miracolo di ottenere l&#8217;appoggio degli altri partiti di sinistra, ottenendo la guida del governo <a href=\"http:\/\/clericetti.blogautore.repubblica.it\/2015\/10\/25\/in-portogallo-conta-piu-la-troika-che-gli-elettori\/\" target=\"_blank\">nonostante la strenua resistenza<\/a> dell&#8217;ex presidente Anibal Cavaco Silva. Costa, pur nei limiti stretti imposti dall&#8217;Europa, ha corretto le decisioni pi\u00f9 scandalose prese dal precedente governo conservatore e operato una redistribuzione fiscale a vantaggio dei pi\u00f9 deboli. Scrivono i giornali portoghesi che la popolarit\u00e0 del governo \u00e8 in forte ascesa.<\/p>\n<p>L&#8217;eccezione conferma la regola: i partiti socialisti e socialdemocratici che hanno scelto la Terza via sono destinati prima o poi a scomparire o quasi. Le politiche dei governi europei variano solo sulle diverse gradazioni della destra, e partiti che si dicono di sinistra &#8211; o, pi\u00f9 pudicamente, di centro-sinistra &#8211; ma appoggiano quelle politiche, non rappresentano pi\u00f9 un&#8217;alternativa. Cos\u00ec, chi ritiene quelle politiche corrette, o comunque le sole possibili, come afferma la martellante propaganda di anni e anni di &#8220;pensiero unico&#8221;, preferisce votare i partiti storicamente conservatori. Chi invece vuole esprimere il suo dissenso si rivolge a quelle formazioni che si propongono come alternative, e che spesso purtroppo sono populiste quando non addirittura pi\u00f9 o meno razziste.<\/p>\n<p>Le &#8220;nuove&#8221; sinistre nate in vari casi da scissioni dei &#8220;socialisti della Terza via&#8221; hanno consistenze che si aggirano tra il 10 e il 20% dei voti: cos\u00ec in Francia il Partito della sinistra di Jean-Luc M\u00e9lenchon, nato da una scissione del Psf; cos\u00ec in Germania la Linke, fondata dall&#8217;ex leader socialdemocratico Oskar Lafontaine; cos\u00ec in Olanda Sp (nato come maoista e poi diventato socialista) e la Sinistra verde, usciti dalle elezioni con circa il 10% ciascuno, il primo mantenendo pi\u00f9 o meno i voti che aveva, il secondo quadruplicandoli. Lo spagnolo Podemos, di sinistra anche se non si qualifica formalmente come tale, \u00e8 sopra il 20%. Sono dimensioni che non permettono di aspirare a guidare un governo, ma potrebbero permette coalizioni alternative qualora i partiti socialisti tradizionali che hanno ancora una certa consistenza, come in Germania e Spagna (e Francia, almeno finora) decidessero di cambiare le loro linee politiche liberiste. Se non lo faranno, sono destinati con ogni probabilit\u00e0 a un progressivo decadimento.<\/p>\n<p>In questo quadro la situazione italiana \u00e8 piuttosto particolare. Il partito che si definisce di centro-sinistra, il Pd, sotto la guida di Matteo Renzi ha portato alle estreme conseguenze l&#8217;adesione ideologica al pensiero dominante, per di pi\u00f9 mancando di coerenza sul piano delle scelte di governo per inseguire un consenso che pensava di poter comprare distribuendo soldi un po&#8217; a casaccio e con una massiccia e martellante propaganda. Le ultime vicende testimoniano chiaramente il fallimento del tentativo di fare del Pd un partito autosufficiente per governare, anche con l&#8217;aiuto di una legge elettorale pensata <i>ad hoc <\/i>&#8211; e in parte bocciata dalla Corte Costituzionale &#8211; specie dopo il fallimento della riforma istituzionale. Se riesce ancora, secondo i sondaggi, a mantenersi intorno al 30% dei consensi \u00e8 essenzialmente per la mancanza di alternative credibili. L&#8217;ala destra dello schieramento \u00e8 frammentata e confusa, con una forte componente populista. L&#8217;altro partito vicino al 30%, il Movimento 5 stelle, \u00e8 ideologicamente nebuloso e i dubbi sulla sua capacit\u00e0 di governare sono stati enormemente ampliati dalla prova incredibilmente dilettantesca, confusa e finora inconcludente del governo della capitale. Ci si pu\u00f2 semmai sorprendere che mantenga nonostante tutto quelle ragguardevoli dimensioni, indice evidente di un malessere diffuso che non trova uno sbocco pi\u00f9 credibile.<\/p>\n<p>A sinistra del Pd c&#8217;\u00e8 uno spazio che anche in questo caso si aggira intorno al 10% dell&#8217;elettorato. Ma questa percentuale, gi\u00e0 non elevata, \u00e8 contesa da troppi soggetti:\u00a0 due movimenti ideologicamente assai poco diversi dal Pd, gli scissionisti del Movimento democratici e progressisti e il Campo progressista di Giuliano Pisapia, la cui strategia \u00e8 una futura alleanza con un Pd non guidato da Renzi, ma che soprattutto &#8211; in particolare Mdp &#8211; non propongono una visione alternativa della societ\u00e0, ma solo un&#8217;accentuazione degli aspetti sociali del paradigma dominante. Sinistra Italiana di Nicola Fratoianni e Stefano Fassina, l&#8217;alternativa la propone, ma ha gi\u00e0 subito una scissione al momento della sua costituzione e fatica a trovare una linea condivisa su argomenti importanti come l&#8217;Europa e l&#8217;euro. Poi ci sono altri soggetti di minore consistenza come Rifondazione comunista e Possibile di Pippo Civati (ma ce ne sono anche altri)disponibili ad aggregarsi con Sinistra italiana ma &#8211; almeno al momento &#8211; senza perdere la loro identit\u00e0. Se rimarr\u00e0 una tale frammentazione, \u00e8 del tutto evidente che quest&#8217;area non riuscir\u00e0 ad esprimere un soggetto politico capace di una qualche influenza.<\/p>\n<p>Cosa concludere da questo giro d&#8217;orizzonte? Niente di buono. I partiti che storicamente lavoravano per una maggiore diffusione del benessere e una pi\u00f9 equa distribuzione della ricchezza si sono fatti conquistare dalle idee del campo opposto. Questo cambiamento culturale di fondo non \u00e8 stato percepito subito dall&#8217;elettorato, che in una prima fase ha continuato a votarli, specie in quei casi dove l&#8217;adesione a questi partiti aveva una forte componente identitaria. Ma la prova della realt\u00e0 alla fine sta prevalendo, e quei partiti vengono abbandonati. Nel frattempo, per\u00f2, a causa di questi comportamenti, concetti che esprimevano gli orientamenti politici tradizionali, in particolare quello di &#8220;sinistra&#8221;, si sono deteriorati e agli occhi degli elettori hanno perso di significato, quando non provocano addirittura una reazione di rigetto. Questo si riverbera in modo negativo sulle limitate forze che quei valori di fondo vorrebbero ancora perseguirli, e la reazione dei danneggiati dal liberismo e dalla globalizzazione si disperde al seguito di capipopolo capaci di suggestione ma privi di una visione organica dell&#8217;organizzazione sociale realmente alternativa a quella costruita negli ultimi quarant&#8217;anni. La storia ci dice che queste situazioni possono sfociare in disordini che provocano reazioni autoritarie.<\/p>\n<p><strong>fonte<\/strong>: <a href=\"http:\/\/clericetti.blogautore.repubblica.it\/\">http:\/\/clericetti.blogautore.repubblica.it\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di CARLO CLERICETTI Fuori un altro. Anche in Olanda gli elettori hanno rottamato un partito socialista ormai tale solo di nome: basti pensare che \u00e8 quello di Jeroen Dijsselbloem, presidente dell&#8217;Eurogruppo e falco delle politiche di austerit\u00e0. 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