{"id":29374,"date":"2017-03-19T11:32:32","date_gmt":"2017-03-19T10:32:32","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=29374"},"modified":"2017-03-18T23:37:00","modified_gmt":"2017-03-18T22:37:00","slug":"critica-della-ragione-europea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=29374","title":{"rendered":"Critica della ragione europea"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Alessio Trabucco)<\/strong><\/p>\n<p><em>Ci viene ripetuto che gli Europei hanno bisogno dell&#8217;Unione Europea. Ma la vera domanda \u00e8: l&#8217;Unione Europea ha bisogno degli Europei?<\/em><\/p>\n<p>La storia d\u2019Europa \u00e8 <strong>storia di Stati-nazione<\/strong>, \u00e8 un dato di fatto, quando non di esasperanti regionalismi. Il passato del Vecchio continente tutto ci mostra fuorch\u00e9 una tendenza accentratrice, anzi si pu\u00f2 dire che la politica dei vari popoli europei sia sempre stata centrifuga. E non solo in Europa, in tutto il mondo si osserva una dinamica analoga: nel 1900 esistevano 65 Stati sovrani, oggi 196. Il progetto dell\u2019Unione Europea \u00e8 invece un <strong>progetto centripeto<\/strong>. L\u2019ultima volta che tutto il continente europeo si \u00e8 trovato a sottostare alle leggi di un unico Stato risale a duemila anni fa, quando le legioni di Roma invasero tutti i territori in cui riuscissero a issare le insegne dell\u2019Impero. Da allora pochi furono i tentativi analoghi: quelli di <strong>Carlo Magno, Carlo V, Napoleone <\/strong>e<strong> Hitler<\/strong>, tutti falliti in poco tempo, infine dell\u2019Unione Europea. Questi precedenti sono tutti esempi di unione coattiva e militare dei popoli europei, ad eccezione dell\u2019ultimo, pi\u00f9 complesso. Siccome le regole sono espressione dei rapporti di forza, su questo non c\u2019\u00e8 dubbio, sarebbe opportuno indagare quali furono i rapporti di forza sottostanti la nascita dell\u2019UE. Solo cos\u00ec si pu\u00f2 cercare di capire come si possa compiere <strong>un\u2019istituzione sovrana paneuropea<\/strong> duratura che domini individualit\u00e0 nazionali cos\u00ec diverse tra loro per lingua, storia, cultura politica, organizzazione sociale, letteratura, in una parola tradizione, e cos\u00ec asimmetriche negli interessi economici, dato che risorse, produttivit\u00e0, comparti industriali, welfare, interventi pubblici, modernit\u00e0 d\u2019apparato, sono estremamente frammentati e diseguali. Da un lato dunque l\u2019internazionalismo, dall\u2019altro il regionalismo: due opposte visioni non conciliabili. La vera domanda allora non \u00e8 quella che a volte ci si pone, ossia se i popoli europei abbiano davvero bisogno dell\u2019Unione europea, come se simulassimo (o realizzassimo) un quesito referendario. La vera domanda \u00e8: <strong>l\u2019Unione europea ha bisogno degli europei?<\/strong>Se quanto scritto finora \u00e8 corretto la risposta potrebbe essere \u201cno\u201d.<\/p>\n<p>Quando si parla di Europa si fa sempre una gran confusione. <strong>Il grosso equivoco sta nel chiamare Europa l\u2019Unione europea e nel considerare la seconda la sublimazione politica della prima<\/strong>. Nell\u2019ottica progressista dell\u2019unione a tutti i costi in effetti lo sarebbe, ma un conto \u00e8 adottare un approccio ideologico, altro lo studio razionale dell\u2019Unione Europea oggi, dopo sessant\u2019anni dai Trattati di Roma. Il miglior modo per comprendere l\u2019equivoco \u00e8 il confronto con gli Stati Uniti d\u2019America, poich\u00e9 l\u2019UE si \u00e8 presentata come un sostituto minore dell\u2019idea di Stati Uniti d\u2019Europa. I primi sono nati seguendo quella direttrice storica propria di tutte le compiute federazioni del mondo (Usa, India, Canada, Australia): un vasto territorio \u00e8 abitato da popoli indigeni; giunge una potenza straniera che fa scempio della popolazione e delle risorse naturali; si impianta un\u2019amministrazione vassalla alla potenza conquistatrice mentre le \u00e9lite locali vengono plasmate secondo la cultura degli invasori; il tempo passa, la colonia si sente sempre pi\u00f9 indipendente e conquista infine, con pi\u00f9 o meno violenza, la propria autonomia; degli indigeni oggi quasi non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 traccia (ad eccezione dell\u2019India).<\/p>\n<p>Quelli che noi chiamiamo americani, a ben vedere, non sono cos\u00ec tanto americani, essendo nipoti e pronipoti di europei, africani e latino-americani. Ad ogni modo, senza l\u2019America, senza gli Stati Uniti, gli americani non esisterebbero, o non sarebbero quelli che conosciamo. Gli europei invece senza l\u2019Unione europea esisterebbero comunque? Chiamiamo, per equivoco pericolosamente sedimentato, Europa un\u2019istituzione sovranazionale partorita nell\u2019ultimo mezzo secolo mentre <strong>la vera Europa \u00e8 un\u2019entit\u00e0 geopolitica dalla storia millenaria<\/strong>, il tessuto geografico ed etnico-culturale culla della civilt\u00e0 occidentale. Si pu\u00f2 essere europei senza far parte dell\u2019Ue \u2013 come svizzeri, norvegesi e tra poco anche britannici \u2013 ma non \u00e8 vero il contrario. Non si pu\u00f2 identificare una civilt\u00e0 o un crogiuolo di civilt\u00e0 con un\u2019espressione politico-amministrativa, altrimenti dovremmo dire che tutti i russi nati nell\u2019URSS sono comunisti, il che \u00e8 ovviamente falso. La storia europea non ha alcun tratto in comune con la storia di Usa, Canada, India e Australia. Bisognerebbe quindi star bene attenti quando si parla di Federazione europea o di Stati Uniti d\u2019Europa, dal momento che potrebbe trattarsi di un <strong>progetto antistorico<\/strong>, nel senso pi\u00f9 neutro del termine. Per capire come e perch\u00e9 noi Europei potremmo in fondo essere inutili al progetto dell\u2019Unione dobbiamo seguire gli eventi che hanno portato alla nascita dell\u2019Unione stessa, evidenziandone le spinte contrapposte e le tendenze di lungo periodo.<\/p>\n<p>L\u2019UE nasce alla fine del \u2018900, un secolo che ha visto il terreno europeo mutarsi da capitale del mondo a faglia di conflitto internazionale. Prima due guerre mondiali, poi la Guerra Fredda: l\u2019Europa si vede divisa da trincee prima e dalla Cortina di ferro dopo. Nel 1910 i capi di Stato di Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti potevano comodamente incontrarsi a Parigi e decidere le sorti del mondo; dopo il 1945 non sar\u00e0 pi\u00f9 possibile. Il mondo si divide in blocchi e l\u2019Europa con esso. Quando il blocco comunista collassa i conflitti tra le nazioni europee non sono ancora sopiti: dopo la caduta del Muro di Berlino Helmut Kohl, cancelliere della Repubblica Federale, annuncia <strong>la riunificazione della Germania<\/strong>. La storia europea muta il proprio corso. Alla notizia dell\u2019annuncio di Kohl Francois Mitterand, presidente francese, diventa furente: incontra Margaret Thatcher, premier britannica, allarmata anche lei per la riunificazione. Mitterand teme che la Germania possa conquistare \u00abpi\u00f9 territorio di quello preso da Hitler, e l\u2019Europa ne pagher\u00e0 le conseguenze\u00bb. Nel frattempo anche Andreotti esprime con umorismo la propria preoccupazione: \u00abamo talmente tanto la Germania che ne preferivo due\u00bb. Tutti i leader europei si recano oltre Cortina per incontrare Michail Gorba\u010d\u00ebv, presidente dell\u2019URSS, e tutti gli chiedono la stessa cosa: opporsi con ogni mezzo alla riunificazione tedesca e mantenere saldo il Patto di Varsavia. Una richiesta del genere fatta a Mosca vuol dire una cosa sola: se necessario, prepara l\u2019Armata Rossa. \u00c8 il dicembre 1989, neppure tre anni dopo saranno firmati i Trattati di Maastricht.<\/p>\n<div id=\"attachment_84005\" class=\"wp-caption aligncenter\">\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-84005 size-full\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Andreotti-Mitterand-Thatcher.jpg\" alt=\"Andreotti Mitterand Thatcher\" width=\"800\" height=\"600\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Andreotti e Mitterrand in prima fila a sinistra e Margaret Thatcher defilata a destra<\/p>\n<\/div>\n<p>Qualcosa non torna. Gli stessi leader che avrebbero fatto di tutto per lasciare la Germania divisa in due, la caricano poco dopo sul carro dell\u2019Unione europea. Qui entra in scena <strong>l\u2019Euro<\/strong>. Chi sostiene che l\u2019Euro sia semplicemente una moneta o chi invece che sia un metodo di governo vessatorio non ne ha capito la reale natura: <strong>l\u2019Euro \u00e8 il cemento dell\u2019edificio europeo<\/strong>. Senza di esso, dopo la riunificazione della Germania, l\u2019UE non sarebbe potuta nascere. La funzione della moneta unica, nella testa dei leader francesi e britannici in primis, sarebbe dovuta essere quella di tenere a bada la Germania imbrigliandola in un sistema monetario guidato dalla Bce, una banca indipendente dai governi e dall\u2019Ue. Includere la Germania nelle varie istituzioni \u2013 Commissione, Parlamento e Consigli \u2013 avrebbe inoltre consentito a tutti i governi europei di concertare le politiche continentali, cos\u00ec che il potere tedesco ne risultasse arginato. Prova ne \u00e8 che il progetto sull\u2019Euro viene osteggiato apertamente dai governatori delle banche centrali \u2013 nonch\u00e9 sconsigliato da buona parte della comunit\u00e0 scientifica internazionale \u2013 i quali pronosticano che la moneta unica, impedendo l\u2019aggiustamento del tasso di cambio, porter\u00e0 i paesi deboli a diventare pi\u00f9 deboli e i forti pi\u00f9 forti. Nonostante ci\u00f2 Delors \u2013 allora presidente della Commissione \u2013 gestisce egregiamente l\u2019opposizione: incarica i governatori di decidere quali regole sui bilanci pubblici introdurre qualora la discussione politica intorno all\u2019Euro maturi in un suo compimento. I governatori, consci che sarebbe stato difficilissimo tenere in piedi l\u2019Euro, non hanno dubbi: bisognerebbe seguire <strong>il modello della Bundesbank tedesca<\/strong>, il pi\u00f9 rigido, che ha come scopo principale la stabilit\u00e0 dei prezzi, ossia combattere l\u2019inflazione. Quello che \u00e8 per i banchieri un puro esercizio tecnico di cui non sono convinti diventa realt\u00e0: prima con aggiustamenti dell\u2019Ecu (un regime di cambi fissi per le transazioni internazionali) che serve a testare la stabilit\u00e0 della moneta unica, poi con la definitiva introduzione dell\u2019Euro, prima come unit\u00e0 di conto, poi come moneta ufficiale. \u00c8 il 2002.<\/p>\n<p>Nei primi anni l\u2019Euro subisce una <strong>drastica svalutazione<\/strong> che consente ai paesi periferici di respirare, inoltre le condizioni globali sono favorevoli, non ci si rende conto dell\u2019intrinseca debolezza della moneta unica che si manifesta invece fin dallo scoppio della crisi del 2008. Ma cos\u2019ha l\u2019Euro di cos\u00ec problematico da essere stato dichiarato insostenibile da molti economisti di diverse scuole di pensiero? Banalmente il valore di una moneta deve riflettere lo stato di salute dell\u2019economia sottostante; avere un\u2019Europa a due o pi\u00f9 velocit\u00e0 con una moneta unica causa disfunzioni tra i diversi paesi. Le varie implicazioni dell\u2019Euro, comunque, sono ben pi\u00f9 sottili. Nel 1957, quando cio\u00e8 tutto il mondo era legato al dollaro da un regime di cambi fissi noto come Sistema di Bretton Woods, James Meade (premio Nobel per l\u2019economia) scrisse che l\u2019Europa non poteva permettersi di vincolarsi a cambi fissi se avesse voluto procedere all\u2019integrazione economica, perch\u00e9 avrebbero costretto i paesi deboli a importare le politiche deflazionistiche dei paesi forti. Questa semplice verit\u00e0 economica \u00e8 stata ribadita decenni dopo da altri Nobel come Paul Krugman e Joe Stiglitz, rimasti evidentemente inascoltati dai politici che, intendendo portare a compimento il \u201csogno europeo\u201d secondo l\u2019approccio funzionalista, hanno finito per dar vita a un gigantesco super-stato privo di quei tre requisiti fondamentali che rendono un\u2019istituzione uno Stato sovrano: il monopolio dell\u2019uso coercitivo della forza; il monopolio fiscale; il monopolio del battere moneta. Piccola parentesi nazionale: la nascita dell\u2019Ue \u00e8 stata salutata con molto favore dagli italiani, convinti che entrare nel super-stato avrebbe costretto i governi italiani a \u201crigare dritto\u201d e avrebbe rafforzato l\u2019economia grazie all\u2019Euro. \u00c8 il cosiddetto <strong>vincolo esterno<\/strong>. Pochi per\u00f2 si resero conto che entrare in un sistema disfunzionale avrebbe minato le basi dell\u2019economia italiana. Ancora oggi parte dell\u2019intellighenzia italiana non ha capito le implicazioni dell\u2019UE e dell\u2019Euro, visto che continua a elogiare il modello tedesco e a rafforzare l\u2019idea che bisogni svolgere i \u201ccompiti a casa\u201d.<\/p>\n<div id=\"attachment_84007\" class=\"wp-caption aligncenter\">\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-84007 size-full\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Salari-reali.jpg\" alt=\"Salari reali\" width=\"835\" height=\"530\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Da anni la Germania adotta politiche che mirano a tenere artificialmente bassi i salari, nonostante l\u2019incremento di produttivit\u00e0. La svalutazione interna rende i prodotti tedeschi estremamente competitivi sul mercato, creando gravi squilibri all\u2019interno dell\u2019eurozona.<\/p>\n<\/div>\n<p>Gli squilibri commerciali tra i paesi europei sono esplosi con la crisi e il siffatto Euro non pu\u00f2 essere una soluzione \u2013 come anche Prodi e Amato, tra i promotori dell\u2019Euro, hanno in buona sostanza ammesso -, il perch\u00e9 risiede nelle parole di Meade. Importare le politiche deflazionistiche vuol dire adattarsi al modello tedesco \u2013 il quale ha delle caratteristiche elementari opposte al modello italiano. Da decenni in Germania si tengono <strong>artificialmente bassi i salari<\/strong>, non adeguandoli alla produttivit\u00e0 del lavoro, che invece cresce costantemente. Il surplus cos\u00ec ricavato equivale a profitto per i capitalisti e a merci e servizi da piazzare nei mercati esteri \u2013 essendo compressa la domanda interna. Per rendere allora i prodotti tedeschi competitivi si mantiene (\u00e8 questo il compito della Bundesbank) il livello dei prezzi sistematicamente pi\u00f9 basso rispetto ai paesi esteri. In altre parole, essendo l\u2019inflazione tedesca sistematicamente pi\u00f9 bassa, <strong>le merci tedesche sono competitive<\/strong> (costano meno di quelle dei paesi concorrenti) sui mercati internazionali. In condizioni di flessibilit\u00e0 del cambio questo gap si colma, almeno inizialmente, attraverso un automatico aggiustamento del tasso di cambio, per cui il marco si apprezza rispetto alle altre valute, che di riflesso si svalutano rispetto al marco, riportando il prezzo di merci simili ad un livello equivalente. Con l\u2019introduzione della moneta unica questo meccanismo di aggiustamento ovviamente viene meno: il modello tedesco risulta allora aggressivo, scoordinato e minatorio rispetto ai sistemi economici dei paesi concorrenti \u2013 Francia e Italia in primis. Non potendo attivare la leva del cambio i paesi europei devono procedere per <strong>svalutazione interna<\/strong>, ossia con l\u2019abbattimento del costo del lavoro, che vuol dire taglio dei salari, esuberi, licenziamenti. Solo cos\u00ec si pu\u00f2 guadagnare la competitivit\u00e0 persa. Nel frattempo per\u00f2 l\u2019intero tessuto industriale italiano \u00e8 stato frantumato per l\u2019azione congiunta di svalutazione interna e crisi economica globale, senza che la BCE potesse far qualcosa, dovendo per statuto occuparsi della stabilit\u00e0 dei prezzi, sacrificando a questo obiettivo tutti gli altri, occupazione compresa: ecco il significato di \u00abimportazione delle politiche deflazionistiche\u00bb. Per dirla con le parole del prof. <strong>Luigi Zingales<\/strong>, i tedeschi, \u00abcol costo del denaro che \u00e8 la met\u00e0 del nostro, possono permettersi di venire in Italia, comprare le nostre fabbriche e chiuderle per sbarazzarsi della concorrenza. Il rischio \u00e8 di trasformarsi nel <strong>Sud d\u2019Europa<\/strong>: come il Meridione italiano \u00e8 stato soffocato dall\u2019imposizione delle leggi piemontesi, cos\u00ec l\u2019Italia rischia di essere soffocata dalle leggi europee\u00bb. Come se le disfunzioni strutturali dell\u2019eurozona non bastassero, l\u2019Italia ferita dalla crisi \u00e8 stata costretta dall\u2019Ue \u2013 di cui la Germania stessa \u00e8 nel frattempo diventata leader indiscussa \u2013 a introdurre una serie di politiche di austerit\u00e0 che hanno aggravato le condizioni economiche, come il Fondo Monetario Internazionale ha recentemente ammesso. Giungiamo cos\u00ec ai nostri giorni, in cui siamo costretti a vedere un Governo elemosinare uno zero virgola di flessibilit\u00e0 sul bilancio pubblico per poter costruire alloggi temporanei per i terremotati.<\/p>\n<div id=\"attachment_84009\" class=\"wp-caption aligncenter\">\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-84009 size-full\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Inflazione-Ger-Eur.png\" alt=\"Inflazione Ger Eur\" width=\"733\" height=\"498\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">L\u2019inflazione europea segue strettamente quella tedesca. La BCE \u00e8 modellata sulla falsa riga della Bundesbank.<\/p>\n<\/div>\n<p>Come si \u00e8 potuto constatare da questa brevissima ricostruzione storico-economica, la fondazione dell\u2019Ue \u00e8 strettamente legata alla divisione in blocchi dell\u2019Europa, quella dell\u2019Euro alla paura per la riunificazione tedesca, quella della Bce alla rigidit\u00e0 del modello tedesco. La conclusione cui si deve giungere non \u00e8 che bisogna scatenare i peggiori sentimenti anti-tedeschi oppure che uscire dall\u2019Euro sia la panacea di tutti i mali. Ci\u00f2 che occorre \u00e8 innanzitutto consapevolezza: consapevolezza del fatto che quella che molti credono essere l\u2019incarnazione del \u201csogno europeo\u201d \u00e8 il frutto di mille calcoli politici divergenti e scoordinati, che hanno generato un<strong> mostro burocratico<\/strong> a tutto svantaggio dell\u2019economia dei paesi periferici, tra cui l\u2019Italia. La carica valoriale positiva del \u201csogno\u201d si scontra con la realizzabilit\u00e0 pratica del progetto, i cui limiti sono invisibili solo agli analfabeti economici. Possiamo decidere che tutto sommato ci sta bene, a conti fatti l\u2019integrazione europea ha garantito settant\u2019anni di pace; ma se tutto quanto \u00e8 stato espresso in questo articolo ha un fondamento, alla pace in senso bellico si \u00e8 sostituita una <strong>guerra in senso economico<\/strong>. Quale sia la strada pi\u00f9 saggia da perseguire saranno i popoli europei a deciderlo e nei prossimi anni sicuramente vedremo scombinarsi l\u2019Unione cos\u00ec com\u2019era ed \u00e8 tutt\u2019oggi. Preso atto che l\u2019Europa nella quale viviamo oggi \u00e8 il frutto di decenni di mastodontici equivoci, di storture storiche e di calcoli nazionalistici, ci\u00f2 che ciascun europeo pu\u00f2 fare \u00e8 interrogarsi a proposito del proprio ruolo all\u2019interno di questo progetto e tornare a chiedersi: <strong>l\u2019Unione europea ha bisogno di noi europei?<\/strong><\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/economia\/critica-della-ragione-europea\/\">http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/economia\/critica-della-ragione-europea\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Alessio Trabucco) Ci viene ripetuto che gli Europei hanno bisogno dell&#8217;Unione Europea. Ma la vera domanda \u00e8: l&#8217;Unione Europea ha bisogno degli Europei? La storia d\u2019Europa \u00e8 storia di Stati-nazione, \u00e8 un dato di fatto, quando non di esasperanti regionalismi. 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