{"id":29378,"date":"2017-03-19T09:22:34","date_gmt":"2017-03-19T08:22:34","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=29378"},"modified":"2017-03-19T00:07:24","modified_gmt":"2017-03-18T23:07:24","slug":"repubblicanesimo-geopolitico-3a-parte-alcune-delucidazioni-preliminari-di-massimo-morigi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=29378","title":{"rendered":"Repubblicanesimo geopolitico. 3a parte Alcune delucidazioni preliminari di Massimo Morigi"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>ITALIA E IL MONDO (Massimo Morigi)<\/strong><\/p>\n<p>Se per\u00f2 l\u2019analisi del potere di Hannah Arendt risulta essere assolutamente realistica (il potere non \u00e8 il male ma \u00e8 la benzina della societ\u00e0), la filosofa politica ebrea tedesca naturalizzata statunitense non fu altrettanto puntuale nell\u2019analizzare le problematiche del potere relative alla moderne democrazie rappresentative, in quanto il suo punto di riferimento della polis greca se assolutamente illuminante per quanto riguarda l\u2019analisi fenomenologica del potere, non \u00e8 assolutamente proponibile come modello per le moderne societ\u00e0 industriali (e la Arendt ne era assolutamente consapevole) e la sua mitizzazione della rivoluzione americana \u2013 con l\u2019idea di una riproposizione come futuro soggetto politico, mutatis mutantis, delle piccole comunit\u00e0 americane di origine che erano state alla base della voglia di libert\u00e0 e laboratorio politico della rivoluzione e delle prime forme di democrazia del nuovo continente \u2013, se ancora fondamentale per capire le dinamiche dominio-potere-libert\u00e0 risulta ancora una volta improponibile come reale modello alternativo alla democrazia rappresentativa. Arrivo quindi rapidamente alla conclusione intorno alla domanda di cosa sia il Repubblicanesimo Geopolitico. Il Repubblicanesimo Geopolitico intende riempire questa lacuna nella consapevolezza molto elementare ma fondamentale che la partita della libert\u00e0 non si gioca n\u00e9 in astratti enunciati (libert\u00e0 come non interferenza di matrice liberale o libert\u00e0 come non dominio del (neo)repubblicanesimo) ma nei concreti rapporti di forza (e quindi nei concreti spazi di libert\u00e0) che si sviluppano all\u2019interno della societ\u00e0. Con questa enfasi sui rapporti di forza fra le classi, sembrerebbe per\u00f2 essere dalle parti di una riedizione del<br \/>\nmarxismo vecchia maniera. Errore e per due semplici motivi. Primo perch\u00e9 nel Repubblicanesimo Geopolitico l\u2019accento \u00e8 messo sul potere come energia generatrice di libert\u00e0 mentre il marximo classico vuole una societ\u00e0 dove i rapporti di forza siano estinti (fine della storia, estinzione dello stato). Secondo perch\u00e9 se per il marximo l\u2019agente generatore di una societ\u00e0 pi\u00f9 libera \u00e8 il proletariato, per il Repubblicanesimo Geopolitico l\u2019agente per una maggiore libert\u00e0 sono proprio quelle forze ed energie (quindi anche il proletariato ma pure le forze che vi si contrappongono) che scontrandosi originano una dialettica del potere che \u00e8 alla base per un concreto e non astratto ampliamento della sfera della libert\u00e0 (sottolineo che questa della conflittualit\u00e0 come origine della libert\u00e0 e\/o della forza di una comunit\u00e0 politica non \u00e8 certo molto originale discendendo direttamente da Machiavelli e dalla sua spiegazione della forza militare degli antichi romani, la quale, secondo il Segretario fiorentino, discendeva direttamente dalla lotta fra patrizi e plebei che trovava una sua valvola di sfogo nella espansione territoriale di Roma). E queste forze ed energie per il Repubblicanesimo Geopolitico possono trovare la loro piena espressione solo a condizione che il quadro geopolitico in cui questa comunit\u00e0 vive la sua esperienza storica sia favorevole a che questa comunit\u00e0 possa irrobustire la sua identit\u00e0 e, di conseguenza, progettare e lottare per sempre maggiori spazi di libert\u00e0. Dove Mazzini parlava di una missione dell\u2019Italia una volta che fosse stata riunificata geograficamente e spiritualmente, sarebbe assai singolare non vedere in queste parole la consapevolezza che una nazione non pu\u00f2 vivere \u2013 e quindi essere libera \u2013 senza che abbia un\u2019idea della sua collocazione fra le altre comunit\u00e0 politiche del mondo, senza che possa disporre di un suo Lebensraum, non solo geografico e materiale ma anche culturale e spirituale (quello di Lebensraum, cio\u00e8 spazio vitale, \u00e8 un concetto che venne coniato da Friedrich Ratzel e sviluppato dalla geopolitica tedesca e per questo ha subito una sorta di damnatio memoriae. Ora il fatto che il nazismo abbia sviluppato una sua<br \/>\nversione criminale del Lebensraum non significa che questo concetto non sia fondamentale per la geopolitica e quindi per il Repubblicanesimo Geopolitico, tanto che il Repubblicanesimo Geopolitico potrebbe anche essere chiamato Lebensraum repubblicanesimo se non fosse per il fatto che il concetto di Lebensraum \u00e8 ancor oggi appaiato all\u2019imperialismo guglielmino e al male assoluto del nazismo e \u2013 per ironia della storia, se pur rifiutato dalle accademie politologiche e filosofico-politiche del secondo dopoguerra \u2013 impiegato come strumento di analisi fondamentale per dirigere l\u2019azione geopolitica delle potenze vincitrici del secondo conflitto mondiale. Il Repubblicanesimo Geopolitico, invece, intende impiegarlo per i suoi scopi di libert\u00e0). Quando Mazzini criticava Marx questo non avveniva per una sorta di cecit\u00e0 nei confronti delle condizioni della classe operaia ma avveniva nella consapevolezza che la dinamica dello scontro delle classi sociali \u2013 e quindi della libert\u00e0 \u2013 non poteva essere compressa nelle formulette che si riassumevano nella credenza parareligiosa della classe operaia come \u201cclasse intermodale\u201d e quindi come unico agente per la trasformazione rivoluzionaria della societ\u00e0. Mazzini fu sempre accusato di misticismo. In realt\u00e0 non era affatto un mistico ma, piuttosto, un dialettico che era consapevole che la partita della libert\u00e0 poteva essere vinta solo con una generale crescita culturale (e quindi politica) di tutta la societ\u00e0. Quando Mazzini preconizzava l\u2019edificazione per la sua nuova Italia di \u201cscuole, scuole, scuole\u201d, non designava per s\u00e9 il ruolo di futuro ministro della pubblica istruzione ma era semplicemente consapevole che la libert\u00e0 italiana doveva passare attraverso l\u2019innalzamento culturale del popolo. Oggi questa dimensione culturale \u00e8 entrata a pieno vigore nel lessico della geopolitica e si chiama noopolitik, quella noopolitik che presa molto sul serio dal Celeste Impero, rischia di qui a pochi anni, assieme ai suoi fattori di eccellenza economica, di rendere la Cina la prima superpotenza a dispetto degli standard terribilmente mediocri, almeno se comparati a quelli delle cosiddette<br \/>\ndemocrazie rappresentative occidentali, nel campo dei diritti politici. Ora, senza voler ripercorrere tutti quegli autori e personaggi storici in cui il momento geopolitico fu fondamentale (Garibaldi fu un geopolitico \u201cpratico\u201d, il nazionalismo italiano ebbe una sua versione di destra tipicamente autoritaria mentre la matrice democratica del nazionalismo \u00e8 impensabile senza considerare il Maestro di Genova, l\u2019interventismo democratico era mazzinianamente animato da una profonda, anche se rudimentale, consapevolezza repubblicana e geopolitica che la libert\u00e0 del nuovo Stato \u2013 e quindi dei suoi cittadini \u2013 non era al sicuro senza la demolizione degli Imperi centrali, l\u2019impresa fiumana ben lungi dall\u2019essere stata uno stolto rigurgito del peggior nazionalismo come da certa stereotipata storiografia, diede voce \u2013 ed azione \u2013 alla consapevolezza geopolitica di matrice mazziniana diffusa fra gli strati pi\u00f9 umili della popolazione \u2013 ma non per questo non certo politicamente meno avvertiti \u2013, che l\u2019astratto wilsonismo era un attentato non solo contro la potenza di una nazione, l\u2019Italia, che aveva vinto la guerra ma anche contro la sua libert\u00e0 nel consesso delle nazioni e, quindi, al suo interno, anche contro il suo sviluppo in una societ\u00e0 sempre pi\u00f9 libera. E quanto fossero avanzate le concezioni politiche e sociali dei \u201cfiumani\u201d guidati da D\u2019Annunzio, volentieri si rimanda alla misconosciuta Carta del Carnaro), la tragedia dell\u2019Italia attuale \u00e8 che la sconfitta nel secondo conflitto mondiale, assieme alla giusta ridicolizzazione del fascismo, trascin\u00f2 nel disastro anche quel Repubblicanesimo Geopolitico che era stato una delle componenti fondamenti del suo Risorgimento e della sua riunificazione e che aveva ben compreso che la libert\u00e0 non poteva essere scissa dalla sua componente spaziale-geografica (2). Rimane da rispondere al quesito posto da Roberto Stefanini sulla rappresentazione della situazione che si fa il Repubblicanesimo Geopolitico. Se per rappresentazione della situazione s\u2019intende il quadro delle relazioni internazionali, il Repubblicanesimo Geopolitico sente una profonda affinit\u00e0, e prende robusti spunti oltre che dai gi\u00e0<br \/>\ncitati padri della geopolitica, dalla dottrina delle relazioni internazionali che oggigiorno va sotto il nome di costruttivismo e che ha per caposcuola Alexander Wendt. Famoso il titolo del saggio di Alexander Wendt Anarchy is What States make of it, e cio\u00e8 che l\u2019anarchia del sistema internazionale non \u00e8 una meccanica legge di natura ma dipende dalle scelte, a loro volta influenzate dalla storia e dalla cultura, che le singole nazioni compiono di volta in volta. Il costruttivismo, insomma, sottolinea l\u2019importanza dei cosiddetti dati \u201csovrastrutturali\u201d e volitivi nel determinare la dinamica del sistema internazionale. Da questo punto di vista, il Repubblicanesimo Geopolitico \u00e8 completamente d\u2019accordo col costruttivismo ma con una piccola rivendicazione, non per s\u00e9 stesso \u2013 ci mancherebbe \u2013 ma per chi prima ancora del costruttivismo e con feroce volont\u00e0 attuativa pens\u00f2 in questi termini: il solito Giuseppe Mazzini. Se per rappresentazione della situazione si intende, invece, il giudizio sullo stato di salute della democrazia in Italia e nelle altre cosiddette democrazie rappresentative, il giudizio \u00e8 gi\u00e0 stato espresso in altri interventi sul \u201cCorriere della Collera\u201d ma, in estrema sintesi, si riassume nella conclusione che quello che i media \u2013 ed anche un pensiero politico asservito a necessit\u00e0 che con la ricerca della verit\u00e0 e dell\u2019espansione della libert\u00e0 hanno poco a che spartire \u2013 oggi chiamano democrazia non \u00e8 altro che un regime ove le oligarchie finanziarie sostengono e foraggiano un teatrino dove ancora si consente di scegliere attraverso formalmente libere elezioni la rappresentanza politica ma in cui questa rappresentanza politica \u00e8 totalmente irresponsabile rispetto al suo elettorato ed \u00e8 spogliata, de facto, di qualsiasi potere decisionale (questo teatrino del potere e della falsa libert\u00e0 politica \u00e8 comune a tutte le cosiddette democrazie rappresentative occidentali. Proseguendo con l\u2019immagine, possiamo dire che, allo stato attuale, la democrazia \u00e8 una recita fatta dai politici su un palco gentilmente fornito dalle oligarchie finanziarie. In Italia poi, per non farci mancare niente, gli attori sono pure degli scadenti<br \/>\nguitti). Questo giudizio, peraltro, non \u00e8 proprio un\u2019esclusivit\u00e0 del Repubblicanesimo Geopolitico ma \u00e8 condiviso anche dalla parte meno corrotta dell\u2019attuale mainstream della scienza politica (Colin Crouch, Robert Dahl tanto per citare qualche autore). Al contrario per\u00f2 di coloro che vedono la postdemocrazia e\/o la poliarchia come un destino inevitabile per le democrazie rappresentative occidentali, il Repubblicanesimo Geopolitico non si rassegna all\u2019avvizzimento della democrazia per il semplice motivo che se gli uomini per pigrizia possono essere sordi sulla loro libert\u00e0, la storia \u00e8 un\u2019ottima sveglia e che, se inascoltata, pu\u00f2 portare a traumatici e tragici risvegli. \u00c8 la storia del nostro paese che \u00e8 tutto un susseguirsi di momenti alti e di altri di tragica miseria. \u00c8 persino inutile dire in quale momento il Repubblicanesimo Geopolitico ambisca a collocarsi. Sembrerebbe, \u00e8 vero, una missione impossibile, per non dire connotata da un\u2019assoluta ed insopportabile hubris. Se il Repubblicanesimo Geopolitico fosse una semplice nuova elaborazione di scuola sui temi (neo)repubblicani ci\u00f2 sarebbe assolutamente vero. Ma ovviamente la pretesa \u2013 o meglio la speranza \u2013 del Repubblicanesimo Geopolitico non \u00e8 di essere la solita accademica variazione sul tema (neo)repubblicano ma modestamente, anche se con molto orgoglio, \u00e8 di non essere altro che l\u2019ennesima espressione di quel moto profondo che nasce dal cuore della nostra storia e civilt\u00e0 e che si riassume nella ricerca di una sempre maggiore espansione della libert\u00e0. Ora e sempre.<br \/>\nRavenna-Coimbra, 26 novembre 2013<br \/>\n\u2014<br \/>\nNOTE<br \/>\n(1) In questa risposta [sul \u201cCorriere della Collera\u201d] sul Repubblicanesimo Geopolitico ho originariamente omesso qualsiasi citazione dei vari Nozik, Friedrich von Hayek, Dworkin<br \/>\ne Rothbard come autori di riferimento in merito al canone liberale. La ragione \u00e8 molto semplice. Tutti questi autori, chi pi\u00f9 da \u201csinistra\u201d chi pi\u00f9 da \u201cdestra\u201d, ci restituiscono un\u2019immagine talmente caricaturale del liberalismo \u2013 e talmente priva di qualsiasi riferimento alla nozione di \u201cconflitto strategico\u201d (concetto coniato da Gianfranco La Grassa nell\u2019ambito del suo fondamentale rinnovamento del marxismo e dell\u2019interpretazione del filosofo di Treviri ma il cui campo semantico rimanda direttamente a Machiavelli) \u2013 che da parte di un pensiero, come il Repubblicanesimo Geopolitico, che intende seriamente e radicalmente superare il pensiero liberale \u00e8 consigliabile, almeno in sede divulgativa come pu\u00f2 essere quella di un blog, piuttosto che lasciarsi andare a facili, scontate \u2013 seppur giustificate \u2013 ironie, lasciar perdere ed ignorarli del tutto. Insomma, i lettori dei blog politici (o, meglio, tutti coloro che vogliono costruirsi una vera cultura politica e comprendere quindi anche la grandezza, seppur da superare, del liberalismo) se vogliono \u201cperdere\u201d tempo, affrontino Tucidide, Machiavelli, Hobbes, Adam Smith, Ricardo, Carl von Clausewitz, Hegel, Marx, Mazzini, Mosca, Pareto, Benjamin Constant, Alexis de Tocqueville, Carl Schmitt, Sorel, Lenin, Antonio Gramsci, Hannah Arendt, Friedrich List, Schumpeter, John Maynard Keynes, per finire con i padri della geopolitica Alfred Thayer Mahan, Halford John Mackinder e Friedrich Ratzel piuttosto che i moderni pedestri, feticistici ed irrealistici propagandisti nominati sopra di un liberalismo visto come una sorta di sistema eterno, immutabile e al di sopra della storia (e di un individuo come una sorta di onnipotente Robinson sociale), servi sciocchi di quegli agenti strategici, che coperti dalle enunciazioni ideologiche (un tempo socialiste e liberali oggi solo liberali) ad usum della manipolazione del consenso hanno inteso le varie organizzazioni socioeconomiche in cui venivano ad operare (socialiste e liberaldemocratiche e oggi solo liberaldemocratiche) come il campo di battaglia sul quale scontrarsi per ottenere la supremazia. Agenti strategici che,<br \/>\ninsomma, da veri propri leviatani hobbessiani hanno fatto sempre un sol boccone, strumentalizzandoli e trattandoli come carne da cannone, dei vari Robison sociali del liberalismo e dei vari Stakanov del socialismo reale. \u00c8 inutile aggiungere che il Repubblicanesimo Geopolitico sia dal punta di vista conoscitivo che da quello politico \u00e8 unicamente inteso a far uscire dal loro \u201cstato di minorit\u00e0\u201d questi illusi Robinson liberali e i tuttora persistenti \u2013 e perdenti \u2013 cultori del fu Stakanov del defunto socialismo reale.<br \/>\n(2) Fondamentale per comprendere sul piano teorico questa dialettica spazio\/libert\u00e0, Democratic Ideals and Reality. A Study in the Politics of Reconstruction, London, 1919 di Halford Mackinder, il fondatore accanto a Thayer Mahan della geopolitica, e al quale si deve la comprensione che la democrazia \u00e8 nata e si sviluppata grazie all\u2019insularit\u00e0 della Gran Bretagna e che quindi il wilsonismo \u2013 oggi si direbbe l\u2019esportazione della democrazia \u2013 era un assoluto non senso,<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/italiaeilmondo.com\/2017\/03\/16\/repubblicanesimo-geopolitico-3a-parte-alcune-delucidazioni-preliminari-di-massimo-morigi\/\">http:\/\/italiaeilmondo.com\/2017\/03\/16\/repubblicanesimo-geopolitico-3a-parte-alcune-delucidazioni-preliminari-di-massimo-morigi\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ITALIA E IL MONDO (Massimo Morigi) Se per\u00f2 l\u2019analisi del potere di Hannah Arendt risulta essere assolutamente realistica (il potere non \u00e8 il male ma \u00e8 la benzina della societ\u00e0), la filosofa politica ebrea tedesca naturalizzata statunitense non fu altrettanto puntuale nell\u2019analizzare le problematiche del potere relative alla moderne democrazie rappresentative, in quanto il suo punto di riferimento della polis greca se assolutamente illuminante per quanto riguarda l\u2019analisi fenomenologica del potere, non \u00e8 assolutamente&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":80,"featured_media":25122,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/germinario-italiaeilmondo.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-7DQ","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/29378"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/80"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=29378"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/29378\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":29379,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/29378\/revisions\/29379"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/25122"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=29378"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=29378"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=29378"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}