{"id":29384,"date":"2017-03-19T12:42:27","date_gmt":"2017-03-19T11:42:27","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=29384"},"modified":"2017-03-19T12:42:27","modified_gmt":"2017-03-19T11:42:27","slug":"lolanda-ha-fatto-la-sua-scelta-scontata-aderire-allarea-marco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=29384","title":{"rendered":"L\u2019Olanda ha fatto la sua scelta (scontata): aderire all\u2019area marco"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>FEDERICO DEZZANI<\/strong><\/p>\n<p><em>Si sono svolte le legislative olandesi, primo cruciale appuntamento elettorale del 2017. All\u2019indomani del voto, la tecnocrazia europea ed i media hanno salutato\u00a0il verdetto elettorale come una vittoria \u201cdell\u2019Europa\u201d sulle forze anti-sistema: i liberali del primier Mark Rutte sono emersi come primo partito, davanti ai populisti di Geert Wilders. L\u2019esito delle urne dovrebbe in realt\u00e0 fare tremare i polsi\u00a0a Bruxelles, perch\u00e9 persino nel \u201cnocciolo tedesco\u201d dell\u2019euro gli anti-europeisti guadagnano posizioni, senza poter contare\u00a0sugli anni di recessione causati dalla moneta unica nell\u2019euro-periferia. Con il voto del 15 marzo gli olandesi hanno scelto, senza sorprese, di aderire all\u2019area euro-marco che nascer\u00e0 sulle ceneri dell\u2019Unione Europea, dopo che la Francia, incapace di reggere un cambio fisso con la Germania, avr\u00e0 portato Marine Le Pen all\u2019Eliseo ed innescato l\u2019implosione dell\u2019euro.<\/em><\/p>\n<h2>Se i populisti sono il secondo partito nella patria del falco Dijsselbloem\u2026<\/h2>\n<p>Il 15 marzo gli olandesi si sono recati alle urne per il rinnovo del Parlamento: c\u2019era grande attesa per il voto, primo importante appuntamento elettorale del 2017, <b>cruciale per i destini dell\u2019euro e dell\u2019Europa.<\/b> Dopo otto anni di eurocrisi, \u00e8 grande il timore che \u201ci populisti\u201d conquistino i palazzi del potere, scalzando <b>quell\u2019oligarchia liberal ed atlantista<\/b> che prima ha creato l\u2019eurozona coll\u2019obiettivo di strappare <b>gli Stati Uniti d\u2019Europa<\/b> e poi ha strenuamente difesa la sua creatura, anche a costo di enormi sacrifici economici e sociali, nonostante l\u2019aborto del processo federativo. Le legislative olandesi erano considerate il primo test per valutare la capacit\u00e0 dell\u2019establishment di <b>difendersi dall\u2019assalto delle \u201cforze anti-sistema\u201d<\/b>, la naturale risposta della societ\u00e0 ad anni di impoverimento, precariet\u00e0, immigrazione di massa, insicurezza e venti di guerra. Che lettura si pu\u00f2 dare del voto olandese?<\/p>\n<p>Partiamo dai semplici dati: con una buona affluenza, superiore all\u201980%, i liberali del premier<b> Mark Rutte <\/b>si sono confermati la prima forza politica, raccogliendo il 21% delle preferenze e 33 seggi su 150, davanti ai populisti di <b>Geert Wilders<\/b>, secondo partito con il 13% delle preferenze e 20 seggi. \u00c8 questa \u201cla fotografia\u201d del voto sventolata da tecnocrati, europeisti e grandi media; l\u2019istantanea impiegata per dipingere il voto olandese come<b> la prima sconfitta dei populismi<\/b>, dopo il successo del referendum anti-europeista inglese e l\u2019insediamento di <b>Donald Trump <\/b>alla Casa Bianca: un vittoria dell\u2019Unione Europea in vista delle decisive presidenziali francesi di fine aprile. <i>\u201cOlanda, i populisti non sfondano. Rutte sbarra la strada a Wilders\u201d<\/i>;\u00a0<i>\u201cElezioni Olanda, vince il liberale Rutte: dopo Brexit e Trump, abbiamo detto no al populismo\u201d; \u201c<\/i><i>Vince Rutte e populisti fermati, ma il vero antidoto \u00e8 il pragmatismo olandese\u201d.<\/i><\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 <b>molta<\/b><b> faziosit\u00e0 <\/b>in questa interpretazione: il giudizio, infatti, cambia notevolmente passando \u201cdalla fotografia\u201d al film, allargando cio\u00e8\u00a0l\u2019orizzonte temporale e paragonando la Camera bassa uscita dalle elezioni del 15 marzo a quella precedente: emerge cos\u00ec che i liberali di Rutte <b>hanno perso 10 seggi<\/b>, Wilders ne<b> ha guadagnati 5 <\/b>ed i vecchi alleati del premier, <b>i socialisti del Pvda<\/b> che hanno partecipato per cinque anni alla grande coalizione di governo,\u00a0hanno subito <strong>un salasso di 29 seggi<\/strong>, scivolando <b>ai margini dello schieramento politico.<\/b> I liberali di Rutte pi\u00f9 che \u201cvincere\u201d hanno quindi retto l\u2019assalto dei populisti, incassando discrete perdite, mentre i socialisti sono usciti a pezzi dalla coabitazione col centro-destra: il quadro politico si \u00e8 <b>spostato nel complesso a destra<\/b>, su posizioni nazionaliste, ed i liberali di Rutte hanno conservato il primato<b> inseguendo Geert Wilders <\/b><b>sul suo terreno<\/b>. La violenta polemica del premier Rutte<strong> contro la Turchia,<\/strong> pur sempre un membro NATO, ha infatti galvanizzato l\u2019elettorato di centro-destra, a costo di<b>\u00a0impiegare lo stesso arsenale \u201cpopulista\u201d<\/b>del Partito della Libert\u00e0 di Wilders .<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 quindi poco da rallegrarsi per l\u2019establishment europeista. Le elezioni olandesi potrebbero essere un importante anticipatore di quanto avverr\u00e0 a breve in un altro Paese europeo, ben pi\u00f9 strategico dell\u2019Olanda, <strong>l<\/strong><b>a Germania<\/b>: anch\u2019essa governata da cinque anni da una grande coalizione tra popolari e socialisti, anch\u2019essa totalmente assorbita dalle tematiche dell\u2019immigrazione e della sicurezza, anch\u2019essa patria di un partito populista sempre pi\u00f9 radicato, <b>Alternativa per la Germania<\/b>, che ha fatto della lotta\u00a0all\u2019immigrazione selvaggia il suo cavallo di battaglia.<\/p>\n<p>Al contrario, tessere paragoni tra le elezioni olandesi<b> e le imminenti <\/b><b>presidenziali francesi<\/b>, totalmente monopolizzate dal dibattito attorno all\u2019euro e dall\u2019Unione Europea, non ha alcun senso: <b>Olanda e Francia,<\/b> bench\u00e9 geograficamente vicine,<b> si trovano agli antipodi dell\u2019Europa<\/b> e le rispettive priorit\u00e0 dell\u2019elettorato <strong>differiscono\u00a0radicalmente.<\/strong><\/p>\n<p>Pochi, infatti, hanno sottolineato come l\u2019Olanda sia la terra natia di <b>Jeroen <\/b><b>Dijsselbloem<\/b>, esponente di quel partito socialista che \u00e8 uscito dimezzato dalle elezioni del 15 marzo, nonch\u00e9 <b>ministro delle Finanze<\/b> dell\u2019uscente governo Rutte e <b>presidente dell\u2019Eurogruppo<\/b>: il \u201cfalco\u201d Dijsselbloem \u00e8 noto alla cronache italiane come l\u2019inflessibile custode dell\u2019<b>ortodossia finanziaria,<\/b> sistematicamente schierato sulle posizioni tedesche <b>rigoriste ed anti-deficit<\/b>. Gi\u00e0, perch\u00e9 l\u2019Olanda \u00e8 un <strong>Paese\u201cgermanico\u201d<\/strong> che ruota a tutti gli effetti nell\u2019orbita di Berlino, incline ad impiegare i suoi alleati minori (Finlandia, Estonia, Repubblica Ceca, Austria, Slovenia e Slovacchia, etc. etc.) per<strong> promuovere ed imporre i propri interessi:<\/strong> \u00e8 l\u2019Olanda a schierarsi nella bollente estate 2015 a fianco della Germania contro qualsiasi concessione ad Atene, anche a costo di <strong>una \u201cGrexit\u201d<\/strong>, come \u00e8 sempre l\u2019Olanda ad opporsi oggi a <b>qualsiasi riduzione del debito pubblico greco<\/b>, sempre in sintonia con la Germania.<\/p>\n<p>Dal punto di vista macroeconomico, i Paesi Bassi sono <b>\u201cun\u2019estensione\u201d della Germania<\/b>, proprio come dal punto di vista geografico i suoi porti sono lo sbocco verso il mare di buona parte del commercio estero tedesco (l\u2019Olanda \u00e8 la prima fonte dell\u2019import e la quarta meta dell\u2019export tedeschi<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/lolanda-ha-fatto-la-sua-scelta-scontata-aderire-allarea-marco\/#sdfootnote1sym\" name=\"sdfootnote1anc\"><sup>1<\/sup><\/a>): il tasso ufficiale di disoccupazione <b>viaggia attorno al 5%<\/b> contro il 6% tedesco, il debito pubblico olandese si colloca su livelli persino <b>inferiori a quelli tedeschi<\/b> (65% contro 80% del PIL), il saldo della bilancia commerciale \u00e8 <b>saldamente positivo ed in costante aumento<\/b> dall\u2019introduzione dell\u2019euro: in questo contesto le frecce economiche all\u2019arco dei populisti sono modeste e non \u00e8 un caso se il Partito della Libert\u00e0 di Geert Wilders abbia impostato il suo programma sulle tematiche contro l\u2019immigrazione selvaggia, <b>promossa ed incentivata dall\u2019Unione Europea<\/b>. I populisti olandesi sono riusciti nell\u2019impresa di affermarsi come seconda forza del Paese <b>senza che la situazione economica fornisse loro particolari\u00a0aiuti<\/b>: \u00e8 un risultato notevole, che dovrebbe turbare il sonno <strong>della CDU e della SPD<\/strong> in vista delle imminenti legisltive tedesche.<\/p>\n<p><strong><a href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/francia-2017-vincera-marine-le-pen-grazie-allerrore-della-banca-rothschild\/\">Il quadro macroeconomico \u00e8 invece\u00a0agli antipodi in Francia, dove, nonostante i sondaggi avversi, \u00e8 altamente probabile che la \u201cpopulista\u201d Marine Len riesca nella storica impresa di conquistare l\u2019Eliseo<\/a><\/strong>. Bench\u00e9 Francia ed Olanda siano separate soltanto dal Reno, la distanza tra i due Paesi \u00e8 siderale in termini economici: <b>sulla sponda sinistra del Reno si \u00e8 in euro-periferia<\/b>, sulla sponda destra si \u00e8 invece nel nocciolo dell\u2019euro,<strong> \u201cnell\u2019area euro-marco\u201d<\/strong>. La disoccupazione ufficiale si attesta<b> su livelli record in Francia<\/b>, attorno al 10% della forza lavoro, il debito pubblico \u00e8 esploso dall\u2019introduzione dell\u2019euro, salendo dal 60% al 100% del PIL in 15 anni, la bilancia commerciale \u00e8 parallelamente crollata, obbligando la Francia a vivere a credito, le partecipazioni statali, fiore all\u2019occhiello dell\u2019economia transalpina, sono state progressivamente alleggerite per racimolare un po\u2019 di denaro. In Francia, i populisti hanno quindi<b>\u00a0pi\u00f9 frecce al loro arco<\/b>: non solo le tematiche anti-immigrazione che hanno regalato ottimi risultati a Geert Wilders, <strong><a href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/turbolences-en-france-danger-mortel-pour-leuro\/\">ma anche il cavallo di battaglia, cruciale dopo anni di eurocrisi, dell\u2019impoverimento indotto dalla moneta unica.<\/a><\/strong><\/p>\n<p>Se nelle \u201cgermanica\u201d Olanda il Partito della Libert\u00e0 si \u00e8 piazzato secondo<b> grazie soltanto ai timori legati all\u2019immigrazione indiscriminata<\/b>, nella \u201cperiferica\u201d Francia il Front National non avr\u00e0 difficolt\u00e0 a conquistare l\u2019Eliseo, potendo catalizzare\u00a0<b>anche il malessere sociale causato dall\u2019euro.<\/b><\/p>\n<p>In Olanda l\u2019establishment nazionale ha, bene o male, retto. In Francia, al contrario, si sta assistendo come nel resto dell\u2019europeriferia ad<strong> uno scollamento tra l\u2019\u00e9lite al potere,<\/strong> sempre pi\u00f9 isolata e screditata,<strong> e la base elettorale:<\/strong> la prima totalmente devota all\u2019euro ed all\u2019Unione Europea, la seconda sempre pi\u00f9 insofferente dopo anni di crisi economica e schierata su posizioni anti-europeiste. Tolto il capitolo dell\u2019immigrazione selvaggia, l\u2019elettorato olandese aveva pochi motivi per pronunciarsi contro l\u2019Unione Europea che ha sinora<b> regalato pi\u00f9 benefici che danni ai Paesi Bassi<\/b>: escluso l\u2019esborso per il salvataggio greco, Amsterdam non ha pagato tributi\u00a0per il mantenimento dell\u2019eurozona. Confermando il premier Rutte, gli olandesi si sono espressi quindi a favore dello <b>status quo<\/b> e del \u201cproseguimento dell\u2019integrazione europea\u201d che, tradotto in termini pratici,\u00a0significa nella primavera del 2017 procedere <b>verso<\/b><b> l\u2019<\/b><b>unione <\/b><b>politica ed economica del \u201cnocciolo tedesco\u201d.<\/b><\/p>\n<p>\u00c8 facile infatti scorgere dietro l\u2019ipotesi di \u201c<b>un\u2019Europa a due velocit\u00e0\u201d<\/b> avanzata da Berlino, lo storico obiettivo della Germania di<b> federare attorno a s\u00e9 gli Stati di lingua tedesca<\/b>, grossomodo omogenei per cultura ed integrati economicamente: \u00e8 un progetto di cui l\u2019Olanda, l\u2019affaccio al mare delle regioni industriali tedesche, \u00e8 parte integrante, mentre n\u00e9 l\u2019ingresso della Francia, n\u00e9 quello dell\u2019Italia, n\u00e9 tanto meno quello del resto dell\u2019europeriferia, sono contemplati. <b>L\u2019interminabile eurocrisi ha scremato i membri dell\u2019eurozona,<\/b> separando quelli compatibili con l\u2019economia tedesca da quelli che<strong> non reggono il cambio fisso col\u00a0marco<\/strong>: i primi sono oggi \u201ceuropeisti\u201d, come l\u2019Olanda, mentre i secondi sono scivolati verso posizioni \u201cpopulistiche\u201d ed anti-europeistiche. Le elezioni del 2017 sono l\u2019occasione per sancire la definitiva frattura dentro l\u2019Unione Europea e la<strong> separazione dei due gruppi disomogenei:<\/strong> l\u2019Olanda, il 15 marzo, ha votato per entrare nella <b>nascente area marco allargata<\/b> o nel <strong>\u201cmini-euro del Nord\u201d.<\/strong><\/p>\n<p>La Francia, invece, prostrata da anni di eurocrisi, <b>si separer\u00e0 dal nocciolo tedesco<\/b> eleggendo la populista <b>Marine Le Pen all\u2019Eliseo. <\/b><\/p>\n<p>L\u20198 maggio, all\u2019indomani delle presidenziali francesi, i mercati finanziari saranno travolti dalla tempesta alla notizia della vittoria del Front National; Mario Draghi tenter\u00e0 invano di sedare gli speculativi, sempre pi\u00f9 violenti dopo il conclamato divorzio francese dall\u2019Unione Europea; frenetiche consultazioni si terranno per stabilire se e come l\u2019eurozona e le istituzioni di Bruxelles possano sopravvivere. Berlino proporr\u00e0 allora <b>ad un ristretto club di Paesi <\/b>di procedere <strong>con l\u2019integrazione economica e politica<\/strong>, cos\u00ec da non gettare alle ortiche \u201cil sogno europeo\u201d. Sar\u00e0 interpellata per prima l\u2019Olanda di Mark Rutte, cui seguiranno <strong>i governi dell\u2019Europa centrale e nordica<\/strong>. Il premier Gentiloni aspetter\u00e0 invano una telefonata che non arriver\u00e0 mai, mentre gli altri Paesi dell\u2019europeriferia, pi\u00f9 pragmatici, si attrezzeranno per tornare nel volgere di poco tempo ai vecchi conii.<\/p>\n<p>Nascer\u00e0 cos\u00ec <b>l\u2019Europa a due velocit\u00e0,<\/b> partorita dalla cruciali elezioni del 2017 iniziate con le legislative olandesi: <b>un\u2019area euro-marco, circondata da valute nazionali. <\/b>Una Grande Germania nel cuore dell\u2019Europa: <b>il sogno di Berlino sin dal 1914.<\/b><\/p>\n<p><strong>fonte<\/strong>: <a href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/lolanda-ha-fatto-la-sua-scelta-scontata-aderire-allarea-marco\/\">http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/lolanda-ha-fatto-la-sua-scelta-scontata-aderire-allarea-marco\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di FEDERICO DEZZANI Si sono svolte le legislative olandesi, primo cruciale appuntamento elettorale del 2017. 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