{"id":29428,"date":"2017-03-22T09:55:02","date_gmt":"2017-03-22T08:55:02","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=29428"},"modified":"2017-03-21T23:56:53","modified_gmt":"2017-03-21T22:56:53","slug":"la-francia-allo-specchio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=29428","title":{"rendered":"La Francia allo specchio"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Andrea Muratore)<\/strong><\/p>\n<p><em>La \u201cFrancosfera\u201d di Marine Le Pen e la confusa prospettiva di un\u2019Europa attiva del candidato \u201coutsider\u201d Macron. I due grandi favoriti per la conquista dell\u2019Eliseo propugnano una visione del mondo che, per quanto diversa da quella dei leader dei partiti tradizionali, \u00e8 destinata a vedere la sua fattibilit\u00e0 testata alla luce delle reali potenzialit\u00e0 geopolitiche della Francia odierna.<\/em><\/p>\n<p>Recentemente, chi scrive ha parlato, sulle colonne de <em>L\u2019Intellettuale Dissidente, <\/em>dell\u2019importanza che gioca la concezione di un posizionamento diverso della Francia nel mondo <a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/esteri-3\/la-france-insoumise-passioni-e-battaglie-di-jean-luc-melenchon\/\" target=\"_blank\">nell\u2019economia della campagna di Jean-Luc M\u00e9lenchon<\/a>, leader della coalizione <em>La France Insoumise <\/em>e fautore di un <strong>riposizionamento del Paese<\/strong> <strong>nell\u2019ambito del sistema multipolare<\/strong> in continua evoluzione e in perenne mutamento. La presa di posizione di M\u00e9lenchon riflette una crescente insoddisfazione nel mondo politico e nell\u2019elettorato francesi verso le strategie geopolitiche portate avanti dagli ultimi governi: tanto l\u2019amministrazione di Nicolas Sarkozy (2007-2012) quanto quella, a dir poco fallimentare, del suo successore Fran\u00e7ois Hollande sono state <strong>contraddistinte da mosse strategicamente controproducenti<\/strong>, se non addirittura controintuitive, che hanno portato il governo di Parigi a dilapidare il capitale geopolitico lungamente accumulato attraverso il mantenimento di una sostanziale indipendenza ed autonomia nel primo mezzo secolo della Quinta Repubblica, dai tempi del Generale De Gaulle sino alla presidenza di Jacques Chirac. Lo stesso Chirac, leader politico di statura assolutamente ordinaria e non dotato del carisma di De Gaulle o Mitterrand, spicca quasi da gigante di fronte ai suoi due successori: <a href=\"https:\/\/www.theguardian.com\/world\/2004\/nov\/17\/france.iraq\" target=\"_blank\">la grande lungimiranza dimostrata dall\u2019allora Presidente nel 2003<\/a> col suo <strong>rifiuto di seguire lo scriteriato avventurismo di George W. Bush e Tony Blair in Iraq<\/strong>, frutto di una repentina e inaspettata evoluzione degli scenari politico-diplomatici internazionali dettagliatamente descritta in un <a href=\"http:\/\/foreignpolicy.com\/2016\/11\/15\/bush-chirac-and-the-war-in-iraq\/\" target=\"_blank\">commento di Kurt Volker pubblicato sul Financial Times<\/a>, si contrappone nettamente al vorticoso interventismo senza caratterizzazione strategica perseguito da Sarkozy e Hollande dopo il rientro della Francia nel comando integrato della NATO, <a href=\"https:\/\/www.google.it\/url?sa=t&amp;rct=j&amp;q=&amp;esrc=s&amp;source=web&amp;cd=1&amp;cad=rja&amp;uact=8&amp;ved=0ahUKEwjQ5NqUyODSAhXCXhoKHZJmACoQFggcMAA&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.washingtonpost.com%2Fwp-dyn%2Fcontent%2Farticle%2F2009%2F03%2F11%2FAR2009031100547.html&amp;usg=AFQjCNGDa-QbzvrkZEfXkC_eUE1tWqJH-w&amp;sig2=CkNig6m3Oe4aTkTiXxLkhQ\" target=\"_blank\">avvenuto nel 2009<\/a>, dopo 43 anni di distacco. Dall\u2019intervento contro la Libia di Gheddafi del 2011 alle pi\u00f9 recenti missioni in Mali e in Burkina Faso, la Francia si \u00e8 pi\u00f9 volte risoluta ad agire sul terreno militare guidata da leader inconsapevoli del mutato peso geopolitico del Paese, che progressivamente ha perso capitale negoziale negli scenari pi\u00f9 importanti per le sue strategie internazionali, dall\u2019Africa Centrale al Mediterraneo, per non parlare del Medio Oriente e, ovviamente dell\u2019Unione Europea, nella quale Parigi \u00e8 stata progressivamente distanziata dalla Germania di Angela Merkel ai vertici del sistema di potere comunitario.<\/p>\n<p><strong>Lo screditamento dei partiti tradizionali<\/strong>, in Francia, \u00e8 dunque in parte frutto della palese incapacit\u00e0 di gestione dei mutamenti del contesto internazionale e, soprattutto, di identificazione del reale posizionamento nel mondo di un Paese che vede come baluginii sempre pi\u00f9 tenui i riflessi della sua passata <em>grandeur<\/em>. Mentre tanto il <em>Parti Socialiste <\/em>quanto <em>Les Republicains <\/em>arrancano nei sondaggi, incapaci di porsi nella posizione di reali forze di rottura e di proporre una concreta discontinuit\u00e0 con il passato, <strong>non \u00e8 un caso che assieme a M\u00e9lenchon siano proprio i due <em>outsider<\/em> divenuti favoriti per la conquista dell\u2019Eliseo<\/strong><em>, <\/em>Marine Le Pen ed <a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/economia\/chi-e-emmanuel-macron\/\" target=\"_blank\">Emmanuel Macron<\/a>, a porsi la questione del futuro ruolo geopolitico della Francia.<\/p>\n<div id=\"attachment_84198\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-84198 size-full\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/SARKADAFI.jpg\" alt=\"France's President Nicolas Sarkozy (R) and Libyan leader Muammar Gaddafi leave the room after the signature of 10 billion euros of trade contracts between the two countries at the Elysee Palace in Paris, December 10, 2007. Libya and France signed contracts for the purchase of 21 Airbus aircraft during the start of the five day visit of the Libyan leader. REUTERS\/Patrick Hertzog\/Pool (FRANCE) - RTX4M14\" width=\"3000\" height=\"2063\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Incontro tra Nicolas Sarkozy e Muammar Gheddafi nel 2007. Quattro anni dopo, nel 2011, il Presidente francese fu il principale alfiere dell\u2019intervento occidentale nella guerra civile libica che port\u00f2 alla destituzione e all\u2019uccisione del Colonnello e sprofond\u00f2 il Paese in una crisi senza fine, di cui attualmente si stenta a individuare la via d\u2019uscita.<\/p>\n<\/div>\n<p><a href=\"http:\/\/www.occhidellaguerra.it\/il-programma-di-governo-del-front-national\/\" target=\"_blank\">Il programma di Marine Le Pen<\/a>, condensato in un <a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2017\/03\/07\/il-programma-di-marine-le-pen-un-progetto-presidenziale-in-144-punti\/\" target=\"_blank\">manifesto di 144 punti<\/a> che surclassa notevolmente le superficiali e contradditorie istanze dei sedicenti antisistema <em>\u00e0 la <\/em>Wilders, <strong>riserva uno spazio importante al ruolo che la potenza francese \u00e8 destinata a giocare negli equilibri mondiali <\/strong>in caso di vittoria della candidata del <em>Front National<\/em>. La formazione sovranista, infatti, ritiene la riconquista dell\u2019autonomia decisionale di Parigi sulla scena internazionale un presupposto indispensabile per poter poi propugnare le sue politiche in maniera efficace tanto all\u2019interno quanto all\u2019esterno dei confini del Paese. Indicativa, tra <em>les engagements pr\u00e9sidentiels<\/em>, \u00e8 la volont\u00e0 espressa ed esplicitata senza possibilit\u00e0 di equivoco di <strong>ritirare nuovamente la Francia del comando integrato della NATO<\/strong>, ristabilendo lo <em>status quo <\/em>precedente l\u2019ascesa al potere di Sarkozy. Dichiarazione chiara ed incondizionata, essa \u00e8 persino pi\u00f9 diretta dell\u2019analoga presa di posizione riguardante l\u2019uscita della Francia dall\u2019Unione Europea, che rappresenta un logico presupposto affinch\u00e9 possano in seguito dispiegarsi buona parte dei programmi economici e sociali del manifesto di Marine Le Pen ma, al primissimo punto del programma, viene subordinata alla convocazione di un referendum analogo a quello sulla <em>Brexit<\/em>.<\/p>\n<p><strong>Gli <em>engagements <\/em>dal 118 al 121 chiariscono buona parte della visione strategica di Marine Le Pen:<\/strong>l\u2019uscita dal comando integrato della NATO dovr\u00e0 rappresentare la premessa per il rilancio di un\u2019autonoma politica di difesa francese, da costruirsi attraverso un graduale aumento degli stanziamenti economici nel settore e da un ampliamento delle dimensioni delle forze armate. Marine Le Pen auspica infatti l\u2019inserimento nella Costituzione francese di un vincolo di bilancio stabilente un budget per la Difesa obbligatoriamente superiore al 2% del PIL e il rilancio della <em>force de frappe <\/em>attraverso il varo di una seconda portaerei da affiancare alla <em>Charles De Gaulle <\/em>(che dovrebbe essere battezzata <em>Richelieu<\/em>), l\u2019ammodernamento dell\u2019armamento nucleare e un aumento degli effettivi di almeno 50.000 unit\u00e0. Dichiarazioni precise che chiariscono come la piattaforma sovranista del <em>Front National<\/em> non sia, al tempo stesso, isolazionista:<strong>Marine Le Pen intende rilanciare la <em>grandeur <\/em>del Paese<\/strong> attraverso un\u2019autonoma strategia che, come chiarito successivamente nel suo programma, passa attraverso l\u2019esplicito riconoscimento di \u201cun mondo multipolare fondato sull\u2019uguaglianza dei diritti delle nazioni\u201d, entro il quale la nicchia di influenza della Francia sarebbe rappresentata dai Paesi che ad essa sono accomunati dalla lingua, prime fra tutte le ex colonie dell\u2019Africa. Significativa, infatti, \u00e8 la presa di posizione di Marine Le Pen a favore di \u201cuna vera politica di collaborazione per lo sviluppo con i paesi dell\u2019Africa\u201d. In ogni caso, per quanto decisamente ambiziosa, la realizzabilit\u00e0 di un progetto analogo a quello della \u201cAnglosfera\u201d su cui Theresa May intende fondare le prospettive geopolitiche della <a href=\"http:\/\/www.occhidellaguerra.it\/may-a-washington-rilancia-la-global-britain\/\" target=\"_blank\">Global Britain post-Brexit<\/a> <strong>si scontra con i substrati del passato<\/strong> e con i contrastanti legami che il governo di Parigi ha mantenuto con le ex colonie, dimostratesi nel Novecento il principale ostacolo alla realizzazione di un Commonwealth francofono.<\/p>\n<div id=\"attachment_84199\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-84199 size-full\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/carte_monde_franco.jpg\" alt=\"Mise en page 1\" width=\"2126\" height=\"1417\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Il mondo francofono, ritenuto da Marine Le Pen la matrice ideale su cui fondare la futura sfera d\u2019influenza geopolitica di Parigi.<\/p>\n<\/div>\n<p><em>Outsider <\/em>per modo di dire, Emmanuel Macron ha saputo abilmente approfittare del <strong>totale appiattimento dell\u2019encefalogramma politico del <em>Parti Socialiste <\/em><\/strong>per poter presentare la sua candidatura, che alla prova dei fatti \u00e8 quella di un associato di Rothschild con <a href=\"http:\/\/www.occhidellaguerra.it\/macron-e-i-sauditi\/\" target=\"_blank\">ambigui legami con l\u2019ineffabile Arabia Saudita<\/a>, come una dirompente ventata di aria fresca nel panorama francese. \u201cMacron l\u2019enigma vivente\u201d, <a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/economia\/chi-e-emmanuel-macron\/\" target=\"_blank\">come lo ha definito Benedetta Scotti in un\u2019ampia analisi per L\u2019Intellettuale Dissidente,<\/a> \u00e8 la carta su cui hanno scommesso importanti fette dell\u2019apparato politico-economico e settori di vertice dell\u2019amministrazione pubblica francese, il membro dell\u2019establishment che punta a separare il suo destino da quello degli epigoni di Hollande e Sarkozy. <strong>Centrale nella sua visione internazionale \u00e8 l\u2019Unione Europea<\/strong>, per la quale Macron auspica il varo di una politica di difesa comune alternativa a quella della NATO da compiersi attraverso un aumento degli investimenti militari dei Paesi membri ai livelli indicati dall\u2019Alleanza Atlantica. La retorica di Macron lascia passare il messaggio di una Francia destinata a tornare importante nell\u2019ottica di un\u2019Europa sovrana e decisa in campo internazionale, in nome della quale il candidato del movimento <em>En Marche! <\/em>pronuncia lunghi e fluenti discorsi in cui ogni riferimento, <a href=\"http:\/\/www.ilfoglio.it\/esteri\/2017\/02\/05\/news\/macron-en-marche-europa-118720\/\" target=\"_blank\">da Charles De Gaulle a Fran\u00e7ois Mitterrand passando per Emile Zola e Charles P\u00e9guy,<\/a> \u00e8 buono per garantire quarti di nobilt\u00e0 politica a un posizionamento <em>ni droite ni gauche <\/em>che molto spesso appare costruito solo per celare la vicinanza del candidato a un sistema di cui \u00e8 membro a tutti gli effetti. <strong>Logicamente, \u00e8 difficile auspicare che l\u2019Europa di oggi possa essere indotta a cambiare passo<\/strong>, ad amalgamare una politica estera unitaria e razionale dopo anni di indecisioni, incertezze e, in certi casi, ignavia, solo per effetto dell\u2019elezione di Macron all\u2019Eliseo. Il <em>pivot <\/em>geopolitico di Macron, per quanto diverso rispetto da quello atlantico di Sarkozy e Hollande, \u00e8 instabile per costituzione: anzi, l\u2019aspettativa del candidato di <em>En Marche! <\/em>di fondare le sue aspirazioni su un\u2019Unione Europea che non si \u00e8 mai dimostrata una vera e propria entit\u00e0 geopolitica <em>tout court <\/em>dimostra la difficile realizzabilit\u00e0 di un progetto che appare come l\u2019ennesimo accanimento terapeutico su un organismo in completo disfacimento, mai cos\u00ec poco \u201cUnione\u201d quanto al giorno d\u2019oggi.<\/p>\n<p><strong>Fonte:<a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/esteri-3\/la-francia-allo-specchio\/\">\u00a0http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/esteri-3\/la-francia-allo-specchio\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Andrea Muratore) La \u201cFrancosfera\u201d di Marine Le Pen e la confusa prospettiva di un\u2019Europa attiva del candidato \u201coutsider\u201d Macron. 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