{"id":29441,"date":"2017-03-23T10:01:06","date_gmt":"2017-03-23T09:01:06","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=29441"},"modified":"2017-03-22T23:07:38","modified_gmt":"2017-03-22T22:07:38","slug":"dal-diario-di-un-impaziente-note-sparse-su-sinistra-europa-sovranita-prima-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=29441","title":{"rendered":"Dal diario di un impaziente Note sparse su sinistra, Europa, sovranit\u00e0 (Prima parte)"},"content":{"rendered":"<p align=\"JUSTIFY\">di <strong>MIMMO PORCARO<\/strong><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><i>Schivare il concreto<\/i><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">E\u2019 da quando ho compreso il nesso tra Unione europea, dominio di classe e crisi irredimibile della sinistra, \u00e8 da quel difficile passaggio (dovuto alla dura esperienza del secondo governo Prodi, da me vissuta direttamente anche a livello comunitario, ad una rilettura dei classici e poi ai testi di Bagnai, Cesaratto, Barra Caracciolo, Giacch\u00e9 ed altri) che mi torna spesso in mente una frase di Elias Canetti: \u201cSchivare il concreto \u00e8 uno dei fenomeni pi\u00f9 inquietanti dello spirito umano\u201d. Schivare il concreto, per la sinistra, significa per esempio schivare il problema del potere, e quindi il problema dello stato. Da convinto marxista so bene che \u00e8 caratteristica specifica del capitalismo quella di esercitare il dominio di classe attraverso i meccanismi apparentemente impersonali e neutri dell\u2019economia (non altrettanto bene lo sanno coloro che continuano a dire che l\u2019euro \u00e8 \u201csolo una moneta\u201d\u2026). Ma so anche che, perch\u00e9 questi meccanismi apparentemente solo economici funzionino \u00e8 necessario, <i>Marx dixit<\/i>, l\u2019intervento disciplinante dello stato. E so (da Giovanni Arrighi) che alle fasi di crescita in cui il dominio si esercita in forma prevalentemente economica (finanziarizzazione e globalizzazione) succedono le fasi di crisi in cui lo stato ritorna prepotentemente sulla scena, e diviene evidente che chi lo controlla decide se si esce dalla crisi in direzione progressiva, ossia col socialismo, oppure con la guerra e con una nuova forma di capitalismo.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><i>Eludere lo stato<\/i><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><a name=\"_GoBack\"><\/a>Eppure dello stato la sinistra (soprattutto quella sedicente antagonista, critica ed alternativa) non parla quasi mai. Parla invece molto del non-stato: autorganizzazione, autogestione, produzione diretta di socialit\u00e0, sperimentazione di forme extrastatuali di politica e di forme extramercantili di economia. Che bei concetti, che finezza di analisi, che assoluta, totale, irresponsabile mancanza di concretezza! Poi dice che il \u201cpopolo\u201d si butta a destra! Prendiamo il sistema sanitario nazionale: disegnatene, se siete capaci, un modello fondato su autogestione e produzione diretta di socialit\u00e0 (con l\u2019inevitabile corredo del decentramento\u2026), dimostratemi che funziona e, se funzione, dimostratemi che non aggrava le differenze tra classi e territori. Come dite? Dite che \u00e8 difficile? Che questo \u00e8 un esempio estremo? Ma quale esempio estremo! Si tratta <i>dell\u2019essenziale<\/i>, dell\u2019eguaglianza di tutti di fronte alla malattia ed al dolore: e per ottenere questa eguaglianza \u00e8 necessaria l\u2019esistenza di strutture burocratiche, centralizzate e dotate della capacit\u00e0 di finanziarsi, ovvero di imporre anche ai riottosi la solidariet\u00e0 fiscale. Dunque serve, ahinoi, un apparato coercitivo. Che orrore, vero? Si dir\u00e0 che apparati del genere tendono inevitabilmente a sclerotizzarsi, a divenire autoreferenziali, autoritari ecc. . Verissimo! Affianchiamoli allora con agili ed efficaci associazioni <i>autonome<\/i> di cittadini e lavoratori che sappiano controllarli, contrastarli, proporre modelli alternativi, preparare gruppi dirigenti di ricambio. Ma non pensiamo di <i>sostituirli<\/i> con queste associazioni. Elaboriamo una nuova teoria dello stato ed una teoria della <i>dialettica permanente<\/i> tra stato e organismi di classe e cittadinanza. Non l\u00f2imitiamoci a pensare soltanto a ci\u00f2 che sta fuori dallo stato, perch\u00e9 cos\u00ec lasciamo la gestione dello stato stesso ad altri (ben contenti del nostro antistatalismo\u2026) e partecipiamo alla privatizzazione delle funzioni pubbliche sotto il manto della loro socializzazione.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><i>Come superare il lavoro salariato<\/i><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Un discorso analogo vale per la questione del lavoro. Vogliamo superare la forma-salario? Bene: cominciamo a garantire la piena occupazione (cosa che oggi, e soprattutto in Italia, si pu\u00f2 ottenere solo con l\u2019intervento pubblico e con la propriet\u00e0 pubblica nei settori strategici) e cos\u00ec riduciamo al minimo l\u2019esercito industriale di riserva e con esso il ricatto costante del licenziamento, che \u00e8 la forma pi\u00f9 brutale della schiavit\u00f9 salariale. Poi riportiamo ad un livello decente le prestazioni del welfare, e cos\u00ec aumentiamo la quota del reddito percepito indipendentemente dalla prestazione lavorativa. Poi, sulla base della piena occupazione, iniziamo a ridurre l\u2019orario di lavoro a parit\u00e0 di reddito (anche utilizzando, <i>a questo punto<\/i>, forme di reddito integrativo), e sviluppiamo libere \u2013 ma socialmente verificabili \u2013 attivit\u00e0 di cura dell\u2019ambiente sociale e naturale che costituiscano non gi\u00e0 il titolo individuale per la fruizione dei servizi del welfare, ma la condizione sociale perch\u00e9 detti servizi siano sempre pi\u00f9 estesi e gratuiti. Non basta? Fate un po\u2019 voi. Vi sembra una proposta reazionaria (come dicono Grillo ed i postoperaisti) perch\u00e9 prevede il lavoro per tutti quando oggi non ci sarebbe pi\u00f9 bisogno di lavorare, o quasi, e quindi sarebbe giunta l\u2019ora del reddito incondizionato svincolato dal lavoro? Un tempo vi avrei detto: liberi di pensare e dire quel che volete. Oggi vi dico che ogni parola spesa in questo senso <i>alimenta la crescita della destra dura<\/i>. Perch\u00e9?<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><i>Come non superare il lavoro salariato<\/i><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Perch\u00e9, vedete, potrei farvi tanti bei discorsi in cui spiegarvi l\u2019ovvio. E cio\u00e8 che si deve preferire il lavoro garantito al reddito garantito perch\u00e9 ci sar\u00e0 pure l\u2019espansione del lavoro intellettuale (che comunque \u00e8 anch\u2019esso lavoro, e assai pi\u00f9 duro e \u201cmateriale\u201d di quanto molti non dicano), ma qualcuno deve pur lavorare per costruire le sedie dove il \u201ccognitariato\u201d posa il suo pensoso posteriore, qualcuno deve pur scaricarsi i bancali carichi delle merci ecologicamente irreprensibili che consumate tra un clik e l\u2019altro. E poi che non si pu\u00f2 dire che si partecipa alla cooperazione sociale (e quindi si ha diritto per questo solo motivo a un reddito) anche solo facendo zapping davanti alla TV, perch\u00e9 cos\u00ec, secondo la vostra ipotesi, si forniscono informazioni che poi il capitale usa per valorizzarsi. In quel momento infatti non si \u00e8 lavoratori (ossia membri di un processo collettivo consapevolmente orientato) ma <i>prodotti<\/i>,<i>merci <\/i>(ossia individui trasformati in spettatori dalla macchina mediatica), attori passivi della<i>circolazione <\/i>del capitale: altro che espressione della libera cooperazione produttiva, base del comunismo. Potrei dirvi questo ed altro, ma preferisco per una volta avere un approccio diverso, e mettermi nei panni di un lavoratore che, sia privato o pubblico, schiacciato dal superlavoro, non vede l\u2019ora che una bella leva di giovani venga a dargli man forte. Provate a dirgli che tutti quei giovani disoccupati, in realt\u00e0 disoccupati non sono perch\u00e9 producono socialit\u00e0, e \u201cquindi\u201d valore, anche quando sparano cazzate al bar (attivit\u00e0 peraltro nobilissima), e che perci\u00f2 devono percepire un bastevole reddito <i>a prescindere<\/i>. E che poco importa se per fornirglielo si dovr\u00e0 attingere dalla sanit\u00e0 o dal sistema pensionistico o magari ridurre un tantinello il reddito di chi si ostina a fare il lavoratore tradizionale. Provate a dirgli che invece di avere al suo fianco un paio di nuovi colleghi che alleggeriscono il suo lavoro, verranno piuttosto alleggerite le sue tasche per finanziare una indennit\u00e0 di disoccupazione mascherata. Provate a dirglielo: non voter\u00e0 per Salvini, ma direttamente per Hitler. Insomma: non abbiamo diritto al reddito perch\u00e9 siamo \u201csempre\u201d lavoratori. Abbiamo diritto<i> al lavoro e al reddito<\/i>, diretto o indiretto che sia, perch\u00e9 siamo <i>cittadini<\/i>. E dobbiamo lavorare, ossia svolgere una funzione socialmente essenziale, perch\u00e9 tutto ci\u00f2 che giustamente percepiremo a prescindere dal lavoro non sia una mancia revocabile a piacimento, non sia una diminuzione della nostra dignit\u00e0, ma un frutto di essa.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><i>Giochi di sovranit\u00e0<\/i><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">L\u2019odio per lo stato si accompagna benissimo all\u2019amore sconsiderato per l\u2019Europa. Perch\u00e9 l\u2019Unione europea si presenta come un non-stato: e poco importa se in essa il (presunto) declino dello stato si accompagna al dominio del mercato: secondo la nostra sinistra basta sostituire le relazioni mercantili con quelle sociali e il gioco \u00e8 fatto. E che ci vorr\u00e0 mai? Gli \u00e8, per\u00f2, che l\u2019Unione non \u00e8 la tomba della sovranit\u00e0 in generale: \u00e8 la tomba della sovranit\u00e0 democratica e popolare, di quella sovranit\u00e0 che \u00e8 essenziale al funzionamento di ogni costituzione. Anche la forma in apparenza meramente economica assunta dell\u2019Unione \u00e8 in realt\u00e0 frutto della sovranit\u00e0, o meglio, dell\u2019incrocio di tre distinte sovranit\u00e0 statali: quella degli Stati uniti (che non hanno mai voluto un\u2019Europa apertamente politica), quella della Germania (che sapeva di non poter egemonizzare l\u2019Europa, almeno all\u2019inizio, in forma direttamente politica) e quella degli altri stati europei, che regolavano cos\u00ec i conti con le proprie classi subalterne fingendo che le decisioni dipendessero da altri. L\u2019emergere della crisi ha fatto riemergere il carattere <i>totalmente intergovernativo<\/i> delle decisioni, e se un qualche superamento della frammentazione premier\u00e0 gli sforzi dei fanatici del \u201cpi\u00f9 Europa\u201d (trai quali, <i>of course<\/i>, la sinistra) sar\u00e0, non tanto paradossalmente, un rafforzamento della forma peggiore di sovranit\u00e0: una <i>kernEuropa<\/i> unita da vincoli economici ancor pi\u00f9 classisti e soprattutto da un <i>comune potere militare<\/i>. Bella fine, per gli antisovranisti, partecipare alla costruzione di un maxi-sovrano che premier\u00e0 la Germania conferendole l\u2019arma nucleare!<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><i>La riforma impossibile<\/i><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Eppure, <i>perseverare diabolicum<\/i>, si continua ad illudersi sulla riformabilit\u00e0 dell\u2019Unione, a predicare piani B, ad esigere riforme dei trattati, a volere l\u2019Europa \u201csociale\u201d, a chiedere cio\u00e8 cose che, se mai si realizzassero, provocherebbero l\u2019exit della Germania e la fine dell\u2019Unione, e a chiederle avventuristicamente, ossia senza minimamente prepararsi a quel ritorno alla nazione che sar\u00e0 la forma inevitabile (almeno all\u2019inizio) della rottura dell\u2019Ue. Ma in realt\u00e0 si chiedono queste cose perch\u00e9 si sa benissimo che non si realizzeranno mai. E\u2019 infatti impossibile che non si capisca che non esistono le condizioni politiche n\u00e9 per la formazione di un\u2019efficace movimento di classe o di cittadinanza europeo, n\u00e9 per utilizzare una qualche positiva divisione delle classi dominanti europee. Negli ultimi dieci anni e pi\u00f9 abbiamo visto crisi, disoccupazione, guerre, miseria crescente, muri contro i migranti, ma non abbiamo visto <i>mai<\/i>nessun movimento sindacale o civile a livello europeo capace anche solo <i>di iniziare<\/i> una vera controffensiva. Abbiamo avuto l\u2019evidente sofferenza dei paesi dell\u2019Europa meridionale e la risposta dei dominanti europei \u00e8 stata la punizione della Grecia: e se qualche divisione si vede in Europa non \u00e8 tra la Merkel e qualcosa di meglio, ma tra la Merkel e la destra peggiore. Tutto ci\u00f2 non avviene a caso. La \u201ccecit\u00e0\u201d dell\u2019Europa centro-settentrionale \u00e8 in realt\u00e0 il lucido perseguimento dell\u2019obiettivo della centralizzazione dei capitali e dello sfruttamento del lavoro e del risparmio del sud a profitto del nord. E l\u2019inesistenza di movimenti antiliberisti efficaci deriva dal fatto che l\u2019Unione non \u00e8 semplicemente uno <i>spazio<\/i>, che qualcuno pu\u00f2 ritenere \u201cmigliore\u201d di quello nazionale per il semplice fatto che \u00e8 pi\u00f9 \u201cgrande, ma \u00e8 piuttosto una<i>macchina<\/i> che avanza distruggendo le forze che dovrebbero \u2013 in ipotesi \u2013 democratizzarla.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><i>Trappole europee<\/i><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Sono tre le micidiali trappole che impediscono sul nascere la formazione di una opposizione sociale unitaria a livello europeo. La prima \u00e8 la \u201ctrappola di Von Hayek\u201d, il quale fin dagli anni trenta aveva capito che per rendere <i>strutturalmente impossibile il socialismo<\/i> sarebbe stato opportuno costruire una bella federazione con una bella moneta comune, perch\u00e9 in tal modo ogni singolo stato, vincolato da una disciplina monetaria decisa altrove, avrebbe dovuto rinunciare a politiche di redistribuzione del reddito, delegandole al livello sovranazionale: ma al livello sovranazionale le storiche divisioni fra stati avrebbero avuto il sopravvento rendendo cos\u00ec impossibile qualunque tipo di redistribuzione. Ben pensato e ben fatto, direi! La seconda \u00e8 la \u201ctrappola della sovranit\u00e0\u201d: protestate a Roma e vi dicono di andare Bruxelles, andate a Bruxelles e vi dicono di rivolgervi a Francoforte, e qui il banchiere centrale vi dice che si limita ad applicare norme tecniche coerenti con le dinamiche del mercato mondiale: e vorrete mica mettervi contro il mercato mondiale, voi poveri untorelli? E poi, alla fin fine, sono gli stati nazionali a nominare di fatto il banchiere: rivolgetevi a loro! La terza \u00e8 la trappola della<i>governance<\/i>: chi comanda davvero, in questi decenni, ha centralizzato e reso impermeabili le decisioni strategiche ma ha delegato alla negoziazione sociale quelle secondarie: una vera bazza per tutte quelle ong, quei sindacati e simili che cos\u00ec possono illudersi di contare qualcosa, e soprattutto possono contare i denari che vengono dalla partecipazione a questo o quel progetto europeo. Credete che da questo mondo associativo, che costituisce una delle pi\u00f9 strutturate basi della sinistra, possa venir fuori qualcosa di serio contro la logica dell\u2019Unione? <em>(FINE PRIMA PARTE)<\/em><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.socialismo2017.it\/2017\/03\/22\/dal-diario-un-impaziente-note-sparse-sinistra-europa-sovranita\/#more-491\">http:\/\/www.socialismo2017.it\/2017\/03\/22\/dal-diario-un-impaziente-note-sparse-sinistra-europa-sovranita\/#more-491<\/a><\/strong><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MIMMO PORCARO Schivare il concreto E\u2019 da quando ho compreso il nesso tra Unione europea, dominio di classe e crisi irredimibile della sinistra, \u00e8 da quel difficile passaggio (dovuto alla dura esperienza del secondo governo Prodi, da me vissuta direttamente anche a livello comunitario, ad una rilettura dei classici e poi ai testi di Bagnai, Cesaratto, Barra Caracciolo, Giacch\u00e9 ed altri) che mi torna spesso in mente una frase di Elias Canetti: \u201cSchivare il&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":80,"featured_media":26624,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/Banner-socialismo-2017-8.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-7ER","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/29441"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/80"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=29441"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/29441\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":29443,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/29441\/revisions\/29443"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/26624"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=29441"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=29441"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=29441"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}