{"id":29444,"date":"2017-03-24T10:08:46","date_gmt":"2017-03-24T09:08:46","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=29444"},"modified":"2017-03-22T23:11:55","modified_gmt":"2017-03-22T22:11:55","slug":"dal-diario-di-un-impaziente-note-sparse-su-sinistra-europa-sovranita-seconda-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=29444","title":{"rendered":"Dal diario di un impaziente Note sparse su sinistra, Europa, sovranit\u00e0 (Seconda parte)"},"content":{"rendered":"<p align=\"JUSTIFY\">di <strong>MIMMO PORCARO<\/strong><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><i>Piccole monete per piccole patrie<\/i><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">E infatti ne vengono fuori solo palliativi, pannicelli caldi, o vere e proprie \u201cfurbate\u201d dagli esiti paradossali. Prendete questa cosa delle monete \u201csociali\u201d o della \u201cmoneta fiscale\u201d. Intendiamoci, nulla in contrario, in linea di principio, in determinati momenti e per determinate questioni. Ma questi espedienti, <i>pensati per non porre il problema dell\u2019exit<\/i>, avrebbero bisogno, per funzionare davvero, proprio di quella rigida chiusura nazionalistica, quando non localistica, che si rimprovera a chi dall\u2019euro vuole uscire. Infatti la moneta fiscale e quella locale funzionano (come soluzione principale) solo per una nazione o una regione completamente chiuse agli scambi con l\u2019estero. Se invece a questi scambi ti devi aprire ti accorgi che <i>\u00e8 impossibile usare queste monete per regolare i conti con l\u2019estero<\/i>, ossia per affrontare quello che \u00e8 il problema principale di un\u2019economia ormai dipendente come la nostra. Proprio per questo l\u2019eventuale momentaneo beneficio di una moneta sociale e fiscale (i soldi comunque girano, le attivit\u00e0 economiche riprendono e cos\u00ec la domanda ecc. ecc.) si convertirebbe da subito in un aumento del deficit con l\u2019estero che, non potendo mai risolversi (per quanto riguarda i rapporti con i paesi europei) con la flessibilit\u00e0 monetaria, dovrebbe essere risolto con la flessibilit\u00e0 salariale. Al ribasso, ovviamente. Ecco che cosa succede a schivare il concreto, concretissimo problema dell\u2019euro<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><i>Poesia e prosa<\/i><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Ma che ce lo diciamo a fare? Qui non \u00e8 questione di opinioni, di \u201cfranca e fraterna discussione\u201d, di lotta ideologica. Certo, c\u2019\u00e8 una parte non piccola di militanti di sinistra che rimane europeista per dubbi sul prima e sul dopo (sulla genesi dell\u2019Ue e sui modi dell\u2019exit), per abitudine intellettuale, per diffidenza verso certe forme di sovranismo. Con costoro bisogna essere pazienti e non spocchiosi. Bisogna ricordarsi che non \u00e8 stato facile neanche per noi uscire dall\u2019europeismo: e l\u2019abbiamo fatto di fronte alla palese evidenza del <i>coup d\u2019\u00e9tat<\/i> di Napolitano-Monti: la droga soporifera successivamente spacciata da Mario Draghi ha annebbiato la vista a molti. Ma per la gran parte della sinistra, ed in particolare per i gruppi dirigenti ed i quadri intermedi, non \u00e8 questione di poesia europeista ma <i>di prosa<\/i>. In Italia chi guadagna pi\u00f9 di 1.500 euro al mese \u00e8 europeista. Chi ne guadagna dai 1.000 ai 1.500 \u00e8 indeciso. Chi sta sotto i 1.000, o chi \u00e8 disoccupato, \u00e8 antieuropeista: e se invece per ora si tiene in disparte, domani sar\u00e0 decisamente anti-euro. Questo per dirvi come va il mondo. La nostra tragedia sta nel fatto che la base sociale della sinistra (quella da cui provengono i quadri) e la sua base di massa (quella da cui provengono gli elettori) appartengono generalmente al primo e al secondo scaglione: e i dirigenti soprattutto al primo. Chi glielo fa fare di rompere gli equilibri e di correre i rischi politici dell\u2019exit? E chi glielo fa fare di porsi il problema dello stato, visto che sulle questioni essenziali (ossia sull\u2019indiscutibilit\u00e0 dell\u2019europeismo) lo stato italiano si muove secondo i <i>desiderata<\/i> della sinistra e per il resto con 1.500 e pi\u00f9 euro al mese, welfare e pensione da lavoratore di lungo corso si vivacchia mica male?<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><i>Ancora una divisione trai lavoratori<\/i><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">La nostra vera tragedia, la tragedia di quel che resta del movimento dei lavoratori e del movimento socialista e comunista, e quella di tutti i cittadini che ancora credono alla Carta fondamentale non \u00e8 lo strapotere del capitale ma <i>la divisione interna al mondo del lavoro<\/i>. L\u2019esperienza della lotta di classe post \u201945 \u00e8 certamente ambigua e contraddittoria, ma \u00e8 difficile negare che nello stato sociale e nel partito di massa, il lavoro qualificato (fosse esso di origine \u201ccolta\u201d o meno) aveva la funzione di mediare tra lo stato e la parte meno qualificata del lavoro stesso. Stato e partito erano il luogo di un\u2019alleanza. Progressivamente, il ritrarsi dello stato e la forma privata assunta da molte attivit\u00e0 intellettuali hanno creato una frattura che al momento non si vede come risanare, se non con una grande esperienza collettiva di emancipazione, dettata da una qualche necessit\u00e0 storica. Insomma: in Italia esiste un <i>blocco deflazionista<\/i>, composto non solo dai possessori di grandi e medi capitali, ma anche dai medi risparmiatori e da grandissima parte dei lavoratori garantiti, un blocco che teme l\u2019instabilit\u00e0 e l\u2019inflazione pi\u00f9 di ogni altra cosa, che egemonizza il movimento dei lavoratori facendo dimenticare a tutti che l\u2019inflazione \u00e8 inseparabile da una politica di piena occupazione, e viceversa. Finch\u00e9 questo blocco non si estinguer\u00e0 (per la progressiva scomparsa del lavoro garantito) o non si spaccher\u00e0, non risolveremo nulla. Per adesso questo blocco si candida, qualora ce ne fosse bisogno, a salvare l\u2019appartenenza dell\u2019Italia all\u2019Unione promuovendo una sacra alleanza contro il populismo sovranista. Ad amministrare la miseria italiana per conto della Germania. Nuovi Tsipras crescono.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><i>Sovranit\u00e0 e classe<\/i><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Qualche evoluzione a sinistra, e nelle vicinanze, si inizia per fortuna a vedere. C\u2019\u00e8 per\u00f2 troppa timidezza nell\u2019accettare in pieno il terreno della sovranit\u00e0 nazionale. Si ha forse paura di tornare a un tempo in cui l\u2019aggettivo \u201cnazionale\u201d (interesse nazionale, solidariet\u00e0 nazionale) copriva pratiche di compromesso di classe a perdere. E lo posso capire. Ma oggi le cose stanno all\u2019opposto: oggi la sovranit\u00e0 nazionale viene distrutta proprio per rendere impossibili politiche<i>pro labour<\/i>. Ed oggi la rinazionalizzazione della politica (un dato di fatto, non una scelta degli ottusi sovranisti) non \u00e8 un incidente di percorso che interrompe la pacifica marcia della globalizzazione: \u00e8 piuttosto <i>l\u2019inevitabile risultato dialettico della globalizzazione stessa<\/i>, che \u00e8 stata ed \u00e8 un processo di gerarchizzazione a cui si risponde, inevitabilmente, situandosi in quegli spazi che storicamente hanno (o possono tornare ad avere) quel <i>quantum<\/i> di forza finanziaria e politica che serve ad ostacolare il libero movimento del capitale. Ossia le nazioni. Dice: ma la sovranit\u00e0 rimanda ad un potere assoluto, trascendente, nemico della societ\u00e0 e quindi dei lavoratori\u2026 . Ma quando mai? Nella logica del pensiero costituzionale italiano (Mortati <i>in primis<\/i>) la sovranit\u00e0 \u00e8 la possibilit\u00e0 di porre in essere comandi politici che non siano condizionati da potentati, interni o esterni allo stato, che possano ostacolare la funzione redistributiva dello stato stesso. La sovranit\u00e0 \u00e8 la base di una costituzione lavorista, e dalla costituzione stessa \u00e8 limitata(giustamente: perch\u00e9 il sovrano, quand\u2019anche sia il popolo, pu\u00f2 sempre sbagliare). La lotta per l\u2019autonomia di classe ha bisogno di strumenti di politica economica che solo la sovranit\u00e0 nazionale pu\u00f2 fornire, ed \u00e8 per questo che autonomia di classe e sovranit\u00e0 nazionale si intrecciano. Una sovranit\u00e0 nazionale che \u00e8 primo passo per la creazione di <i>nuove relazioni internazionali<\/i> che costituiscano lo spazio necessario a condurre in porto efficaci esperienze socialiste. Siamo socialisti ed internazionalisti: <i>quindi<\/i> vogliamo ricostruire uno stato capace di redistribuire (e per questo ci serve la condizione formale della sovranit\u00e0 nazionale), e <i>quindi <\/i>dobbiamo anche poter far muro contro la piena libert\u00e0 di movimento dei capitali (e per questo ci serve uno spazio internazionale cooperativo \u2013 e non gerarchico come \u00e8 quello dell\u2019Unione).<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><i>Sovranit\u00e0 e democrazia di base<\/i><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Dice: ma come, proprio tu che per anni hai teorizzato la necessit\u00e0 di una politica che non si fissi sullo stato, che sia in grado di intaccare i poteri sociali pi\u00f9 diffusi, che consenta una attivazione diretta dei lavoratori e della cittadinanza, proprio tu mi vai a riscoprire lo stato, la sovranit\u00e0 e addirittura la nazione? Si, e non sento nemmeno il bisogno di fare troppa autocritica (se non per aver dato troppo credito al \u201cmovimento dei movimenti\u201d, non cogliendo fino in fondo la natura relativamente aristocratica di certe forme di mobilitazione). Non ho mai assunto una posizione anarchica (anzi, ho polemizzato espressamente con Negri ed Hardt). Non ho mai detto che si cambia il mondo senza prendere il potere (anzi, ho polemizzato espressamente con Holloway, pur riconoscendone i meriti). Ho semplicemente detto: a) che la funzione di un\u2019entit\u00e0 \u201cterza\u201d che dirima grazie all\u2019autorit\u00e0 politica i conflitti sociali (inevitabili anche nel migliore dei mondi) \u00e8 ineludibile, e che quindi \u00e8 ineludibile una qualche forma di stato, altrimenti il soviet pi\u00f9 forte manger\u00e0 sempre il soviet pi\u00f9 debole; b) che ogni stato, anche e soprattutto lo stato che si pretende espressione diretta del popolo, della classe o della famosa moltitudine, tende<i>inevitabilmente<\/i> alla degenerazione gerarchica; c) che quindi \u00e8 necessario affiancare allo stato una rete di associazioni autonome dei lavoratori e dei cittadini, capace di interloquire e confliggere con lo stato stesso e, se necessario, di produrre nuovi gruppi dirigenti in sostituzione di quelli eventualmente degenerati. Aggiungo che tali associazioni, se sono veramente mosse dall\u2019esigenza di organizzare la lotta dei ceti popolari per pi\u00f9 decenti condizioni di vita e di costruire forme efficaci di democrazia di base, troverebbero oggi grande giovamento <i>proprio da una ricostruzione della sovranit\u00e0 nazionale<\/i>, perch\u00e9 cos\u00ec avrebbero di fronte ad un interlocutore preciso, identificabile e certamente assai pi\u00f9 permeabile della Commissione europea e di consimili mostri. Per capirci: le \u201ccitt\u00e0 ribelli\u201d, se si organizzano contro un governo nazionale per esigerne politiche coerentemente redistributive, sono un grande momento di presa di parola delle classi popolari e di costruzione delle condizioni dell\u2019eguaglianza. Se invece si presentano come snodi di una <i>governance<\/i> europea, si perdono nell\u2019indefinito dei progetti macro-clientelari e divengono vettore di diseguaglianza, creando un solco trai luoghi che hanno le possibilit\u00e0 ed il coraggio di ribellarsi e quelli che non sanno o non possono farlo. C\u2019\u00e8 qualcuno, trai movimenti, le associazioni ecc. ecc. che abbia voglia di affrontare questo \u201cpiccolo\u201d problema? Vogliamo proprio far s\u00ec che l\u2019anarchismo perda tutta la sua possibile funzione critica e si riduca ad essere anarcocapitalismo d\u2019accatto, ideologia del dominio dei penultimi sugli ultimi?<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><i>Non \u201ctornare\u201d ma \u201cinventare\u201d<\/i><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Non vedo solo una timidezza nell\u2019accettare il terreno della sovranit\u00e0. Vedo anche una certa leggerezza nell\u2019accettarlo. Intendiamoci: rivendicare la sovranit\u00e0 \u00e8<i> condicio sine qua non<\/i> di qualunque politica degna di questo nome. Ma non si pu\u00f2 semplicemente dire \u201c<i>torniamo <\/i>alla sovranit\u00e0 nazionale\u201d. Se \u00e8 vero che oggi la sovranit\u00e0 \u00e8 limitata <i>anche formalmente<\/i> (e questa \u00e8 una grave regressione) non si pu\u00f2 dimenticare che negli anni successivi al \u201945 essa era comunque <i>sostanzialmente<\/i> limitata. Una funzione fondamentale della sovranit\u00e0, quella militare, era concentrata nello stato egemone. Ed anche la sovranit\u00e0 economica era sottoposta a vincoli, per quanto, almeno all\u2019inizio, molto elastici. Queste limitazioni, poi erano strettamente funzionali al mantenimento delle gerarchie di classe interne ad ogni paese. Insomma, se si vuole usare la sovranit\u00e0 nazionale come momento di controffensiva dei lavoratori bisogna reinventarne le condizioni, lavorare per la formazione di un mondo multipolare e per il suo equilibrio pacifico, scegliere le relazioni internazionali che meglio consentano lo sviluppo della lotta di classe. Un terreno tutto da dissodare. E cos\u00ec non si pu\u00f2 dire semplicemente <i>\u201ctorniamo<\/i>alla politica mediterranea cooperativa\u201d tipica dell\u2019Italia. Tale politica infatti non fu solo cooperativa, ma anche a suo modo imperialistica, fu in fondo solo una variante tattica dell\u2019atlantismo \u2013 e difatti perse ogni autonomia quando il sovrano atlantico lo impose, e si mosse in un ambiente di interlocutori stabili che oggi non esistono pi\u00f9. Qui, per noi, abituati a pensare alla politica estera pi\u00f9 che altro in termini di slogan e tifo, c\u2019\u00e8 davvero un lavoro enorme da fare. N\u00e9 si pu\u00f2 dire semplicemente \u201d<i>torniamo<\/i> alle imprese pubbliche\u201d, perch\u00e9 queste veramente pubbliche non furono, a causa di una forma giuridica e di un regime di controlli che le resero man mano oggetto di uso privatistico da parte di manager e partiti. Soprattutto, dato il monopolio manageriale del <i>know how<\/i>, la redazione delle norme che avrebbero dovuto regolare il comportamento delle grandi imprese era di fatto affidata alle imprese stesse (e lo stesso discorso vale per la Banca d\u2019Italia). Si deve quindi inaugurare la stagione dell\u2019impresa pubblica nel nostro paese. E le competenze della societ\u00e0 civile potrebbero avere oggi molto da dire nell\u2019ambito di una ripresa ragionata dell\u2019economia mista.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Ecco, vogliamo parlare di queste cose o ci basta cianciare su Minzolini e sulle pseudo-scissioni del PD? E\u2019 possibile che non si riescano a studiare in maniera organizzata tutte queste questioni? E\u2019 possibile. E cos\u00ec, reso impaziente dall\u2019et\u00e0 avanzata e dall\u2019avanzare dei tempi, mi toccher\u00e0 di stizzirmi ancora, e di sfogarmi ancora con voi.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.socialismo2017.it\/2017\/03\/22\/dal-diario-un-impaziente-note-sparse-sinistra-europa-sovranita\/#more-491\">http:\/\/www.socialismo2017.it\/2017\/03\/22\/dal-diario-un-impaziente-note-sparse-sinistra-europa-sovranita\/#more-491<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MIMMO PORCARO Piccole monete per piccole patrie E infatti ne vengono fuori solo palliativi, pannicelli caldi, o vere e proprie \u201cfurbate\u201d dagli esiti paradossali. Prendete questa cosa delle monete \u201csociali\u201d o della \u201cmoneta fiscale\u201d. Intendiamoci, nulla in contrario, in linea di principio, in determinati momenti e per determinate questioni. 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