{"id":29446,"date":"2017-03-23T11:18:27","date_gmt":"2017-03-23T10:18:27","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=29446"},"modified":"2017-03-22T23:21:46","modified_gmt":"2017-03-22T22:21:46","slug":"leuropa-dei-padri-non-e-quella-dei-figli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=29446","title":{"rendered":"L\u2019Europa dei padri non \u00e8 quella dei figli"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Nicolas Fabiano)<\/strong><\/p>\n<p><em>I padri del progetto europeo si convinsero che l&#8217;integrazione economica avrebbe supplito alla mancanza di integrazione politica. Ma sessant&#8217;anni di Mercato Unico Europeo non hanno saputo sancire la morte dello Stato-nazione.<\/em><\/p>\n<p>Sulle ceneri del fallimento di un\u2019integrazione politica dell\u2019Unione Europea (la Conferenza dell\u2019Aja e la Comunit\u00e0 Europea di difesa per l\u2019Unione degli eserciti 1953-1954) il 25 marzo del 1957 venne inaugurata il <strong>Mercato Europeo Comune<\/strong> di cui si celebra la ricorrenza dei 60 anni in questi giorni. Il Trattato di Roma sancisce l\u2019inizio di una cooperazione fra i maggiori paesi europei che passa per l\u2019unificazione economica. L\u2019obiettivo pi\u00f9 importante inizialmente fu l\u2019unione dei regimi doganali, la fine del protezionismo economico che aveva concausato lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Una riflessione sempre attuale, visto che <strong>dove non passano le merci passano gli eserciti<\/strong> (Bastiat). I Trattati di Roma avevano quindi un\u2019inconfondibile <strong>origine liberale<\/strong>, tanto \u00e8 vero che tra i suoi maggiori promotori si annovera Gaetano Martino, all\u2019epoca firmatario come Ministro degli Esteri italiano. L\u2019intento principale non era quello di scardinare lo Stato westfaliano, ma di legarne le potenzialit\u00e0 in termini di sistema sociale in un connubio di regole uniformi e che avessero come principale vocazione lo sviluppo economico attraverso il libero commercio.<\/p>\n<div id=\"attachment_84256\" class=\"wp-caption aligncenter\">\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-84256 size-full\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Firma_dei_trattati_di_Roma_1957.jpg\" alt=\"Firma_dei_trattati_di_Roma_(1957)\" width=\"1200\" height=\"779\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Firma dei Trattati di Roma, 1957<\/p>\n<\/div>\n<p>Per quanto concerne quest\u2019ultimo aspetto andrebbe rilevata una caratteristica irredimibile del libero scambio, che i fautori della societ\u00e0 aperta dimenticano troppo facilmente: <strong>il libero mercato<\/strong> \u2013 e lo dice la parola stessa \u2013 <strong>non ha come proprio valore fondante l\u2019eguaglianza sociale<\/strong>, ma la libert\u00e0 (politica ed economica). Questo significa che ci sar\u00e0 sempre chi verr\u00e0 maggiormente favorito dalla globalizzazione e chi no. In altri termini gli scambi economici rilevanti, specialmente quelli di natura bilaterale, non sono equi perch\u00e9 diverse sono le condizioni, le capacit\u00e0 e gli obiettivi dei singoli Stati che vi partecipano.<\/p>\n<p>Con il procedere dell\u2019integrazione economica a poco a poco le regole dei padri fondatori sono state disattese da quelle dei figli. Probabilmente senza neppure rendersene conto, a partire dal Trattato di Maastricht (1992), passando per l\u2019istituzione dell\u2019euro (2002), fino ad arrivare al pi\u00f9 recente Fiscal Compact (2012) <strong>gli Stati hanno finito per accettare la schiavit\u00f9<\/strong>. Una schiavit\u00f9 resa volontaria nel contesto di una crisi economica e sociale che ha finito per far prevalere il pessimismo della ragione all\u2019ottimismo della volont\u00e0. I maggiori dividendi sono invece andati ai mercati finanziari, in chi controlla le agenzie di rating. Ma tra i beneficiari va annoverata anche una <strong>tecnocrazia europea<\/strong> dalle idee confuse e terribilmente <strong>post-politiche<\/strong>. Questo \u00e8 l\u2019inevitabile scenario di un\u2019integrazione che passa attraverso l\u2019economia, trascurando la legittimazione che in un modo o nell\u2019altro \u00e8 connaturata alla dimensione politica.<\/p>\n<div id=\"attachment_84257\" class=\"wp-caption aligncenter\">\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-84257 size-full\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/tecno-europe.jpg\" alt=\"tecno europe\" width=\"2322\" height=\"2325\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">La tecnocrazia post-politica di Bruxelles e Francoforte \u00e8 figlia dell\u2019illusione liberale secondo la quale l\u2019integrazione economia europea avrebbe inevitabilmente condotto all\u2019integrazione politica.<\/p>\n<\/div>\n<p>A dirla tutta, l\u2019UE non funzionerebbe neppure con il pieno sviluppo di un sistema sovranazionale che rigetti i singoli Stati nazionali e si faccia promotrice della democrazia. Potrebbe suonare bene come <strong>favola ottocentesca<\/strong>. Ma oggi non \u00e8 realizzabile perch\u00e9 se l\u2019obiettivo \u2013 pi\u00f9 o meno dichiarato \u2013 \u00e8 quello di superare lo Stato nazionale attraverso un ibrido di convenzioni internazionali di tipo liberale fornendo una legittimit\u00e0 all\u2019elaborazione di tali scelte, inevitabilmente e nello spazio di pochi anni le contraddizioni riemergerebbero. I cosiddetti populismi e nazionalismi altro non sono che una volont\u00e0 di riscatto o semplicemente di ribellione da parte di coloro che condividono un sistema sostanziale e identitario di valori. Valori che sono inevitabilmente diversi perch\u00e9 diversa \u00e8 la struttura dei singoli stati europei. Imprigionare Gulliver, come \u00e8 stato fatto, con mille norme e convenzioni pu\u00f2 anche dare <strong>l\u2019illusione che lo Stato non esista pi\u00f9<\/strong> e che sia stato rimpiazzato da qualche regolamento promosso da <strong>\u00e9lites senza nome<\/strong>, che finora sono state in grado di fronteggiare solo in modo temporaneo la componente finanziaria di una crisi che \u00e8 anche economica, sociale e quindi drammaticamente politica.<\/p>\n<p>Per restare dentro la metafora, non ci \u00e8 dato sapere se Gulliver, cio\u00e8 lo Stato, possa tornare a essere il luogo di una nuova stagione in Europa, liberandosi cos\u00ec dai lacciuoli dei vari <strong>nani privi della sovranit\u00e0 democratica<\/strong>. Certo \u00e8 che nel bene e nel male lo Stato (nazionale) continuer\u00e0 ad esistere essendo l\u2019organizzazione politica pi\u00f9 importante per la storia europea degli ultimi cinquecento anni. Renderlo ancora pi\u00f9 disfunzionale svuotandone le principali funzioni non serve a nessuno. Tanto meno a quei figli dei Trattati di Roma che con il loro processo di integrazione involutiva hanno misconosciuto i propri padri.<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/economia\/leuropa-dei-padri-non-e-quella-dei-figli\/\">http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/economia\/leuropa-dei-padri-non-e-quella-dei-figli\/<\/a><\/strong><\/p>\n<div id=\"attachment_84254\" class=\"wp-caption aligncenter\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Nicolas Fabiano) I padri del progetto europeo si convinsero che l&#8217;integrazione economica avrebbe supplito alla mancanza di integrazione politica. Ma sessant&#8217;anni di Mercato Unico Europeo non hanno saputo sancire la morte dello Stato-nazione. 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