{"id":29464,"date":"2017-05-16T00:12:02","date_gmt":"2017-05-15T22:12:02","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=29464"},"modified":"2017-05-11T15:25:29","modified_gmt":"2017-05-11T13:25:29","slug":"quando-il-pci-disse-no-alleuropa-1a-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=29464","title":{"rendered":"Quando il PCI disse no all&#8217;Europa (1a parte)"},"content":{"rendered":"<p>di ALESSANDRO MUSTILLO (segretario del Fronte della Giovent\u00f9 Comunista)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si sente dire spesso che il processo d\u2019integrazione europea appartiene alla nostra tradizione politica. Un elemento ideale di fondo, come quello evocato da Bertinotti nel discorso del 23 marzo 2007 quando da Presidente della Camera parl\u00f2 dello \u00abspirito della fondazione dell\u2019Europa che oggi celebriamo e che dobbiamo recuperare\u00bb. \u00c8 l\u2019idea di un\u2019Unione Europea sorta su un piano ideale pi\u00f9 elevato ed oggi costretta in modo forzato nelle anguste visioni tecnocratiche e finanziarie di Bruxelles. Un\u2019Europa da riformare, da ricostruire dalle originarie fondamenta, per riconquistare la reale natura voluta dai suoi fondatori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta di uno degli argomenti pi\u00f9 in voga utilizzati in questo momento dalla sinistra radicale (post o cripto comunista) che si candida in Parlamento Europeo a sostegno del leader greco di Syriza, e che oggi rivendica con fierezza il proprio contributo ideale a politico alla costruzione dell\u2019Unione Europea. Questa sinistra \u00e8 impegnata nella ricerca di un passato \u201cnobile\u201d della UE per meglio giustificare il suo sostegno all\u2019integrazione europea dato nel momento pi\u00f9 alto della crisi economica, in cui la contrariet\u00e0 alla UE inizia a farsi strada con forza tra la popolazione.<\/p>\n<p>Il mito dell\u2019Europa nata sulla spinta ideale progressista deve cedere il passo alla realt\u00e0 delle cose. Nel 1957 la ratifica dei Trattati di Roma, con cui vennero istituiti la CEE e l\u2019Euratom,\u00a0vede il voto contrario e la netta opposizione del PCI, come altrettanta opposizione avviene da parte del PCF in Francia, allora i principali partiti comunisti dei paesi coinvolti. Un\u2019opposizione che si era registrata fin dagli albori del processo d\u2019integrazione anche in riferimento alla CECA e alla mai varata CED, che avrebbe dovuto creare un sistema di difesa comune europea, anch\u2019esso osteggiato dai partiti comunisti e mai entrato in vigore per il voto contrario del Parlamento francese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando nel 1957 alla Camera dei Deputati viene chiesta la ratifica del trattato di Roma, la posizione comunista \u2013 espressa da Giuseppe Berti, relatore della mozione con cui si chiedeva di non ratificare il trattato \u2013 non potrebbe essere pi\u00f9 chiara. Si parlava allora non di CEE ma di MEC poich\u00e9 la Comunit\u00e0 Economica Europea era conosciuta principalmente con il nome di Mercato comune, una scelta tutt\u2019altro che casuale e che non mascherava la reale natura dell\u2019operazione, che pi\u00f9 tardi ha voluto caratterizzarsi per i suoi fini \u201cnobili\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Berti, tra gli applausi dei deputati comunisti alla Camera, afferm\u00f2: \u00ab<em>Non ha senso dire che il MEC \u00e8 una cosa e il capitale monopolistico un\u2019altra: il MEC \u00e8 la forma sovrannazionale che assume nell\u2019Europa occidentale il capitale monopolistico.<\/em>\u00bb\u00a0Era il 1957, il processo di integrazione europea era appena iniziato ma le sue finalit\u00e0 apparivano gi\u00e0 chiarissime. Basterebbe sostituire l\u2019espressione \u201cMercato Europeo Comune\u201d, oggi desueta, con \u201cUnione Europea\u201d e avremmo una sintesi eccezionale della natura reale del processo di integrazione europeo. Una realt\u00e0 che i comunisti avevano perfettamente chiara nel 1957 e che ancora oggi, nonostante l\u2019evidenza empirica, sfugge a molti sinistrati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I trattati di Roma furono approvati a maggioranza con voto favorevole della DC e del MSI (il deputato missino Augusto De Marsanich disse in Aula: \u201c<em>Diamo la nostra leale adesione e il nostro voto a questi trattati, confidando che essi possano in realt\u00e0 produrre un incremento di civilt\u00e0 in Italia e in tutta Europa<\/em>\u201d) con l\u2019astensione del Partito Socialista Italiano. Ma questa storia ha bisogno di essere raccontata bene, con tutti i suoi particolari, le posizioni politiche e le conseguenze, anche in relazione alla spaccatura che si cre\u00f2 tra PCI e PSI.\u00a0<strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 il 28 luglio del 1957, mancano pochi giorni al voto di approvazione richiesto per i trattati europei e il PCI ha il compito non facile di far comprendere alla classe operaia e alle masse popolari italiane le ragioni della ferma opposizione comunista, su una questione che appare tanto lontana e, per certi versi, anche spinosa. Fin da allora l\u2019integrazione europea viene presentata come un elemento progressivo, come un mezzo per pacificare definitivamente il continente, rispondere alle esigenze economiche delle nazioni coinvolte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un\u2019intera pagina dell\u2019edizione de l\u2019Unit\u00e0 viene intitolata \u00abChe cosa significa la sigla MEC\u00bb e divisa in riquadri schematici per facilitare punto per punto la comprensione del trattato istitutivo del mercato comune. Si tratta anche oggi di uno strumento utile per comprendere immediatamente la posizione comunista sul trattato istitutivo della CEE.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo riquadro \u00e8 dedicato alla situazione dei lavoratori, il secondo e il terzo alla libert\u00e0 di scambio e circolazione, il quarto all\u2019agricoltura ed il quinto alla situazione delle colonie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si legge nell\u2019articolo: \u00ab<em>La manodopera italiana entrer\u00e0 in concorrenza sugli stessi mercati con la manodopera \u2013 a bassissimo costo \u2013 dei paesi d\u2019oltre mare<\/em>\u00bb (bisogna ricordare che all\u2019epoca anche le colonie, non ancora indipendenti entravano nel mercato comune, il problema era particolarmente sentito per il Nordafrica ancora sotto dominio francese n.d.r.);\u00a0\u00ab<em>si prevede un aumento di produttivit\u00e0 ma non una riduzione dell\u2019orario di lavoro<\/em>\u00bb e ancora: \u00ab<em>l\u2019economia italiana corre il rischio di vedersi privata della mano d\u2019opera migliore attraverso l\u2019emigrazione degli operai specializzati<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il PCI, nel 1957, era ben consapevole dunque degli effetti potenziali dell\u2019integrazione europea relativamente alla condizione dei lavoratori, e la maggiore preoccupazione era legata al Mezzogiorno. Una preoccupazione che si evidenzia particolarmente nei punti seguenti, dove il linguaggio chiaro e semplice con cui il partito voleva comunicare alla classe operaia e ai ceti popolari la reale natura del trattato internazionale, mirava in primo luogo a smascherare la terminologia utilizzata e l\u2019abuso del termine \u201clibert\u00e0\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il PCI definisce senza mezzi termini la libert\u00e0 di circolazione come \u00abla libert\u00e0 dei monopolisti\u00bb. L\u2019analisi semplice e chiara contenuta in questo punto \u00e8 validissima ancora oggi. \u00ab<em>La \u201clibera circolazione dei capitali\u201d significa che i monopoli di ognuno dei sei paesi sono liberi di trasferire i loro capitali da una zona all\u2019altra scegliendo quella dove esistono le possibilit\u00e0 di realizzare maggiori profitti. Date le condizioni di inferiorit\u00e0 nelle quali si trova la nostra economia \u00e8 possibile che attraverso questa libera circolazione di capitali, vi sia nel nostro paese una penetrazione di tipo imperialistico di capitale straniero, soprattutto tedesco. In secondo \u00e8 possibile che si verifichi da parte dei monopoli italiani una fuga di capitali dall\u2019Italia.<\/em>\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sulla questione dell\u2019abolizione dei dazi doganali e delle barriere al mercato comune il Partito Comunista spiega gli effetti che avranno. \u00ab<em>L\u2019eliminazione di queste tariffe provocher\u00e0 una concorrenza molto pi\u00f9 aspra tra le diverse ditte operanti nei paesi aderenti; se si esamina la struttura industriale e la potenza economica delle varie nazioni, si comprende che la posizione dell\u2019Italia \u00e8 in generale la pi\u00f9 debole di tutte quante tanto \u00e8 vero che finora i dazi doganali italiani sono stati i pi\u00f9 alti proprio per proteggere la nostra produzione dalla pi\u00f9 robusta concorrenza straniera<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma il Partito Comunista non si limita a\u00a0parlare di minaccia dall\u2019esterno. La sua non \u00e8 una posizione \u201cnazionalista\u201d; al contrario mette in rilievo come la grande impresa monopolistica nazionale sia parte attiva e promotrice del processo di integrazione economica europea. \u00a0\u00ab<em>A questo punto<\/em> \u2013 si legge nella pagina dell\u2019Unit\u00e0 \u2013 <em>potrebbe sorgere la domanda: perch\u00e9 gli industriali non si oppongono al MEC? Il fatto \u00e8 che gli iniziatori del MEC sono stati i grossi monopoli industriali che all\u2019interno del mercato comune avranno sufficiente forza per poter sviluppare i loro affari ai danni dei piccoli produttori, sia nazionali che degli altri paesi. La FIAT ad esempio, grazie agli investimenti americani, \u00e8 riuscita a portare la sua produzione a un\u2019efficienza tale da potere, con i suoi prodotti di massa, battere la concorrenza di tutte le altre case automobilistiche del mercato comune, in quanto \u00e8 la pi\u00f9 grande industria privata in questo campo.<\/em>\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In definitiva, concludeva l\u2019analisi del PCI, \u00ab<em>Il coordinamento economico di cui si parla nel trattato si risolver\u00e0 in pratica in intese sempre pi\u00f9 strette tra i vari monopoli per la spartizione del mercato a scapito dei piccoli e medi produttori sostituendo cos\u00ec alla protezione doganale una spartizione delle sfere di influenza tra i grandi monopoli.<\/em>\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La preoccupazione del Partito era rivolta anche all\u2019agricoltura dove si evidenziava il rischio del medesimo processo di concentrazione della propriet\u00e0 a danno dei contadini salariati e dei piccoli contadini autonomi. Cos\u00ec come la libert\u00e0 di circolazione delle persone era gi\u00e0 messa in relazione al problema dell\u2019immigrazione interna alla sfera comune, con le sue ripercussioni sui livelli salariali e sui diritti dei lavoratori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Riguardo alla situazione francese il problema delle colonie e la loro integrazione nel MEC erano giudicati uno strumento di pressione per compromettere il legittimo diritto all\u2019autodeterminazione dei popoli coloniali. Per queste ragioni il PCI nel 1957 vot\u00f2 contro l\u2019approvazione dei trattati europei, ma la sinistra italiana che pure si richiama a vario titolo alla tradizione e alla storia del PCI non lo ricorda.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Giuseppe Berti, intellettuale comunista, dirigente del partito e deputato alla Camera, \u00e8 affidato il compito dell\u2019analisi dei trattati, che a grandi linee sar\u00e0 pubblicata sempre su l\u2019Unit\u00e0 nei giorni del dibattito parlamentare. Bisogna tenere a mente che gli anni che precedono il voto sui trattati europei sono cruciali nello sviluppo storico successivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-30677\" src=\"http:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/berti-giuseppe-196x300.jpg\" alt=\"\" width=\"196\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/berti-giuseppe-196x300.jpg 196w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/berti-giuseppe.jpg 326w\" sizes=\"(max-width: 196px) 100vw, 196px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La morte di Stalin nel 1953, con il XX congresso del PCUS, l\u2019invasione dell\u2019Ungheria e il progressivo distacco PCI-PSI, ma anche la questione del canale di Suez, con Francia e Inghilterra che ritirano su ordine degli USA le proprie truppe dall\u2019Egitto.\u00a0 Sullo sfondo dei trattati c\u2019\u00e8 lo scontro tra il blocco capitalista e quello socialista, la questione coloniale, e la conseguente perdita di territori per i paesi a capitalismo avanzato con i quali tenere livello di scambio economico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il nuovo potenziale economico tedesco che viene ricostruito non ha territorio sufficiente essendo bloccato ad est dai paesi socialisti. La Francia sta perdendo il suo impero coloniale. Insomma alla radice del mercato comune europeo c\u2019\u00e8 la necessit\u00e0 di aprire quegli spazi economici che la divisione in blocchi e in parte la decolonizzazione fanno progressivamente mancare alle economie capitalistiche avanzate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi quando pensiamo all\u2019Unione Europea siamo abituati a pensare ad un processo spontaneo dei popoli europei, a dimenticare la divisione della guerra fredda, e l\u2019influenza di quella divisione sugli equilibri europei. Anche qui il passaggio del tempo distorce la verit\u00e0, la mitologia\u00a0si sostituisce alla realt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Allora al contrario i comunisti non avevano alcun dubbio sull\u2019origine del processo di integrazione dell\u2019Europa occidentale, che Pajetta definiva negli interventi alla Camera \u201cla piccola Europa\u201d, proprio per metterne in luce la parzialit\u00e0 rispetto alla chiusura ad est. Si trattava di un processo voluto dal grande capitale e appoggiato con forza dagli Stati Uniti in funzione anti-sovietica per rispondere all\u2019integrazione economica tra paesi socialisti all\u2019est.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un progetto che teneva insieme interessi monopolistici del grande capitale, privato degli sbocchi naturali sul continente e sulle colonie, con quelli al riarmo specie della Germania in funzione anticomunista, nel quadro della comune alleanza militare con gli USA per il tramite della Nato.<\/p>\n<figure id=\"attachment_3982\" class=\"wp-caption alignright\" style=\"text-align: justify;\"><figcaption class=\"wp-caption-text\"><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019analisi di Berti, che il deputato comunista riproporr\u00e0 nei suoi interventi alla Camera, \u00e8 profonda, non scontata, minuziosa e chiarissima per quanto embrionale fosse lo stato del giudizio che allora si poteva dare sulla nascente Comunit\u00e0 Economica Europea. \u00c8 un\u2019analisi che ha il pregio di parlare anche a noi, a sessant\u2019anni di distanza, e che nonostante lo sconvolgimento politico ed economico che \u00e8 avvenuto negli ultimi anni individua correttamente situazioni che ci troviamo ad affrontare quotidianamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I comunisti \u2013 dice Berti\u00a0\u2013 sono contro il MEC \u00ab<em>perch\u00e9 sono contro il tentativo dei monopoli di asservire il progresso tecnico, l\u2019automazione, l\u2019energia atomica ai loro propri fini creando una comunit\u00e0 sovrannazionale sotto la loro direzione. \u00c8 falso il quadro di un capitalismo ascendente e trionfante [\u2026] Si, c\u2019\u00e8 oggi una congiuntura favorevole, ma per quanto tempo? Il capitalismo esce da due catastrofi di colossale grandezza: la perdita di potere su quasi la met\u00e0 del globo, la perdita di vastissimi territori coloniali. Ecco perch\u00e9 alla base del MEC esistono obiettivi elementi di crisi: si cerca un mercato pi\u00f9 vasto perch\u00e9 si sono perduti i territori dell\u2019Europa orientale e i territori coloniali; ma appunto per questo ci si contenta in senso antisocialista e antidemocratico e si approfondisce la frattura nel mondo e si domanda alle masse lavoratrici di pagare le spese di questa operazione.<\/em>\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Berti affronta il quadro spinoso del rapporto sovranit\u00e0 nazionale-apertura internazionale in modo chiarissimo, e con una capacit\u00e0 d\u2019analisi che oggi non si intravede minimamente nei dirigenti della sinistra radicale post-comunista e opportunista. Come si coniuga l\u2019internazionalismo tradizionale del movimento comunista con la contrariet\u00e0 al processo unitario tra i paesi europei? Un dilemma a cui ancora oggi in tanti non riescono a rispondere senza vedere contraddizioni, l\u00ec dove al contrario \u00e8 lampante la soluzione al problema.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I comunisti sono internazionalisti ma non per le unioni internazionali dei capitalisti. I comunisti sostengono la lotta comune in ogni paese del mondo, ma non per questo non comprendono quali processi si celino dietro l\u2019integrazione europea. Oltre le illusioni e le favole, i comunisti guardano ai rapporti di produzione. E capita che il PCI venga accusato di essere \u201cprotezionista\u201d da chi usa strumentalmente questo elemento per attaccare la posizione dei comunisti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In aula Berti replica a queste accuse. \u00ab<em>Non \u00e8 vero che i comunisti pongano l\u2019accento soltanto sui riflessi tariffari: \u00e8 ridicolo sostenere che i comunisti sono \u201cprotezionisti\u201d. Il problema tariffario esiste ed \u00e8 grave per l\u2019industria e soprattutto per l\u2019agricoltura del mezzogiorno e delle isole: ma il problema pi\u00f9 grave \u00e8 che cosa il ceto privilegiato sostituisce al protezionismo tariffario. Esso sostituisce l\u2019accordo sovrannazionale dei monopoli all\u2019interno del MEC per schiacciare le masse lavoratrici, la piccola economia contadina per rendere impossibile o pi\u00f9 difficile uno sviluppo sociale democratico. Non ha perci\u00f2 senso dire che il MEC \u00e8 una cosa e il capitale monopolistico un\u2019altra: il MEC \u00e8 la forma sovrannazionale che assume nell\u2019Europa occidentale il capitale monopolistico. Ci si dice che in questa battaglia noi siamo isolati. Ma noi siamo in larga e qualificata compagnia: i lavoratori italiani, i piccoli e medi produttori economici, hanno gi\u00e0 compreso quali gravi danni apporter\u00e0 il MEC a loro e al paese. Noi non cesseremo la nostra lotta alla testa del popolo italiano.<\/em>\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un punto di grandissima rilevanza \u00e8 il rapporto con il PSI in relazione al voto dei trattati. Nel 1957 il Partito socialista con un voto a maggioranza del suo comitato centrale (59 favorevoli, 13 contrari, 2 astenuti) decise di astenersi sul trattato istitutivo della CEE e di votare a favore di quello sull\u2019Euratom. La decisione del PSI acuiva ulteriormente la frattura creatasi con il PCI al momento dell\u2019intervento sovietico in Ungheria e costituiva una delle prime scelte che vedevano un voto sensibilmente differente tra PCI e PSI, con ripercussioni anche sulla CGIL.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il voto era il risultato anche dell\u2019attivit\u00e0 dell\u2019Internazionale socialista che da mesi si era spesa fortemente per l\u2019integrazione europea. Una parte di primo piano l\u2019avevano fatta i socialisti francesi che dalla formazione del governo Mollet esercitavano insieme con i socialisti tedeschi una funzione di traino nel processo di costruzione del mercato comune.\u00a0In Parlamento la scelta del PSI di astenersi fu oggetto di dure critiche del PCI ed in particolare da Pajetta che pi\u00f9 volte interruppe Lombardi (PSI) mentre esponeva le motivazioni dell\u2019astensione. Due episodi devono essere considerati per comprendere le preoccupazioni dei comunisti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>[continua]<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ALESSANDRO MUSTILLO (segretario del Fronte della Giovent\u00f9 Comunista) Si sente dire spesso che il processo d\u2019integrazione europea appartiene alla nostra tradizione politica. 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