{"id":29508,"date":"2017-03-27T11:13:24","date_gmt":"2017-03-27T09:13:24","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=29508"},"modified":"2017-03-26T23:48:51","modified_gmt":"2017-03-26T21:48:51","slug":"migranti-solo-la-stabilizzazione-della-libia-puo-fermare-gli-sbarchi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=29508","title":{"rendered":"Migranti: solo la stabilizzazione della Libia pu\u00f2 fermare gli sbarchi"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>LOOKOUT NEWS (Rocco Bellantone)<\/strong><\/p>\n<p><em>Il nuovo piano d\u2019azione tracciato a Roma dal Gruppo di contatto sulla rotta migratoria del Mediterraneo centrale parte secondo i presupposti giusti. Ma restano dubbi sul nodo cruciale da sciogliere: con chi allearsi per risolvere la crisi libica?<\/em><\/p>\n<p>Come era prevedibile, le ottimistiche dichiarazioni d\u2019intenti rilasciate lo scorso 20 marzo a Roma dai leader europei e del Nord Africa al termine della prima riunione del \u201cGruppo di contatto sulla rotta migratoria del Mediterraneo centrale\u201d, sono state presto inghiottite dalla realt\u00e0 dei fatti.<\/p>\n<p>Due le notizie delle ultime ore che hanno fatto emergere da subito le difficolt\u00e0 enormi a cui \u00e8 destinato ad andare incontro il piano d\u2019azione stilato nella sede della Scuola Superiore di Polizia dai ministri dell\u2019Interno di Italia, Algeria, Austria, Francia, Germania, Libia, Malta, Slovenia, Svizzera e Tunisia, in presenza del presidente del Consiglio italiano Paolo Gentiloni, del premier del Governo di Accordo Nazionale (GNA) libico Fayez Al Serraj e del commissario europeo per le Migrazioni e gli Affari Interni Dimitris Avramopoulos.<\/p>\n<p>La prima racconta dell\u2019ennesima tragedia che, secondo la ONG spagnola <em>Proactiva Open Arms<\/em>, si sarebbe consumata questa notte circa 20 chilometri a largo di Sabratha, citt\u00e0 strappata ai miliziani dello Stato Islamico dopo lunghi combattimenti all\u2019inizio del 2016. In queste acque sono stati recuperati una manciata di corpi di migranti, ma si teme che le vittime possano essere molte di pi\u00f9, forse oltre 200, considerato che le due imbarcazioni che sono naufragate trasportano in media circa 120 persone l\u2019una.<\/p>\n<p>Quasi in contemporanea il giornale libico <em>Libya Herald<\/em> ha dato la notizia dell\u2019annullamento da parte della Corte d\u2019appello di Tripoli dell\u2019intesa raggiunta a Roma il 20 marzo dal premier Al Serraj. Una bocciatura seguita a un ricorso presentato da sei persone, tra cui l\u2019ex ministro della Giustizia Salah Al-Marghani, e motivata dalla mancanza del riconoscimento del governo di Al Serraj da parte del parlamento di Tobruk, controllato dal generale della Cirenaica Khalifa Haftar. In pratica, secondo il tribunale tripolino, fin quando Al Serraj non otterr\u00e0 questo riconoscimento non potr\u00e0 stringere alcun tipo di accordo internazionale, compreso quest\u2019ultimo con l\u2019UE sui migranti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3><strong>La debolezza di Al Serraj<\/strong><\/h3>\n<p>La decisione, al netto della sua effettiva validit\u00e0, mette dunque in risalto l\u2019anello debole della strategia presentata a Roma. Questo anello debole si chiama Al Serraj, il quale fatica ad avere il controllo della stessa capitale Tripoli, si \u00e8 presentato al vertice in Italia al fotofinish dopo essere scampato a un attacco alla base navale di Abu Sitta dove si trova la sede del suo governo e, di fatto, per un numero sempre maggiore di attori internazionali (Russia, Egitto e Francia solo per citare i Paesi che finora si sono maggiormente esposti a sostegno del suo rivale Khalifa Haftar) non rappresenta l\u2019uomo adatto per salvare la Libia dal definitivo fallimento. Con un premier dimezzato sull\u2019altra sponda del Mediterraneo, e vista la chiusura della tratta balcanica, l\u2019Europa non pu\u00f2 pertanto che rassegnarsi alla crescita di traversate, sbarchi, naufragi e morti. Dal 2014 le vittime accertate solo in questa tratta sono state oltre diecimila: circa 2.850 nel 2015 e 4.600 nel 2016, segnando un aumento significativo da quando ad Al Serraj \u00e8 stato assegnato l\u2019incarico di guidare il GNA dall\u2019ONU all\u2019inizio dello scorso anno.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3><strong>I punti critici del piano di Roma<\/strong><\/h3>\n<p>I numeri parlano chiaro e le notizie delle ultime ore non lasciano ben sperare con l\u2019arrivo della primavera e in vista dell\u2019estate quando, con le temperature pi\u00f9 miti, i viaggi della disperazione cresceranno inevitabilmente. Nella speranza di essere smentiti, \u00e8 possibile intanto tracciare una prima analisi del piano d\u2019interventi concordato a Roma, su cui verr\u00e0 fatto un punto tra poche settimane a Tunisi. La nuova road map, tracciata con pragmatismo dal ministro degli Interni italiano <strong>Marco Minniti<\/strong>, parte da due presupposti innegabilmente giusti: per invertire la tendenza dei flussi migratori dall\u2019Africa subsahariana serve rafforzare la partnership tra Europa e i Paesi del Nord Africa coinvolti nell\u2019iniziativa, vale a dire Algeria, Tunisia e Libia; inoltre, se si intendono realmente fermare i trafficanti di uomini \u00e8 necessario prima stabilizzare la Libia.<\/p>\n<p>Gli interventi in cantiere sono tre. Il <strong>primo<\/strong> consister\u00e0 nell\u2019accelerare il processo di costituzione della <strong>Guardia costiera libica<\/strong>. Il ministro Minniti ha spiegato che sulla nave San Giorgio \u00e8 in fase di ultimazione l\u2019addestramento di 93 tra ufficiali e sottoufficiali libici. Inoltre, entro la met\u00e0 di maggio verranno consegnate alle forze di sicurezza che rispondono al GNA 10 motovedette. In contemporanea, da qui alla fine di luglio, tra Taranto e La Maddalena, verranno addestrati circa altri 250 militari libici. L\u2019obiettivo \u00e8 mettere al pi\u00f9 presto la Guardia costiera libica nelle condizioni di potersi coordinare con i contingenti dei Paesi UE che operano nell\u2019ambito della missione <em>Sophia<\/em>. L\u2019operazione, il cui nome ufficiale \u00e8 <em>EUNAVFOR MED<\/em>, ha permesso finora di salvare oltre 34mila vite umane, arrestare 104 scafisti e bloccare 407 imbarcazioni. Dei tre obiettivi fissati, quello di far diventare la Guardia Costiera libica parte integrante di <em>Sophia<\/em> appare come quello pi\u00f9 facilmente raggiungibile. L\u2019Italia ha infatti gi\u00e0 dato dimostrazione in altri teatri di guerra e in altri scenari di crisi all\u2019estero delle proprie capacit\u00e0 di addestramento.<\/p>\n<p>Problemi maggiori si presentano invece nel caso del <strong>secondo intervento<\/strong>, il cui fine \u00e8 la predisposizione di un sistema di sorveglianza delle coste libiche che consentir\u00e0 di <strong>fermare gi\u00e0 in acque territoriali libiche le persone<\/strong> che tenteranno la traversata del Mediterraneo. Dunque i migranti africani, una volta fermati al largo delle coste libiche, verranno riportati in Libia. Qui, come affermato dal ministro Minniti, saranno allestiti per loro \u00ab<em>campi di accoglienza, nei quali dovranno essere rispettati i diritti umani<\/em>\u00bb. Si tratta di un passaggio cruciale che per\u00f2 difficilmente nel suo complesso difficilmente potr\u00e0 essere portato a termine se le coste libiche continueranno a essere sotto il controllo di pi\u00f9 padroni come sta accade dalla caduta di Gheddafi nel 2011. Se \u00e8 vero che la maggior parte dei migranti prendono il mare dalla Tripolitania (dunque dalla fascia di costa formalmente controllata da Al Serraj), \u00e8 altrettanto vero che solo un sistema di difesa libico unificato pu\u00f2 garantire un contenimento efficace dei flussi. Il che rimanda per forza di cose al generale Haftar e al <em>Libyan National Army<\/em> ai suoi ordini. Se l\u2019Europa e l\u2019Italia non capiranno che \u00e8 necessario rapportarsi con lui, e includerlo nel progetto di formazione di un governo unitario in Libia, non potranno mai sperare in un controllo definitivo delle coste libiche.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.lookoutnews.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/MIGRANTI-MEDITERRANEO-FLUSSI.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-67376 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.lookoutnews.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/MIGRANTI-MEDITERRANEO-FLUSSI.jpg\" alt=\"MIGRANTI MEDITERRANEO FLUSSI\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Jihadisti e traffici illeciti nel Sahel<\/h3>\n<p>Il terzo punto, altrettanto complicato, riguarda infine l\u2019intenzione di bloccare alla fonte, e dunque ai <strong>confini meridionali della Libia<\/strong>, i flussi migratori che provengono dall\u2019Africa Sub-sahariana. Per centrare questo obiettivo l\u2019Italia ha gi\u00e0 messo sul piatto 200 milioni per il \u201cFondo Africa\u201d e altri 200 sono in arrivo dall\u2019UE. Nella regione del Fezzan, confinante da ovest verso est con Algeria, Niger e Ciad, l\u2019Italia da tempo ha avviato tentativi di dialogo con i capi clan e con i sindaci dei gruppi locali Tebu, Tuareg e Suliman. Sono trattative su cui il governo di Roma punta molto considerato che \u00e8 proprio da qui che nei primi due mesi del 2017 \u00e8 partito il 90% dei 16mila migranti arrivati sulle coste italiane.<\/p>\n<p>Il dialogo, per\u00f2, rischia di sbattere contro gli interessi dei gruppi jihadisti che operano nell\u2019area. La minaccia pi\u00f9 forte arriva da <strong>Jamaat Nasr Al islam wa Al mouminin<\/strong> (\u201cGruppo per la vittoria dell\u2019Islam e dei suoi fedeli\u201d), nuova creatura di Al Qaeda in cui oltre ad AQIM (Al Qaeda nel Maghreb Islamico), sono recentemente confluite anche Ansar Eddine, Al-Mourabitoune (\u201cLe sentinelle\u201d) e il gruppo salafita Fronte di Liberazione di Macina e in cui ha un ruolo dominante il signore della guerra Mokhtar Belmokhtar.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.lookoutnews.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/Rotte-immigrazione-1024x550.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-62217 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.lookoutnews.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/Rotte-immigrazione-1024x550.jpg\" alt=\"Libia_Africa_rotte_migranti\" \/><\/a><\/p>\n<p>La tratta di esseri umani \u00e8 solo uno dei segmenti del giro d\u2019affari che la nuova coalizione qaedista contende ad altri gruppi armati e di ribelli maliani che operano nel Sahel: riscossione dei riscatti ottenuti dalla presa di ostaggi originari di Paesi occidentali, traffici di droga e, per l\u2019appunto, controllo delle rotte dei migranti.<\/p>\n<p>Finanziamenti aggiuntivi, un maggiore coordinamento tra le forze di sicurezza dei Paesi coinvolti, scambio di <em>expertise<\/em> e di informazioni di intelligence sono le parole chiave usate dai leader di Europa e Nord Africa per lanciare la nuova strategia di gestione dei flussi migratori nel Mediterraneo. Lo scatto in avanti in termini di consapevolezza dell\u2019emergenza \u00e8 stato fatto. Ma resta da risolvere il rebus libico. Solo sciogliendo questo nodo, le ondate di disperati che solcano il Mediterraneo potranno davvero diminuire.<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"http:\/\/www.lookoutnews.it\/migranti-mediterraneo-accordo-roma-italia-libia\/\">http:\/\/www.lookoutnews.it\/migranti-mediterraneo-accordo-roma-italia-libia\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LOOKOUT NEWS (Rocco Bellantone) Il nuovo piano d\u2019azione tracciato a Roma dal Gruppo di contatto sulla rotta migratoria del Mediterraneo centrale parte secondo i presupposti giusti. Ma restano dubbi sul nodo cruciale da sciogliere: con chi allearsi per risolvere la crisi libica? 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