{"id":29515,"date":"2017-03-28T00:09:25","date_gmt":"2017-03-27T22:09:25","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=29515"},"modified":"2017-03-30T07:53:31","modified_gmt":"2017-03-30T05:53:31","slug":"in-memoria-di-francesco-de-sanctis-patriota","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=29515","title":{"rendered":"A Francesco De Sanctis, nel duecentesimo anniversario della nascita"},"content":{"rendered":"<p>di ANGELA MARTINO<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Francesco De Sanctis (Morra Irpina, 28 marzo 1817- Napoli, 29 dicembre 1883), oltre ad essere stato grande storico e critico letterario, giornalista ed insegnante, fu un ardente patriota, deputato e ministro della Pubblica Istruzione, il primo ministro dell\u2019Istruzione dell\u2019Italia Unita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Intendiamo rimarcare il suo patriottismo, il sacrificio, le sofferenze e il dolore di un uomo che seppe essere un grande letterato ed offrire il suo notevole contributo alla causa nazionale, diventando il primo ministro della Pubblica Istruzione dell\u2019Italia Unita. <span id=\"more-22130\"><\/span>Lo ritroviamo, pertanto, nei primi movimenti insurrezionali del 1848 con alcuni suoi alunni durante la tragica giornata del 15 maggio 1848 in cui si batt\u00e9 strenuamente nelle barricate a Napoli. A tal riguardo sono esemplari le sue parole rivolte ai suoi allievi: \u201cMa che? La nostra scuola \u00e8 per avventura una Accademia? Siamo noi un\u2019Arcadia? No, la scuola \u00e8 la vita\u201d .<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quindi, successivamente, scrisse: \u201cQuando venne il giorno della prova, e la patria chiam\u00f2, maestro e discepoli entrammo nella vita politica, che conduceva all\u2019esilio, alla prigione, al patibolo, e i miei discepoli affermarono questa grande verit\u00e0 che la scuola \u00e8 la vita, chi con la morte, chi con la prigione, chi col confino, chi con l\u2019esilio, ed io, io seguii le sorti dei miei discepoli, gioioso di partire con loro\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In effetti, il grande letterato e patriota, durante la sanguinosa giornata del 15 maggio, fu fatto prigioniero dai soldati svizzeri e rinchiuso in fondo ad una nave da guerra, che si trovava nel porto. Egli venne poi rilasciato, in seguito all\u2019indulto del 17 maggio, ma non dimentic\u00f2 i suoi discepoli che avevano trovato la morte, fra cui il pi\u00f9 amato, Luigi La Vista, lucano, ucciso dai soldati svizzeri a Napoli, in piazza Carit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Successivamente fece parte della &#8220;Setta dell\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia&#8221; di Luigi Spaventa e Luigi Settembrini, ma il 3 dicembre dell\u2019anno 1850 Francesco De Sanctis fu arrestato per ordine del generale Alessandro Nunziante, subendo due anni e nove mesi di prigionia nella prigione di Castel dell\u2019Ovo. Tale punizione, che considerava ingiusta ed inaccettabile, gli fecero scrivere delle parole straordinarie sulla necessit\u00e0 del dolore per il progresso dell\u2019umanit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cIl dolore, la fatica, il male e la morte sono le condizioni essenziali, che rendono possibile l\u2019esplicazione progressiva dello spirito\u2026Gli individui soffrono: l\u2019umanit\u00e0 vince\u2026Offriamo con orgoglio i nostro dolori alle future generazioni\u2026Il dolore umano \u00e8 seme di libert\u00e0, n\u00e9 alcuna stilla di sangue \u00e8 sparsa indarno\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Francesco De Sanctis, in seguito all\u2019istruttoria, affidata a Cristiano Giambarba, commissario della delegazione marittima, fu riconosciuto innocente, ma fu liberato solo nell\u2019agosto del 1853 per essere condannato all\u2019esilio perpetuo da Ferdinando II. Pertanto il 3 agosto del 1853 fu imbarcato sul piroscafo Hellspont, per essere trasportato negli Stati Uniti d\u2019America. Egli, tuttavia, sbarc\u00f2 a Malta e, invece di vivere il suo esilio nell\u2019isola, prefer\u00ec raggiungere il Piemonte , la citt\u00e0 di Torino. Qui ritrov\u00f2 il suo discepolo Angelo Camillo De Meis, con cui si confronter\u00e0 sulla necessit\u00e0 della continuazione della politica rivoluzionaria mazziniana o sul prendere atto che politicamente bisognava adeguarsi ad una visione pi\u00f9 realistica per il raggiungimento dell\u2019Unit\u00e0 e dell\u2019Indipendenza , guardando alla politica di Cavour con occhi pi\u00f9 attenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A tal riguardo lo storico Sergio Landucci ha ravvicinato la parabola politica del De Sanctis a quella di Daniele Manin nel senso che lo stesso De Sanctis chiarir\u00e0 in tal modo: Cos\u2019\u00e8 l\u2019uomo politico? E\u2019 quello il quale ha una conoscenza adeguata dello stato di fatto in cui si trova il paese, e lasciando gli ideali ai filosofi, sa trovare le idee concrete attuabili in quelle condizioni\u201d . De Sanctis aveva conosciuto il sacrificio, le sofferenze, il dolore delle idealit\u00e0, ma prendeva atto delle tante sconfitte, di cui l\u2019ultima, pi\u00f9 terribile, fu quella del grande Carlo Pisacane, assassinato dagli stessi contadini che voleva liberare, aizzati dal clero oscurantista e dalla reazione borbonica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da grande patriota quale era stato, Francesco De Sanctis voleva recarsi anche a combattere contro l\u2019Austria nel 1859, ma era un uomo gi\u00e0 provato e non pot\u00e9 parteciparvi. Quando fu concessa la costituzione nel Regno di Napoli, De Sanctis si decise a ritornare nella sua terra. Era terminato il suo lungo esilio di sofferenza patriottica. Giunse a Napoli il 6 agosto 1860 con Camillo De Meis. Il 9 settembre 1860 fu nominato Governatore della provincia di Avellino. De Sanctis fu eletto parlamentare nella circoscrizione di Sessa Aurunca. Nel marzo del 1861 diverr\u00e0 il titolare del dicastero della Istruzione Pubblica nel primo ministero dell\u2019Italia Unita.<\/p>\n<p><em>Fonte:\u00a0www.comunedipignataro.it<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ANGELA MARTINO Francesco De Sanctis (Morra Irpina, 28 marzo 1817- Napoli, 29 dicembre 1883), oltre ad essere stato grande storico e critico letterario, giornalista ed insegnante, fu un ardente patriota, deputato e ministro della Pubblica Istruzione, il primo ministro dell\u2019Istruzione dell\u2019Italia Unita. 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