{"id":29559,"date":"2017-03-29T09:48:10","date_gmt":"2017-03-29T07:48:10","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=29559"},"modified":"2017-03-28T23:19:41","modified_gmt":"2017-03-28T21:19:41","slug":"natura-morta-2a-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=29559","title":{"rendered":"Natura morta (2a parte)"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>ITALIA E IL MONDO (Giuseppe Germinario)<\/strong><\/p>\n<p>link della 1a parte\u00a0<a href=\"http:\/\/italiaeilmondo.com\/2017\/02\/26\/natura-morta-di-giuseppe-germinario\/\">http:\/\/italiaeilmondo.com\/2017\/02\/26\/natura-morta-di-giuseppe-germinario\/<\/a><\/p>\n<p>documento congressuale citato:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.partitodemocratico.it\/congresso-2017\/avanti-insiememozione-congressuale-matteo-renzi\/\">http:\/\/www.partitodemocratico.it\/congresso-2017\/avanti-insiememozione-congressuale-matteo-renzi\/<\/a><\/p>\n<p>Ci siamo lasciati un mese fa nel bel mezzo del viaggio di riflessione di Renzi negli States con una sospensione di giudizio circa le sue frequentazioni. Si pu\u00f2 confermare con ragionevole sicumera che la spregiudicatezza esibita sinora dal personaggio abbia superato da tempo ormai il suo acme; tutto si \u00e8 risolto e racchiuso nella ristretta cerchia di consiglieri, sostenitori e mentori che ha facilitato la sua sfolgorante ascesa, incapace per\u00f2 di indirizzare proficuamente con sapienza la sua energia prorompente.<\/p>\n<p>Da qui una prima considerazione. Non \u00e8 sufficiente la lucidit\u00e0 e la chiarezza di obbiettivi individuati da uno staff destinato necessariamente a rimanere nell\u2019ombra e avulso dal contesto politico del paese se non si dispone poi sul campo dell\u2019indispensabile personale politico in grado di tessere appropriate relazioni, di muovere le necessarie energie, di tradurre in strategie e tattiche adeguate tese a scompaginare e ricomporre gli schieramenti e i gruppi di interesse in campo sino a ricostruire una formazione sociale sufficientemente solida, tanto pi\u00f9 in un contesto di risorse e di margini economici decisamente ristretti.<\/p>\n<p><strong>Si ripropone in maniera sempre pi\u00f9 acuta il problema delle modalit\u00e0 di formazione di una classe dirigente sempre pi\u00f9 espressione dei poteri orizzontali dispersi nel paese e formatasi nelle varie realt\u00e0 amministrative e gestionali locali piuttosto che alimentata da centri e da strutture verticali di potere<\/strong> sempre pi\u00f9 logorate ed incapaci di elaborare strategie autonome; queste ultime sempre pi\u00f9 mera espressione di indirizzi e strategie esterne al paese nel caso di centri di potere e gestionali, sempre meno in grado di elaborare indirizzi ed obbiettivi generali unificanti nel caso delle grandi associazioni nazionali.<\/p>\n<p>\u00c8 una delle tante conseguenze deleterie della campagna di smobilitazione della grande industria pubblica, della faciloneria con la quale si \u00e8 consentita la cessione all\u2019estero della quasi totalit\u00e0 della pur scarna grande industria privata e di buona parte della struttura finanziaria, della dissennatezza con la quale sono stati introdotti principi di federalismo grazie ai quali si \u00e8 accentuata la disarticolazione dello Stato Centrale e l\u2019infiltrazione delle strutture comunitarie nelle articolazioni periferiche senza la necessaria mediazione e l\u2019indispensabile indirizzo dei centri nazionali.<\/p>\n<p>Assieme al degrado del sistema universitario e all\u2019indebolimento delle scuole nazionali di Pubblica Amministrazione e alla supina integrazione di buona parte delle strutture di comando specie militari, sono tutti fattori che contribuiscono al progressivo inaridimento del bacino da cui attingere personale in grado di elaborare ed operare secondo una visione politica generale con modalit\u00e0 adeguate.<\/p>\n<p>Argomenti per altro gi\u00e0 trattati in articoli di alcuni anni fa e che riproporr\u00f2 su questo sito nel tempo.<\/p>\n<p><strong>A complicare ulteriormente la posizione del nostro \u00e8 sopraggiunta la serie di indagini giudiziarie<\/strong> che sta intaccando la credibilit\u00e0 del cosiddetto \u201cGiglio Magico\u201d.<\/p>\n<p>Non entrer\u00f2 nel merito di come l\u2019attuale ordinamento giudiziario, specie nei settori pi\u00f9 permeabili della fase istruttoria, agisca pesantemente nel confronto politico, n\u00e9 mi soffermer\u00f2 sull\u2019evidente protagonismo di alcuni di essi, anche se in parte ridimensionati dalle recenti avocazioni. Preme sottolineare, piuttosto, come tali iniziative siano ormai un preciso segnale dell\u2019indebolimento e del declino di un determinato gruppo dirigente e, soprattutto, evidenzino ancora di pi\u00f9 la estrema fragilit\u00e0 degli attuali partiti. L\u2019attuale sommatoria di nuclei dirigenti localistici in perenne competizione impedisce una netta separazione dell\u2019azione politica dall\u2019opera di reperimento e gestione pi\u00f9 o meno trasparenti delle risorse, specie economiche. Una separazione che era particolarmente efficace ai tempi dei grandi partiti di massa della prima repubblica; una commistione ed una prossimit\u00e0 invece le quali rendono gli attuali gruppi dirigenti particolarmente esposti a ricatti e scorribande.<\/p>\n<p>Paradossalmente il PD, proprio perch\u00e9 rimane l\u2019unico partito strutturato in buona parte secondo criteri classici e con un radicamento nazionale, sembra ormai soffrire maggiormente di questi limiti, di questa permeabilit\u00e0 e di questa esposizione.<\/p>\n<p>A mio avviso l\u2019attuale dibattito interno, lo scontro politico in atto per la prossima rielezione del segretario vanno collocati in tale contesto.<\/p>\n<p>L\u2019esame delle tre mozioni congressuali interne al partito e dei documenti delle nuove formazioni in via di costituzione alla sua sinistra offrono alcuni spunti di riflessione al riguardo.<\/p>\n<p><strong>Inizio dalla mozione di sostegno a Renzi, a meno di qualche clamoroso incidente di percorso il predestinato alla vittoria nella battaglia politica, per lo meno quella interna al partito.<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 l\u2019unica mozione che ribadisce convintamente la necessit\u00e0 di una riorganizzazione istituzionale tesa a rideterminare una gerarchia funzionale delle competenze dello Stato; manca, nel contempo, altres\u00ec una qualsivoglia analisi delle ragioni del fallimento della riforma istituzionale legate anche alle contraddizioni intrinseche di quel progetto; un fallimento che rischia di rendere vacua la parziale riorganizzazione delle strutture amministrative comunque in corso. Una carenza di analisi quindi assolutamente non casuale, vista la particolare retorica che impregna l\u2019intero documento.<\/p>\n<p>Si parte dallo scontato atto di accusa rivolto ai \u201cpopulisti\u201d, entro i quali si accomunano indistintamente e opportunisticamente sovranisti, nazionalisti, razzisti, antiliberisti, comunitaristi e via dicendo, di costruire muri e di perseguire il modello della \u201cchiusura\u201d.<\/p>\n<p><strong>Un espediente retorico tanto semplicistico quanto ormai inefficace visto che non si riconosce attivit\u00e0 umana, tanto pi\u00f9 quella dell\u2019agire politico, in grado di operare senza delimitazioni e \u201cmuri\u201d<\/strong>. Pi\u00f9 che dell\u2019esistenza degli stessi, il dibattito risulterebbe meno pleonastico se si riuscisse a discutere concretamente del tipo di \u201cporte\u201d e del tipo di filtri da schierare agli ingressi e alle uscite. Un equivoco in cui l\u2019estensore rischia di rimanere invischiato quando parla di contrapposizione tra limite ed integrazione; ma un limite appunto del quale l\u2019estensore sembra intuire l\u2019esistenza quando parla di \u201calleanza tra libert\u00e0 e protezioni\u201d e del \u201cnuovo bisogno di sicurezza e di appartenenza\u201d da soddisfare.<\/p>\n<p><strong>Si tenta quindi un recupero del riconoscimento dell\u2019importanza del principio di identit\u00e0<\/strong> nel garantire la coesione e la dinamicit\u00e0 di una comunit\u00e0; un\u2019azione congiunta di promozione dal basso, tesa alla valorizzazione delle comunit\u00e0 locali e dall\u2019alto mirante alla costruzione di una identit\u00e0 europea. Cosa potrebbe essere l\u2019identit\u00e0 europea se non il tentativo di costruzione di una nuova identit\u00e0 nazionale l\u2019autore \u00e8 lungi dal determinarlo; <strong>ci\u00f2 che risalta alla fine, nella sua assenza, \u00e8 l\u2019elusione dell\u2019esistenza delle identit\u00e0 e degli stati nazionali vigenti<\/strong>. Non pi\u00f9, quindi, il disconoscimento aperto cos\u00ec pervasivo nella retorica europeista pi\u00f9 oltranzista, ma l\u2019aggiramento del problema, tanto pi\u00f9 paradossale in quanto dovrebbero essere gli stati nazionali stessi, stando alla nuova prassi instaurata obtorto collo da Renzi, a condurre il processo di proprio esautoramento. Un escamotage che inibir\u00e0 ancora una volta il pieno utilizzo delle leve statali quantomeno per contrattare una condizione meno supina nell\u2019ambito comunitario e per assumere almeno la consapevolezza del proprio stato di subordinazione; in realt\u00e0 l\u2019ennesima cortina fumogena che consentir\u00e0 lo sviluppo del processo funzionalista di polarizzazione condotto attraverso i due livelli, regionale-locale ed eurocomunitario, gi\u00e0 in atto da decenni.<\/p>\n<p><strong><u>L\u2019EUROPA<\/u><\/strong><\/p>\n<p>Secondo il documento ad ogni buon conto si tratterebbe di recuperare, in polemica con i populisti appiattiti sulle pulsioni e con \u201c<em>la miopia di una classe dirigente succube del pensiero tecnocratico<\/em>\u201d, il valore della politica, la capacit\u00e0 quindi del politico-intellettuale di comprendere, non solo di analizzare freddamente, e di agire collettivamente sulla base di tale comprensione.<\/p>\n<p>A dispetto degli inaspettati richiami gramsciani l\u2019ennesimo disconoscimento della legittimit\u00e0 politica di due correnti di pensiero, populista e tecnocratico, impedisce un corretto confronto politico. Tende, in particolare, al netto delle inerzie proprie delle burocrazie, a sopravalutare l\u2019autonomia politica di questi centri e a evitare il confronto diretto con i reali interlocutori che li indirizzano; attori assolutamente politici.<\/p>\n<p>L\u2019obbiettivo sarebbe la realizzazione di \u201c<em>una convergenza che faccia perno sulle tre pi\u00f9 grandi democrazie dell\u2019Eurozona, su un modello originale che concili integrazione e democrazia\u201d <\/em>adottando \u201c<em>un modello con due livelli di governo distinti, uno federale con un adeguato bilancio da gestire e regole comuni per dare una dimensione davvero europea ai nostri mercati, e uno rinviato alla responsabilit\u00e0 degli Stati, singoli o in forma associata nel Consiglio europeo<\/em>\u201d; <em>\u201crestituire quindi anima e respiro alle quattro libert\u00e0 europee \u2013 la libera circolazione delle persone, dei prodotti, dei capitali e dei servizi \u2013 ritrovando in esse un orizzonte comune, di progresso e crescita\u201d. <\/em>Per concludere si deve realizzare \u201c<em>il principio di fondo della nostra visione; quello di un\u2019Europa politica e democratica e anche di un\u2019Europa sociale\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Fine, quindi, della politica di austerit\u00e0, investimenti in sicurezza, ricerca e cultura svincolati dai tetti di spesa, spesa fiscale comune attraverso una assicurazione europea contro la disoccupazione e per investimenti contro la povert\u00e0 educativa. Torna in auge la funzione cruciale e prioritaria per la sinistra dell\u2019investimento nel sociale, termine salvifico che giustifica la propria esistenza, ma che innalzata a funzione taumaturgica non fa che relegare ad una pura funzione redistributiva la sua azione politica; una funzione tutt\u2019al pi\u00f9 complementare incapace il pi\u00f9 delle volte di determinare strategie in grado di preservare la forza e l\u2019autonomia politica di un paese e lo sviluppo e la coesione sociale stessi nel lungo periodo.<\/p>\n<p>Le ricadute nell\u2019economicismo mi sembrano evidenti; lo spirito del documento equivale al tentativo di librarsi di un uccello troppo pesante per poter volare.<\/p>\n<p>L\u2019aspetto puramente politico, la sicurezza stessa dei confini vengono d\u2019altronde giustapposti e ridotti al problema della gestione della immigrazione; a questa, ipocritamente, pare vincolata la proposta di difesa comune \u201c<em>partendo dal nucleo dei grandi paesi fondatori e individuando alcuni obiettivi concreti: rafforzare la collaborazione e la cooperazione; mettere in comune competenze e risorse, sulla base di un modello \u00a0condiviso e di un accordo costitutivo per stabilire finalit\u00e0 e modalit\u00e0 operative, al fine di realizzare una forza europea multinazionale, con funzioni e mandato stabiliti insieme, dotata di una struttura di comando e di meccanismi decisionali ed economici comuni; investire in una dimensione europea di integrazione dell\u2019industria della difesa europea; dirigere risorse, umane ed economiche, verso settori strategici quali ad esempio la difesa cyber, il sistema di difesa satellitare e la logistica\u201d.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em>Si tratterebbe quest\u2019ultimo in realt\u00e0 di un passaggio epocale, sempre che non si riveli una rischiosa velleit\u00e0. Tanto impegno sarebbe legato ad un obbiettivo politico tangibile: \u201c<em>una politica estera europea che, grazie al contributo fondamentale dell\u2019Italia, investa su due aree d\u2019importanza strategica: <\/em><strong><em>gestione dei processi<\/em><\/strong> <strong><em>migratori e Mediterraneo\u201d.<\/em><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Le lacune e le incongruenze presenti nel documento a mio avviso si infittiscono.<\/p>\n<p><strong>Assegnare un valore strategico alla gestione dei processi migratori e al Mediterraneo porta a confondere le cause con gli effetti<\/strong>. Negli ultimi anni appare evidente l\u2019emersione di un conflitto sempre pi\u00f9 manifesto tra Stati Uniti e Russia e sempre meno latente tra i primi e la Cina. All\u2019interno di questo si inseriscono le dinamiche di emersione di potenze regionali, l\u2019esplosione di conflitti regionali, l\u2019avvio di potenti processi di riorganizzazione sociale ed economica che inducono tra l\u2019altro a colossali movimenti migratori che si incanalano lungo corridoi resi pi\u00f9 agibili dalla dissoluzione per lo pi\u00f9 indotta di alcuni stati nazionali. La Libia, la Siria, l\u2019Ucraina, il Sudan, la Bosnia sono gli esempi e le vittime pi\u00f9 lampanti. Il terreno di confronto tra Russia ed USA vede l\u2019Europa come teatro principale e all\u2019interno di esso i vari paesi europei, in particolare i loro centri dominanti, hanno trovato accomodamenti pi\u00f9 o meno convenienti. La Germania ha trovato il modo di conciliare con l\u2019establishment americano le proprie ambizioni di estensione dell\u2019area di influenza nella regione balcanica e nell\u2019Europa Orientale, sacrificando al momento e per una lunga fase una prospettiva di politica pi\u00f9 autonoma del tutto impraticabile senza una riconciliazione con la Russia; i paesi scandinavi e gran parte dei paesi dell\u2019Europa orientale e nord-orientale hanno rispolverato ambizioni ed ostilit\u00e0 russofobe, sopite per quasi due secoli e assecondato di conseguenza l\u2019espansionismo americano; l\u2019Italia tra i paesi mediterranei ed in gran parte la Francia hanno sacrificato anche i propri interessi immediati in nome della pedissequa fedelt\u00e0 atlantica con la prima ridotta ormai a terra di conquista dei propri amici alleati. L\u2019avvento di Trump avrebbe dovuto rappresentare una occasione di recupero di rapporti accettabili con la Russia e di un\u2019opportunit\u00e0 di recupero di una maggiore autonomia dagli Stati Uniti. Tanto l\u2019aperta ostilit\u00e0 della Merkel verso il nuovo Presidente americano, invece, rivela la solidit\u00e0 degli interessi di breve periodo di quella classe dirigente e la sua speranza di un rapido ripristino del vecchio ordine nel paese egemone quanto il significativo silenzio del nostro rivela invece la debolezza e la subordinazione costosa per il nostro paese della nostra classe dirigente all\u2019ordine precedente. Non si vede, quindi, come si possa ambire ad una difesa comune senza aver definito una altrettanto area comune di interesse e conduzione politica che ponga fine, in primo luogo, alla destabilizzazione di impronta preminentemente americana dei numerosi stati ai bordi delle aree di influenza. <strong>La stessa creazione di un unico complesso militare-industriale<\/strong> <strong>\u00e8 quanto di pi\u00f9 lontano si possa immaginare dalla dinamica di un libero mercato e presuppone un ruolo attivo e potente di concertazione dei vari stati nazionali<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Gli investimenti cosiddetti sociali ed una politica adeguata di investimenti infrastrutturali comunitari, <\/strong>altro cavallo di battaglia ricorrente,<strong> presuppongono una capacit\u00e0 fiscale almeno quindici volte maggiore dell\u2019attuale<\/strong>senza che nessuno evidenzi le implicazioni di questo eventuale enorme trasferimento di risorse dai bilanci degli stati nazionali, data l\u2019impraticabilit\u00e0 di un ulteriore incremento massivo del carico fiscale<strong>.<\/strong><\/p>\n<p>Basterebbe ricordare che gli Stati Uniti raggiunsero la piena condizione di stato federale dopo oltre un secolo dall\u2019indipendenza, dopo una sanguinosa guerra civile e con il repentino passaggio del carico fiscale dall\u2019otto a quasi il trenta per cento del prodotto interno a fine ottocento.<\/p>\n<p>Gli stessi investimenti strutturali europei tra l\u2019altro, cos\u00ec come concepiti sull\u2019altare del tab\u00f9 della concorrenza, secondo una letteratura ormai consolidata ma poco considerata in Italia, sono un\u2019arma ambivalente che pu\u00f2 accentuare anzich\u00e9 ridurre gli squilibri, desertificare piuttosto che ripopolare gli insediamenti produttivi, inibire lo sviluppo di una imprenditoria locale radicata.<\/p>\n<p>Un dibattito aperto sul merito farebbe vacillare un altro totem indiscusso della retorica europeista.<\/p>\n<p>Sono tutte ambiguit\u00e0 e rimozioni che servono a glissare sul peccato originale dell\u2019attuale costruzione europea. Il suo carattere prettamente economicista e velleitariamente federalista offusca il dato che l\u2019Unione Europea \u00e8 nata sulle ceneri di una sconfitta militare dei paesi europei e sulla base di una alleanza militare che sancisce il predominio americano su di essa, cos\u00ec come esplicitamente definito per altro nei trattati; nasconde surrettiziamente le dinamiche di competizione e di prevalenza tra stati comunque presenti all\u2019interno di essa; rimuove l\u2019unica possibilit\u00e0 di costruzione europea che renda pi\u00f9 trasparenti questi rapporti e agevoli un processo di emancipazione dalla sudditanza scaturita dagli esiti della seconda guerra mondiale e dalla fine della Guerra Fredda: <strong>quella confederale limitata ad un numero pi\u00f9 ristretto di attori<\/strong> europei.<\/p>\n<p>La ristrettezza del cerchio di frequentazioni di Renzi non \u00e8 quindi casuale; rappresenta l\u2019indice dei rigidi vincoli entro cui intende e pu\u00f2 muoversi.<\/p>\n<p><strong><u>\u00a0<\/u><\/strong><\/p>\n<p><strong><u>IL PAESE<\/u><\/strong><\/p>\n<p><strong><u>\u00a0<\/u><\/strong><\/p>\n<p>La rigidit\u00e0 dei vincoli non \u00e8 per\u00f2 sinonimo di immobilismo, tutt\u2019altro. L\u2019agenda del candidato \u00e8 fitta di appuntamenti e di propositi riformatori che comunque godono di una dinamica insolita rispetto al passato.<\/p>\n<p>Il welfare di cittadinanza piuttosto che di settori e di corporazioni, l\u2019intervento assistenziale attivo, teso all\u2019inserimento produttivo, la garanzia di reddito minimo, in particolare pensionistico, di fatto contrapposto al sistema contributivo delle pensioni, l\u2019attenzione dichiarata e sancita al cosiddetto terzo settore legato in prevalenza ai servizi alla persona, gli investimenti nella logistica, la riforma scolastica ed universitaria sono programmi, buona parte dei quali in fase di attuazione, che stanno rivoluzionando gli assetti organizzativi e sociali e di conseguenza modificando le modalit\u00e0 di aderenza e di controllo pervasivo del ceto politico sulle strutture e negli apparati. Lo stesso riconoscimento di cittadinanza ai ceti professionali autonomi finalmente acquisito politicamente nel PD \u00e8 un altro segno evidente della svolta, tradottosi anche nella recente legge<\/p>\n<p>Si tratta di una dinamica cui Renzi ha dato una spinta decisiva, anche se scomposta, ma che aveva cominciato a delinearsi chiaramente gi\u00e0 da sette anni, a partire dai seminari di Todi del 2011 promossi dalla Conferenza Episcopale con i quali aveva preso forma compiuta in Italia il processo di esautoramento del Governo Berlusconi. Una spinta che avrebbe dovuto portare alla creazione di una nuova DC; fallita miseramente quell\u2019ipotesi il baricentro di quella iniziativa si \u00e8 riposizionato prontamente nel PD.<\/p>\n<p>Una dinamica potenzialmente ambivalente ma che rischia di assumere sempre pi\u00f9 le caratteristiche di uno nuovo sistema di servizi di tipo parassitario e assistenziale di supporto ad un assetto sociale ed economico pi\u00f9 precario e meno autonomo nella determinazione delle strategie. Tutto dipende dalla collocazione internazionale che si intende accettare e dalle strategie economiche che si intende perseguire. Delle prime ho accennato sopra; sulle seconde ho gi\u00e0 accennato in altri articoli.<\/p>\n<p>Le dinamiche del conflitto interno al PD sono per altro il riflesso di questo rischio.<\/p>\n<p>Le tesi sostengono di puntare su turismo, edilizia ed esportazioni, qualcosa di non molto diverso dall\u2019impronta Einaudiana data al sistema economico italiano degli anni \u201850; in realt\u00e0 lo schema, gi\u00e0 in fase avanzata di realizzazione, prevede il parziale controllo dei presidi sul territorio e la cessione a terzi esterni al paese del controllo strategico di gran parte delle reti e non fa che assecondare e accentuare le tendenze del cosiddetto libero mercato.<\/p>\n<p>Come si possa essere \u201cartefici del proprio destino\u201d delegandone la supervisione ad altri rinunciando per altro alle leve necessarie a contrattare una compartecipazione resta un mistero.<\/p>\n<p>Sindacare sul rigore di un documento pu\u00f2 sembrare pedante e poco generoso rispetto ad una situazione talmente intricata e complessa. La coerenza di fondo pu\u00f2 rivelarne per\u00f2 i limiti e le finalit\u00e0 effettive che possono anche prescindere dalle intenzioni soggettive.<\/p>\n<p>La contingenza politica, per di pi\u00f9, sta costringendo Renzi al tentativo di bloccare l\u2019erosione a sinistra, snaturando e paralizzando i propri propositi riformatori. \u00a0I richiami a Gramsci, la rivendicazione ostentata del carattere di sinistra della sua azione sono una manifestazione evidente del peso dei retaggi. Dopo le rivisitazioni subite nella sinistra latino-americana, in Podemos e in Siriza, all\u2019intellettuale e politico sardo tocca subire anche questo ulteriore scempio, seguito alle persecuzioni fasciste.<\/p>\n<p>Il PD rischia alla fine di diventare per Renzi pi\u00f9 che un veicolo, una gabbia che rischia di soffocarlo definitivamente contribuendo in tal modo al sorgere di una terza fase pi\u00f9 convulsa della battaglia politica. Gran parte del personale politico raccolto da Renzi, del resto, \u00e8 stato coltivato dalle tre precedenti gestioni del partito sulla base di esperienze prevalentemente territoriali e localiste.<\/p>\n<p>Nella terza parte dell\u2019articolo vedremo quindi come gran parte dei suoi oppositori interni ed esterni della sinistra rappresentino un fattore di freno ulteriore e di impaludamento della situazione; in particolare vedremo come lo schema classista, quello che oppone sfruttati e sfruttatori, ricchi e poveri, forti e deboli alla base della loro azione politica offra una chiave esclusiva di lettura che impedisce di individuare le dinamiche di conflitto e cooperazione e la composizione delle forze in campo; ostacola la difesa stessa delle condizioni di vita degli strati pi\u00f9 popolari impedendo il loro inserimento consapevole in un blocco sociale pi\u00f9 dinamico e promettente.<\/p>\n<p><em>(Fine 2a parte)<\/em><\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/italiaeilmondo.com\/2017\/03\/28\/natura-morta-2a-parte-di-giuseppe-germinario\/\">http:\/\/italiaeilmondo.com\/2017\/03\/28\/natura-morta-2a-parte-di-giuseppe-germinario\/<\/a><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ITALIA E IL MONDO (Giuseppe Germinario) link della 1a parte\u00a0http:\/\/italiaeilmondo.com\/2017\/02\/26\/natura-morta-di-giuseppe-germinario\/ documento congressuale citato:\u00a0http:\/\/www.partitodemocratico.it\/congresso-2017\/avanti-insiememozione-congressuale-matteo-renzi\/ Ci siamo lasciati un mese fa nel bel mezzo del viaggio di riflessione di Renzi negli States con una sospensione di giudizio circa le sue frequentazioni. 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