{"id":29563,"date":"2017-03-29T12:33:19","date_gmt":"2017-03-29T10:33:19","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=29563"},"modified":"2017-03-29T10:37:14","modified_gmt":"2017-03-29T08:37:14","slug":"sharing-economy-uber-alles","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=29563","title":{"rendered":"Sharing economy, Uber alles"},"content":{"rendered":"<p><strong><\/strong>di <strong>MEGACHIP (<a href=\"http:\/\/sbilanciamoci.info\/sharing-economy-uber-alles\/\" target=\"_blank\">articolo<\/a> di Lelio Demichelis \u2013 sbilanciamoci.info)<\/strong><\/p>\n<p>La condivisione &#8211; quella autentica &#8211; \u00e8 tutta un&#8217;altra cosa. Ed \u00e8, soprattutto, fuori dal capitalismo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La vecchia economia contro la nuova? I taxisti come i vecchi luddisti che volevano fermare il progresso, ieri rappresentato dai telai meccanici e oggi da Uber e dalla <i>sharing economy<\/i>? Domande di queste settimane. Ma procediamo con ordine, ricordando subito che la realt\u00e0 del lavoro \u00e8 oggi fatta da due mondi apparentemente contrapposti, ma invece coerenti e congrui tra loro: la precarizzazione incessante da un lato (Uber, Foodora, <i>voucher<\/i>, contratti atipici vecchi e nuovi, Jobs Act), dall&#8217;altro un&#8217;impresa che vuole farsi <i>comunit\u00e0 di lavoro<\/i>, che inventa gli <i>smart-jobs<\/i> e persino il manager della felicit\u00e0 per <i>rendere felici<\/i> i lavoratori. In mezzo: la quarta rivoluzione industriale, i robot e, forse, una nuova disoccupazione tecnologica.<\/p>\n<p>Dunque, la <i>sharing economy<\/i>. Sfuggente a ogni definizione eppure concreta e pesante nei suoi effetti sociali e sul sistema dei diritti. Soprattutto, difficilmente regolamentabile. Per\u00f2, la <i>sharing economy<\/i>, o economia collaborativa o della condivisione, promette cose meravigliose e molti ci credono davvero. Genera transazioni per oltre 30 miliardi di euro, basandosi su una pratica molto sociale e molto umana, appunto, la condivisione. Di pi\u00f9: secondo uno studio recente di PwC, entro il 2025 le transazioni legate alla <i>sharing economy<\/i> in Europa saliranno a quasi 600 miliardi di euro. In cinque principali settori: finanza collaborativa; scambio di abitazioni e alloggi; trasporti tra privati; servizi domestici a richiesta; e servizi professionali, sempre a richiesta.<\/p>\n<p>In Europa vi sarebbero oggi circa 300 piattaforme attive, ma una piattaforma in <i>s\u00e9 non \u00e8 la condivisione<\/i>, piuttosto \u00e8 il <i>mezzo di produzione e di connessione<\/i> che permette la condivisione tra molti per il profitto di pochi, analogamente a quanto accade con il Big Data, ovvero con i dati e i profili che lasciamo in rete navigando e condividendo. Inoltre, questa sharing economy potrebbe essere considerata come un&#8217;evoluzione della rifkiniana <i>economia (o era) dell&#8217;accesso<\/i> (e della <i>societ\u00e0 a costo marginale zero<\/i>), dove non sarebbe pi\u00f9 la <i>propriet\u00e0 privata<\/i> ad essere <i>diritto naturale<\/i> dell&#8217;uomo economico (secondo i giusnaturalisti e soprattutto i capitalisti), bens\u00ec l&#8217;<i>accesso<\/i> all&#8217;utilizzo di beni e servizi, senza pi\u00f9 doverli acquisire in propriet\u00e0 ma pagandone appunto solo l&#8217;accesso, per il tempo necessario. Ma la propriet\u00e0 privata, nella <i>sharing economy<\/i> non muore, semmai si trasferisce nella piattaforma digitale (\u00e8 appunto il capitalismo delle piattaforme), facendo profitti (la piattaforma) ma allo stesso tempo indossando la maschera ammaliante e seducente (questo \u00e8 il <i>capitalismo delle emozioni<\/i> o il <i>tecno-capitalismo come religione<\/i>) della condivisione. Ma che in realt\u00e0, e piuttosto, \u00e8 una delle molte forme per la <i>socializzazione del capitalismo via rete<\/i> (lo abbiamo chiamato ordoliberalismo 2.0).<\/p>\n<p>Una strada che l&#8217;Europa persegue con convinzione, vedendo appunto nella <i>sharing economy<\/i> una forma di <i>virtuosa<\/i> diffusione dell&#8217;ordoliberale <i>principio di concorrenza<\/i>. E infatti, l&#8217;Agenda europea per la <i>sharing economy<\/i>, del 2016 vuole favorire appunto l&#8217;abolizione delle barriere all&#8217;entrata nel mercato garantendo la tutela (in realt\u00e0, la promozione) della concorrenza. Coniugandola con la protezione dei lavoratori e dei consumatori, ma dimenticando che \u00e8 impossibile avere insieme concorrenza e diritti.<\/p>\n<p>Di pi\u00f9: se il <i>vecchio capitalismo<\/i> si basava sul possesso\/propriet\u00e0 dei mezzi di produzione (uomini compresi &#8211; e si rilegga ci\u00f2 che scriveva Simone Weil del suo lavoro di operaia-schiava nelle fabbriche dei primi anni &#8217;40 del &#8216;900), oggi anche il <i>nuovo capitalismo<\/i> si basa sulla propriet\u00e0 dei mezzi di produzione\/connessione (le piattaforme tecnologiche, appunto), ma (anche) per gli uomini si paga l&#8217;accesso alle loro prestazioni, anche se questa <i>prestazione<\/i> spesso si chiama nobilmente <i>collaborazione<\/i> con l&#8217;impresa. Generando uomini che vendono se stessi come mero accesso a loro stessi; lavoratori <i>on demand<\/i> ma anche <i>usa e getta<\/i>.<\/p>\n<p>E quindi &#8211; ancora e soprattutto &#8211; occorrerebbe capire l&#8217;evoluzione (o l&#8217;involuzione) tra <i>sharing economy<\/i> e <i>gig economy<\/i> (l&#8217;economia dei lavoretti), un tempo separate e divise anche mass-mediaticamente (e virtuosa la prima, meno la seconda), mentre oggi il confine tra le due sembra dissolversi dando vita a una <i>forma-informe<\/i> di economia comunque capitalista e molto flessibile, basata non sull&#8217;innovazione di prodotto e di processo (a questo pensa la Silicon Valley, <i>Olimpo<\/i> dei nuovi d\u00e8i della iper-modernit\u00e0), ma dei processi organizzativi, mediante la loro disarticolazione ulteriore e soprattutto l&#8217;ulteriore individualizzazione ed esternalizzazione del lavoro.<\/p>\n<p>Il problema \u00e8 che questo <i>capitalismo di sharing economy<\/i>, di <i>modello Uber <\/i>e di <i>uberizzazione di massa del lavoro<\/i> sembra rottamare abilmente il vecchio capitalismo (ma senza eliminarlo), presentandosi come assolutamente nuovo, virtuoso, sociale. In realt\u00e0, stiamo assistendo ad un profondo mutamento nelle forme di organizzazione del lavoro capitalistico, dove per\u00f2 non cambia la sostanza (suddividere\/parcellizzare e poi ricomporre\/integrare le parti suddivise in qualcosa di maggiore della semplice somma aritmetica), ma solo la modalit\u00e0 di questa suddivisione-integrazione, ieri necessariamente chiusa tra le mura di una fabbrica, oggi dispersa (grazie al mezzo di connessione che si chiama rete) tra gli individui in quello che definiamo il <i>fordismo individualizzato<\/i>, dove ciascuno \u00e8 messo al lavoro in forma <i>indipendente<\/i>, ma proprio per questo meglio integrabile nel sistema. Pensare che dalla <i>sharing economy<\/i> possano comunque uscire anche esperimenti di auto-organizzazione e di mutualismo, di imprenditorialit\u00e0 davvero collaborativa nonch\u00e9 reti di protezione sociale <i>dal basso<\/i>, magari generando valore economico e in cui <i>social<\/i> e <i>cooperazione<\/i> siano fattori produttivi \u00e8 bello e positivo, ma il rischio (alto) \u00e8 quello di restare dentro a una forma appunto ordoliberale di capitalismo.<\/p>\n<p>Quello che comincia a stancare sono le retoriche che accompagnano questa <i>sharing economy<\/i>. Presentandola come cosa solo nuovissima e diversa dal capitalismo; oppure come capitalismo <i>dal volto umano<\/i> o <i>sociale<\/i>. Trattando i tassisti (che pure hanno molte colpe) come i vecchi <i>luddisti<\/i> (a tanto \u00e8 arrivato Luigi Zingales, ne <i>Il Sole 24 Ore<\/i> del 26 febbraio) che appunto si opponevano alla inarrestabilit\u00e0 del nuovo che avanza sempre e comunque e che, essendo (o apparendo come) nuovo \u00e8 <i>nuovo sempre e comunque<\/i>, anche quando \u00e8 vecchio, vecchissimo e l&#8217;innovazione tecnologica non \u00e8 utile tanto alla societ\u00e0 quando al profitto dei capitalisti, come Uber e dintorni. Gi\u00e0, perch\u00e9 la <i>modernit\u00e0 liquida<\/i> di Bauman esiste in realt\u00e0 da quando esiste il capitalismo e l&#8217;industria. E gi\u00e0 Goethe faceva dire a Edoardo (ne <i>Le affinit\u00e0 elettive<\/i>): \u00ab<i>\u00c8 una bella seccatura che ai nostri tempi non si possa pi\u00f9 imparare niente che duri per tutta la vita (&#8230;); noi ora dobbiamo ricominciare da capo a imparare, ogni cinque anni, se non si vuol restare completamente fuori moda<\/i>\u00bb. Scrive a sua volta Remo Bodei (in quel libro bellissimo che \u00e8 <i>Scomposizioni<\/i>): \u00ab<i>caratteristica dell&#8217;epoca moderna \u00e8 quella di consumare in fretta il tempo, di bruciare vertiginosamente le esperienze, accumulandole alla rinfusa, senza elaborarle a sufficienza e senza riportarle a un orizzonte di senso<\/i>\u00bb. Il problema allora \u00e8 quello di ridarci, come societ\u00e0, un orizzonte di senso, evitando che sia nuovamente il tecno-capitalismo a imporcelo.<\/p>\n<p>Luddisti &#8211; ma nel senso di <i>luddisti della societ\u00e0 e della democrazia<\/i> &#8211; sono allora e piuttosto i retori e gli ideologi (anche) della <i>sharing economy<\/i>. E che, come Auguste Comte nella prima met\u00e0 dell&#8217;800, pensano davvero che <i>industria<\/i> (oggi la rete e i <i>social<\/i> applicati al capitalismo) e <i>societ\u00e0<\/i> siano la stessa cosa e che solo chi \u00e8 <i>produttivo<\/i> (oggi capitalisticamente connesso) possa fare parte della societ\u00e0. Dividendo in modo manicheo il mondo &#8211; come Saint-Simon &#8211; tra <i>industriali<\/i> e <i>oziosi<\/i>.<\/p>\n<p>La condivisione &#8211; quella autentica &#8211; \u00e8 invece tutta un&#8217;altra cosa. Ed \u00e8, soprattutto, fuori dal capitalismo.<\/p>\n<p><strong>fonte: <\/strong><a href=\"http:\/\/megachip.globalist.it\/Detail_News_Display?ID=127576&amp;typeb=0&amp;sharing-economy-uber-alles\" target=\"_blank\"><em>http:\/\/megachip.globalist.it\/Detail_News_Display?ID=127576&amp;typeb=0&amp;sharing-economy-uber-alles<\/em><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MEGACHIP (articolo di Lelio Demichelis \u2013 sbilanciamoci.info) La condivisione &#8211; quella autentica &#8211; \u00e8 tutta un&#8217;altra cosa. Ed \u00e8, soprattutto, fuori dal capitalismo. &nbsp; La vecchia economia contro la nuova? I taxisti come i vecchi luddisti che volevano fermare il progresso, ieri rappresentato dai telai meccanici e oggi da Uber e dalla sharing economy? Domande di queste settimane. 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