{"id":29571,"date":"2017-03-30T00:05:07","date_gmt":"2017-03-29T22:05:07","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=29571"},"modified":"2017-03-30T07:45:48","modified_gmt":"2017-03-30T05:45:48","slug":"per-la-critica-delletica-moderna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=29571","title":{"rendered":"Per la critica dell&#8217;etica moderna"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">di <strong>PAOLO DI REMIGIO (FSI Teramo)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 nota la differenza tra giudizi di fatto e giudizi di valore: un giudizio di fatto \u00e8 vero se corrisponde al fatto, falso se non gli corrisponde; invece un giudizio di valore non pu\u00f2 essere n\u00e9 vero n\u00e9 falso perch\u00e9 non cerca di esprimere quello che i fatti <em>sono<\/em> ma quello che i fatti <em>devono<\/em> essere. Questo \u2018dovere\u2019 ha un significato particolare: indica non un&#8217;ineludibilit\u00e0, ma un&#8217;esigenza soggettiva, alla quale i fatti restano indifferenti. Per esempio: l&#8217;uomo <em>deve<\/em> rispettare la legge, ma di fatto pu\u00f2 anche non farlo; oppure la virt\u00f9 <em>deve<\/em> essere compensata dalla felicit\u00e0, ma i fatti sono indifferenti alla virt\u00f9, quindi solo per caso le fanno corrispondere la felicit\u00e0. Da questo significato di \u2018dovere\u2019 come necessit\u00e0 soltanto soggettiva, una necessit\u00e0 che \u00e8 dunque semplice possibilit\u00e0, si scivola verso le due concezioni antitetiche che oggi si spartiscono le macerie della filosofia: da una parte quella segretamente dominata dal primato della ragione pratica, che nell&#8217;indifferenza dei fatti all&#8217;esigenza soggettiva scorge una loro inadeguatezza ontologica, dall&#8217;altra quella dominata dalla ragione teorica, che nel rassegnarsi ai suoi limiti nega razionalit\u00e0 alle espressioni della soggettivit\u00e0. Entrambe le concezioni si pongono mediante un rifiuto: una squalifica la scienza a partire dal primato del soggetto fenomenologico, ontologico o esistenziale, l&#8217;altra squalifica l&#8217;etica negando il senso al suo linguaggio. Ne esce distrutta la filosofia che non pu\u00f2 pi\u00f9 supporre la verit\u00e0 della scienza e l&#8217;etica come scienza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il processo di dissoluzione dell&#8217;etica ha un inizio lontano, nell&#8217;epoca moderna. Questa \u00e8 contrassegnata dal rafforzamento della borghesia, dalla formazione della societ\u00e0 civile e dalla ribellione dell&#8217;individuo allo Stato: l&#8217;individuo borghese che si rapporta agli altri secondo i propri interessi cos\u00ec da generare la societ\u00e0 civile, pretende per s\u00e9 ogni legittimit\u00e0 etica e la nega allo Stato. La polemica contro lo Stato ha una base di classe: \u00e8 polemica contro la nobilt\u00e0 che ne occupa le funzioni, accusata cos\u00ec di frequente e con tale successo di parassitismo \u2013 dal rivoluzionario Siey\u00e8s al positivista Saint-Simon \u2013 che oggi si stenta a ricordare che la nobilt\u00e0 \u00e8 la classe che fa suo il compito di difesa della societ\u00e0. \u2013 Il sospetto di sostanziale inutilit\u00e0 dello Stato genera la mitologia borghese dello stato di natura. Dopo che Hobbes, con la sua visione della natura asociale degli uomini, lo ha esteso dal rapporto tra gli Stati al rapporto tra gli uomini per giustificare la coazione dell&#8217;assolutismo, Locke lo edulcora e ne fa l&#8217;archetipo della societ\u00e0 civile orientata all&#8217;arricchimento pacifico. In effetti, se gli uomini fossero essenzialmente pacifici e se l&#8217;arricchimento non provocasse impoverimento, non ci sarebbe bisogno di Stato n\u00e9 tanto meno di difesa. Cos\u00ec, affermatasi la mitologia dello stato di natura composto di individui pacifici, onesti e laboriosi, lo Stato appare all&#8217;<em>interno<\/em> come un limite artificiale, dunque intimamente corrotto, alla libert\u00e0 naturale, e all&#8217;<em>esterno<\/em> come sorgente di conflitti insensati. Dunque o lo Stato rinuncia alla sua sfera autonoma, <em>apre<\/em> la societ\u00e0 e si limita a garantire le libert\u00e0 naturali, quelle che oggi si chiamano <em>diritti<\/em> <em>umani<\/em>, oppure \u00e8 meglio che scompaia. L&#8217;ideologia borghese, o illuministica, o massonica, deve sfociare nel cosmopolitismo. Strumentale alla polemica borghese contro l&#8217;assolutismo feudale, esso in realt\u00e0 non si sarebbe mai affermato come ideale pervasivo se l&#8217;egemonia borghese mondiale non fosse stata esercitata dagli Stati anglosassoni che non hanno bisogno di muri di confine: la Gran Bretagna \u00e8 fatta di isole e due oceani separano gli Stati Uniti da ogni possibile potenza rivale: per questi Stati l&#8217;abbattimento delle frontiere \u00e8 abbattimento delle altrui frontiere, \u00e8 altrui disarmo; in altri termini, il cosmopolitismo \u00e8 il camuffamento pi\u00f9 suggestivo dell&#8217;imperialismo anglosassone.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal punto di vista filosofico la quintessenza dell&#8217;etica borghese \u00e8 la teoria kantiana, il tentativo paradossale di stabilire come legge morale del singolo soggetto il suo farsi legislatore di se stesso. Il singolo agisce secondo massime; una massima ha dapprima un contenuto particolare, opposto cio\u00e8 a un altro contenuto; ma il particolare pu\u00f2 essere universalizzato; secondo Kant \u00e8 morale il soggetto che agisce secondo quella massima che universalizzata (posta dal soggetto in forma di legge) non nega se stessa; la massima individuale \u00e8 morale se \u00e8 universalizzabile, se pu\u00f2 prendere forma di legge. Il soggetto morale \u00e8 dunque colui che obbedisce alle proprie leggi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Hegel ha mostrato che il contenuto logico della moralit\u00e0 kantiana \u00e8 la tautologia. \u2018<em>A \u00e8 A\u2019<\/em>, infatti, inizia da un contenuto particolare <em>A<\/em>, ne supera la particolarit\u00e0 tramite lo \u2018<em>\u00e8\u2019<\/em>, ma finisce in un predicato che \u00e8 di nuovo \u2018<em>A\u2019<\/em>: lo stesso <em>\u2018A\u2019<\/em>, che come soggetto era esistenza casuale, ora come predicato \u00e8 anche universale, legge. Mediante la sua forma la tautologia significa che il singolare, nella sua stessa singolarit\u00e0, \u00e8 universale, che il <em>quid facti<\/em> \u00e8 anche <em>quid juris<\/em>. Ma l&#8217;universalit\u00e0 della tautologia non contiene i particolari opposti, consiste soltanto nella forma di predicato; dunque le si adatta qualunque contenuto: come \u00e8 vero che <em>A \u00e8 A<\/em> cos\u00ec \u00e8 altrettanto vero che <em>non-A \u00e8 non-A<\/em>; come posso considerare legge questa determinata massima, cos\u00ec posso considerare legge anche la massima contraria; come da buon liberale posso considerare sacra la propriet\u00e0 e furto ogni sua negazione, cos\u00ec da buon socialista posso considerarla furto e sacra la non-propriet\u00e0. In definitiva sono <em>io<\/em> che scelgo quale mia massima determinata mettere in forma di tautologia, far apparire cio\u00e8 come legge; sono <em>io<\/em> legislatore, nel senso pi\u00f9 estremo per cui ci\u00f2 che voglio per me lo considero non solo <em>mio<\/em> interesse ma anche legge universale. Poich\u00e9 consiste nel far apparire universale una massima che in quanto tale ha sempre valore particolare, la legge morale, anzich\u00e9 manifestare la libert\u00e0 universale dell&#8217;individuo, ne consacra l&#8217;arbitrio, anzich\u00e9 essere il criterio della moralit\u00e0 \u00e8 la forma pi\u00f9 radicale dell&#8217;immoralit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il fallimento della teoria morale kantiana, che cercando di superare l\u2019eudemonismo illuminista finisce in un formalismo capace di consacrare qualunque contenuto, \u00e8 il culmine della decadenza moderna dell\u2019etica. Lo sforzo contraddittorio di trovare la legge che <em>limita<\/em> l&#8217;arbitrio soggettivo proprio nell&#8217;<em>autonomia<\/em> soggettiva sorge dall&#8217;avere disconosciuto la natura politica della libert\u00e0 e dall&#8217;avere squalificato come eteronomia la legge statale. Se l&#8217;individuo nel suo astratto isolamento \u00e8 in condizione di piena libert\u00e0, dunque \u00e8 pienamente se stesso, la legge politica diventa una rinuncia alla libert\u00e0, parziale nel caso del liberalismo, totale nel caso dell&#8217;apologia hobbesiana dell&#8217;assolutismo; e, viceversa, come scriveva Benjamin, l&#8217;anarchia diventa l\u2019unico stato morale degno dell&#8217;umanit\u00e0. Poich\u00e9 l&#8217;etica moderna \u00e8 il riconoscimento pi\u00f9 o meno diretto della sovranit\u00e0 dell&#8217;impulso individuale, ogni giudizio di valore perde il significato cognitivo. L&#8217;etica perde quindi la sua cogenza teorica non perch\u00e9 sia basata su giudizi di valore, ma perch\u00e9 non \u00e8 basata su giudizi; le \u00e8 venuta a mancare l&#8217;universalit\u00e0, laddove il giudizio, come espressione immediata dell&#8217;esperienza, non \u00e8 solo singolarit\u00e0, ma combina il singolare del soggetto con l&#8217;universale del predicato. Viceversa, in quanto \u00e8 fatta di giudizi, in quanto eleva la singolarit\u00e0 fattuale in formule universali e sostituisce l&#8217;\u2019orrida casualit\u00e0\u2019 con l&#8217;ordine, la scienza ha un interno significato etico, perch\u00e9 fonda la legalit\u00e0 razionale nella cui realizzazione consiste l&#8217;etica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il legame tra ragione teoretica e ragione pratica era chiaro agli antichi. Per Aristotele \u00e8 il <em>\u03bb\u03cc\u03b3\u03bf\u03c2<\/em> che consentendo la determinazione del bene fonda lo Stato. Per il suo maestro Platone la base dello Stato \u00e8 la <em>\u03c3\u03bf\u03c6\u03af\u03b1<\/em>. Per entrambi la scienza \u00e8 la felicit\u00e0, lasciarsi guidare dalla scienza \u00e8 la virt\u00f9, rifiutare la scienza per abbandonarsi alla sovranit\u00e0 dell&#8217;opinione \u00e8 il male di cui \u00e8 responsabile la sofistica. Non solo: poich\u00e9 era la fonte dell&#8217;universale, gli antichi non hanno fatto i difficili sulla scienza al punto da dissolverla. Per loro l&#8217;astrazione che produce l&#8217;universale non \u00e8 il sacrificio dell&#8217;oggetto, ma la sua purificazione dall&#8217;inessenziale; cos\u00ec la scienza non \u00e8 la rappresentazione \u2018esatta\u2019 dei fatti, \u00e8 anzi l&#8217;atteggiamento che permette di salvare i fatti come essere dal caos del divenire, ossia di rinvenire una connessione razionale nell&#8217;esperienza; solo con questa connessione nascono i fatti e ha senso anche lo sforzo per determinarli con esattezza. Per l&#8217;opinione non ci sono fatti, solo interpretazioni in cui il soggetto \u00e8 sovrano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In quanto abilita il pensiero a rinvenire la connessione necessaria nell&#8217;esperienza, la scienza inizia con Platone, con la scoperta dell&#8217;<em>\u1f30\u03b4\u03ad\u03b1<\/em>. Della teoria delle idee si comprende la trasfigurazione del particolare nell&#8217;universale, sfugge per\u00f2 la natura dell&#8217;universale e resta dunque nascosto il senso complessivo. A differenza delle realt\u00e0 sensibili che esibiscono un&#8217;ingannevole totalit\u00e0, l&#8217;idea platonica, qual \u00e8 determinata magistralmente nel \u2018Menone\u2019 e nel \u2018Fedone\u2019, \u00e8 costitutivamente <em>frammentaria<\/em>, \u00e8 universale soltanto come limite universale: contemplarla come tale significa esserne sospinti verso l&#8217;idea opposta. L&#8217;idea \u00e8 dunque l&#8217;oggetto purificato in modo da non lasciare il soggetto a se stesso, ma da spingerlo verso un&#8217;altra idea. Questa spinta \u00e8 la logica; in quanto se ne fa guidare rinunciando al proprio movimento arbitrario, il soggetto \u00e8 pensiero. Che la libert\u00e0 renda liberi va cos\u00ec inteso <em>cum grano salis<\/em>: non significa che il soggetto possa conservare la sua opinione, ma soltanto che partecipa al movimento dell&#8217;idea; e il muoversi in armonia con le idee \u00e8 la ragione che lo orienta nel mondo dei fatti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Esperti del valore del limite, gli antichi hanno espresso senza reticenze il carattere limitato dell&#8217;individuo: ci\u00f2 che lo caratterizza \u00e8 il suo bisogno, da cui \u00e8 spinto verso l&#8217;altro. La libert\u00e0, che nella mentalit\u00e0 moderna coincide con un&#8217;illusoria totalit\u00e0 del soggetto, per gli antichi \u00e8 prerogativa della collettivit\u00e0: \u00e8 la <em>\u03c0\u03cc\u03bb\u03b9\u03c2<\/em> che deve essere libera perch\u00e9 la libert\u00e0 dell&#8217;individuo non ne \u00e8 che il riflesso. E non solo per gli individui non c&#8217;\u00e8 libert\u00e0 se la <em>\u03c0\u03cc\u03bb\u03b9\u03c2<\/em> non \u00e8 libera, ma per la maggior parte di loro la libert\u00e0, anzich\u00e9 un possesso originario nel senso dei \u2018diritti umani\u2019, \u00e8 un suo dono. Di qui il significato determinato della virt\u00f9 come difesa della libert\u00e0 della <em>\u03c0\u03cc\u03bb\u03b9\u03c2<\/em>, e questa difesa \u00e8 il legame fondamentale, l&#8217;unit\u00e0 etica in cui si d\u00e0 il reciproco riconoscimento tra gli individui, rispetto al quale l&#8217;asocialit\u00e0 che secondo Hobbes domina l&#8217;umano scade al livello di pettegolezzo. Di contro all&#8217;universalit\u00e0 soltanto formale dell&#8217;imperativo categorico che cancella la limitatezza di ogni massima e le conferisce una totalit\u00e0 illusoria, la libert\u00e0 della <em>\u03c0\u03cc\u03bb\u03b9\u03c2<\/em> \u00e8 l&#8217;universalit\u00e0 concreta, il diritto naturale da cui scaturisce ogni legalit\u00e0 individuale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di PAOLO DI REMIGIO (FSI Teramo) \u00c8 nota la differenza tra giudizi di fatto e giudizi di valore: un giudizio di fatto \u00e8 vero se corrisponde al fatto, falso se non gli corrisponde; invece un giudizio di valore non pu\u00f2 essere n\u00e9 vero n\u00e9 falso perch\u00e9 non cerca di esprimere quello che i fatti sono ma quello che i fatti devono essere. 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