{"id":29582,"date":"2017-03-30T11:23:45","date_gmt":"2017-03-30T09:23:45","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=29582"},"modified":"2017-03-30T11:23:45","modified_gmt":"2017-03-30T09:23:45","slug":"una-moneta-fiscale-per-uscire-dallausterita-senza-spaccare-leuro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=29582","title":{"rendered":"Una Moneta Fiscale per uscire dall&#8217;austerit\u00e0 senza spaccare l&#8217;euro"},"content":{"rendered":"<div>di <strong>MEGACHIP <\/strong>(da <a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/luciano-gallino-%E2%80%9Cuna-moneta-fiscale-per-uscire-dallausterita-senza-spaccare-leuro%E2%80%9D\/\" target=\"_blank\">MicroMega<\/a> )<\/div>\n<div><\/div>\n<div>&#8220;\u00c8 una strada praticabile per attuare un principio basilare: cominciare su scala limitata a restituire allo stato il potere sovrano di emettere denaro, allo scopo di ovviare rapidamente ai disastri che le politiche di austerit\u00e0 hanno prodotto&#8221;. Riproponiamo un testo del grande sociologo torinese che illustra i vantaggi della proposta economica\u00a0<a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/%E2%80%9Cper-una-moneta-fiscale-gratuita-come-uscire-dallausterita-senza-spaccare-leuro%E2%80%9D-online-il-nuovo-ebook-gratuito-di-micromega\/\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow\">lanciata nel 2015 su MicroMega da un gruppo di economisti<\/a>\u00a0e ora\u00a0<a href=\"http:\/\/www.today.it\/politica\/m5s-no-euro-moneta-fiscale.html\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow\">fatta propria anche dai 5 Stelle<\/a>.<\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div><em>di\u00a0<strong>Luciano Gallino*\u00a0<\/strong><\/em><\/div>\n<div><\/div>\n<div>Questo libro a pi\u00f9 voci osa proporre, nientemeno, che allo scopo di combattere la disoccupazione e la stagnazione produttiva in corso lo stato, massima istituzione politica, si decida a fare in piccolo qualcosa che le banche private fanno da generazioni in misura immensamente pi\u00f9 grande: creare denaro dal nulla &#8211; adottando per\u00f2 modi, le banche, che non aiutano a combattere n\u00e9 l&#8217;una n\u00e9 l&#8217;altra. Scegliendo di entrare nella zona euro, lo stato italiano s\u00ec \u00e8 privato di uno dei fondamentali poteri dello stato, quello di creare denaro (che nella nostra lingua chiamiamo moneta quando ci riferiamo a denaro che ha una sua specifica connotazione nazionale, tipo la sterlina, la corona o il franco svizzero). Per gli stati dell&#8217;eurozona, in forza del Trattato di Maastricht soltanto la BCE pu\u00f2 creare denaro in veste di euro, sia esso formato da banconote, depositi, regolamenti interbancari o altro; a fronte, per\u00f2, del divieto assoluto, contenuto nell&#8217;art. 123 (mi riferisco alla versione consolidata del Trattato) di prestare un solo euro a qualsiasi amministrazione pubblica &#8211; a cominciare dagli stati membri. Per quanto attiene alle banche centrali nazionali della zona euro, esse non possono pi\u00f9 emettere denaro; nondimeno sono libere di ricevere miliardi in prestito dalla BCE a interessi risibili. Al tempo stesso accade che le banche private abbiano conservato intatto il potere di creare denaro dal nulla erogando crediti o emettendo titoli finanziari negoziabili.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Tutto ci\u00f2 ha messo gli stati dell&#8217;eurozona in una posizione che si sta ormai rivelando insostenibile. Debbono perseguire politiche economiche fondate su una moneta straniera, appunto l&#8217;euro, ma se hanno bisogno di denaro debbono chiederlo in prestito alle banche private, pagando loro un interesse assai pi\u00f9 elevato di quello che esse pagano alla BCE. Vari stati della UE &#8211; nove per l&#8217;esattezza, tra cui Regno Unito, Danimarca e Svezia &#8211; hanno invece scelto di restare fuori dall&#8217;euro e non a caso hanno affrontato con maggior successo la lotta alla crisi.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Le banche private creano denaro in due modi <b>[1]<\/b>.<\/div>\n<div>Il modo pi\u00f9 noto e discusso, in specie a causa del ruolo che esso ha avuto nello scatenare la crisi del 2007, consiste nel concedere un credito, senza togliere un solo euro ad altri correntisti o al proprio patrimonio. L&#8217;operazione consiste semplicemente nell&#8217;inscrivere sul conto corrente di qualcuno, con pochi tocchi al computer, una certa somma a titolo di prestito. La stessa somma figurer\u00e0 nel bilancio della banca da un lato come passivo (la somma che la banca si \u00e8 impegnata a mettere a disposizione del cliente), dall&#8217;altro come un attivo (la somma che il cliente ha promesso di restituire). Si stima che il denaro cos\u00ec creato rappresenti nella UE (in questo caso l&#8217;eurozona pi\u00f9 i paesi non euro) circa il 95 per cento di tutto il denaro in circolazione. Al confronto, le banconote stampate dalla BCE, di cui la TV ci ripropone l&#8217;immagine dieci volte al giorno, sono bruscolini.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Un altro modo di creare denaro da parte delle banche private, assai meno compreso e discusso del precedente, anche tra gli economisti, consiste nell&#8217;emettere prodotti finanziari che possono venire convertiti facilmente in denaro liquido. Si tratti di obbligazioni aventi per collaterale un debito ipotecario (CDO), di titoli garantiti da un attivo (ABS), di certificati di assicurazione del credito (CDS) o di un qualsiasi altro titolo &#8220;derivato&#8221; (nel senso che il suo valore deriva dall&#8217;andamento sul mercato di un&#8217;entit\u00e0 sottostante) inventato dagli alchimisti finanziari, esso pu\u00f2 venire venduto in qualsiasi momento al suo valore di mercato. Di solito, o meglio in media, quest&#8217;ultimo \u00e8 di molto inferiore al valore nominale (o nozionale, come dicono gli addetti ai lavori) del titolo, ma nell&#8217;insieme si tratta pur sempre di cifre colossali. A fine 2008, ad esempio, l&#8217;ammontare nominale dei derivati &#8220;scambiati al banco&#8221;, cio\u00e8 al di fuori delle principali borse, si aggirava sui 680 trilioni di dollari, mentre il loro valore di mercato superava i 32 trilioni &#8211; corrispondenti, all&#8217;epoca, a oltre la met\u00e0 del Pil del mondo. La facilit\u00e0 con cui \u00e8 possibile a chiunque trasformare i derivati in liquidit\u00e0 ha indotto un economista austriaco, Stephan Schulmeister, a definirli una forma di &#8220;denaro potenziale&#8221;. Ci\u00f2 rende la distinzione cara a molti economisti tra &#8220;denaro&#8221; (che \u00e8 liquido) e &#8220;patrimonio finanziario&#8221; (che invece non lo sarebbe) del tutto priva di senso.<b>[2]\u00a0<\/b><\/div>\n<div><\/div>\n<div>Personalmente credo che la definizione meno problematica dei Certificati di Credito Fiscale che gli autori propongono lo stato italiano emetta, nella misura di un centinaio di miliardi il primo anno, e 200 miliardi l&#8217;anno in seguito, sia appunto quella che vede in essi una forma di &#8220;denaro potenziale&#8221;. I CCF sono distribuiti gratuitamente a vari gruppi di popolazione, a cominciare dai disoccupati o dai giovani in cerca di prima occupazione, e ad imprese che si impegnino ad assumere nuovo personale per realizzare (piccole ma numerose) opere pubbliche. Trascorsi due anni dall&#8217;emissione, i CCF possono venire utilizzati per pagare qualsiasi tipo di imposte o tasse dovute allo stato, a regioni o comuni. Ma sin dal momento della loro emissione essi possono venire venduti a terzi, utilizzati come mezzo di pagamento, versati a un creditore a titolo di collaterali e altro. La loro convertibilit\u00e0 in denaro contante o moneta elettronica \u00e8 istantanea. Il risultato dell&#8217;operazione \u00e8 che nell&#8217;economia verrebbero immessi a regime 200 miliardi di denaro potenziale che pu\u00f2 diventare in breve denaro fresco, destinato non alla speculazione o ad accrescere l&#8217;accumulazione di patrimoni privati, bens\u00ec a sostenere in modo mirato e selettivo il soddisfacimento di quelli che Keynes chiamava &#8220;bisogni assoluti&#8221; da parte di strati di popolazione in difficolt\u00e0, e di piccole imprese.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Oltre ad essere erogato gratuitamente dallo stato, il denaro potenziale costituito dai CCF presenta diversi vantaggi rispetto a quello emesso a fiumi dalle banche private in forma di derivati o altro. Prover\u00f2 a indicarne alcuni:<\/div>\n<div><\/div>\n<div>1) Il loro valore non \u00e8 soggetto ad alcun rischio di svalutazione sul mercato dei titoli, sia quello borsistico che quello OTC (dove si scambiano i titoli &#8220;al banco&#8221;). Un CCF da 100 euro alla fine varr\u00e0 sempre 100 euro, qualsiasi cosa accada sui mercati. Dove invece pu\u00f2 accadere che una CDO o un CDS che al momento dell&#8217;emissione valevano 100, tempo dopo, quando si vuole rivenderli, valgano la met\u00e0 o meno.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>2) Il denaro potenziale rappresentato dai CCF \u00e8 denaro legalmente &#8220;pieno&#8221; (nel senso che si applica all&#8217;espressione &#8220;legal tender&#8221;) poich\u00e9 essi vengono per definizione accettati per pagare le tasse allo stato. Che \u00e8 il maggior riconoscimento a cui qualsiasi forma di denaro possa pretendere, quale che sia la sua apparenza o denominazione come moneta circolante in una nazione.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>3) I CCF appresentano una prima riconquista da parte dello stato (modesta, ma l&#8217;importante \u00e8 cominciare) del potere di creare denaro a fronte del potere assoluto che finora hanno detenuto le banche private. Questo non sarebbe soltanto un fatto tecnico: sarebbe un evento politico di prima grandezza.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>4) I CCF costituirebbero un primo passo indolore, o se si vuole sperimentale, in direzione di una riforma incisiva del sistema finanziario in essere, resa indispensabile dai suoi gravi difetti strutturali (su questo punto essenziale ritorno poco oltre per concludere).<\/div>\n<div><\/div>\n<div>5) Diversamente dai comuni crediti bancari, per i quali la destinazione del credito erogato da parte del debitore \u00e8 quasi sempre indifferente, fatta salva (e non sempre) la solvibilit\u00e0 di quest&#8217;ultimo, i CCF verrebbero emessi per finanziare specifici progetti di utilit\u00e0 collettiva.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>La proposta dei CCF non nasce dal nulla. Tiene conto degli studi in materia del Levy Institute, uno dei pi\u00f9 noti dipartimenti di economia degli Stati Uniti, e del gruppo di New Economic Perspectives, in specie i lavori di Warren Mosler e L. Randall Wray, che ha studiato l&#8217;introduzione in Argentina, ai tempi della crisi, di titoli per certi aspetti simili ai CCF. Tra i precursori dei CCF sono stati ampiamente esaminati i TAN (<em>Tax Anticipation Notes<\/em>\u00a0ossia Titoli di Anticipo Tasse), usati per decenni negli Stati Uniti. Quando uno stato o anche un comune di laggi\u00f9 vuol realizzare un determinato progetto &#8211; per dire, ristrutturare un ospedale o ampliare un parco pubblico &#8211; ma ha problemi di bilancio, emette una certa quantit\u00e0 di TAN con i quali paga in tutto o in parte le imprese che ci lavorano. A suo tempo, quando lo riterranno conveniente, queste ultime li useranno per saldare debiti fiscali. Una importante differenza dei TAN a confronto dei CCF \u00e8 che i primi sono emessi in generale da un singolo ente per un valore limitato &#8211; in media alcune centinaia di milioni di dollari &#8211; mentre nel caso dei CCF si parla di centinaia di miliardi. Inoltre hanno come scopo un singolo progetto ben delimitato, laddove i CCF non hanno, per cos\u00ec dire, confini prestabiliti. Ci\u00f2 nonostante, nel febbraio 2015 studiosi del Levy Institute hanno suggerito al ministro delle finanze greco, Yanis Varoufakis, di emettere una buona dose di TAN per fronteggiare la carenza di liquidit\u00e0 che affligge il paese. Una firma di punta del &#8220;Financial Times&#8221;, Wofgang Munchau, ha approvato l&#8217;idea.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Anche in Europa vari autori si sono soffermati sul concetto di &#8220;moneta fiscale&#8221;. Tra loro Bruno Th\u00e9ret del CNRS \u00e8 lo studioso i cui argomenti hanno forse i maggiori contatti con quelli che sorreggono la proposta dei CFF. Vale la pena di citare un suo passo: &#8220;Il federalismo fiscale come noi lo proponiamo, in sintonia con diverse esperienze storiche, propone una rottura del monopolio bancario privato dell&#8217;emissione di moneta. Esso suppone che gli stati membri dispongano della capacit\u00e0 di emettere una loro propria moneta detta &#8216;fiscale&#8217; perch\u00e9 garantita dalle loro entrate fiscali. L&#8217;idea soggiacente \u00e8 che le entrate fiscali di domani (entrate anticipate) possono servire di garanzia per una iniezione monetaria fatta oggi.\u00a0<em>Le monete cos\u00ec create, appunto perch\u00e9 la loro circolazione \u00e8 ristretta al territorio nazionale (o regionale), contribuirebbero a a rilanciare l&#8217;attivit\u00e0 in una economia che soffre per la recessione e la sotto-occupazione<\/em>.&#8221; <b>[3]\u00a0<\/b><\/div>\n<div>Va inoltre ricordato che due degli autori qui presenti hanno pubblicato nel 2014 un corposo libro sul tema dei CCF.<b>[4]\u00a0<\/b><\/div>\n<div>La proposta dei CCF, in sostanza, ha spalle solide.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Nei mesi scorsi diversi commentatori della proposta in questione, partendo dall&#8217;appello diffuso dai promotori che viene riprodotto all&#8217;inizio del volume, si sono soffermati soprattutto sul fatto se i CCF siano o meno una moneta parallela all&#8217;euro, se siano in contrasto con le norme UE, se rappresentino o meno un fattore di inflazione e altro. Si tratta, oso dire, di questioni secondarie. La questione centrale \u00e8 che questa proposta rappresenta nella UE il primo tentativo concreto di togliere alle banche il potere esclusivo di creare denaro in varie forme, per restituirlo almeno in parte allo stato. E&#8217; una delle maggiori questioni\u00a0<em>politiche<\/em>\u00a0della nostra epoca. Di essa si discute sin dall&#8217;esplosione della Grande Crisi Globale (GCG) del 2007, e il nucleo della discussione \u00e8 la necessit\u00e0 di procedere a drastiche riforme del sistema finanziario, inclusa la sua parte in ombra (equivalente come totale di attivi pi\u00f9 o meno a quella operante alla luce del sole),<b>[5]<\/b>\u00a0prima che esso provochi una nuova crisi. Le lobbies bancarie internazionali, pi\u00f9 l&#8217;incompetenza o la complicit\u00e0 dei governi, hanno finora bloccato qualsiasi serio intervento in tale direzione. La riforma di Wall Street, basata sulla legge Dodd-Frank del 2010, non ha minimamente impedito al sistema bancario di diventare a tutt&#8217;oggi ancora pi\u00f9 grosso, complesso e opaco di quanto non fosse prima del 2007 &#8211; appunto le tre caratteristiche che hanno fornito il materiale esplosivo per la GCG. Le riforme in discussione nei parlamenti di Francia, Germania e Regno Unito; l&#8217;Unione Bancaria europea da poco varata; le norme di Basilea 3 (pi\u00f9 di 500 pagine al posto delle 30 di Basilea 1), equivalgono al tentativo di sollevarsi dalla palude tirandosi per il proprio codino &#8211; tentativo riuscito finora, dicono, soltanto al barone di M\u00fcnchhausen. Al confronto, la proposta dei CCF \u00e8 un campione di concretezza e aderenza ai problemi reali soggiacenti alla crisi della Ue. Meriterebbe quanto meno di venire seriamente dibattuta.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Anche perch\u00e9 nei riguardi delle riforme del sistema finanziario il vento, da vari segni, sta forse cambiando. Il 15 aprile 2015 la senatrice democratica Elizabeth Warren ha tenuto al Levy Institute una conferenza di eccezionale vigore sul tema &#8220;Il lavoro non finito della riforma finanziaria.&#8221; Mai un membro influente del Congresso si era spinto cos\u00ec avanti nel chiedere interventi risolutivi in ordine ad alcuni dei principali vizi strutturali del sistema finanziario. In sintesi la senatrice Warren ha chiesto di porre finalmente termine al principio del &#8220;troppo grandi [le banche] per lasciarle fallire&#8221;; di dividere chiaramente le istituzioni depositarie dalle banche di investimento &#8211; che \u00e8 il dispositivo introdotto dalla legge Glass-Steagall del 1933, abolita da Clinton nel 1999 dopo che Reagan e i suoi avevano gi\u00e0 provveduto a svuotarla di ogni efficacia; di impedire alle istituzioni finanziarie di ingannare le persone; di denunciare il lassismo dei regolatori i quali &#8220;allorch\u00e8 le piccole banche infrangono la legge. non esitano a chiudere le banche e gettare i dirigenti in prigione. ma non lo fanno per le maggiori istituzioni finanziarie&#8221;. A queste si limtano a dare &#8220;uno schiaffetto sul polso&#8221; e dire &#8220;per favore non fatelo di nuovo&#8221;.<b>[6]<\/b><\/div>\n<div><\/div>\n<div>Un altro segno di possibili mutamenti sul fronte delle riforme finanziarie proviene dall&#8217;Islanda. Su richiesta del Primo ministro, \u00e8 stato redatto e pubblicato a met\u00e0 marzo 2015 un lungo rapporto intitolato &#8220;La riforma monetaria &#8211; Un miglior sistema monetario per l&#8217;Islanda&#8221;. Il rapporto avanza l&#8217;idea che il miglior modo per riformare la finanza consista nell&#8217;eliminare del tutto il potere delle banche private di creare denaro, accogliendo la proposta delle associazioni del circuito &#8220;Positive Money&#8221;, molto attivo nel Regno Unito ma presente in forze in altri 17 paesi, dalla Germania alla Svizzera.<b>[7]<\/b><\/div>\n<div>La proposta consiste nel restituire per intero allo stato, ad una data prefissata, la sovranit\u00e0 esclusiva quanto a creazione di denaro. Le banche continuerebbero a fare il loro mestiere di accogliere depositi, custodirli, assicurare i flussi di pagamento, ma non potrebbero prestare ovvero dare a credito nemmeno un soldo che non esista gi\u00e0. Il credito potrebbe derivare soltanto o dal loro patrimonio, oppure da risparmiatori che consentono a che il loro denaro sia prestato a terzi, con un minimo di rischio compensato da un tasso adeguato di interesse. La cosa interessante \u00e8 che il rapporto \u00e8 caldamente appoggiato da Adair Turner, il quale non \u00e8 l&#8217;ultimo venuto, essendo stato dal 2008 al 2013 presidente dell&#8217;Autorit\u00e0 per i Servizi Finanziari del Regno Unito. D&#8217;accordo, l&#8217;Islanda \u00e8 un paese piccolo, e la crisi del 2007 l&#8217;ha colpita con eccezionale durezza. Ma il problema di cui si occupa il rapporto \u00e8 assolutamente generale. Bisogna lasciare la situazione qual \u00e8, o convenire con Adair Turner che &#8220;la creazione di denaro \u00e8 troppo importante per venire lasciata ai soli banchieri&#8221;? <b>[8]\u00a0<\/b><\/div>\n<div>Un interrogativo al quale la proposta qui contenuta dei CCF non si limita a rispondere positivamente, ma indica pure una strada praticabile per attuare un principio basilare in essa insito: cominciare su scala limitata a restituire allo stato il potere sovrano di emettere denaro, allo scopo di ovviare rapidamente ai disastri che le politiche di austerit\u00e0 hanno prodotto.<\/div>\n<div><\/div>\n<div><b>*<\/b><i> prefazione all&#8217;ebook\u00a0&#8220;<\/i><a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/%E2%80%9Cper-una-moneta-fiscale-gratuita-come-uscire-dallausterita-senza-spaccare-leuro%E2%80%9D-online-il-nuovo-ebook-gratuito-di-micromega\/\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow\">Per una moneta fiscale gratuita<\/a><i>&#8221;\u00a0a cura di Biagio Bossone, Marco Cattaneo, Enrico Grazzini e Stefano Sylos Labini, edito da <\/i>MicroMega <i>nel 2015.<\/i><\/div>\n<p><b>NOTE<\/b><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 8pt\"><b>[1]<\/b>\u00a0 Sui diversi generi di denaro creato dalle banche v. L. Gallino,\u00a0<em>Finanzcapitalismo. La civilt\u00e0 del denaro in crisi<\/em>, Einaudi, Torino 2011, spec. cap VII, e\u00a0<em>Il colpo di stato di finanze e governi. L&#8217;attacco alla democrazia in Europa<\/em>, Einaudi, Torino 2013, p. 105 sgg.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 8pt\"><b>[2]<\/b><b>\u00a0\u00a0<\/b>S. Schulmeister,\u00a0<em>Geld als Mittel zum (Selbst)Zweck<\/em>, in K. P. Liessmann (a cura di),\u00a0<em>Geld. Was die Welt im Innersten zusammehalt<\/em>, Zolnay, Vienna 2009, p. 168 e passim.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 8pt\"><b>[3]<\/b><b>\u00a0\u00a0<\/b>B. Th\u00e9ret, con la collaborazione di W. Kalinowski,\u00a0<em>De la monnaie unique \u00e0 la monnaie commune. Pour un f\u00e9d\u00e9ralisme monetaire europ\u00e9en,\u00a0<\/em>Institut Veblen pour les reformes \u00e9conomiques, Parigi 2012, pp. 4-5. Corsivo mio.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 8pt\"><b>[4]<\/b><b>\u00a0<\/b> M.Cattaneo, G. Zibordi,\u00a0<em>La soluzione per l&#8217;euro. 200 miliardi per rimettere in moto l&#8217;economia italiana<\/em>, Hoepli, Milano 2014.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 8pt\"><b>[5]<\/b><b>\u00a0<\/b> Cfr, Gallino,\u00a0<em>Il colpo di stato<\/em>., op. cit. , cap. 4.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 8pt\"><b>[6]<\/b><b>\u00a0<\/b>E. Warren,\u00a0<em>The Unfinished Business of Financial Reform<\/em>, relazione tenuta il 15\/4\/2015 alla 24a Conferenza annuale in onore di Hyman P. Minsky,\u00a0<em>passim<\/em>. Il testo \u00e8 disponibile nel sito del Levy Institute.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 8pt\"><b>[7]<\/b><b>\u00a0<\/b>Un buon punto di partenza per esplorare questo circuito internazionale \u00e8 il sito inglese\u00a0<a href=\"http:\/\/www.positivemoney.org\/\">http:\/\/www.positivemoney.org\/<\/a>.. L&#8217;opera pi\u00f9 approfondita e attuale in tema di ritorno alla sovranit\u00e0 monetaria dello stato \u00e8 J. Huber,\u00a0<em>Monet\u00e4re Moderniesierung. Zur Zukunft der Geldordnung: Vollgeld und Monetative<\/em>, 3a ed., Metropolis, Marburg 2013.\u00a0<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 8pt\"><b><br \/>\n[8]<\/b><b>\u00a0<\/b>A. Turner,\u00a0<em>Foreword<\/em>\u00a0a F. Sigurj\u00f3nsson,\u00a0<em>Monetary Reform &#8211; A better monetary reform for Iceland<\/em>, Reykjavik 2015, p. 8.<\/span><\/p>\n<p><strong>fonte: <\/strong><a href=\"http:\/\/megachip.globalist.it\/Detail_News_Display?ID=127578&amp;typeb=0&amp;una-moneta-fiscale-per-uscire-dall-austerita-senza-spaccare-l-euro\" target=\"_blank\"><em>http:\/\/megachip.globalist.it\/Detail_News_Display?ID=127578&amp;typeb=0&amp;una-moneta-fiscale-per-uscire-dall-austerita-senza-spaccare-l-euro<\/em><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MEGACHIP (da MicroMega ) &#8220;\u00c8 una strada praticabile per attuare un principio basilare: cominciare su scala limitata a restituire allo stato il potere sovrano di emettere denaro, allo scopo di ovviare rapidamente ai disastri che le politiche di austerit\u00e0 hanno prodotto&#8221;. Riproponiamo un testo del grande sociologo torinese che illustra i vantaggi della proposta economica\u00a0lanciata nel 2015 su MicroMega da un gruppo di economisti\u00a0e ora\u00a0fatta propria anche dai 5 Stelle. di\u00a0Luciano Gallino*\u00a0 Questo libro&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":79,"featured_media":18115,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/images-1.jpeg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-7H8","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/29582"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/79"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=29582"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/29582\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":29583,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/29582\/revisions\/29583"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/18115"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=29582"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=29582"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=29582"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}