{"id":29627,"date":"2017-04-01T12:34:43","date_gmt":"2017-04-01T10:34:43","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=29627"},"modified":"2017-04-01T12:34:43","modified_gmt":"2017-04-01T10:34:43","slug":"il-campo-di-gioco-la-sinistra-le-nazioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=29627","title":{"rendered":"Il campo di gioco, la sinistra, le nazioni"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>ALESSANDRO GILIOLI<\/strong><\/p>\n<p>Quello che sta succedendo in Francia, come spesso accade, \u00e8 interessante e metaforico della contemporaneit\u00e0. Cio\u00e8 ci aiuta a capirla, almeno un po&#8217; <em>(una roba lunghetta, chi ha fretta molli qui)<\/em>.<\/p>\n<p>In Francia tra meno di un mese rischiano fortemente di essere esclusi dal ballottaggio entrambi i partiti che si sono alternati al potere in tutta la V Repubblica: socialisti e gollisti (repubblicani), insomma centrosinistra e centrodestra storici.<\/p>\n<p>SI affronteranno invece, con ogni probabilit\u00e0, la candidata del Fronte Nazionale, Marine Le Pen, e il candidato indipendente che ha creato un anno fa un movimento liberal-liberista, Emmanuel Macron, in passato banchiere per Rothschild.<\/p>\n<p>L&#8217;asse politico, la geometria politica, non \u00e8 quindi pi\u00f9 quella che contrappone destra e sinistra, almeno in senso classico. Da una parte c&#8217;\u00e8 infatti una candidata nazionalista, identitaria, chiusurista e anti-internazionalista; dall&#8217;altro un candidato liberista, mercatista, mondialista, filo-global.<\/p>\n<p>Insomma, due destre: una nazionalista e una internazionalista. Anche se nei programmi di entrambi, e nei loro Dna, ci sono anche elementi che secondo lo schema tradizionale appartengono alla sinistra: per Le Pen, salari minimi pi\u00f9 alti, ribasso delle tariffe di gas ed elettricit\u00e0, aumento delle pensioni minime, diritto alla pensione dopo quarant\u2019anni di lavoro o sessant\u2019anni di et\u00e0, lotta alla finanza speculativa; per Macron no a muri e razzismi, no alla chiusura delle frontiere, pari opportunit\u00e0 e valorizzazione dei talenti, visione aperta al mondo.<\/p>\n<p>* * *<\/p>\n<p>La sinistra, come noto, nasce internazionalista. Nel secolo degli Stati nazionali al loro massimo, teorizza lo scontro non tra nazioni ma tra classi sociali. Classi traversali alle patrie.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 nonostante, nel corso della seconda met\u00e0 del secolo successivo tutte le conquiste della sinistra, e delle classi popolari che la sinistra allora rappresentava, sono avvenute attraverso gli stati nazionali. Cio\u00e8 attraverso leggi di tutela dei ceti deboli e dei lavoratori che venivano approvate dagli Stati nazionali, e al loro interno implementate.<\/p>\n<p>\u00c8 cos\u00ec che sono nate, ad esempio, le socialdemocrazie scandinave.<\/p>\n<p>Ma qualcosa di non cos\u00ec diverso \u00e8 avvenuto altrove &#8211; dal Spd Germania al Labour inglese; e cos\u00ec \u00e8 nato il welfare, cos\u00ec sono nate tutte le misure che hanno diminuito la forbice sociale in Europa. Anche in Italia, con lo Statuto dei Lavoratori e il Servizio sanitario nazionale pubblico e universale. E perfino prima del centrosinistra, con il piano casa Fanfani. Perch\u00e9 non serviva nemmeno sempre che le sinistre governassero: bastava la paura del comunismo, perch\u00e9 qualcosa venisse concesso.<\/p>\n<p>A volte, non qualcosa ma molto: e cos\u00ec l&#8217;Europa \u00e8 diventata l&#8217;area del mondo con il miglior welfare, con le le migliori misure sociali, con quella che veniva spesso chiamata &#8220;aristocrazia operaia&#8221;.<\/p>\n<p>* * *<\/p>\n<p>Poi, a partire dagli anni &#8217;80, a poco a poco sono finiti gli Stati nazionali, o almeno le economie nazionali. I capitali hanno cominciato a viaggiare da un paese all&#8217;altro. I mercati sono diventati globali. Le aziende hanno iniziato a delocalizzare. Se lo Stato voleva tassarne gli utili per redistribuire, quelle andavano altrove.<\/p>\n<p>Quindi i mercati &#8211; quelli ormai globali &#8211; sono diventati sempre pi\u00f9 indispensabili per ogni spesa pubblica, avendo gli Stati debiti con loro. Dunque, premiando o punendo gli Stati-debitori, i mercati hanno preso a indirizzarne le scelte politiche. Uno Stato fa qualcosa di sgradito ai mercati? Con tre clic su un computer, questi fanno andare in default lo Stato in questione.<\/p>\n<p>Per farla breve: quello che un secolo fa era un ideale di sinistra e popolare &#8211; l&#8217;internazionalismo, l&#8217;internazionalizzazione &#8211; si \u00e8 scoperto essere diventato uno strumento per togliere diritti, benessere e welfare alle classi popolari stesse. Nessuna politica sociale poteva pi\u00f9 essere fatta dai singoli stati nazionali. I poteri si erano spostati altrove.<\/p>\n<p>Insomma, l&#8217;internazionalismo \u00e8 diventato &#8220;di destra&#8221;, in senso economico.<\/p>\n<p>La reazione \u00e8 stata quella che vediamo: il neonazionalismo. L&#8217;aspirazione dei ceti bassi e di quelli proletarizzati a <em>tornare indietro<\/em>: verso le frontiere, i muri, l&#8217;identit\u00e0 nazionale contro tutti gli altri, fuori. Una cosa che per\u00f2 \u00e8 di destra di suo, da sempre: infatti si declina in Trump e Le Pen.<\/p>\n<p>Si pensa &#8211; o ci si illude &#8211; che, rialzando muri, alla base della piramide sociale si possa riacquistare ci\u00f2 che la globalizzazione dei mercati ha tolto.<\/p>\n<p>Di qui la situazione attuale: ceti popolari che votano la destra nazionalista. Come negli Stati Uniti. Come in Francia.<\/p>\n<p>Anche una parte della sinistra applica lo stesso ragionamento immediato, intuitivo: in quel campo di gioco l\u00ec &#8211; quello nazionale &#8211; vincevamo o almeno pareggiavamo, comunque qualcosa si otteneva; in questo campo di gioco qui &#8211; l&#8217;Europa, il mondo &#8211; si perde male. Meglio sarebbe quindi, secondo questa logica, tornare agli stati nazionali.<\/p>\n<p>* * *<\/p>\n<p>In realt\u00e0, come noto, quella in corso non \u00e8 la prima globalizzazione. Gli storici concordano nell&#8217;individuare un fenomeno simile a quello attuale nel periodo tra il 1870 e il 1913: quello successivo alla scoperta e alla diffusione del telegrafo, che era l&#8217;Internet dell&#8217;Ottocento. Fu anche periodo di enormi migrazioni, dato che insieme alle merci si spostavano le persone: tra il 1820 e il 1913, si calcola che oltre sessanta milioni di persone siamo emigrate nelle Americhe. Solo nei vent\u2019anni tra il 1880 e l\u2019inizio del XX secolo, circa il 6 per cento della popolazione europea ha fatto rotta oltreoceano.<\/p>\n<p>Poi ci fu il primo grande rinculo: la crisi del &#8217;29, la nascita dei fascismi, le due Guerre mondiali. Solo dopo, l&#8217;onda si invert\u00ec.<\/p>\n<p>* * *<\/p>\n<p>Oggi siamo al secondo rinculo, alla seconda reazione. Non ingiustificata, come si \u00e8 visto. Ma non eterna. Come ogni rinculo, ogni Concilio di Trento, ogni Congresso di Vienna.<\/p>\n<p>Le tecnologie ci portano comunque dall&#8217;altra parte: verso un mondo sempre pi\u00f9 interconnesso, sempre pi\u00f9 piccolo, in cui siamo sempre pi\u00f9 vicini gli uni agli altri.<\/p>\n<p>E si sa che tra struttura (la tecnologia) e sovrastruttura (la politica) sul lungo prevale la prima.<\/p>\n<p>S\u00ec, \u00e8 cambiato il campo di gioco. In quello vecchio si poteva pareggiare e qualche volta anche vincere. In quello nuovo finora si \u00e8 perso e basta.<\/p>\n<p>Ma non \u00e8 illudendoci di poter tornare al campo di gioco vecchio che si torner\u00e0 a vincere: l\u00ec, oggi, prevalgono i nazionale-fascisti. E il campo vecchio \u00e8, comunque, il campo vecchio. Che non torna indietro, se non per breve illusione. Se non per breve rinculo.<\/p>\n<p>Bisogna quindi, invece, attrezzarsi per giocare e vincere nel campo nuovo.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 faticoso eh? Certo. Ma l&#8217;unica strada possibile, realistica, e di respiro meno breve rispetto all&#8217;immediato.<\/p>\n<p>L&#8217;unico modo per uscire dalla tenaglia di oggi: quella tra nazionalisti e liberisti, tra Juncker e Trump, tra Rothschild e Le Pen.<\/p>\n<p>Tra due destre, insomma.<\/p>\n<p><strong>fonte<\/strong>:<a href=\"http:\/\/gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it\/2017\/03\/31\/il-campo-di-gioco-la-sinistra-le-nazioni\/\"> http:\/\/gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it\/2017\/03\/31\/il-campo-di-gioco-la-sinistra-le-nazioni\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ALESSANDRO GILIOLI Quello che sta succedendo in Francia, come spesso accade, \u00e8 interessante e metaforico della contemporaneit\u00e0. Cio\u00e8 ci aiuta a capirla, almeno un po&#8217; (una roba lunghetta, chi ha fretta molli qui). 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