{"id":29639,"date":"2017-04-02T12:15:28","date_gmt":"2017-04-02T10:15:28","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=29639"},"modified":"2017-04-01T23:26:06","modified_gmt":"2017-04-01T21:26:06","slug":"miserie-del-consumo-antiborghese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=29639","title":{"rendered":"Miserie del consumo antiborghese"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Alessio Trabucco)<\/strong><\/p>\n<p><em>Contro la frenesia divoratrice del consumismo solo l&#8217;etica borghese di un consumo responsabile potr\u00e0 salvarci dalla depressione cronica.<\/em><\/p>\n<p>Il sommo e disilluso cantore della mancata borghesia italiana, <a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/letteratura-2\/longanesi-e-montanelli-due-mondi-a-confronto\/\" target=\"_blank\">Leo Longanesi<\/a>, usava dire che la borghesia \u00e8 <strong>\u00abun\u2019etica della responsabilit\u00e0, pi\u00f9 che una condizione socio-economica\u00bb<\/strong>, non essendo la prima implicita nella seconda. Il ceto medio non va infatti confuso con la borghesia: l\u2019Italia abbonda da cinquant\u2019anni del primo ma \u00e8 da sempre carente della seconda. <strong>Borghese non \u00e8 il benestante<\/strong> bens\u00ec chi fa propria \u00abun\u2019etica della responsabilit\u00e0\u00bb in tutti i momenti della vita: nella famiglia come nel lavoro, nelle relazioni interpersonali e in politica, nella ricerca culturale e nelle relazioni economiche. A proposito di queste ultime, pare ormai inutile lamentare come da decenni si sovverta l\u2019etica borghese. Plateale esempio ne \u00e8 <strong>l\u2019abbandono totale agli effimeri piaceri del consumismo<\/strong>, di cui neppure ci rendiamo conto, per pigra assuefazione, e che possiamo evitare solo con un\u2019operazione di rigido autocontrollo.\u00a0Si risponder\u00e0: ma il consumismo \u00e8 il trionfo dell\u2019etica borghese, materialista e mondana, legata a doppio filo alla logica degli affari. Quale miglior coronamento di un pensiero simile che non l\u2019idolatria del consumo indi del mercato, culla del manierismo faccendiero borghese. L\u2019obiezione sarebbe corretta se il consumismo fosse effettivamente un\u2019attitudine al mercato materialista, ma tale non \u00e8.<\/p>\n<blockquote><p>Se considerassimo invece la frenesia divoratrice del consumismo come un\u2019inedita forma di spiritualismo post-religioso, capiremmo istantaneamente che si tratta della negazione del materialismo privatista di natura borghese. \u00c8 la sovversione del principio di propriet\u00e0 privata non in senso socialista, bens\u00ec in una malsana forma di capitalismo inconcludente, avvitato com\u2019\u00e8 nella logica \u201cconsumate di pi\u00f9 affinch\u00e9 si produca di pi\u00f9\u201d<\/p><\/blockquote>\n<p>La borghesia si afferma proprio con l\u2019affermarsi della propriet\u00e0 privata non unicamente dei mezzi di produzione, quanto della <strong>gestione del patrimonio <\/strong>e<strong> del mercato quale luogo di interazione tra privati<\/strong>. Il rapporto dell\u2019individuo con la materia, con la materialit\u00e0 delle cose, \u00e8 ben evidente: ci\u00f2 che \u00e8 mio \u00e8 tale in virt\u00f9 del diritto al possesso continuativo e allo sfruttamento, contro la coercizione dello Stato. Intendendo la propriet\u00e0 privata come il <strong>privare la societ\u00e0 di beni che faccio miei per il godimento personale<\/strong>, si capisce come io debba assumermi la responsabilit\u00e0 morale di tale godimento. Qui risiede l\u2019etica borghese di cui parlava Longanesi, ossia nella fatica morale connessa alla privazione di risorse. Il passaggio dal geloso controllo delle proprie cose alla spensieratezza a ciclo continuo del consumismo ben trascina con s\u00e9 l\u2019accantonamento del problema morale: dal consumo responsabile al consumo irresponsabile, che per\u00f2 inverte le logiche stesse del consumo.<\/p>\n<div id=\"attachment_84154\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-84154\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/unnamed-3.jpg\" alt=\"Leo Longanesi (che si autodefiniva &quot;conservatore in un paese in cui non c'\u00e8 nulla da conservare&quot;) scrittore, editore, disegnatore e borghese fin nel midollo, fu il massimo fustigatore e cantore crepuscolare della borghesia italiana, che vedeva ridotta, debole e corrotta. \" width=\"1000\" height=\"563\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Leo Longanesi, \u201cconservatore in un paese in cui non c\u2019\u00e8 nulla da conservare\u201d. Scrittore, editore, disegnatore e borghese fin nel midollo, fu il massimo fustigatore e cantore crepuscolare della borghesia italiana, che vedeva ridotta, debole e corrotta.<\/p>\n<\/div>\n<p><strong>Consumare \u00e8 una costante naturale<\/strong>: tutti gli esseri viventi consumano risorse, e l\u2019uomo non fa eccezione. Come l\u2019uomo primitivo sottraeva manualmente risorse al mondo per provvedere al sostentamento, cos\u00ec l\u2019uomo moderno si avvale di strumenti ben pi\u00f9 complessi per il soddisfacimento dei propri bisogni. Cambiano i mezzi ma non i fini. Che si consumi in abbondanza \u00e8 positivo se le risorse sono abbondanti; allarma per\u00f2 constatare la traslazione dei fini insita nel consumismo:<\/p>\n<blockquote><p><strong>Non pi\u00f9 il consumo per il soddisfacimento di bisogni, ma la creazione di bisogni per soddisfare il consumo.<\/strong><\/p><\/blockquote>\n<p>Elevare il consumo a fine dell\u2019azione umana \u00e8 <strong>sovversivo dell\u2019ordine che ha regnato<\/strong> tra gli uomini per secoli. Si instaura dunque l\u2019imperativo amorale del consumare-per-consumare, in un\u2019ascesa esponenziale potenzialmente infinita che si scontra con la finitezza delle risorse.\u00a0A un\u2019idea in un certo senso etica del consumo si \u00e8 sostituita l\u2019idea del consumarsi ciclico delle cose, del loro deteriorarsi, proprio nell\u2019etimo del termine. <strong>Gli oggetti vengono acquistati per essere consumati, deteriorati, e poi buttati via<\/strong>.\u00a0Il problema dell\u2019obsolescenza programmata sta l\u00ec a dimostrarlo: molti oggetti sembrano progettati apposta per durare poco, cos\u00ec che si \u00e8 costretti a comprarne di nuovi, alimentando le imprese e un meccanismo logicamente ed ecologicamente folle. Gli oggetti in tal modo non vengono chiamati a entrare a far parte della vita dell\u2019individuo, a formare cio\u00e8 il suo patrimonio, perch\u00e9 usciranno dall\u2019orizzonte dell\u2019individuo ben prima che questi abbandoner\u00e0 il mondo. <strong>In altre parole, si comprano oggetti da realizzarsi nel presente, senza alcuna idea di futuro<\/strong> poich\u00e9 questo implica una trasmissione dei beni, un\u2019eredit\u00e0 da tramandare, una stabilit\u00e0 esistenziale cui tendere. Non interessa comporre un patrimonio perch\u00e9 si dovr\u00e0 assumere la brigosa responsabilit\u00e0 di averne cura, costruendo cos\u00ec un vincolo alla libert\u00e0 momentanea.<\/p>\n<div id=\"attachment_84156\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-84156\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/57.jpg\" alt=\"La responsabilit\u00e0 del risparmio, una volta incoraggiata dallo Stato nelle molteplici forme di accantonamento previste, risulta ora anacronistica secondo la vulgata capitalistica contemporanea\" width=\"715\" height=\"1024\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">La responsabilit\u00e0 del risparmio, una volta incoraggiata dallo Stato nelle molteplici forme di accantonamento previste, risulta ora anacronistica secondo la vulgata capitalistica contemporanea<\/p>\n<\/div>\n<p>Un banale e scontato esempio \u00e8 quello della <strong>proliferazione dei grandi magazzini dell\u2019arredamento<\/strong>, in cui si possono acquistare mobili e altri oggetti per la casa a basso prezzo e di ancor pi\u00f9 bassa qualit\u00e0. Fino a non molti anni fa quella dell\u2019arredamento era una scelta importante proprio perch\u00e9 vincolante, per alcuni \u00e8 stata addirittura una non scelta, avendolo ricevuto in eredit\u00e0. I mobili erano pensati per durare, per non consumarsi, avrebbero dovuto perci\u00f2 essere <strong>massicci, resistenti, classici<\/strong>, in una parola: <strong>stabili<\/strong>. Ovviamente la stabilit\u00e0 del mobilio faceva da contorno a una stabilit\u00e0 familiare, con la certezza della trasmissione generazionale e la garanzia che qualcun altro avrebbe beneficiato dell\u2019acquisto di quegli oggetti, della sottrazione di quelle risorse. Era nelle cose una forma di progettualit\u00e0 quasi teleologica, un fine trascendente nel possesso della materia, degli oggetti, che quasi vivevano di vita propria pur nella sottomissione della propriet\u00e0. Sembra una contraddizione ma uno sguardo pi\u00f9 attento rileva la demarcazione: la propriet\u00e0 di un oggetto diveniva una forma di dono del medesimo, proprio perch\u00e9, nonostante l\u2019acquisizione sussuma l\u2019esclusione del resto della societ\u00e0 dal godimento, la destinazione d\u2019uso dell\u2019oggetto era proiettata verso un indefinito futuro potenzialmente infinito in cui altri uomini e altre donne avrebbero sfruttato quanto oggi viene custodito e tramandato. <strong>Un\u2019idea quasi romantica di possesso materiale che ben si realizzava nella dote di nozze<\/strong>: perfino la biancheria era destinata alla successione generazionale! Figurarsi gli immobili, i tendaggi, le biblioteche, gli arredamenti, i preziosi, gli oggetti d\u2019arte, ma anche \u2013 pi\u00f9 umilmente \u2013 oggetti da lavoro, cimeli di famiglia, accessori d\u2019abbigliamento.<\/p>\n<div id=\"attachment_84155\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-84155\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Black-Friday.jpg\" alt=\"Le mani tese a cercare disperatamente di agguantare i beni che calano dall'alto sembrano tratte da un teatro di guerra, invece siamo nella Gran Bretagna e questo \u00e8 il Black friday, l'usanza nata negli USA di iniziare le promozioni natalizie nel giorno successivo il Giorno del ringraziamento. \" width=\"2048\" height=\"1536\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Le mani tese a cercare disperatamente di agguantare i beni che calano dall\u2019alto sembrano tratte da un teatro di guerra, invece siamo nella Gran Bretagna e questo \u00e8 il Black friday, l\u2019usanza nata negli USA di iniziare le promozioni natalizie nel giorno successivo il Giorno del ringraziamento.<\/p>\n<\/div>\n<p><strong>Non si dica allora che il consumismo sia una concezione materialistica del mondo, si \u00e8 proprio dimostrato il contrario.<\/strong> Nella mente del consumista, compulsivo e instabile non per propria volont\u00e0, certamente per propria negligenza, alberga una visione del mondo di dominio spirituale sulle cose (e forse, alla lunga, anche sulle persone): si compra senza rifletterci troppo, si compra cose alla moda, oggetti belli (e chi decide cosa \u00e8 bello?), poi quando la moda passa o il prodotto si \u00e8 deteriorato lo si butta via e se ne compra un sostituto, a cuor leggero. In questa logica elementare che abbiamo delineato in maniera del tutto approssimativa, si capisce come si riaffermi il senso di dominio sulla materialit\u00e0 delle cose, sul mondo, che l\u2019essere umano occidentale aveva perso parimenti con l\u2019abbandono delle grandi religioni e poi delle grandi ideologie.<\/p>\n<div id=\"video\"><div class=\"video-container\"><span class=\"embed-youtube\" style=\"text-align:center; display: block;\"><iframe loading=\"lazy\" class=\"youtube-player\" width=\"640\" height=\"360\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/mMTNGeLIPx4?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent\" allowfullscreen=\"true\" style=\"border:0;\" sandbox=\"allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation allow-popups-to-escape-sandbox\"><\/iframe><\/span><\/div><\/div>\n<p><span class=\"captiontext\">Misticismo\u00a0dell\u2019iPhone<\/span><\/p>\n<p>Per farla semplice, suonerebbe pressappoco cos\u00ec: se non posso cambiare il mondo grazie alla provvidenza divina e neppure attraverso l\u2019azione secolare dell\u2019intervento politico, e non riuscendo a sopportare l\u2019idea che il mondo si svolga sotto i miei occhi senza che io possa toccarlo, ebbene cosa mi rimane da fare per stabilire la mia superiorit\u00e0 sul mondo materiale? <strong>Cambiarlo d\u2019abito, rifargli la facciata.<\/strong> Curiosamente questo anelito di dominio si accompagna in realt\u00e0 alla <strong>sottomissione della <em>tekn\u00e9<\/em> alla tecnologia<\/strong>, del <strong>saper fare dell\u2019uomo al far fare delle macchine<\/strong>, che stanno prendendo il sopravvento. Rispetto alle religioni e alle ideologie, che propongono un fine ultimo dell\u2019azione umana in una nemesi escatologica e predispongono cos\u00ec un piano d\u2019azione in quella direzione, l\u2019abbandono consumistico non ha nulla a che vedere con una forma di progettualit\u00e0 a lungo termine che possa inserire l\u2019attivit\u00e0 del singolo in un flusso pi\u00f9 ampio in cui possa sentirsi appagato e dotato di senso. <strong>\u00c8 l\u2019estraniante prospettiva dell\u2019eterno presente<\/strong> in cui tutto si produce e si consuma all\u2019istante e ogni istante, fatto di idee, sentimenti, emozioni, pensieri, e legato alla materialit\u00e0 delle cose, diventa unico e irripetibile, slegato dagli altri.<\/p>\n<blockquote><p>L\u2019insostenibile leggerezza del consumismo si consumer\u00e0 essa stessa in una depressione cronica, quando si inizier\u00e0 a comprendere che l\u2019euforia schizofrenica che si prova nel circondarsi di oggetti da scartare a piacimento corrisponde a quella del bambino quando viene accontentato dai genitori nell\u2019acquisto del giochino oggetto del suo capriccio<\/p><\/blockquote>\n<p>Non di rado il bambino abbandona il giochino e a volte si pente perfino di aver tanto insistito e tanto provato gioia per un cos\u00ec futile piacere. <strong>Chi siano i bambini nel caso \u00e8 chiaro, chi i genitori lasciamo ai lettori desumerlo<\/strong>. Auspicabile, se non necessario, appare un ritorno graduale per via culturale ad un\u2019etica del consumo di carattere borghese, una responsabilit\u00e0 personale per tutto quanto si faccia, si dica e si compri. Non \u00e8 pensabile che si instauri un\u2019autorit\u00e0 preposta al controllo, si deve invece esercitare per via individuale quel particolare gusto nella virt\u00f9 del <em>metron<\/em>, il giusto mezzo, che fu la cifra morale dell\u2019antichit\u00e0 classica greca e romana. Bando agli eccessi e riflessione su ci\u00f2 che si fa, una proposta semplice e efficace ma di difficile attuazione, se inoltrata all\u2019indirizzo di una moltitudine di infatuati. <strong>Come ogni sbornia, si spera che anche quella del consumismo finir\u00e0.<\/strong> Come ogni sbornia, conduce allo spiacere di postumi, ma la ripresa di s\u00e9 \u00e8 l\u00ec a portata di mano come il rinsavimento lo \u00e8 per qualsiasi male momentaneo. Ma al varco del rinsavimento quale idea del mondo capace di donare una progettualit\u00e0 di lungo periodo attender\u00e0 gli affrancati?<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/societa\/miserie-del-consumo-antiborghese\/\">http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/societa\/miserie-del-consumo-antiborghese\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Alessio Trabucco) Contro la frenesia divoratrice del consumismo solo l&#8217;etica borghese di un consumo responsabile potr\u00e0 salvarci dalla depressione cronica. Il sommo e disilluso cantore della mancata borghesia italiana, Leo Longanesi, usava dire che la borghesia \u00e8 \u00abun\u2019etica della responsabilit\u00e0, pi\u00f9 che una condizione socio-economica\u00bb, non essendo la prima implicita nella seconda. 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