{"id":29747,"date":"2017-04-04T11:45:31","date_gmt":"2017-04-04T09:45:31","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=29747"},"modified":"2017-04-03T23:07:21","modified_gmt":"2017-04-03T21:07:21","slug":"le-dame-i-cavallier-leuro-e-la-nato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=29747","title":{"rendered":"Le dame, i cavallier, l\u2019euro e la Nato"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>RIVISTA IL PONTE (Lanfranco Binni)<\/strong><\/p>\n<p class=\"textjustify\">L\u2019ironia della storia ha voluto che i ventisette congiurati \u201ceuropei\u201d delle Idi di marzo si trovassero installati in una sala particolare del Palazzo dei Conservatori, in Campidoglio: la sala degli Orazi e dei Curiazi, affrescata dal Cavalier d\u2019Arpino all\u2019inizio del Seicento sul tema maschio della forza militare di Roma che afferma con astuzia la sua supremazia sul nemico di turno, gli sprovveduti Curiazi di Alba Longa. La corsa degli Orazi e dei Curiazi fu giocata sulla velocit\u00e0, e chi si ferm\u00f2 fu ammazzato (il tema si tradurr\u00e0 nel \u00abChi si ferma \u00e8 perduto\u00bb dell\u2019italica retorica fascista e delle sue declinazioni successive, fino al \u00abcorrere!\u00bb e \u00abvincere!\u00bb del bullo di Rignano; in questo caso gli Orazi sono stati gli elettori del 4 dicembre). I congiurati delle Idi di marzo del 44 a. C. pugnalarono Cesare per difendere la tradizionale oligarchia e scongiurare l\u2019autocrazia di un unico despota. Il gioco, presentato a patrizi e plebei come difesa della libert\u00e0 della Repubblica, era truccato. In uno straordinario cortocircuito storico i congiurati di un\u2019Unione europea divisa ma arroccata in difesa mentre i \u201cbarbari\u201d premono ai confini, e il nemico \u00e8 anche interno (popoli maledetti, tutti \u201cpopulisti\u201d quando non stanno al gioco), e i mercati sono contesi da pericolosi <em>competitors<\/em> della globalizzazione di un capitalismo i cui assetti produttivi tradizionali (occidentali) sono in coma, hanno fatto appello all\u2019unit\u00e0 dell\u2019oligarchia europea, alle diverse velocit\u00e0 delle economie finanziarie forti e dei gregari deboli in una corsa che trova il suo unico obiettivo strategico di medio termine nella \u00abdifesa comune\u00bb della fortezza assediata. Nella loro Dichiarazione congiunta del 25 marzo definiscono \u00abdifesa\u00bb pratiche di guerra, e i nemici principali sono l\u2019impero russo e la globalizzazione diversa della Cina, e la crescente pressione migratoria dalle aree devastate del Medio Oriente e dell\u2019Africa.<\/p>\n<p class=\"textjustify\"><em>Il giorno prima (24 marzo) e il giorno dopo (26 marzo)<\/em><\/p>\n<p class=\"textjustify\">Il giorno prima dello spettacolino romano, con foto di gruppo e battute goliardiche, si \u00e8 conclusa, sul fronte sud dell\u2019Europa, di fronte alle coste mediterranee della Sicilia, l\u2019esercitazione navale Nato \u00abDynamic Manta 2017\u00bb, con la partecipazione delle marine militari di Stati Uniti, Canada, Italia, Francia, Spagna, Grecia e Turchia, nell\u2019area strategica del \u00abComando della forza congiunta alleata\u00bb il cui quartier generale ha sede a Napoli; l\u2019Italia, oltre a partecipare con proprie unit\u00e0, svolge da tempo un ruolo logistico fondamentale (porti di Augusta e Catania, stazione Muos di Niscemi, base aeronavale di Sigonella, poligono di Pachino \u00abin uso esclusivo agli Stati Uniti\u00bb).<\/p>\n<p class=\"textjustify\">Il giorno dopo, il 26 marzo, con straordinario tempismo e magica capacit\u00e0 organizzativa, si svolgono a Mosca e in numerose altre citt\u00e0 della Russia manifestazioni contro la \u00abcorruzione\u00bb dell\u2019<em>establishment<\/em> e in nome dei diritti umani. La repressione delle manifestazioni e l\u2019arresto a Mosca del suo organizzatore, Alexey Navalny, provocano un\u2019immediata condanna del Dipartimento di Stato Usa, dell\u2019Unione europea, e una mobilitazione dei media del \u201cmondo libero\u201d. Ma chi \u00e8 Navaly? Ce lo spiega Manlio Dinucci (<em>Navalny, un democratico \u201cmade in Usa\u201d<\/em>, \u00abil manifesto\u00bb, 28 marzo), sempre bene informato sulle strategie geo-politiche del dominio occidentale: \u00e8 stato selezionato dal \u00abGreen World Fellows Program\u00bb creato nel 2002, che ogni anno seleziona 16 allievi su scala mondiale per farne \u00ableader globali\u00bb (attualmente ce ne sono 291, attivi in 87 paesi); con questo ruolo \u00e8 stato formato all\u2019Universit\u00e0 statunitense di Yale; co-fondatore del movimento \u00abAlternativa democratica\u00bb \u00e8 finanziato dalla \u00abNational Endowment for Democracy (Ned)\u00bb, \u00abpotente fondazione privata non-profit statunitense che con fondi forniti anche dal Congresso finanzia, apertamente o sottobanco, migliaia di organizzazioni non-governative in oltre 90 paesi per \u201cfar avanzare la democrazia\u201d. La Ned, una delle succursali della Cia per le operazioni coperte, \u00e8 stata ed \u00e8 particolarmente attiva in Ucraina. Qui ha sostenuto (secondo quanto scrive) \u201cla Rivoluzione di Maidan che ha abbattuto un governo corrotto che impediva la democrazia\u201d. [\u2026] La tecnica, ormai consolidata, \u00e8 quella delle \u201crivoluzioni arancioni\u201d: far leva su casi veri o inventati di corruzione e su altre cause di malcontento per fomentare una ribellione anti-governativa, cos\u00ec da indebolire lo Stato dall\u2019interno mentre dall\u2019esterno cresce su di esso la pressione militare, politica ed economica. In tale quadro si inserisce l\u2019attivit\u00e0 di Alexei Navalny, specializzatosi a Yale quale avvocato difensore dei deboli di fronte ai soprusi dei potenti\u00bb. Cos\u00ec inizi\u00f2 il colpo di Stato in Ucraina, cos\u00ec la disgregazione della Siria e la guerra civile da cui nacque il cosiddetto Stato islamico. La tecnica, come scrive Dinucci, \u00e8 consolidata, e il copione si ripete.<\/p>\n<p class=\"textjustify\">Con il solito pretesto delle esercitazioni Nato, sul fronte orientale (Ucraina, Polonia, Paesi baltici) continuano a concentrarsi truppe e armamenti europei e statunitensi; la Polonia ha firmato la Dichiarazione di Roma del 25 marzo solo dopo aver ricevuto precise rassicurazioni sulla copertura nucleare dei suoi confini con la Russia. \u00c8 evidente che quando il neopresidente degli Stati Uniti ha parlato di una Nato \u00abobsoleta\u00bb non si riferiva a una prospettiva di disimpegno militare dai teatri di guerra, quanto piuttosto a un impegno rafforzato, con la richiesta di maggiori investimenti da parte degli alleati (un incremento delle spese militari fino al 2% del Pil).<\/p>\n<p class=\"textjustify\">L\u2019Italia svolge un ruolo non secondario nelle strategie militari della Nato e dell\u2019Unione europea. Non pi\u00f9 semplice portaerei americana per le operazioni in Medio Oriente, dagli anni novanta del Novecento ha assunto un ruolo sempre pi\u00f9 attivo nei pi\u00f9 diversi scenari di guerra, dall\u2019Iraq alla Somalia, alla Jugoslavia, all\u2019Afghanistan, al Mali, alla Libia. Attualmente l\u2019Italia \u00e8 impegnata in 30 missioni militari in 20 paesi. Il <em>Libro bianco per la sicurezza internazionale e la difesa<\/em> presentato il 10 febbraio di quest\u2019anno dal Consiglio dei ministri parla di un paese che si avvia a diventare una potenza militare in grado di intervenire in qualunque area del mondo, ovunque siano in gioco \u00abinteressi nazionali\u00bb, strategici ed economici. Si spendono ogni anno 23 miliardi (1,18% del Pil, ma con la prospettiva di arrivare rapidamente al 2%), si centralizzano le catene di comando con l\u2019ambizione di istituire un Pentagono italiano su modello statunitense (un\u2019unica struttura di vertice per tutte le forze armate), si concorda l\u2019installazione di bombe nucleari di nuova generazione nelle basi Usa di Aviano e Ghedi Torre, si condivide il boicottaggio statunitense dei negoziati Onu per il disarmo nucleare. Ai professionisti della guerra, oltre a un buon posto di lavoro in tempi di disoccupazione giovanile, una grande opportunit\u00e0 che far\u00e0 loro girare il mondo, una sorta di Erasmus in armi, si affida perfino un compito speciale a uso interno: la \u00absalvaguardia delle libere istituzioni\u00bb; cos\u00ec recita un disegno di legge del Pd che dovr\u00e0 attuare le implicazioni del <em>Libro bianco<\/em>. Il governo dunque non solo non \u00abripudia la guerra\u00bb, tradendo la Costituzione, non solo viola il \u00abTrattato di non-proliferazione delle armi nucleari\u00bb ratificato nel 1975, ma persegue politiche di guerra in stretta complicit\u00e0 con l\u2019industria militare che \u00e8 definita nel <em>Libro bianco<\/em>un \u00abpilastro del sistema paese\u00bb, perch\u00e9 contribuisce \u00abattraverso le esportazioni, al riequilibrio della bilancia commerciale e alla promozione di prodotti dell\u2019industria nazionale in settori ad alta remunerazione\u00bb, e crea \u00abposti di lavoro qualificati\u00bb. E non a caso il disegno di legge del Pd apre la struttura di comando del progettato Pentagono italico alle \u00abprofessionalit\u00e0\u00bb degli imprenditori privati delle <em>lobbies <\/em>dell\u2019industria militare.<\/p>\n<p class=\"textjustify\">Non dobbiamo stupirci se di queste cose si parla poco sui media e anche in Parlamento, mentre imperversa la propaganda sulle magnifiche sorti e progressive del militarismo, del ruolo internazionale dell\u2019Italia e degli interessi nazionali da perseguire in terra, in mare e in cielo, in qualunque latitudine. Le operazioni all\u2019estero sono \u00abmissioni di pace\u00bb, e grazie all\u2019Unione europea siamo in pace da sessant\u2019anni. La disgregazione militare della Jugoslavia all\u2019interno dell\u2019area europea e l\u2019aggressione neocoloniale all\u2019Iraq segnarono la nuova fase di un interventismo militarista occidentale che si \u00e8 esteso nel tempo, nel \u00abnuovo ordine mondiale\u00bb seguito alla dissoluzione dell\u2019Unione Sovietica. I disastri successivi, in un intreccio infernale tra neocolonialismo, neoliberismo e terrorismo, hanno prodotto lo scenario geo-politico attuale. Non c\u2019era nulla da celebrare il 25 marzo a Roma. L\u2019Unione europea \u00abdi Ventotene\u00bb non \u00e8 mai nata, non \u00e8 mai iniziato quel processo di \u00abStati Uniti d\u2019Europa\u00bb che immaginavano gli europeisti antifascisti del dopoguerra, e il tema, fin dai \u00abTrattati di Roma\u00bb del 1957 (un anno dopo l\u2019intervento sovietico in Ungheria), \u00e8 stato retoricamente utilizzato per costruire un\u2019area di \u00ablibero mercato\u00bb al servizio delle economie del Nord e delle strategie statunitensi. Il discorso sulle due o pi\u00f9 velocit\u00e0 (nell\u2019economia e nella geo-politica) in una situazione di crisi strutturale del capitalismo sancisce la fine di ogni disegno unitario europeista: l\u2019euro \u00e8 il marco tedesco, contro le migrazioni provocate dal modello di sviluppo occidentale si alzano muri, barriere di filo spinato e campi di concentramento, le oligarchie nazionali si arroccano e militarizzano le societ\u00e0, i paesi deboli dell\u2019Europa meridionale sono strangolati e ricattati dai paesi del Nord, le sovranit\u00e0 nazionali sono espropriate, sono svuotate le istituzioni parlamentari, le elezioni sono un pericolo da contenere, le ondate di razzismo e xenofobia sono amplificate dalla propaganda dei media, il terrorismo reale e presunto \u00e8 un utile veleno antisociale, a imprigionare le popolazioni nella paura del diverso e del nemico. Barbara Spinelli, che di Unione europea si intende, e non solo per ragioni familiari, ha scritto alla vigilia dell\u2019evento romano (<em>Europa, l\u2019inganno delle celebrazioni<\/em>, \u00abIl fatto quotidiano\u00bb, 23 marzo):<\/p>\n<p class=\"textjustify\">[\u2026] l\u2019oligarchia dell\u2019Unione europea ha bisogno di un nemico esterno, del barbaro. Oggi ne ha uno interno e uno esterno. Quello interno \u00e8 il \u201cpopulismo degli euroscettici\u201d: un\u2019invenzione semantica che permette di eludere i malcontenti popolari relegandoli tutti nella \u201cnon-Europa\u201d, o di compiacersi di successi apparenti come il voto in Olanda (\u00ab\u00c8 stato sconfitto il tipo sbagliato di populismo\u00bb, ha decretato il conservatore Mark Rutte, vincitore anche perch\u00e9 si \u00e8 appropriato <em>in extremis<\/em> dell\u2019offensiva anti-turca di Wilders). Il nemico esterno \u00e8 oggi la Russia, contro cui gran parte dell\u2019Europa, su questo egemonizzata dai suoi avamposti a Est, intende coalizzarsi e riarmarsi. La difesa europea e anche l\u2019Europa a due velocit\u00e0 sono proposte a questi fini. Sono l\u2019ennesimo tentativo di comunitarizzare tecnicamente le scelte politiche europee tramite un inganno visivo, senza analizzare i pericoli di tali scelte e ignorando le inasprite divisioni dentro l\u2019Unione fra Nord e Sud, Est e Ovest, Stati forti e Stati succubi. Si fa la difesa europea tra pochi come a suo tempo si fece l\u2019euro: siccome il dolce commercio globale \u00e8 supposto generare provvidenzialmente pace e democrazia, si finge che anche la Difesa produrr\u00e0 <em>naturaliter<\/em> unit\u00e0 politica, solidariet\u00e0, e pace alle frontiere e nel mondo. Da questo punto di vista \u00e8 insufficiente reclamare pi\u00f9 trasparenza dell\u2019Ue. Il meccanismo non \u00e8 meno sbagliato se trasparente.<\/p>\n<p class=\"textjustify\">E a chi oggi parla di riforma della Ue, di una nuova politica economica non pi\u00f9 \u00abaustera\u00bb e invece di investimenti pubblici per la \u00abcrescita\u00bb e contro le diseguaglianze, attraverso un fantasioso New Deal, Barbara Spinelli \u00e8 lapidaria: \u00abIl New Deal non c\u2019\u00e8, e il legame tra le varie crisi \u00e8 negato per meglio produrre un\u2019Europa rimpicciolita, basata non gi\u00e0 sulla <em>condivisione<\/em> di sovranit\u00e0 ma sul trasferimento delle sovranit\u00e0 deboli a quelle pi\u00f9 forti (nazionali o sovranazionali)\u00bb. I Curiazi se ne facciano una ragione, e si lascino pugnalare. Come la Grecia, come rischia l\u2019Italia; e gi\u00e0 gli avvoltoi della finanza internazionale hanno gli occhi puntati sulla preda. Meglio mettere a fuoco la questione dell\u2019Europa senza pregiudizi europeisti, non con generici auspici compatibili con l\u2019Unione che esiste, che \u00e8 irriformabile. Dedicheremo al tema un prossimo numero monografico del \u00abPonte\u00bb in cui proporremo punti di vista diversi sull\u2019Europa del Sud, in una prospettiva internazionalista, socialista e libertaria.<\/p>\n<p class=\"textjustify\">La crisi dell\u2019Unione europea, innescata dall\u2019uscita della Gran Bretagna, dall\u2019incapacit\u00e0 di affrontare il fenomeno epocale delle migrazioni, e dalle politiche di \u00abausterit\u00e0\u00bb funzionali al rafforzamento dei paesi forti del Nord, sta accelerando processi di disgregazione politica e sociale in numerosi Stati dell\u2019Unione. I sistemi politici nazionali, complici dell\u2019esproprio di sovranit\u00e0 e della devastazione dei sistemi produttivi delegata ai tecnocrati-politici di Bruxelles, implodono e perdono consensi. Il caso dell\u2019Italia \u00e8 particolarmente significativo. Tre governi tecnici che hanno applicato servilmente le direttive europee (\u00abce lo chiede l\u2019Europa\u00bb) hanno impoverito il paese, aumentato le disuguaglianze tra ricchi e poveri, precarizzato e distrutto il lavoro, devastato la scuola pubblica, l\u2019universit\u00e0 e la ricerca, compromesso il sistema produttivo manifatturiero. La riforma della Costituzione avrebbe adeguato il sistema politico parlamentare alle necessit\u00e0 di consolidare il potere di un\u2019oligarchia stracciona, politica ed economica, al servizio degli interessi della finanza internazionale. La schiacciante vittoria del <em>No<\/em> al referendum del 4 dicembre, imprevedibile nei numeri (60%), ha provocato la disgregazione del partito di maggioranza relativa, il Pd renziano, e questo \u00e8 stato il dato politico pi\u00f9 importante, merito dell\u2019\u201celettore ignoto\u201d che tace e non acconsente. Sconfitta l\u2019orgia di potere del maggioritario (chi vince piglia tutto), il sistema politico sta rimuovendo qualsiasi legge elettorale, che un Parlamento delegittimato sarebbe tenuto a produrre dopo la sentenza della Corte costituzionale che ha sostituito all\u2019<em>Italicum<\/em> maggioritario un sistema elettorale proporzionale, e il panico detta legge. Pur di evitare un altro referendum e un\u2019altra bocciatura da parte dell\u2019elettorato si \u00e8 frettolosamente eliminato con decreto legge l\u2019oggetto della contesa, il <em>voucher<\/em>, pilastro del lavoro precarizzato e della \u00abflessibilit\u00e0\u00bb. In previsione delle elezioni politiche del 2018, probabilmente con sistema proporzionale, l\u2019area del Pd si divide per rastrellare voti, per poi ricompattarsi dopo le elezioni; tutti, \u201csinistra\u201d e destra con varie ruote di scorta, terrorizzati da un probabile successo del Movimento 5 Stelle, pronti a riproporre una coalizione di \u00abunit\u00e0 nazionale\u00bb il giorno dopo le elezioni in nome della governabilit\u00e0. La campana del 4 dicembre \u00e8 suonata per tutti, e ora tutti si affannano a parlare di periferie, di disoccupazione giovanile, di poveri, gareggiando con il papa che ha tanto successo con i suoi discorsi. Che fare? Su questo terreno inquinato, nulla. Come diceva una canzone degli anni settanta (parole di Giovanni Arrighi), \u00abLa crisi \u00e8 strutturale, \u00e8 interna al capitale\u00bb.<\/p>\n<p class=\"textjustify\">C\u2019\u00e8 un\u2019altra Italia, invisibile ai media se non quando si tratta di strepitare su una vetrina infranta, e allora tutte le oche del Campidoglio starnazzano, e i giornalisti si avventano felici sul riuso di pezzi gi\u00e0 scritti mille volte sul pericolo degli anarchici insurrezionalisti e dei <em>black-bloc<\/em> in felpa nera, c\u2019\u00e8 un\u2019altra Italia, come sempre nella storia di questo paese, che osserva, ragiona e sperimenta nuove forme di socialit\u00e0 e di altra economia, dal basso, tenacemente estranea ai riti farseschi del potere. Il dato politico nuovo \u00e8 che quest\u2019altra Italia sconosciuta e contraddittoria si sta autonomamente rafforzando, con grande sconforto di tutte le <em>\u00e9lites<\/em>.<\/p>\n<p class=\"textjustify\"><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.ilponterivista.com\/blog\/2017\/04\/03\/le-armi-cavalier-leuro-la-nato\/#more-2041\">http:\/\/www.ilponterivista.com\/blog\/2017\/04\/03\/le-armi-cavalier-leuro-la-nato\/#more-2041<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di RIVISTA IL PONTE (Lanfranco Binni) L\u2019ironia della storia ha voluto che i ventisette congiurati \u201ceuropei\u201d delle Idi di marzo si trovassero installati in una sala particolare del Palazzo dei Conservatori, in Campidoglio: la sala degli Orazi e dei Curiazi, affrescata dal Cavalier d\u2019Arpino all\u2019inizio del Seicento sul tema maschio della forza militare di Roma che afferma con astuzia la sua supremazia sul nemico di turno, gli sprovveduti Curiazi di Alba Longa. 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