{"id":29774,"date":"2017-04-05T10:00:20","date_gmt":"2017-04-05T08:00:20","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=29774"},"modified":"2017-04-04T18:28:09","modified_gmt":"2017-04-04T16:28:09","slug":"die-welt-lo-studio-di-bank-of-america-sul-day-after-delleuro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=29774","title":{"rendered":"Die Welt: Lo Studio di Bank of America sul \u201cDay After\u201d dell\u2019Euro"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>VOCI DALL&#8217;ESTERO<\/strong><\/p>\n<p><em>Il giornale tedesco <a href=\"https:\/\/www.welt.de\/finanzen\/article163334543\/Der-Tag-nach-dem-Euro-Das-wuerde-in-Europa-passieren.html\">die Welt<\/a> d\u00e0 spazio a uno studio appena pubblicato da Bank of America sulle conseguenze di\u00a0un\u2019eventuale rottura dell\u2019unione monetaria sui cambi delle valute europee. Le\u00a0previsioni sono ben lontane dagli scenari paventati dalla stampa mainstream: per i Paesi del Sud si tratterebbe di svalutazioni inferiori al 10%, mentre il vero sconfitto sarebbe la Germania, che si troverebbe a far fronte ad un enorme apprezzamento della valuta. \u00a0Al di l\u00e0 dei risultati dell\u2019analisi in s\u00e9, che non sorprenderanno i lettori di <a href=\"http:\/\/goofynomics.blogspot.it\/\" target=\"_blank\">Goofynomics<\/a>, o del sito <a href=\"http:\/\/www.asimmetrie.org\/\" target=\"_blank\">Asimmetrie<\/a>, questa ricerca segna un\u2019importante presa di posizione degli Stati Uniti rispetto al tema Euro.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>03.04.2016, di Franz Stocker<\/em><\/p>\n<p><em>traduzione di Stefano Solaro<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-10628\" src=\"http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/Schermata-2017-04-03-alle-21.15.39.png\" alt=\"\" width=\"808\" height=\"380\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Fino a pochi anni fa la rottura della zona euro sembrava essere un\u2019opzione pi\u00f9 che realistica.<br \/>\nLa Grexit, ovvero l\u2019uscita della Grecia, era stata ampiamente prevista, e in particolare gli investitori anglosassoni avevano iniziato a scommetterci sopra, sicuri che dopo un tale evento l\u2019euro stesso sarebbe scomparso nei meandri della storia. Una scommessa rivelatasi vana, fino a questo momento.<\/p>\n<p>L\u2019esempio migliore \u00e8 John Paulson, che \u00e8 riuscito a guadagnare miliardi scommettendo sul crollo della bolla immobiliare statunitense. Con le sue scommesse sull\u2019Euro, tuttavia, ha finito per perdere un sacco di soldi. La moneta unica infatti \u00e8 viva e vegeta. E ultimamente anche i professionisti della finanza non sembrano metterne pi\u00f9 in dubbio la sopravvivenza.<\/p>\n<p>Ed ecco arrivare all\u2019improvviso un nuovo studio di un istituto finanziario americano, la Bank of America, in cui si cerca di dare risposta a una domanda cruciale: come apparirebbe la galassia monetaria europea dopo una rottura dell\u2019euro? \u201c<em>Il giorno dopo l\u2019euro<\/em>\u201d \u00e8 il titolo della pubblicazione, e l\u2019autore Athanasios Vamvakidis \u00e8, ovviamente, greco.<\/p>\n<p><strong>Il nuovo marco dovrebbe apprezzarsi nei confronti dell\u2019Euro<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong>Secondo Vamvakidis il punto centrale della questione \u00e8 quale sarebbe l\u2019evoluzione delle valute nazionali che sostituirebbero l\u2019Euro, e a\u00a0quanto ammonterebbe la loro successiva svalutazione (o il conseguente apprezzamento). Per effettuare un calcolo di questo tipo il ricercatore ha utilizzato il cos\u00ec detto metodo CGER del FMI, che si basa essenzialmente sugli squilibri tra le singole economie nazionali. Il risultato, per nulla sorprendente, \u00e8 che il nuovo marco tedesco sarebbe costretto ad apprezzarsi notevolmente rispetto all\u2019Euro, ovvero di un 15% circa.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 ancora pi\u00f9 probabile che la moneta tedesca finirebbe per superare di gran lunga il valore sopracitato. <em>\u201cLa nuova moneta tedesca in realt\u00e0 potrebbe registrare un apprezzamento eccessivo.\u201d, <\/em>scrive Vamvakidis.<br \/>\nD\u2019altra parte il nuovo franco francese finirebbe per svalutarsi di almeno un 5%, mentre le monete di Spagna e Grecia perfino del 7,5%. \u201c<em>\u00c8 per\u00f2 probabile che in breve tempo anche le valute periferiche vadano in overshooting, in questo caso si tratterebbe di un deprezzamento eccessivo\u201d.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-10629\" src=\"http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/Schermata-2017-04-03-alle-21.53.16.png\" alt=\"\" width=\"802\" height=\"422\" \/><\/p>\n<p>La distanza tra il nuovo marco e una nuova peseta o una nuova dracma, giustificata dalle divergenze delle rispettive economie, sarebbe quindi superiore al 25%. Inoltre, considerata la tendenza dei mercati finanziari a ingigantire queste dinamiche, \u00e8 probabile che questa divergenza finirebbe per espandersi ulteriormente. Il giorno dopo l\u2019euro il marco diventerebbe quindi del 30-40% pi\u00f9 costoso rispetto alle valute meridionali post-moneta unica \u2013 cosa che comporterebbe immediate conseguenze per l\u2019export europeo.<\/p>\n<p><strong>Il debito del Sud\u00a0Europa \u00e8 aumentato drammaticamente<\/strong><\/p>\n<p>Fin qui, tutto interessante. Ma rimane la domanda su perch\u00e9 la <em>Bank of America<\/em> pubblichi uno studio di questo tipo proprio in questo momento. C\u2019\u00e8 forse bisogno di buttare nuova benzina sulla crisi dell\u2019euro? Siamo davanti a un supporto al tentativo del presidente Trump di dividere l\u2019UE? O ci sono ragioni puramente oggettive?<\/p>\n<p>Secondo Vamvakidis ovviamente l\u2019ultimo punto \u00e8 quello che conta. Per lui \u00e8 decisivo il fatto che tra non molto, nell\u2019immediato futuro, la politica monetaria ultra-allentata delle BCE vedr\u00e0 una fine, cosa che causer\u00e0 non pochi problemi a diversi Stati a causa dei loro debiti elevati. <em>\u201cAnche se ci vorr\u00e0 tempo perch\u00e9 i tassi della BCE salgano, la spesa per gli interessi sul debito delle periferie non potr\u00e0 che aumentare\u201d.<\/em><\/p>\n<p>In realt\u00e0, il debito dei paesi dell\u2019Europa meridionale \u00e8 aumentato notevolmente negli ultimi anni, senza che le spese sugli interessi siano cresciute. Al contrario, in molti casi, ora sono ancora pi\u00f9 basse rispetto a prima della crisi finanziaria. Questo grazie alla BCE.<br \/>\nAd esempio, il debito nazionale spagnolo si \u00e8 quasi triplicato dal 2008, passando da 440 a quasi 1200 miliardi di euro. Gli interessi sono aumentati solo\u00a0da 17 a 31 miliardi.<\/p>\n<p><strong>Sul lungo periodo l\u2019euro corre gravi rischi<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019effetto di questa politica dei tassi a zero \u00e8 ancora pi\u00f9 significativa se osserviamo il caso dell\u2019Italia.<br \/>\nA 1670 miliardi nel 2008, ora il debito \u00e8 salito a 2.270 miliardi, ma oggi Roma paga solo 66 miliardi di euro di interessi, mentre nel 2008 erano oltre 80 miliardi di euro.<br \/>\nSecondo Vamvakidis ci\u00f2 si tradurrebbe in rischi a lungo termine per l\u2019euro, in quanto una crescita dei tassi di interesse creerebbe seri problemi a numerosi stati.<br \/>\nE questi potrebbero aumentare ulteriormente se la zona euro dovesse essere colpita da uno shock di qualche tipo, di quelli che portano le economie in recessione. <em>\u201cE solo una questione di tempo prima che i mercati rimettano in discussione la sostenibilit\u00e0 della zona euro\u201d <\/em>prevede l\u2019economista.<\/p>\n<p>Come tale, ha per\u00f2 naturalmente una ricetta per impedire che tutto ci\u00f2 si avveri. E la parte pi\u00f9 importante in questa storia spetta naturalmente alla Germania. Il nostro Paese dovrebbe consentire che la domanda interna si riprenda e che l\u2019inflazione si alzi ben al di sopra dell\u2019obiettivo della BCE, posizionato su un risicato 2%. E questo per diversi anni consecutivi. Di conseguenza, la BCE dovrebbe conservare la sua politica dei tassi zero per un lungo periodo.<\/p>\n<p><strong>I tedeschi devono spendere molto pi\u00f9 denaro<\/strong><\/p>\n<p>Inoltre, in Germania lo Stato e le imprese dovrebbero investire molto di pi\u00f9.<br \/>\nA detta di Vamvakidis la ferrea politica del risparmio avrebbe compresso la domanda interna, e ci\u00f2 avrebbe portato a un aumento artificiale della competitivit\u00e0 della Germania a scapito di altri Stati membri dell\u2019area Euro.<\/p>\n<p>Lo Stato dovrebbe quindi dire addio alla politica dello \u201czero nero\u201d e produrre un debito maggiore per finanziare gli investimenti in strade, scuole ed edifici pubblici. Questo alla fine porterebbe anche le imprese a investire di pi\u00f9.<\/p>\n<p>Vamvakidis sa per\u00f2 anche che l\u2019opinione pubblica e i politici tedeschi inorridiscono a quest\u2019idea, e che questo tipo di rivendicazioni sono quindi destinate a cadere nel vuoto in questo Paese. <em>\u201cTuttavia, riteniamo che una tale politica sia improbabile, il che significa che il rischio di una rottura della zona euro nel lungo termine cresce sempre pi\u00f9\u201d<\/em>, conclude.<br \/>\nE dal suo punto di vista questo \u00e8 anche il motivo per cui risulta necessario iniziare a pensare gi\u00e0 da ora alle possibili conseguenze.<\/p>\n<p><strong>fonte: <\/strong><a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2017\/04\/03\/die-welt-lo-studio-di-bank-of-america-sul-day-after-delleuro\/\" target=\"_blank\"><em>http:\/\/vocidallestero.it\/2017\/04\/03\/die-welt-lo-studio-di-bank-of-america-sul-day-after-delleuro\/<\/em><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di VOCI DALL&#8217;ESTERO Il giornale tedesco die Welt d\u00e0 spazio a uno studio appena pubblicato da Bank of America sulle conseguenze di\u00a0un\u2019eventuale rottura dell\u2019unione monetaria sui cambi delle valute europee. Le\u00a0previsioni sono ben lontane dagli scenari paventati dalla stampa mainstream: per i Paesi del Sud si tratterebbe di svalutazioni inferiori al 10%, mentre il vero sconfitto sarebbe la Germania, che si troverebbe a far fronte ad un enorme apprezzamento della valuta. \u00a0Al di l\u00e0 dei&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":79,"featured_media":17269,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/voci-dallestero-1.png","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-7Ke","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/29774"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/79"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=29774"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/29774\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":29775,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/29774\/revisions\/29775"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/17269"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=29774"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=29774"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=29774"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}