{"id":29785,"date":"2017-05-19T00:51:45","date_gmt":"2017-05-18T22:51:45","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=29785"},"modified":"2017-05-17T19:12:12","modified_gmt":"2017-05-17T17:12:12","slug":"quando-il-pci-disse-no-alleuropa-2a-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=29785","title":{"rendered":"Quando il PCI disse no all&#8217;Europa (2a parte)"},"content":{"rendered":"<p>di ALESSANDRO MUSTILLO (segretario del Fronte della Giovent\u00f9 Comunista)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 21 luglio l\u2019Unit\u00e0 apriva il giornale con un titolo a lettere cubitali: \u00ab<em>Confindustria punta sul MEC per liquidare l\u2019industria di Stato<\/em>\u00bb\u00a0basandosi sulle dichiarazioni di Malagodi, segretario del Partito Liberale \u00ab<em>i cui legami con la Confindustria <\/em>\u2013 scrive l\u2019Unit\u00e0 \u2013 <em>sono noti a tutti<\/em>\u00bb Malagodi \u00ab<em>ha mostrato con grande chiarezza il vero volto dell\u2019operazione che il governo si accinge a varare. Infatti dopo le consuete, generiche espressioni di fiducia sul Mercato comune, come risolutore di tutti i principali problemi italiani [\u2026] Dai trattati<\/em> \u2013\u00a0egli ha rilevato \u2013\u00a0<em>non possono che derivare logiche conseguenze di politica interna poich\u00e9 non \u00e8 possibile seguire un indirizzo (che \u00e8 quello della massima libert\u00e0 ai potenti monopoli interni e internazionali) per applicare il Mercato comune e l\u2019Euroatom, e uno diverso all\u2019interno del paese.<\/em>\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il segretario liberale aveva illustrato alla Camera la necessit\u00e0 di aprire una stagione di liberalizzazioni, dismissioni delle imprese di Stato e evitare ogni nuova forma di nazionalizzazione e aveva favorevolmente accolto l\u2019astensione socialista, che testimoniava a detta di Malagodi, il fatto che i socialisti non erano pi\u00f9 insensibili all\u2019idea della libert\u00e0. Parole che al PCI suonavano come un forte campanello d\u2019allarme.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La seconda questione riguarda la CGIL. La posizione del sindacato infatti era molto pi\u00f9 simile a quella del PSI che non a quella del PCI, nonostante il Partito Comunista facesse di tutto per evitare che questa frattura si palesasse e avesse ripercussioni sull\u2019unit\u00e0 della CGIL. Il 19 luglio la CGIL si era espressa a favore del processo di integrazione europeo, pur tuttavia mettendo in evidenza i lati negativi e indicando la necessit\u00e0 della lotta dei lavoratori contro le possibilit\u00e0 che tale processo si svolgesse in senso reazionario. Non ci fu nessuna polemica esterna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Unit\u00e0 pubblic\u00f2 il dispositivo della CGIL come se nulla fosse, ogni commento dei comunisti riguardava le critiche contenute al MEC ma non si nominava mai il passaggio precedente. Ma se sulla critica comunisti e socialisti erano uniti, sulla posizione immediata erano su posizioni differenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il s\u00ec generico della CGIL restava ed era chiarissimo: \u00ab<em>Nonostante gli inconvenienti di natura transitoria, (\u2026) il Comitato Esecutivo ritiene che essa vada appoggiata e incoraggiata, perch\u00e9 pu\u00f2 recare \u2013 in prospettiva \u2013 un contributo fondamentale e \u2013 in una certa misura \u2013 insostituibile allo sviluppo generale delle economie europee e al miglioramento delle condizioni di vita dei lavoratori<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La parte socialista della CGIL aveva fatto il suo, ma certamente Di Vittorio, con cui c\u2019erano state frizioni interne al PCI sull\u2019Ungheria, non l\u2019aveva osteggiata troppo, probabilmente anche in accordo con il vertice del PCI che di certo non avrebbe consentito in quella fase una rottura dell\u2019unit\u00e0 sindacale con i socialisti, proprio mentre quella politica sembrava irrimediabilmente compromessa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma con la neutralizzazione della CGIL, che si decideva di mantenere fuori dalla questione, il PCI veniva privato dello strumento pi\u00f9 importante per la battaglia politica contro la CEE, che infatti non super\u00f2 mai le porte del Parlamento. Come, e forse ancora di pi\u00f9 che in altri casi, la critica parlamentare del PCI e l\u2019opposizione \u00e8 durissima, ma questo non porta a nessuna reale mobilitazioni delle masse lavoratrici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nonostante ogni tentativo comunista di modificare la posizione del PSI, di aprire contraddizioni in seno ai socialisti (che non avevano votato all\u2019unanimit\u00e0 in comitato centrale ma con 13 contrari e 2 astenuti) mettendo in chiaro come fosse la Confindustria ed il grande capitale a volere l\u2019integrazione europea, il PSI rimase sulla sua posizione. Alla Camera la mano tesa del PCI si tramut\u00f2 in attacco esplicito, quando Lombardi intervenne contro Malagodi, sostenendo che la sua fosse una posizione ingenua e che lo sviluppo italiano nel mercato comune non avrebbe potuto fare a meno della direzione statale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Pajetta tocc\u00f2 l\u2019intervento nella seduta del 25 luglio nel quale il PCI annunciava il voto contrario. \u00a0La polemica con il PSI \u00e8 evidente fin dall\u2019apertura. Dice Pajetta: \u00ab<em>Alcuni giorni fa ci \u00e8 stata rivolta una ingenua domanda dal giornale del Partito Socialista Italiano. L\u2019Avanti ha domandato ai comunisti: ma credete davvero che risolverete i gravi, complessi problemi del Mercato comune con il vostro voto contrario? Noi non vogliamo rispondere con la troppo facile battuta: ma credete che questi problemi gravi, profondi, complessi si risolvano con un\u2019astensione?<\/em>\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel suo intervento Pajetta rimarca il giudizio del PCI con toni molto forti e netti. \u00abL\u2019esame della situazione e la stessa storia ci autorizzano quindi a porre queste domande: a che cosa servir\u00e0 questo strumento, il Mercato comune? Chi lo impugner\u00e0? Contro chi verr\u00e0 impugnato? Noi il fascino di questo europeismo lo respingiamo e non possiamo allinearci dietro la stessa barricata per difendere gli interessi della Confindustria nel nostro paese. Sbaglia profondamente chi pensa che un\u2019economia diretta da forze imperialiste possa essere un elemento di progresso nell\u2019avvenire.\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-30873\" src=\"http:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/24-06-2013_giancarlo_pajetta-221x300.jpg\" alt=\"\" width=\"221\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/24-06-2013_giancarlo_pajetta-221x300.jpg 221w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/24-06-2013_giancarlo_pajetta.jpg 276w\" sizes=\"(max-width: 221px) 100vw, 221px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pajetta accusa esplicitamente Lombardi e il PSI di ingenuit\u00e0 rispetto alla natura reale del MEC anche in relazione all\u2019intervento di Malagodi. \u00ab<em>Non vedere questi pericoli, essere sordi a queste indicazioni significa voler soltanto appiccicare un cartellino con sopra scritto \u201csperanza\u201d a questa macchina al cui volante siedono forze ben precise: queste forze non dimentichiamolo, sono i Valletta, sono i Marinotti, sono i potenti monopoli tedeschi, sono quelle forze che appoggiarono ogni politica pi\u00f9 retriva e pi\u00f9 antipopolare, che oggi sostengono il mercato comune. Credo del resto che sia difficile che queste forze sbaglino quando uniscono il loro amore per il mercato comune al loro sogno di difendere una economia basata sulla propriet\u00e0 privata e sul profitto monopolistico: perch\u00e9 \u00e8 difficile pensare alla prospettiva di un\u2019economia diretta senza le leve della tariffa doganale, dei contingenti, della politica valutaria. Le classi popolari all\u2019interno del Paese e tutta l\u2019Italia nell\u2019ambito della \u201cpiccola Europa\u201d pagheranno caramente l\u2019approvazione di questi trattati<\/em>.\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019intervento di Pajetta presenta alcuni passi che testimoniano quanto il PCI fosse consapevole di quello che il mercato comune avrebbe rappresentato. Pajetta esprime bene l\u2019impossibilit\u00e0 dei popoli di scegliere un cammino differente da quello capitalistico una volta ingabbiati nel meccanismo del mercato comune. Un elemento oggi estremamente acuito dalla perdita della sovranit\u00e0 monetaria con l\u2019introduzione dell\u2019euro. La metafora della speranza e del volante poi, si addice davvero bene a quelle forze che pensano ancora di poter modificare dall\u2019interno il corso politico della UE, nonostante l\u2019evidenza di questa impossibilit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La dichiarazione finale sul voto comunista \u00e8 data il 30 luglio dall\u2019allora capogruppo alla Camera Pietro Ingrao con queste parole: \u00ab<em>Votando contro questi trattati intendiamo indicare alla classe operaia una prospettiva di autonomia e di lotta, intendiamo chiamare la classe operaia a battersi assieme a tutte le forze sane e minacciate da questi trattati per dare un corso diverso alla politica internazionale<\/em>.\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Italia entrava ufficialmente a far parte della CEE con il voto di astensione dei socialisti, con il voto contrario del PCI, unico partito italiano ad opporsi al processo di integrazione europea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come noto, la posizione del PCI mut\u00f2 negli anni seguenti durante la segreteria Berlinguer e il progressivo distacco da Mosca. Allora il PCI abbracci\u00f2 insieme al PCE e al PCF \u2013 quest\u2019ultimo non senza contraddizioni e ripensamenti allora \u2013 la politica dell\u2019eurocomunismo con un avvicinamento alla socialdemocrazia europea e in generale al processo di integrazione comunitaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019associazione ideale del movimento comunista con il percorso di unificazione europea parte da questo preciso momento storico, lo stesso del progressivo abbandono del marxismo-leninismo, del cedimento politico ed ideologico del PCI con cui il partito comunista si sarebbe incamminato verso il suo mutamento radicale avvenuto formalmente nel \u201991, ma nella sostanza gi\u00e0 evidente da tempo. Non si tratta di una coincidenza temporale casuale. Nel momento in cui si allenta la tensione ideologica tra i partiti comunisti a livello internazionale, si incrementa l\u2019idea della reciproca autonomia, delle vie nazionali al socialismo si perdono anche i riferimenti di analisi che avevano portato ad un giudizio tanto negativo sulla Comunit\u00e0 Europea nel 1957. Dunque non \u00e8 all\u2019origine della costituzione della CEE che i comunisti sposarono la causa dell\u2019integrazione europea. Questo accadde solo nel momento in cui il Partito Comunista Italiano andava trasformandosi in un partito socialdemocratico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo equivoco di fondo si inserisce anche la figura di Altiero Spinelli, padre nobile della sinistra europeista, e oggi invocato a gran voce a copertura di questa operazione. Tutti ricordano Altiero Spinelli eletto al Parlamento Europeo (come indipendente) nelle liste del PCI nel 1979, quando ormai il PCI aveva compiuto la sua parabola sulla CEE e sulla Nato. Pochi ricordano per\u00f2 che Spinelli negli anni della lotta del PCI contro l\u2019integrazione europea era consulente di De Gasperi, e che fu membro della commissione europea con prevalente incarico alla politica industriale dal 1970 al 1976. L\u2019ennesimo ed inequivocabile segno della consumata deriva del PCI in quegli anni, c\u2019\u00e8 da ricordare che Spinelli era stato espulso dal PCI durante gli anni della clandestinit\u00e0 per le sue posizioni marcatamente anticomuniste.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-30875\" src=\"http:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/49051323-205x300.jpg\" alt=\"\" width=\"205\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/49051323-205x300.jpg 205w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/49051323-698x1024.jpg 698w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/49051323.jpg 720w\" sizes=\"(max-width: 205px) 100vw, 205px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal momento dell\u2019accettazione della CEE, della Nato e delle istituzioni internazionali del capitalismo occidentale da parte del PCI, nasce la visione europeista della sinistra italiana, non a caso quando di fatto si abbandona definitivamente la prospettiva comunista e si inizia a costruire un partito finalizzato al suo superamento, e al superamento del patrimonio ideale del marxismo. Gli esecutori materiali della fine del PCI saranno anche la generazione di nuovi dirigenti della sinistra italiana che contribuiranno a portare l\u2019Italia nell\u2019euro e a completare il processo di integrazione della nuova Unione Europea. Saranno la parte determinante della classe dirigente che ha portato l\u2019Italia al disastro. La stessa sinistra radicale, nonostante qualche distinguo su questioni limitate, subir\u00e0 negli anni e subisce tuttora il fascino dell\u2019operazione europeista di cui, dimenticando completamente la storia, arriva addirittura a considerarsi artefice. Qui si consolida l\u2019equivoco di fondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il PCI in precedenza pecc\u00f2 di gravi errori sul piano strategico, anche in occasione del voto sulla CEE, che non provoc\u00f2 \u2013come purtroppo spesso accadde negli anni della segreteria Togliatti \u2013 alcuna conseguenza sul piano della mobilitazione generale delle masse, restando uno scontro, per quanto alto e ineccepibile dal punto di vista dei contenuti, tipicamente parlamentare. Era la linea tattica, si diceva, del PCI di allora. Una linea che alla fine si rivel\u00f2 per tutta la sua portata strategica nell\u2019accettazione del Parlamento come unico, o almeno privilegiato, luogo di scontro (istituzionale) nel Paese. La linea del non dare pretesti, del dimostrare la \u201cresponsabilit\u00e0\u201d del PCI e che ha condotto a capitolare passo dopo passo. Ma se tali rimproveri possono oggi essere fatti con il senno di poi a quel grande partito che era allora il Partito Comunista Italiano, nulla si pu\u00f2 obiettare sulla posizione politica che il PCI prese riguardo all\u2019integrazione europea, che \u00e8 cristallina, coerente e assolutamente attuale anche oggi, nonostante il modificarsi di molte situazioni storiche, e ci consente di fare dei parallelismi molto importanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fin da subito la nascente CEE cerc\u00f2 di utilizzare il contrasto tra condizioni e livelli salariali dei lavoratori per abbassare il costo del lavoro e ottenere una leva di ricatto contro le rivendicazioni operaie. Lo fece inizialmente con le colonie francesi, e dur\u00f2 pochi anni senza riuscire a dispiegare a pieno i suoi effetti perch\u00e9 nel 1962 l\u2019Algeria ottenne la sua indipendenza. Paradosso della storia ha voluto che questa fase si riprendesse con forza proprio con la caduta del socialismo nell\u2019est Europa, terreno naturale di espansione dell\u2019imperialismo europeo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La struttura economica dei paesi della \u201cpiccola Europa\u201d ha subito importanti variazioni. In tutti questi paesi i monopoli hanno aumentato la loro influenza strategica nelle economie nazionali. L\u2019Italia tra i paesi originari \u00e8 quella che ha subito i mutamenti pi\u00f9 grandi insieme con la Germania, che ha utilizzato l\u2019annessione della DDR come strumento per lanciare ulteriormente il suo rafforzato potenziale economico, pagato a caro prezzo dai cittadini della vecchia DDR e dal resto d\u2019Europa. Tuttavia la diversit\u00e0 iniziale, nonostante il dato generale della crescita dei monopoli nei singoli paesi ormai intrecciati in una comune ragnatela continentale, ha continuato a mantenersi nella forma dell\u2019influenza esercitata nelle economie nazionali dal tessuto delle piccole e medie imprese. Un elemento, come noto, particolarmente importante per l\u2019Italia. Ci\u00f2 che la politica di sovranit\u00e0 sulla moneta aveva evitato, non senza conseguenze sui lavoratori, \u00e8 stato reso possibile con l\u2019introduzione dell\u2019euro. L\u2019Europa dei monopoli, di quella che gi\u00e0 il PCI nel 1957 giustamente definiva la \u201clibert\u00e0 per i monopolisti\u201d ha avuto un ulteriore sviluppo privando gli stati della possibilit\u00e0 di intervenire sulla moneta. Il risultato \u00e8 stato un\u2019ulteriore crescita della concentrazione monopolistica a scapito della piccola impresa, una perdita di posizioni dei paesi con pi\u00f9 elevato livello di piccole e medie imprese, che hanno risentito maggiormente del combinato dell\u2019introduzione della moneta unica e dell\u2019allargamento delle aree di libera circolazione (anche attraverso trattati con stati non aderenti alla UE in un\u2019economia sempre pi\u00f9 globalizzata). Le linee generali di quanto il PCI aveva giustamente previsto nel 1957 si sono realizzate, anche se con modalit\u00e0 storiche diverse e allora oggettivamente imprevedibili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il risultato \u00e8 oggi un\u2019Europa dei grandi monopoli nazionali e transnazionali che comprime i diritti dei lavoratori, che costringe al fallimento migliaia di piccole imprese e che concentra sempre in mani pi\u00f9 ristretta la ricchezza prodotta, generando disoccupazione, precariet\u00e0, distruzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche la pretesa di pace che l\u2019Unione Europea sostiene di realizzare e che in questi giorni ci viene propinata a reti unificate dagli spot europeisti del governo e della UE nasconde ben altro. Come disse giustamente Pajetta nel 1957 \u00abSbaglia profondamente chi pensa che un\u2019economia diretta da forze imperialiste possa essere un elemento di progresso nell\u2019avvenire\u00bb, e aggiungo sebbene fosse gi\u00e0 sottointeso, strumento di pace. L\u2019Unione Europea ha dimostrato di essere pronta a scatenare e sostenere conflitti in nome degli interessi dei grandi monopoli che rappresenta. Lo ha fatto negli anni passati in Iraq, in Afghanistan, negli innumerevoli interventi di natura imperialistica sul continente africano, e oggi anche sul suolo europeo con il sostegno aperto garantito alle forze pi\u00f9 reazionarie in Ucraina in nome della difesa di quegli interessi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Unione Europea di oggi non \u00e8 pi\u00f9 la \u201cpiccola Europa\u201d del 1957. L\u2019unificazione tedesca ha ricomposto una nazione economicamente in grado di esercitare una funzione di traino dell\u2019area europea, che era oggettivamente ridotta al rango di protettorato USA quando sul suo odierno territorio correva il confine con il blocco comunista. E sebbene i rapporti con gli Stati Uniti siano centrali nella politica interna ed internazionale della UE, la situazione dal 1957 \u00e8 fortemente mutata, per il peso che l\u2019Unione Europea ha assunto nella competizione imperialistica globale. Pensare all\u2019Unione Europea come strumento di pace \u00e8 davvero utopia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La stessa che tanta sinistra ancora oggi manifesta. Pajetta criticando il PSI e le forze di sinistra che non si opposero o votarono favorevolmente all\u2019ingresso nella CEE disse: \u00ab<em>Non vedere questi pericoli, essere sordi a queste indicazioni significa voler soltanto appiccicare un cartellino con sopra scritto \u201csperanza\u201d a questa macchina al cui volante siedono forze ben precise: queste forze non dimentichiamolo, sono i Valletta, sono i Marinotti, sono i potenti monopoli tedeschi, sono quelle forze che appoggiarono ogni politica pi\u00f9 retriva e pi\u00f9 antipopolare, che oggi sostengono il mercato comune<\/em>.\u00bb\u00a0 Basterebbe sostituire Valletta e Marinotti con Marchionne e Profumo, oppure Benetton, Marcegaglia, De Benedetti e il resto \u00e8 ancora valido. Come l\u2019illusione di voler attaccare un cartellino con sopra scritto \u201csperanza\u201d che potrebbe essere assunta a paradigma della campagna elettorale di una certa sinistra radicale ancora oggi. Con l\u2019aggravante che nel 1957 il Mercato comune era oggettivamente un qualcosa di sconosciuto, dove solo l\u2019analisi economica dei rapporti di produzione e dei rapporti di forza in quel processo, poteva dare un\u2019indicazione. Oggi la natura dell\u2019Unione Europea \u00e8 sotto gli occhi di tutti, come i risultati delle politiche europee.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il sogno di un\u2019Unione Europea progressista e pacifica \u00e8 un\u2019illusione che non \u00e8 mai appartenuta ai comunisti. Chi oggi cerca di dipingere l\u2019antieuropeismo dei settori pi\u00f9 coerenti del movimento comunista in Italia e a livello internazionale, come posizione estremistica, estranea alla nostra storia e tradizione politica, o peggio come cedimento alla destra e alle forze definite populiste, dimentica che i comunisti hanno compreso fin dall\u2019origine la reale natura della UE. E fino a quando le loro posizioni sono state coerenti ideologicamente con il patrimonio teorico e di analisi del marxismo si sono opposti al processo di integrazione europea. La destra, che oggi si scopre paladina della sovranit\u00e0 nazionale, al contrario fu complice della creazione della CEE in funzione marcatamente anticomunista, sia a livello internazionale, per la sua opposizione all\u2019URSS e al blocco comunista, sia interna, con il fine di arginare le possibilit\u00e0 di trasformazione della societ\u00e0 in senso socialista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma oggi una sinistra colpevole e complice dimentica tutto questo e consente alle forze neofasciste di rifarsi una verginit\u00e0 politica, attacca chi coerentemente mantiene una netta contrariet\u00e0 all\u2019Unione Europea dipingendolo come settario, eretico, o peggio ancora. Nel dare il proprio sostegno al processo di integrazione europea e nel costruire artificialmente il mito dei nobili ideali all\u2019origine dell\u2019Unione Europea, la sinistra radicale post o cripto comunista contribuisce a farsi portatrice dell\u2019inganno storico che subiamo, di cui diviene parte attiva. Al servizio, oggi come ieri, dei padroni di questa Europa, dei grandi monopoli industriali e finanziari le cui regole sono divenute diritto comune a scapito dei lavoratori. Una enorme responsabilit\u00e0 storica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p><em>Fonte: senzatregua.it<\/em><\/p>\n<p><em><a href=\"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=29464\">Qui <\/a>la prima parte dell&#8217;articolo<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ALESSANDRO MUSTILLO (segretario del Fronte della Giovent\u00f9 Comunista) Il 21 luglio l\u2019Unit\u00e0 apriva il giornale con un titolo a lettere cubitali: \u00abConfindustria punta sul MEC per liquidare l\u2019industria di Stato\u00bb\u00a0basandosi sulle dichiarazioni di Malagodi, segretario del Partito Liberale \u00abi cui legami con la Confindustria \u2013 scrive l\u2019Unit\u00e0 \u2013 sono noti a tutti\u00bb Malagodi \u00abha mostrato con grande chiarezza il vero volto dell\u2019operazione che il governo si accinge a varare. 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