{"id":29801,"date":"2017-04-06T10:00:29","date_gmt":"2017-04-06T08:00:29","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=29801"},"modified":"2017-04-05T18:21:16","modified_gmt":"2017-04-05T16:21:16","slug":"ne-con-trump-ne-con-merkel","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=29801","title":{"rendered":"N\u00e9 con Trump n\u00e9 con Merkel"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>ALESSANDRO GILIOLI<\/strong><\/p>\n<p>Il pensiero unico che ha fatto da base a un&#8217;Europa politicamente immobile \u00e8 giunto al capolinea. Il modello economico instaurato con la svolta neoliberale degli anni Ottanta non ha prodotto che disuguaglianze e polarizzazione delle ricchezze nel nostro Continente. L&#8217;Europa, allo stato, \u00e8 un campo di battaglia tra un establishment in bancarotta e nuovi nazionalismi reazionari.<\/p>\n<p>\u00c8 da queste premesse storico-politiche che nasce il saggio di Yanis Varoufakis e Lorenzo Marsili &#8220;Il terzo spazio. Oltre establishment e populismo&#8221;, da poco uscito per Laterza. Varoufakis sapete tutti chi \u00e8; Marsili \u00e8 il suo principale collaboratore in Italia e coordinatore nel nostro Paese di Diem25. Il loro libro ha uno scopo chiaro fin dal titolo: proporre un manifesto per un&#8217;ipotesi politica europea che sfugga alla tenaglia tra Juncker e Le Pen, tra Merkel e Salvini, tra &#8220;larghe intese&#8221; e neonazionalismi. Insomma tra due destre: una economica liberista e una postfascista-parafascista.<\/p>\n<p>Nel suo libro precedente, &#8220;I deboli sono destinati a soffrire?&#8221;, Varoufakis partiva da lontano: dagli squilibri economici e finanziari deflagrati nel 1971, l\u2019anno in cui Nixon pose fine agli accordi di Bretton Woods, che \u2028dal 1944 regolavano l\u2019ordine valutario mondiale imperniandolo sul dollaro e sulla sua convertibilit\u00e0 in oro. E da l\u00ec l&#8217;ex ministro greco arrivava ai giorni nostri, alla catastrofe europea attuale. Questo volume \u00e8 meno tecnico (e ha uno stile pi\u00f9 narrativo) ma l&#8217;analisi affonda le sue radici ancora pi\u00f9 in l\u00e0: nella Grande Depressione post crisi del &#8217;29, nei &#8220;gloriosi anni Trenta&#8221; del New Deal quando per la prima volta il capitalismo ha dato vita a sistemi di welfare che sembravano indicare un terzo spazio tra liberismo e comunismo. Anni segnati in molti Paesi dal primato della democrazia sull&#8217;economia e dall&#8217;estensione dei diritti, con l&#8217;obiettivo della piena occupazione e della protezione sociale. \u00abNon l&#8217;Eldorado, ma un modello di democrazia che funzionava e rispondeva alla volont\u00e0 popolare\u00bb.<\/p>\n<p>Oggi non \u00e8 pi\u00f9 cos\u00ec. E le democrazie occidentali che avevano risposto in modo\u00a0<em>flessibile ed elastico<\/em> alla crisi iniziata nel &#8217;29, non hanno finora proposto un&#8217;uscita altrettanto efficace da quella cominciata nel 2008. Anzi, hanno reagito arroccandosi nei dogmi dello status quo, <em>irrigidendo<\/em> l&#8217;assolutismo del libero mercato. Chiudendosi a riccio. E cos\u00ec creando, per reazione, le pulsioni verso il passato stimolate e urlate da leader nazionalisti parafascisti, demagogici e muscolari, che canalizzano la rabbia e l&#8217;odio dando l&#8217;illusione di restituire sovranit\u00e0 (\u00abNon \u00e8 solo un cambio di presidente, oggi il potere torna al popolo\u00bb, dice Trump entrando alla Casa Bianca).<\/p>\n<p>\u00c8 quindi in corso una <em>crisi della democrazia<\/em>, per via dell&#8217;incapacit\u00e0 (o della non volont\u00e0) di resilienza della democrazia stessa, sostengono gli autori; ed \u00e8 proprio la politica a tenersi separata dall&#8217;economia, \u00e8 la politica che che porta molti a credere che non ci sia nulla da fare di fronte allo strapotere della finanza globale, \u00e8 della politica la responsabilit\u00e0 maggiore della crisi, non dell&#8217;economia. Se il robot sembra fare tutto da solo, \u00e8 perch\u00e9 la politica glielo lascia fare o meglio ci fa credere che faccia tutto da solo mentre a non voler far nulla \u00e8 lei, la politica. Era politica Reagan, lo era Thatcher, lo era Tony Blair che ha reso convenzionale l&#8217;agenda neoliberista in Europa camuffandola da Terza Via, lo era Tiziano Treu che con il suo &#8220;pacchetto&#8221; di leggi sul lavoro ha avviato l&#8217;Italia verso il precariato, lo era Gerhard Schroeder che ha realizzato una delle pi\u00f9 grandi compressioni di sempre dei diritti dei lavoratori in Germania, lo era Jos\u00e9 Luis\u00a0Zapatero che ha assecondato la speculazione immobiliare in Spagna, cos\u00ec come lo erano i capi di governo dell&#8217;est europeo che hanno inventato la via orientale al fondamentalismo di mercato.<\/p>\n<p>E cos\u00ec, mentre si decantava la fine delle ideologie, dilagava la furia ideologica di questo fondamentalismo. E cos\u00ec si creava l&#8217;Unione europea che abbiamo davanti agli occhi oggi, custode ortodossa di regole economiche arbitrarie e ottuse, da Maastricht in poi. E tanto pi\u00f9 questo avveniva, quanto pi\u00f9 gli Stati nazionali interiorizzavano (anche nelle loro stesse Costituzioni) questo rigido fondamentalismo, in un circolo vizioso, un loop che ci ha portato alla gabbia in cui ci troviamo oggi.<\/p>\n<p>Siamo diventati, insomma, un Austerity Union. E &#8211; scrivono gli autori &#8211; oggi non basta dire che &#8220;serve pi\u00f9 Europa&#8221; per rompere le sbarre, non basta vaticinare una federazione compiuta di tipo americano: bisogna invece cambiare i rapporti di forza e della cultura economica dominante. Perch\u00e9 se il piano federale \u00e8 quello tecnocratico e ipercompetitivista proposto dalle attuali istituzioni europee, non si fa che offrire nuovi argomenti a chi rigetta il concetto stesso di Europa. E quindi reagisce con pulsioni autarchiche, xenofobe, nazionaliste.<\/p>\n<p>Ma non \u00e8 quella della disintegrazione la strada giusta, dicono Varoufakis e Marsili. Distruggere l&#8217;Europa e perfino uscire dall&#8217;euro &#8211; la cui architettura \u00e8 peraltro catastrofica &#8211; non sono cose che ci farebbero uscire dal fondamentalismo di mercato, come del resto dimostra anche la Brexit, o l&#8217;iperliberismo rapace americano, che produce disuguaglianze anche pi\u00f9 marcate. Sono proprio gli stati nazionali &#8211; a cui alcuni propongono di tornare &#8211; quelli che hanno creato quest&#8217;Europa, quelli che si sono inginocchiati alle lobby, alla finanza, alle \u00e9lite. \u00c8 un inganno, quello nazionalista e autoritario di Le Pen e di Orb\u00e1n, cos\u00ec come dall&#8217;altra parte dell&#8217;Oceano quello di Trump. Ed \u00e8 un meccanismo di alimentazione reciproca quello tra \u00e9lite tecnocratiche e destre nazionaliste, in cui ciascuna parte si nutre della paura per l&#8217;altra, dell&#8217;odio per l&#8217;altra, in un rapporto perversamente simbiotico.<\/p>\n<p>Di qui l&#8217;unica via d&#8217;uscita decente e di buon senso, quella di un New Deal per l&#8217;Europa, a cui Varoufakis e Marsili dedicano l&#8217;ultima parte del loro libro con una serie di proposte concrete, \u00abun accenno di programma europeo\u00bb: un piano di investimenti per la riconversione ecologica, attraverso la mobilitazione di capitali in investimenti con un modello misto pubblico-privato, da finanziare con un nuovo uso del Quantitative Easing (con il quale oggi la Bce acquista titoli di stato e delle imprese), basato su un rilancio della Banca Europea degli investimenti; una garanzia dei diritti fondamentali, dei servizi, dei beni essenziali, a partire da educazione, sanit\u00e0 e ambiente; un dividendo universale di base da ottenere attraverso la condivisione della remunerazione del capitale; una democrazia aperta e partecipata che restituisca la parola ai cittadini che negli ultimi anni sono sempre di pi\u00f9 stati esclusi dalle decisioni che li riguardano. E non entro pi\u00f9 di cos\u00ec nei particolari delle proposte per non spoilerare ulteriormente un libro di cui ho gi\u00e0 raccontato molto.<\/p>\n<p>Un libro che non \u00e8 &#8211; e non credo voglia essere &#8211; un trattato sistematico di politica ed economia (scopo per il quale ci sono molti altri testi, da Piketty ad Atkinson etc) bens\u00ec una sorta di manifesto, una bozza e un punto di partenza per iniziare a uscire dalla dicotomia soffocante in cui &#8211; anche in Italia, come in quasi tutto l&#8217;Occidente &#8211; ci ha costretto la crisi dell&#8217;establishment e la conseguente reazione autoritaria.<\/p>\n<p>Ed \u00e8, oltre a una lettura del reale, una buona base per un programma elettorale che vada oltre i politicismi, i tatticismi, i litigi, i personalismi e i settarismi in cui \u00e8 impaludata in Italia quella parte politica che una volta si chiamava sinistra.<\/p>\n<p>Parola peraltro accuratamente evitata nelle 132 pagine del libro di Marsili e Varoufakis, e non sono sicuro che sia soltanto un caso.<\/p>\n<p><strong>fonte: <\/strong><a href=\"http:\/\/gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it\/2017\/04\/05\/ne-con-trump-ne-con-merkel\/\" target=\"_blank\"><em>http:\/\/gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it\/2017\/04\/05\/ne-con-trump-ne-con-merkel\/<\/em><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ALESSANDRO GILIOLI Il pensiero unico che ha fatto da base a un&#8217;Europa politicamente immobile \u00e8 giunto al capolinea. 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