{"id":29805,"date":"2017-04-06T12:00:40","date_gmt":"2017-04-06T10:00:40","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=29805"},"modified":"2017-04-05T18:34:34","modified_gmt":"2017-04-05T16:34:34","slug":"lamerica-e-la-nostra-sudditanza-mediatica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=29805","title":{"rendered":"L&#8217;America e la nostra sudditanza mediatica"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>MEGACHIP (dal blog di <a href=\"http:\/\/blog.mardy.it\/2017\/01\/lamerica-e-la-nostra-sudditanza.html\" target=\"_blank\">Alberto Mardegan<\/a>)<\/strong><\/p>\n<p>Lo dico subito, per chi sia capitato sul mio blog per la prima volta: da poco pi\u00f9 di un anno vivo in Russia. Dopo 8 anni vissuti in Finlandia, mi \u00e8 toccato attraversare ancora il confine e andare a vivere in uno dei paesi meno liberi del pianeta, e crescere l\u00ec i miei due figli. Poverini. Ma parliamo d&#8217;altro.<\/p>\n<p>Mi informo consultando i siti della BBC e RT (precedentemente noto come Russia Today) e, per quanto riguarda l&#8217;Italia, de Il Fatto Quotidiano e le registrazioni di La 7. Ed \u00e8 proprio su questo canale che, rivedendo la <b><a href=\"http:\/\/youtu.be\/21F2xfsNdzY?t=45m12s\" target=\"_blank\">puntata<\/a><\/b> del programma <i>diMarted\u00ec<\/i> del 10 gennaio, il mio animo si \u00e8 sollevato ascoltando Marco Travaglio affermare il bisogno di affrancarsi dalla sudditanza dagli Stati Uniti. La mia gioia tuttavia \u00e8 durata poco, perch\u00e9 le affermazioni che sono seguite, e che mi appresto a commentare, dimostrano come esista un altro tipo di sudditanza, meno percepibile e per questo pi\u00f9 pervasiva, che chiamerei &#8220;sudditanza mediatica&#8221;. \u00c8 fatta di &#8220;verit\u00e0&#8221; accettate acriticamente, aggirando la nostra diffidenza e capacit\u00e0 analitica; di martellamenti di dichiarazioni che rimbalzano da una parete all&#8217;altra, in una camera dell&#8217;eco perfettamente sigillata che non concede varco ad altre, alternative e scomode, narrazioni della verit\u00e0.<\/p>\n<p>Entriamo nel merito. L&#8217;affermazione di Marco Travaglio secondo cui Assad sarebbe un &#8220;tagliagole che non fa certamente rimpiangere l&#8217;ISIS&#8221; \u00e8 passata del tutto indisturbata, senza alcun commento da parte di alcuno degli ospiti presenti in studio, incluso Luigi di Maio, come una verit\u00e0 ormai assodata, che non ha bisogno di ulteriori spiegazioni o argomenti a supporto. \u00c8 la &#8220;verit\u00e0&#8221; che ci \u00e8 stata passata dalla NATO e da una miriade di testate giornalistiche e organizzazioni &#8220;umanitarie&#8221;, sempre legate alla sfera di interessi occidentale, che non hanno personale operante nel suolo siriano ma che ritrasmettono comunicati di presunti &#8220;attivisti&#8221; che sono inevitabilmente feroci oppositori di Assad, quando non addirittura ribelli islamici radicali o membri di organizzazioni terroristiche. Lo so, non mi credete. Eppure non abbiamo difficolt\u00e0 a credere che Assad sia un tagliagole, che l&#8217;esercito siriano abbia sterminato 82 civili durante le fasi finali dell&#8217;attacco su Aleppo, che gli aerei della coalizione governativa bombardino intenzionalmente ospedali, scuole e mercati appositamente per colpire i civili. Senza che sia necessario portare alcuna prova a supporto di questi fatti. Senza che sia necessario chiedersi per quale oscuro motivo Assad dovrebbe volere la morte della popolazione del suo paese.<\/p>\n<p>Lo scienziato statunitense Noam Chomsky <b><a href=\"http:\/\/youtu.be\/7g2OwQcuhXY?t=18m2s\" target=\"_blank\">lo ha spiegato<\/a><\/b> gi\u00e0 25 anni fa, in un documentario intitolato &#8220;<b><a href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=BVoJMtbgNSw\" target=\"_blank\">La fabbrica del consenso<\/a><\/b>&#8221; (con sottotitoli in italiano): &#8220;Puoi ripetere solamente pensieri convenzionali. [&#8230;] Se dico che Gheddafi \u00e8 un terrorista, che Khomeini \u00e8 un assassino, che i Russi hanno invaso l&#8217;Afghanistan, non ho bisogno di alcuna prova. Tutti annuiscono. Ma se dico qualcosa che non rientri tra le litanie convenzionalmente rigurgitate [dai media], se dico qualcosa di leggermente imprevisto o controverso, come che le pi\u00f9 grandi operazioni di terrorismo internazionale conosciute a tutt&#8217;oggi sono quelle pilotate de Washington, o che [&#8230;] gli Stati Uniti stanno invadendo il sud del Vietnam [&#8230;], beh, la gente si aspetterebbe &#8211; e a buon ragione! &#8211; una spiegazione [&#8230;]. Quando dici queste cose \u00e8 bene avere delle prove, anzi una valanga di prove, perch\u00e9 sono affermazioni strabilianti. Ma non puoi farlo, se c&#8217;\u00e8 il vincolo della concisione [imposto dai media].&#8221; Ovvero, chi racconta verit\u00e0 non allineate alla narrazione dominante ha bisogno di prove solide, e di tempo per raccontarle. Ed anche qualora queste condizioni fossero soddisfatte, resta la disparit\u00e0 di peso tra una voce sola e un coro di voci ad essa contrarie.<\/p>\n<p>L&#8217;ironia della sorte vuole che in questo caso sia addirittura impossibile portare prove: come possiamo dimostrare che Assad non sia un tagliagole? Il massimo che si pu\u00f2 fare \u00e8 mostrare come le prove contro di lui siano deboli, facilmente alterabili, tutto qui. E pure questo pu\u00f2 comunque avvenire soltanto dopo che queste prove siano state esibite, e non semplicemente citate. Ma in questo caso (e in molti casi analoghi) la prova \u00e8 la testimonianza, sempre indiretta, delle solite organizzazioni &#8220;umanitarie&#8221; di cui tutti ci fidiamo. E a sua volta queste organizzazioni citano come prova altre persone di cui si fidano; ed \u00e8 proprio in questa catena di fiducia che spesso si annida l&#8217;errore: per stabilire la verit\u00e0 non basta il passaparola, serve l&#8217;esibizione di prove concrete. Peccato che, in una societ\u00e0 convinta della propria esattezza, la stessa richiesta di esibire le prove venga vista come un atto sovversivo, e chi lo commette viene definito cospirazionista o negazionista.<\/p>\n<p>Veniamo all&#8217;altra affermazione di Marco Travaglio: &#8220;[nella Russia di Putin] i giornalisti scomodi di solito [&#8230;] vengono ammazzati prima&#8221;. Un&#8217;affermazione tristemente vera, ma fuorviante se non la inquadriamo nella giusta prospettiva. Per prima cosa, bisogna ricordare come, secondo i <b><a href=\"http:\/\/cpj.org\/killed\/europe\/russia\/\" target=\"_blank\">dati del CPJ<\/a><\/b> (Comitato per la protezione dei giornalisti, con sede a New York) sono stati uccisi pi\u00f9 giornalisti durante il decennio di Yeltsin, presidente amatissimo dall&#8217;occidente, che durante questi 17 anni di staffetta tra Putin e Medvedev. E negli ultimi 5 anni i numeri sono scesi drasticamente, al punto che la Russia \u00e8 stata superata dall&#8217;Ucraina (pure se escludiamo i giornalisti uccisi nelle zone del conflitto), di cui per\u00f2 nessuno parla. In secondo luogo, i giornalisti che criticano Putin e i potenti in generale non sono quelli pi\u00f9 vulnerabili, anzi: i pi\u00f9 vulnerabili sono quelli che mettono i bastoni tra le ruote ai potentati locali, sia in Russia (specialmente nelle tumultuose repubbliche della Cecenia e del Dagestan) sia nel resto del mondo. I capi di stato hanno modi molto pi\u00f9 indolore &#8211; ed efficaci &#8211; per silenziare le voci critiche, che vanno dagli editti bulgari alla semplice noncuranza. L&#8217;attenzione mediatica che segue l&#8217;omicidio di un loro oppositore \u00e8 l&#8217;ultima cosa che possano desiderare. Non \u00e8 un caso che la scorta ce l&#8217;abbia Roberto Saviano, che non ha mai disturbato alcun grosso politico, e non Travaglio, che invece non ha mai risparmiato critiche a tutti i nostri governanti.<\/p>\n<p>Vi offro un ulteriore spunto: Abby Martin, una conduttrice di RT (rete internazionale sponsorizzata dal Cremlino, e spesso citata come esempio di propaganda russa), al termine della sua trasmissione &#8220;Breaking the Set&#8221; del 3 marzo 2014 si alz\u00f2 in piedi e per un intero minuto parl\u00f2 &#8220;dal suo cuore&#8221;, scagliandosi contro l&#8217;occupazione militare della Crimea operata dalla Russia. Sapete che avvenne di lei? Ebbene, nessuno all&#8217;interno della rete la attacc\u00f2, e pot\u00e9 condurre la sua trasmissione ancora per un altro anno, finch\u00e9 lei stessa decise di andarsene &#8211; per tutt&#8217;altri motivi. Nella libera America, di contro, Phil Donahue di MSNBC e Peter Arnett di NBC (due network americani), che nel 2003 si schierarono contro la guerra in Iraq, furono licenziati in tronco.<\/p>\n<p>Ecco, se vogliamo liberarci dalla sudditanza nei confronti degli Stati Uniti, iniziamo da quella mediatica: chiediamo ai nostri giornalisti, iniziando da quelli indipendenti come Marco Travaglio, di trattare le notizie dall&#8217;estero con la stessa cura con cui trattano le vicende nazionali, invece che assumerle come verit\u00e0 accertate. Potremmo scoprirne delle belle.<\/p>\n<p><strong>fonte: <\/strong><a href=\"http:\/\/megachip.globalist.it\/Detail_News_Display?ID=127598&amp;typeb=0&amp;l-america-e-la-nostra-sudditanza-mediatica\" target=\"_blank\"><em>http:\/\/megachip.globalist.it\/Detail_News_Display?ID=127598&amp;typeb=0&amp;l-america-e-la-nostra-sudditanza-mediatica<\/em><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MEGACHIP (dal blog di Alberto Mardegan) Lo dico subito, per chi sia capitato sul mio blog per la prima volta: da poco pi\u00f9 di un anno vivo in Russia. Dopo 8 anni vissuti in Finlandia, mi \u00e8 toccato attraversare ancora il confine e andare a vivere in uno dei paesi meno liberi del pianeta, e crescere l\u00ec i miei due figli. Poverini. Ma parliamo d&#8217;altro. 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