{"id":29821,"date":"2017-04-07T11:30:42","date_gmt":"2017-04-07T09:30:42","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=29821"},"modified":"2017-04-07T10:27:11","modified_gmt":"2017-04-07T08:27:11","slug":"brevi-annotazioni-sul-protezionismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=29821","title":{"rendered":"Brevi annotazioni sul protezionismo"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>CONFLITTI E STRATEGIE (Mauro Tozzato)<\/strong><\/p>\n<p>In un articolo pubblicato nel 2006 su una rivista, La Grassa \u2013 riferendosi a tematiche pi\u00f9 volte sviluppate nei suoi libri \u2013 cos\u00ec scriveva:<\/p>\n<p>&lt;&lt;Nella prima met\u00e0 dell\u2019800, l\u2019Inghilterra propagand\u00f2 in lungo e in largo la teoria del commercio internazionale (detta dei costi comparati) del suo grande economista Ricardo, poich\u00e9 questi \u201cdimostrava\u201d (da buon ideologo!) la convenienza di tutti i paesi a lasciare la produzione di manufatti agli inglesi (che cos\u00ec avrebbero dominato indisturbati il mondo per un altro secolo almeno), specializzandosi in prodotti minerari e dell\u2019agricoltura, che sarebbero mirabilmente serviti all\u2019industria e al proletariato industriale inglese. L\u2019economista tedesco List, certo meno grande di Ricardo, influenz\u00f2 invece il cosiddetto \u201cnazionalismo economico\u201d con le tesi della \u201cindustria nascente\u201d, e sostenne la necessit\u00e0 di mettere dazi all\u2019importazione dei manufatti industriali inglesi; cio\u00e8 su quelli pi\u00f9 avanzati dell\u2019epoca, non certo su prodotti agricoli di paesi pi\u00f9 arretrati (ben netta quindi la differenza con le tesi odierne della Lega e di Tremonti, che vogliono imporre dazi sui prodotti cinesi del tipo della maglieria e simili). In realt\u00e0, il neoliberismo e il neokeynesismo \u2013correnti solidalmente antitetico-polari\u2013 si fondano entrambe sulla convinzione che la crisi di stagnazione si risolva dal lato della domanda. Il neoliberismo punta alla riduzione delle imposte su cittadini e imprese, con la puerile convinzione che il maggior reddito a disposizione si traduca in crescenti consumi e investimenti, processo proprio per nulla automatico e che richiede molte altre condizioni aggiuntive, di sicurezza e fiducia nel futuro e di realmente superiori possibilit\u00e0 competitive nell\u2019ambito del sistema complessivo. Gli economisti, sociologi, politologi, di una cultura ormai sfatta (e ideologica nel senso della mistificazione e della menzogna pura e semplice) ci ammanniscono sermoni su come competere meglio in un mercato, che sia \u201clibero e globale\u201d, a base di efficienza produttiva, di miglioramento dei costi e dunque dei prezzi. L\u2019efficienza, la produttivit\u00e0, i costi, sono solo un aspetto del problema; e di fatto nemmeno il pi\u00f9 importante (importante anch\u2019esso, sia chiaro, ma non il pi\u00f9 rilevante). Non c\u2019\u00e8 solo il problema della lotta per le quote di mercato. Fondamentale \u00e8 la capacit\u00e0 di penetrare le varie aree mondiali con i propri investimenti; e tali investimenti debbono procurare a dati sistemi economici una posizione di forza. Questi investimenti seguono il formarsi di determinate sfere di influenza, per mantenere e accrescere le quali \u00e8 necessaria una potenza politica e una capacit\u00e0 di egemonia culturale. Gli investimenti, dunque, non debbono essere solo quelli finanziari, non solo quelli in innovazioni tecniche e di prodotto, eccetera; debbono dirigersi anche, e in modo decisivo, verso le attivit\u00e0 di potenziamento della sfera dell\u2019influenza politica e culturale.&gt;&gt;<\/p>\n<p>Forse l\u2019autore modificherebbe oggi qualcosa, nell\u2019esposizione sopra riportata riguardo alle problematiche da lui trattate, ma mi pare che l\u2019impostazione generale sia fondamentalmente ancora quella. Il discorso di La Grassa spiega come il tanto vituperato protezionismo rappresenti in determinate condizioni una scelta di politica economica internazionale del tutto legittima. E\u2019 pure necessario ricordare che esso non si limita a prevedere l\u2019applicazione di dazi protettivi ai prodotti importati o alle materie prime esportate (protezionismo doganale), perch\u00e9 pu\u00f2 anche comportare l\u2019erogazione di contributi e tassi agevolati ai produttori nazionali esportatori, o ancora il controllo del mercato nazionale e internazionale dei cambi e delle monete e del movimento dei capitali (protezionismo non doganale). Nel campo finanziario possono essere anche realizzati provvedimenti finalizzati a influenzare il funzionamento dei mercati per rendere i titoli finanziari emessi da operatori interni pi\u00f9 attraenti (in termini di rischio-rendimento) rispetto ai titoli stranieri, e questo viene realizzato in genere tramite lo strumento dei controlli sui movimenti di capitale, vale a dire mediante un insieme di norme che rende problematico ai residenti l\u2019acquisto di attivit\u00e0 finanziarie emesse da operatori di altri paesi attraverso la messa in opera da parte dello Stato di opportuni interventi normativi di politica fiscale e monetaria. Su queste tematiche \u00e8 intervenuto anche Fabrizio Galimberti in un articolo sul Sole 24 ore (12.02.2017); secondo l\u2019economista gli americani avrebbero votato Trump perch\u00e9, anche se il paese in questi ultimi anni \u00e8 tornato a crescere, le diseguaglianze sono aumentate e i nuovi posti di lavoro che sono stati creati risultano, nella maggior parte dei casi, essere caratterizzati da una minore \u201cqualit\u00e0\u201d e da\u00a0 condizioni e retribuzioni peggiori. Galimberti , infatti, scrive :<\/p>\n<p>&lt;&lt; Quando le statistiche mensili sulla creazione di posti di lavoro in America dicono che questi ultimi sono aumentati, diciamo, di 200mila nel mese, questo 200mila \u00e8 normalmente la differenza fra, per esempio, 3 milioni di posti di lavoro creati nel mese, e 2.800mila distrutti. Perch\u00e8 vi sia malessere nel mercato del lavoro bisogna guardare ai flussi lordi. Se i primi aumentano, a parit\u00e0 di flussi netti, vuol dire che c\u2019\u00e8 pi\u00f9 gente che perde il posto, e perdere il posto \u00e8 sempre un evento traumatico.&gt;&gt;<\/p>\n<p>La manifattura Usa, secondo Trump, sarebbe stata danneggiata dalla concorrenza di paesi, come la Cina, con un basso costo del lavoro il quale avrebbe comportato per i dipendenti delle imprese americane una perdita in termini di occupazione e di retribuzione. A sua volta l\u2019economista afferma che si deve, per\u00f2, considerare l\u2019influenza positiva determinata dalla corrispondente possibilit\u00e0 di accesso a beni di consumo a basso prezzo relativamente al potere d\u2019acquisto di quegli stessi strati sociali medio-bassi. Il liberale \u201cmoderato\u201d Galimberti ha il pregio di esprimersi con un linguaggio semplice e divulgativo a tal punto, per\u00f2, da dare spesso l\u2019impressione di scadere nell\u2019ovviet\u00e0 e nella banalit\u00e0. Ed \u00e8 cos\u00ec, per esempio, quando trova la soluzione di tutte queste faccende in un adeguato sistema di \u201csicurezza sociale\u201d e in una organizzazione economica \u201caperta e flessibile\u201d:<\/p>\n<p>&lt;&lt;Guardiamo ora ad altre due variabili. La prima ha a che fare con la rete di sicurezza sociale. Se questa \u00e8 solida, cio\u00e8 a dire se ci sono misure di sostegno ai lavoratori, passive (sussidi di disoccupazione) e attive (programmi pubblici e privati di formazione e addestramento a nuovi lavori), la perdita del posto di lavoro \u00e8 meno traumatica. La seconda ha a che fare con la struttura dell\u2019economia: se il sistema economico \u00e8 aperto e flessibile, se non ci sono ostacoli all\u2019innovazione, se la mobilit\u00e0 \u2013 da regione a regione e da settore a settore \u2013 \u00e8 parte del modo di operare dell\u2019economia, allora i posti di lavoro, distrutti da una parte, vengono ricreati in altre parti.&gt;&gt;<\/p>\n<p>E ritornando alla questione del protezionismo come problema centrale egli aggiunge ancora:<\/p>\n<p>&lt;&lt;La lezione della storia \u00e8 proprio questa. Gli scambi fanno bene alla crescita, come si vede dai dati che ripercorrono l\u2019evoluzione di due grandezze: il Pil e gli scambi nel mondo. Dal 1870 il Pil \u00e8 aumentato di 60 volte, trainato dagli scambi che sono aumentati molto di pi\u00f9. Allo stesso tempo, gli scambi sono molto sensibili alle crisi, come si vede dall\u2019episodio della Grande recessione, nel 2009. Ha ragione Trump a voler mettere i bastoni fra le ruote degli scambi? No, perch\u00e9 [\u2026] se un Paese mette ostacoli anche gli altri faranno lo stesso e si apre una guerra commerciale devastante. Anche se un Paese, pur colpito dai dazi degli altri, non dovesse ripagare con la stessa moneta [\u2026] le ritorsioni sono l\u2019esito pi\u00f9 probabile.&gt;&gt;<\/p>\n<p>Ma come hanno innumerevoli volte ribadito La Grassa e i collaboratori di questo blog la dinamica \u201creale\u201d \u00e8 inversa rispetto a quella che ci propinano gli economisti: la crisi \u00e8 prima di tutto politica, \u00e8 una crisi che deriva dall\u2019acutizzarsi di una lotta per l\u2019accrescimento di potenza e per la supremazia. La dinamica ciclica del conflitto a livello delle formazioni sociali particolari e di quella globale implica delle fasi in cui nessuna \u201cpotenza\u201d \u00e8 in grado di garantire l\u2019\u201dordine\u201d; dal disordine nascono le crisi, crescono le contrapposizioni e si sviluppa il <em>multipolarismo<\/em> che culmina nella \u201cresa dei conti\u201d come fenomeno caratteristico della fase <em>policentrica<\/em>. Nella conclusione del suo articolo Galimberti, seppure in maniera semplificata, inserisce due osservazioni pertinenti ma incomplete e non del tutto corrette. Scrivendo che<\/p>\n<p>&lt;&lt;nella misura in cui ci sono perdite nette di posti di lavoro, queste sono dovute pi\u00f9 alla tecnologia (che fa risparmiare lavoro) che agli scambi (si possono mettere dazi ma non si possono mettere museruole alla tecnologia). E i posti si ricreano in altri settori, dato che i bisogni umani sono \u201cinfiniti\u201d&gt;&gt;<\/p>\n<p>egli dovrebbe, infatti, considerare l\u2019importanza dell\u2019ampiezza dell\u2019arco temporale in cui le nuove innovazioni di prodotto e la loro diffusione riusciranno a compensare il risparmio di lavoro che le innovazioni tecnico-organizzative hanno precedentemente comportato. Ed, infine, quando conclude che per aiutare i lavoratori<\/p>\n<p>&lt;&lt;non bisogna ostacolare gli scambi (un rimedio peggiore del male) ma rafforzare la rete di sicurezza sociale, con misure attive e passive&gt;&gt;<\/p>\n<p>l\u2019economista non tiene sufficientemente conto dei problemi riguardanti le politiche fiscali (e monetarie) in cui vengono a manifestarsi scontri di potere decisivi e in cui i rapporti di forza tra gruppi in conflitto determinano le condizioni \u2013 riguardo a quelli aspetti importanti che sono le\u00a0 \u201crisorse\u201d e la \u201cricchezza\u201d \u2013 mediante le quali le dinamiche nazionali e globali, ormai multipolari, possono essere indirizzate.<\/p>\n<p><strong>fonte: <\/strong><a href=\"http:\/\/www.conflittiestrategie.it\/brevi-annotazioni-sul-protezionismo\" target=\"_blank\"><em>http:\/\/www.conflittiestrategie.it\/brevi-annotazioni-sul-protezionismo<\/em><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di CONFLITTI E STRATEGIE (Mauro Tozzato) In un articolo pubblicato nel 2006 su una rivista, La Grassa \u2013 riferendosi a tematiche pi\u00f9 volte sviluppate nei suoi libri \u2013 cos\u00ec scriveva: &lt;&lt;Nella prima met\u00e0 dell\u2019800, l\u2019Inghilterra propagand\u00f2 in lungo e in largo la teoria del commercio internazionale (detta dei costi comparati) del suo grande economista Ricardo, poich\u00e9 questi \u201cdimostrava\u201d (da buon ideologo!) la convenienza di tutti i paesi a lasciare la produzione di manufatti agli inglesi&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":79,"featured_media":29178,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/conflitti.png","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-7KZ","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/29821"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/79"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=29821"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/29821\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":29822,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/29821\/revisions\/29822"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/29178"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=29821"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=29821"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=29821"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}