{"id":29902,"date":"2017-04-10T12:15:32","date_gmt":"2017-04-10T10:15:32","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=29902"},"modified":"2017-04-09T22:41:57","modified_gmt":"2017-04-09T20:41:57","slug":"il-grande-bivio-dopo-destra-e-sinistra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=29902","title":{"rendered":"Il grande bivio, dopo destra e sinistra"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>ALESSANDRO GILIOLI<\/strong><\/p>\n<p><em>Qui di seguito, per chi \u00e8 interessato, l&#8217;intervento che ho fatto ieri all&#8217;<a href=\"http:\/\/www.festivaldelgiornalismo.com\/programme\/2017\/on-the-left-or-on-the-right-what-does-this-mean-these-days\">incontro su destra e sinistra<\/a>, al Festival del Giornalismo di Perugia. Chi mi segue trover\u00e0 in parte cose gi\u00e0 lette in questo blog e me ne scuso in anticipo.<\/em><\/p>\n<p>_____<\/p>\n<p>\u00abCi sono sempre state e sempre ci saranno persone che hanno combattuto e combatteranno per l\u2019uguaglianza sociale. Come ci sar\u00e0 sempre l\u2019altra parte. Sono due aspetti che fanno parte dell\u2019animo umano. Poi, con la Rivoluzione francese, si sono coniati i termini di destra e sinistra\u00bb.<\/p>\n<p>La citazione \u00e8 di Jos\u00e9 Mujica, ex presidente dell&#8217;Urugay.<\/p>\n<p>Mujica identifica quindi la questione destra-sinistra con il tema dell&#8217;uguaglianza, della riduzione delle forbice sociale, della redistribuzione.<\/p>\n<p>Alla stessa diade, uguaglianza-disuguaglianza, si riferisce Norberto Bobbio nel suo famoso libro su destra e sinistra.<\/p>\n<p>Se prendiamo per buona la diade proposta da Bobbio e Mujica, possiamo dire un paio di cose.<\/p>\n<p><em>Destra<\/em> significa far prevalere l&#8217;obiettivo della creazione di ricchezza sulla sua redistribuzione, nella convinzione che i \u201clacci e laccioli\u201d imposti alla creazione di ricchezza siano alla fine negativi per tutti: \u00e8 la famosa teoria del dropping, della ricchezza che dalla cima della piramide sociale piove su tutti.<\/p>\n<p><em>Sinistra<\/em> consiste invece nello stabilire regole che impongono strumenti di redistribuzione e welfare, nella convinzione che una limitazione delle disuguaglianze non solo sia eticamente pi\u00f9 giusta, ma anche che sia pi\u00f9 utile per una maggiore coesione sociale e alla fine per una migliore crescita economica.<\/p>\n<p>In questo senso uno dei libri pi\u00f9 di sinistra che conosco \u00e8 \u201cLa misura dell&#8217;anima\u201d di Wilkinson e Pickett, che spiega come i malesseri generati dalla diseguaglianza coinvolgono tutti: non solo i poveri, ma anche i ricchi. In una societ\u00e0 troppo diseguale c\u2019\u00e8 pi\u00f9 violenza, pi\u00f9 ignoranza, pi\u00f9 disagio psichico, pi\u00f9 malati, pi\u00f9 detenuti, pi\u00f9 tossicodipendenti, pi\u00f9 ragazze-madri, pi\u00f9 obesi.<\/p>\n<p>Il libro di Wilkinson e Pickett \u00e8 ricco di dati che dimostrano la fondatezza della loro analisi, ma &#8211; giusto a titolo di esempio &#8211; vorrei citare una ricerca apparsa di recente su &#8220;Pnas&#8221;, la rivista dell&#8217;Accademia nazionale delle Scienze degli Stati Uniti, di Michael Norton, docente a Harvard.<\/p>\n<p>\u00c8 uno studio sullo stato d&#8217;animo dei passeggeri degli aerei di linea, sul loro comportamento (aggressivo o amichevole nei confronti degli altri passeggeri e del personale di bordo) e al loro grado di soddisfazione durante il volo. Le conclusioni sono che &#8211; a parit\u00e0 di puntualit\u00e0 e di qualit\u00e0 di servizio &#8211; l&#8217;atteggiamento e l&#8217;appagamento dei passeggeri cambiano a seconda se c&#8217;\u00e8 o non c&#8217;\u00e8 la divisione tra prima e seconda classe.<\/p>\n<p>In altre parole, una diversit\u00e0 di trattamento peggiora l&#8217;esperienza del volo e tende ad aumentare il grado di aggressivit\u00e0 e i comportamenti antisociali. Attenzione, questo avviene non solo tra i passeggeri di seconda classe, ma anche tra quelli di prima: ai quali il confronto con quelli di seconda provoca un aumento di conflittualit\u00e0, un maggiore egocentrismo, un incremento delle esigenze, il che provoca tensione anche con le hostess.<\/p>\n<p>Nella sua semplicit\u00e0, lo studio rivela una cosa fondamentale: tra gli elementi che producono felicit\u00e0 nelle persone la &#8220;ricchezza&#8221; (che in un aereo si declina in comodit\u00e0, puntualit\u00e0, qualit\u00e0 del cibo servito etc) \u00e8 solo uno dei fattori. L&#8217;altro \u00e8 il confronto. Il conflitto tra condizioni diverse.<\/p>\n<p>Detta altrimenti: non basta aumentare il Pil per rendere felici le persone. Certo, serve. Ma non basta: alla percezione della propria felicit\u00e0 contribuiscono altri elementi, tra i quali la disparit\u00e0. Che \u00e8 potenzialmente portatrice di infelicit\u00e0 di conflitto e aggressivit\u00e0.<\/p>\n<p>Questo, quindi, \u00e8 o era l&#8217;obiettivo storico della sinistra: ridurre le disuguaglianze per fare star meglio tutti.<\/p>\n<p>* * *<\/p>\n<p>Nel XX secolo la sinistra si \u00e8 storicamente incarnata, semplificando un po&#8217;, in due diversi esperimenti, cio\u00e8 il comunismo e le socialdemocrazie.<\/p>\n<p>Sul comunismo non mi soffermo: il suo fallimento ha infatti ragioni intrinseche ben note sia di tipo economico sia di tipo umanistico-esistenziale.<\/p>\n<p>Poi per\u00f2 c&#8217;\u00e8 stato anche l&#8217;esperimento della socialdemocrazia. Che ha le sue radici nel New Deal roosveltiano, quando &#8211; cito dall&#8217;ultimo libro di Varoufakis &#8211; \u00abper la prima volta il capitalismo ha dato vita a sistemi di welfare che sembravano indicare un terzo spazio tra liberismo e comunismocon il primato della democrazia sull&#8217;economia e l&#8217;estensione dei diritti sociali\u00bb.<\/p>\n<p>Il periodo da met\u00e0 degli anni 30 ai primi anni 80, quasi mezzo secolo, \u00e8 stato quello in cui la forbice sociale pi\u00f9 si \u00e8 ridotta, prima negli Stati Uniti e poi in Europa, senza n\u00e9 un rallentamento della crescita (anzi, il contrario) n\u00e9 una privazione delle libert\u00e0 personale.<\/p>\n<p>\u00c8 stato forse il mezzo secolo pi\u00f9 giusto, civile e allo stesso tempo efficiente della storia dell&#8217;umanit\u00e0.<\/p>\n<p>\u00c8 cos\u00ec che sono sorte le socialdemocrazie scandinave. Ma qualcosa di non molto diverso \u00e8 avvenuto altrove \u2013 dalla Germania al Regno Unito, dove si \u00e8 sviluppato il welfare. Un po&#8217; \u00e8 avvenuto anche in Italia, con lo Statuto dei Lavoratori e il Servizio sanitario nazionale pubblico e universale. E perfino prima del centrosinistra, con il piano casa Fanfani.<\/p>\n<p>Peccato che tutte queste conquiste della sinistra, e delle classi popolari che la sinistra allora la sinistra rappresentava, siano avvenute attraverso gli stati nazionali.<\/p>\n<p>Cio\u00e8 attraverso leggi di tutela dei ceti deboli e dei lavoratori che venivano approvate dagli Stati nazionali, e al loro interno implementate.<\/p>\n<p>Peccato perch\u00e9, a partire dagli anni &#8217;80, a poco a poco sono finiti proprio gli Stati nazionali, o almeno le economie nazionali. I capitali hanno cominciato a viaggiare da un paese all&#8217;altro. I mercati sono diventati globali. Le aziende hanno iniziato a delocalizzare. Se lo Stato voleva tassarne gli utili per redistribuire, le aziende andavano altrove. Uno Stato fa qualcosa di sgradito ai mercati? Con tre clic su un computer, questi fanno andare in default lo Stato in questione.<\/p>\n<p>Per farla breve: quello che un secolo fa era un ideale di sinistra &#8211; l&#8217;internazionalismo, l&#8217;internazionalizzazione \u2013 \u00e8 paradossalmente diventato lo strumento di un meccanismo globale che toglieva diritti, benessere e welfare ai ceti popolari.<\/p>\n<p>Nessuna politica sociale poteva pi\u00f9 essere fatta dai singoli stati nazionali. I poteri si erano spostati altrove.<\/p>\n<p>E cos\u00ec le socialdemocrazie hanno finito, a poco a poco, di esistere. E i partiti socialisti o socialdemocratici &#8211; tutti ovviamente partiti nazionali &#8211; hanno finito per perdere senso, obiettivi, capacit\u00e0 di cambiare le cose nella direzione verso cui erano cambiate nel mezzo secolo precedente.<\/p>\n<p>Per perpetuarsi &#8211; come organizzazioni, come ceto politico &#8211; questi partiti hanno finito cos\u00ec per emulare le destre liberali, magari solo attenuandone le maggiori asperit\u00e0.<\/p>\n<p>\u00c8 la storia di Blair, di Schroeder, di Hollande, del Pasok in Grecia, del Psoe in Spagna e del centrosinistra italiano. La sinistra che diventa un&#8217;emulazione della destra economica.<\/p>\n<p>Questa vittoria globale dei principi della destra economica &#8211; \u201cbasta redistribuzione, basta welfare, meno regole a imbrigliare i mercati\u201d &#8211; ha provocato una polarizzazione della societ\u00e0 in due campi, \u00e9lite da una parte, gente comune dall\u2019altra.<\/p>\n<p>Questa polarizzazione \u00e8 avvenuta contestualmente alla perdita di senso dei partiti socialisti e di sinistra, cos\u00ec si \u00e8 provocato uno \u201csconquasso di rappresentanza\u201d: quello che viene chiamato il 99 per cento, chi st fuori dalle \u00e9lite, era ormai privo di un partito di sinistra che lo rappresentasse e cos\u00ec si \u00e8 gettato in un voto di rabbia, di protesta. Un voto nazionalista, perch\u00e9 l&#8217;internalizzazione era stato uno strumento del suo impoverimento. E un voto che fosse sempre e comunque \u201ccontro\u201d. Contro i messicani e l&#8217;invasione di prodotti stranieri, contro la casta dei politici, contro i partiti che avevano governato fino a quel momento, contro i \u201cradical chic\u201d, contro tutto quello che viene a torto o a ragione percepito come \u00e9lite.<\/p>\n<p>La privazione di una rappresentanza democratica di classe e il voto \u201ccontro\u201d hanno quindi portato alla sostituzione della rapprsentanza con la proiezione del proprio essere \u201ccontro\u201d in un uomo forte, in un leader muscolare, dalla voce grossa e dai modi decisi, fortemente nazionalista.<\/p>\n<p>Non \u00e8 strano affidarsi a un leader nazionalista e muscolare se l&#8217;internazionalit\u00e0 \u00e8 vista come nemica e se ci si convince che solo l\u2019uomo \u201cdi polso\u201d abbia i muscoli per affrontare i poteri esterni che hanno impoverito i ceti medi e bassi, senza che le democrazie sapessero o volessero opporsi. Di qui i Trump, Le Pen, Putin, Erdogan e molti altri.<\/p>\n<p>\u00c8 cos\u00ec che la destra, per chi sta alla base della piramide, ha sostituito la rappresentanza di sinistra.<\/p>\n<p>* * *<\/p>\n<p>Non \u00e8 una dinamica che durer\u00e0 in eterno, ma \u00e8 quella che stiamo vivendo ora, in un questa fase cos\u00ec particolare.<\/p>\n<p>Fino a pochissimo tempo fa tendevamo a leggere questa fase, questa crisi, secondo la formula di Gramsci, \u201cil vecchio muore e il nuovo non pu\u00f2 nascere: in questo interregno si verificano i fenomeni morbosi pi\u00f9 svariati\u201d.<\/p>\n<p>La formula \u00e8 seducente, di Gramsci abbiamo tutti bisogno. Non sono per\u00f2 sicuro che questa immagine, questa formula, sia sufficiente a capire le dinamiche attuali, anzi mi chiedo se non sia riduttiva. Perch\u00e9 il \u201cvecchio che muore\u201d in questa formula \u00e8 la globalizzazione, o almeno la globalizzazione liberista cos\u00ec come l&#8217;abbiamo vissuta negli ultimi decenni; mentre i \u201cfenomeni morbosi\u201d sarebbero i nuovi fascismi.<\/p>\n<p>Il problema \u00e8 cos&#8217;\u00e8 il nuovo verso cui tenderemmo una volta terminato l&#8217;interregno.<\/p>\n<p>Al momento ci \u00e8 ignoto e probabilmente dipende dalla capacit\u00e0 che avranno le democrazie a mostrare elasticit\u00e0 e flessibilit\u00e0, quella elasticit\u00e0 che ha permesso agli Stati Uniti di dare vita al New Deal quasi 80 anni fa e che invece dopo la crisi del 2008 non \u00e8 stata replicata.<\/p>\n<p>In tutto questo si \u00e8 probabilmente esaurito, da un punto di vista politico, il portato semantico delle parole sinistra e destra, per le ragioni dette sopra.<\/p>\n<p>La destra ha vinto &#8211; \u00abla lotta di classe esiste e l&#8217;abbiamo vinta noi\u00bb, ha detto il miliardario Warren Buffet &#8211; la sinistra ha perso la sua ragione e ha emulato la destra, e la reazione delle classi mediobasse \u00e8 stato l&#8217;affidamento a leader muscolari.<\/p>\n<p>Ma come diceva Mujica, l&#8217;attribuzione semantico-politica alle parole destra e sinistra \u00e8 iniziata dopo la Rivoluzione francese e come \u00e8 iniziata pu\u00f2 finire.<\/p>\n<p>Quello che non si \u00e8 esaurito e non finisce \u00e8 il bivio che ci sta dietro: accentramento delle ricchezze o redistribuzione, welfare o abbandono delle persone a se stesse, societ\u00e0 o individuo. Da una parte la visione di Margaret Thatcher, secondo cui \u00abla societ\u00e0 non esiste: ci sono gli individui\u00bb; dall&#8217;altra parte quella del pedagogista Jean Piaget, secondo il quale invece \u00abla societ\u00e0 ha inizio a partire da due individui, quando il rapporto fra questi individui modifica la natura del loro comportamento\u00bb.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 e resta il grande bivio, la grande scelta, e questa \u00e8 la diade che continua oltre le parole <em>destra<\/em> e <em>sinistra<\/em>.<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it\/2017\/04\/08\/il-grande-bivio-dopo-destra-e-sinistra\/\">http:\/\/gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it\/2017\/04\/08\/il-grande-bivio-dopo-destra-e-sinistra\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ALESSANDRO GILIOLI Qui di seguito, per chi \u00e8 interessato, l&#8217;intervento che ho fatto ieri all&#8217;incontro su destra e sinistra, al Festival del Giornalismo di Perugia. 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