{"id":29948,"date":"2017-04-12T12:00:19","date_gmt":"2017-04-12T10:00:19","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=29948"},"modified":"2017-04-11T18:17:11","modified_gmt":"2017-04-11T16:17:11","slug":"perche-la-strategia-del-def-di-padoan-e-incerta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=29948","title":{"rendered":"Perch\u00e9 la strategia del Def di Padoan \u00e8 incerta"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>FORMICHE.NET (Guido Salerno Aletta)<\/strong><\/p>\n<p>Il prossimo Def, che conterr\u00e0 il quadro previsionale macroeconomico e le linee guida della politica di bilancio per il 2018, preciser\u00e0 innanzitutto i contenuti della \u201cmanovrina\u201d di primavera. Anche questo aggiustamento dovr\u00e0 avere carattere strutturale, per ottenere gi\u00e0 entro la fine del corrente anno un incasso di 3,4 miliardi di euro, pari allo 0,2% del pil. Essendo disposta quasi a met\u00e0 anno, l\u2019incidenza su base annua varr\u00e0 circa il doppio, e la sua proiezione verr\u00e0 contabilizzata per intero a partire dal 2018. Questa sar\u00e0 la base di partenza per la manovra strutturale di autunno, ben pi\u00f9 consistente, che deve arrivare allo 0,5% del pil. Si dovranno trovare all\u2019incirca 20 miliardi annui, per sostituire con altrettante misure strutturale le clausole di salvaguardia che gi\u00e0 dispongono a decorrere dal 2018 gli aumenti dell\u2019Iva.<\/p>\n<p>La correzione di primavera dovrebbe essere gi\u00e0 definita, con un mix di tagli lineari alle spese ministeriali, di interventi sulle accise e sui giochi, e di maggiori incassi sull\u2019Iva attraverso la estensione del sistema di split-payment a nuovi settori. Si aggiungeranno i finanziamenti per la ricostruzione delle aree terremotate del centro Italia, per circa un miliardo l\u2019anno per un triennio, che non per\u00f2 non incidono sulla spesa strutturale.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda il 2018 e seguenti, la ossatura strategica Def si presenta assai incerta: da una parte, c\u2019\u00e8 il forte impatto politico di ulteriori e pi\u00f9 consistenti correzioni strutturali del bilancio; dall\u2019altra, la prospettiva di rinegoziare a breve con la Commissione le regole sulla flessibilit\u00e0, riducendo per tutti i Paesi che aderiscono al Fiscal Compact il ritmo delle correzioni strutturali annue (lo 0,5% del pil) oggi prescritte al fine di arrivare al pareggio di bilancio. N\u00e9 va sottaciuta la eventualit\u00e0 che, ove Matteo Renzi dovesse vincere le primarie del Pd ritornando Segretario del partito, si arrivi alla fine anticipata della legislatura anche prima della adozione delle misure correttive ipotizzate nel Def.<\/p>\n<p>In questo contesto, il Def 2017 sar\u00e0 dunque una raccolta di intenzioni per lo pi\u00f9 abbozzate. Nessuno comunque dovr\u00e0 fare brutta figura: n\u00e9 il governo in carica, che si presenter\u00e0 con le carte formalmente in regola con la correzione strutturale dello 0,2% del pil gi\u00e0 a partire da quest\u2019anno e poi con quella dello 0,5% dal 2018 in avanti; n\u00e9 la Commissione europea che potr\u00e0 prender\u00e0 per buone le promesse, in attesa di settembre. Qualche piccolo strappo negoziale potrebbe esserci, anche solo per lasciare spazio alle trattative volte alla revisione della Comunicazione della Commissione europea sulla flessibilit\u00e0 del 13 febbraio 2015.<\/p>\n<p>Vale la pena, a questo punto, riepilogare quanto \u00e8 accaduto finora, sia nei rapporti tra la Commissione europea e l\u2019Italia in ordine alla impostazione dei bilanci del 2016 e 2017, sia in relazione ai risultati del 2016 in termini di pil, deficit e debito pubblico. Rappresentano la base di partenza per lo scenario su cui verr\u00e0 costruito il Def 2017.<\/p>\n<p>In una nota del 26 maggio dello scorso anno, la Commissione europea metteva gi\u00e0 in luce tre aspetti relativi alla deviazione dell\u2019Italia dal percorso di azzeramento del deficit strutturale: nel Def 2016, appena varato, si prevedeva una peggioramento del deficit annuo dello 0,4% (rispetto alla correzione migliorativa dello 0,5% che rappresenta la regola), di cui lo 0,3% riferito alla clausola di esclusione degli investimenti pubblici e lo 0,1% alla clausola legata alle riforme strutturali. A sua volta, questo ultimo 0,1% di flessibilit\u00e0 per le riforme si andava a sommare allo 0,4% gi\u00e0 ottenuto allo stesso titolo nel 2015, esaurendo cos\u00ec il plafond dello 0,5% complessivamente ottenibile. Rispetto alle previsioni formulate nel 2015, che prevedevano nel 2016 un deficit dell\u20191,8% del pil, si arrivava cos\u00ec al 2,2%. In aggiunta, invocando le circostanze eccezionali legate al terrorismo ed all\u2019immigrazione incontrollata, il governo italiano aveva richiesto nel Def 2016 un ulteriore margine di flessibilit\u00e0, per lo 0,2%, arrivando cos\u00ec ad un deficit annuo del 2,4% del pil. Rispetto ad un miglioramento del deficit strutturale pari allo 0,5% richiesto, l\u2019Italia si presentava con un peggioramento dello 0,6%: di conseguenza, veniva a slittare ancora una volta, addirittura oltre l\u2019orizzonte del 2019 considerato dal documento, il raggiungimento del pareggio strutturale che era stato invece previsto per il 2016 dal Def 2014 e poi nel 2018 dal Def 2015. Se si rammenta che, nella ancor famosa lettera a doppia firma Trichet-Draghi del 3 agosto 2011, si richiedeva al governo italiano il pareggio strutturale del bilancio entro il 2013, si pu\u00f2 ben constatare come tra il dire ed il fare ci sia di mezzo molto pi\u00f9 di un mare. Dopo la approvazione della legge di bilancio per il 2017, la Commissione ha ribadito le osservazioni formulate a maggio, e ci si \u00e8 accordati per la correzione strutturale del deficit, per il citato 0,2% del pil, che sar\u00e0 introdotta con la cosiddetta manovrina di primavera.<\/p>\n<p>I risultati del 2016 sono stati sostanzialmente in linea con l\u2019evolversi delle previsioni: il pil \u00e8 aumentato dello 0,9%, rispetto allo 0,8% previsto dal governo a settembre in riduzione rispetto all\u20191,2% di aprile; mentre l\u2019indebitamento netto della PA \u00e8 stato del 2,4% del pil.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda le prospettive per il 2018, il primo snodo \u00e8 rappresentato dal livello del deficit, che \u00e8 stato fissato programmaticamente dal Def di settembre scorso all\u20191,2% del pil, rispetto ad un tendenziale di appena l\u20190,8% che sconta la applicazione delle severe clausole di salvaguardia che aumentano l\u2019Iva.<\/p>\n<p>Le ipotesi che si fanno in ordine alle correzioni strutturali sono numerose, ma si concentrano su due misure in particolare: da una parte c\u2019\u00e8 la revisione delle detrazioni fiscali (tax expenditure) e dall\u2019altra il passaggio il diverso computo per l\u2019imposizione catastale, passando dal numero di vani al numero di metri quadrati.<\/p>\n<p>La revisione delle deroghe fiscali si presta ad interventi di grande consistenza dimensionale in termini di maggior gettito fiscale, considerando che lo studio condotto nel 2011 dalla Commissione Vieri Ceriani aveva censito ben 720 norme di legge che allora andavano a sottrarre nel complesso oltre 253 miliardi di euro al gettito fiscale, considerando le imposte erariali, i prodotti ammessi alle aliquote ridotte dell\u2019Iva, l\u2019Irap e le imposte locali. Nello studio, le misure derogatorie e di favore venivano inquadrate in categorie, al fine di individuare la norma costituzionale che giustificava la deroga ovvero l\u2019interesse generale incentivato, stimando singolarmente la perdita di gettito derivante.<\/p>\n<p>E\u2019 gi\u00e0 stata invece oggetto di vivissime contestazioni la attuazione delle modifiche al sistema catastale, di cui si discute da diversi anni: \u00e8 una riforma perennemente nel cassetto della Amministrazione finanziaria, di cui si teme un effetto di ulteriore appesantimento del prelievo sugli immobili, dopo le rivalutazioni effettuate per legge al fine di calcolare l\u2019IMU, e le revisioni per singole zone censuarie adottate da parte dei Comuni.<\/p>\n<p>Nel Def potrebbe trovare spazio anche una misura volta ad accelerare il taglio del debito, mediante la cessione alla Cassa Depositi e Prestiti di azioni di risparmio di una costituenda holding, a cui verrebbero conferite le quote di propriet\u00e0 dello Stato nelle principali imprese: in questo modo, la Cassa non avrebbe poteri sulla gestione ma solo un trattamento di favore nella distribuzione degli utili. Il provento dell\u2019operazione servirebbe all\u2019ammortamento anticipato di un corrispondente ammontare di titoli di debito in circolazione. E\u2019 solo una operazione di ingegneria finanziaria, che sfrutta la esclusione della Cassa dal perimetro delle PA. In alcuni ambienti, di recente \u00e8 stata anche prospettata la ipotesi di far entrare nel capitale della Cassa altri investitori privati, in aggiunta alle quote detenute dalle Fondazioni bancarie: \u00e8 un tema assai delicato per il fatto che la Cassa raccoglie fra il pubblico il risparmio che beneficia della completa garanzia dello Stato. Per di pi\u00f9, i Buoni fruttiferi postali sono immediatamente rimborsabili alla pari, qualunque sia la scadenza prevista per la emissione. L\u2019ingresso di capitale privato nella Cassa, in aggiunta alle Fondazioni che hanno un rilievo pubblicistico, creerebbe un conflitto assai grave nella gestione dei fondi raccolti. Diversa, naturalmente, sarebbe la prospettiva di collocare direttamente sul mercato, azioni di risparmio di questa nuova holding pubblica. Quello che si intuisce \u00e8 la volont\u00e0 di abbattere contabilmente, con questa cessione alla Cassa, i 20 miliardi di debito pubblico aggiuntivo rispetto all\u2019ammontare derivante dal deficit di bilancio, che sono stati decisi per procedere ai salvataggi bancari, con la ricapitalizzazione del Monte dei Paschi di Siena e delle due banche venete.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda la web tax, finora si \u00e8 rinviata ogni decisione auspicando una normativa omogenea a livello europeo. Nel frattempo, tra i grandi operatori c\u2019\u00e8 qualcuno che si \u00e8 messo in regola con il fisco mentre altri sono sotto inchiesta per evasione. Nulla si sa, invece, del ruling internazionale concordato tra l\u2019Amministrazione finanziaria e le multinazionali che decidono di installarsi in Italia solo a seguito di precise garanzie fiscali: sarebbe una beffa accorgersi solo alla fine, una volta che magari sar\u00e0 stata varata la web tax, che se ne ricaver\u00e0 ben poco in quanto nel frattempo sono stati assunti accordi fiscali blindati, non modificabili da norme successive.<\/p>\n<p>Ci sar\u00e0 molto probabilmente spazio per il taglio del cuneo fiscale, che rappresenta la differenza tra il costo del lavoro ed il netto in busta paga. E\u2019 una strategia in atto da tempo, che mira a spostare la tassazione dalle persone alle cose,\u00a0 dal lavoro ai consumi, riducendo le imposte dirette ed incrementando quelle indirette. Nella migliore delle ipotesi, se gli sgravi non andranno ad incrementare i profitti, questa manovra servir\u00e0 alle imprese per fare i rinnovi contrattuali a costo zero: il risparmio di imposta per l\u2019impresa verrebbe trasferito in busta al lavoratore, che per\u00f2 poi si trover\u00e0 da pagare accise ed imposte indirette pi\u00f9 alte.<\/p>\n<p>Infine, c\u2019\u00e8 la sempre incombente imposta sulle donazioni e sulle successioni: sarebbe una nuova imposta immobiliare, in un momento in cui gli immobili in vendita non hanno mercato. Il solo parlarne non porta bene.<\/p>\n<p>Una sola considerazione, per concludere. Si insiste con la correzione del bilancio, considerando le poste economiche. Di qui ad un anno, due manovre pari complessivamente allo 0,7% del pil porteranno ad una nuova flessione del ciclo, visto che il moltiplicatore fiscale \u00e8 di gran lunga superiore all\u2019unit\u00e0. Una condizione ancor pi\u00f9 pericolosa, perch\u00e9 il sistema del credito \u00e8 ingessato mentre il risparmio viene drenato all\u2019estero, per centinaia di miliardi.<\/p>\n<p>La ricetta europea, uguale per tutti, non considera che siamo gi\u00e0 l\u2019unico Paese insieme alla Germania ad avere un saldo primario in attivo: non restituiamo con la spesa tutte le entrate percepite, dacch\u00e9 una buona parte (tra l\u20191,5 e l\u20191,7% del pil, a tanto ammonta l\u2019avanzo) va a pagare gli interessi sul debito. Ed il deficit, il nuovo debito contratto annualmente, serve solo per pagare la residua quota di servizio del debito. Il bilancio pubblico non fornisce nessun impulso positivo all\u2019economia, anzi drena risorse al sistema finanziario che le investe all\u2019estero. Andava stabilito un obiettivo da raggiungere in termini di saldo primario attivo, non alla velocit\u00e0 con cui arrivare ad un insostenibile pareggio strutturale.<\/p>\n<p>Per colmo dell\u2019ironia, paghiamo ben caro il debito pubblico contratto per partecipare al Fondo Salva Stati (Esm), una cinquantina di miliardi, di cui hanno beneficiato tanti Paesi e tanti sistemi bancari europei. Ed il Fondo investe in chiss\u00e0 quali asset, magari tedeschi con la Tripla A, mentre il Tesoro italiano si indebita ancora per sostenere le nostre banche.<\/p>\n<p>Mancano solo un paio di giorni alla presentazione del Def. Per la sua attuazione, ci vorr\u00e0 assai pi\u00f9 tempo.<\/p>\n<p>Per capire bene che cosa ci sta succedendo, di tempo ce n\u2019\u00e8 stato invece fin troppo.<\/p>\n<p><strong>fonte: <\/strong><a href=\"http:\/\/formiche.net\/2017\/04\/11\/strategia-def-padoan\/\" target=\"_blank\"><em>http:\/\/formiche.net\/2017\/04\/11\/strategia-def-padoan\/<\/em><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di FORMICHE.NET (Guido Salerno Aletta) Il prossimo Def, che conterr\u00e0 il quadro previsionale macroeconomico e le linee guida della politica di bilancio per il 2018, preciser\u00e0 innanzitutto i contenuti della \u201cmanovrina\u201d di primavera. Anche questo aggiustamento dovr\u00e0 avere carattere strutturale, per ottenere gi\u00e0 entro la fine del corrente anno un incasso di 3,4 miliardi di euro, pari allo 0,2% del pil. 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