{"id":30114,"date":"2017-06-01T00:26:22","date_gmt":"2017-05-31T22:26:22","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=30114"},"modified":"2017-06-01T11:57:34","modified_gmt":"2017-06-01T09:57:34","slug":"la-qualita-come-risposta-al-neoliberismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=30114","title":{"rendered":"La qualit\u00e0 come risposta al neoliberismo"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\">di WOUTER J. HANEGRAAFF (storico della filosofia; Universit\u00e0 di Amsterdam)<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\">Fino a non molto tempo fa avevo la sensazione, da accademico e intellettuale, di dare il mio piccolo contributo a una grande storia che poteva essere descritta (nel bene o nel male, poco importa) come la storia della \u201cCultura Occidentale\u201d, e non avevo motivo di credere che questa storia potesse interrompersi. La mia identit\u00e0 e i miei valori guida sono stati forgiati dalla storia culturale, intellettuale e spirituale dell\u2019Europa. Quello \u00e8 sempre stato il mio mondo. Ma ora questo mondo cambia. Nei momenti bui avverto la cupa sensazione che molto presto \u2013 e molto prima di quanto pensavo potesse accadere solo pochi anni fa \u2013 entreremo in un\u2019era nella quale \u2013 per parafrasare la voce narrante di Galadriel nella scena iniziale del film <em>Il signore degli anelli <\/em>\u2013 buona parte di quanto oggi riteniamo abbia valore sar\u00e0 perduta per sempre, perch\u00e9 \u201cnon sar\u00e0 in vita nessuno che potr\u00e0 averne memoria\u201d. Quali sono i cambiamenti fondamentali che stanno avendo impatto su di noi e che possono spiegare il mio senso di declino, la mia sensazione di trovarmi alla vigilia di una perdita irreparabile?<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\">Dagli anni Ottanta reaganiani e thatcheriani le nostre menti \u2013 progressivamente, ma fatalmente \u2013 sono state catturate dall\u2019idea che ogni cosa che si d\u00e0 al mondo pu\u00f2 essere descritta in termini di \u201cmercato\u201d, e che i soli valori che contano sono valori esprimibili in termini economici. Ne \u00e8 derivato un sistematico rovesciamento della normale relazione che si instaura fra mezzi e fini. Un tempo si dava la convinzione che il denaro fosse un mezzo per raggiungere i fini desiderati: ovviamente ci vuole denaro per creare buoni sistemi sanitari, ci vuole denaro per creare buone istituzioni nel campo dell\u2019istruzione, e cos\u00ec via. Il denaro identificava un mezzo funzionale al perseguimento di obiettivi suscettibili di essere valutati nella loro autonoma consistenza.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\"><strong>Quella logica \u00e8 stata rovesciata<\/strong>. La sanit\u00e0 e l\u2019istruzione (per restare agli esempi appena fatti) sono oggi definiti quali prodotti inseriti in un mercato. Come tali, non identificano pi\u00f9 fini desiderabili da perseguire perch\u00e9 intrinsecamente dotati di valore, per quello che sono e significano. Sono diventati mezzi per perseguire un nuovo e differente scopo: la massimizzazione del profitto. La logica interna di questo sistema tende a dirci che, in realt\u00e0, noi non dobbiamo preoccuparci troppo della circostanza che la gente goda veramente di una buona salute o acquisisca una buona istruzione. Ci\u00f2 che conta \u00e8 se la gente compra sanit\u00e0 e istruzione, con costi decrescenti e profitti crescenti. In breve, la salute e la conoscenza non sono pi\u00f9 valori fondamentali. L\u2019unico valore che conta \u00e8 il valore monetario o economico.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\">L\u2019istituzione si \u00e8 trasformata in una fabbrica, concepita per produrre un prodotto che renda possibile il profitto. La qualit\u00e0 \u00e8 divenuta irrilevante per come funziona il sistema. Il quale riconosce solo dati quantificabili, che si prestano all\u2019analisi statistica e che possono essere tradotti in termini economici e finanziari. Ne segue che le universit\u00e0 non sono pi\u00f9 votate all\u2019istruzione \u201csuperiore\u201d. Esse sono calate in un sistema operativo che sovverte i fini (gli scopi, gli obiettivi) che un tempo si riteneva esse dovessero perseguire. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\">Temo che un cambiamento di rotta reale e durevole risulter\u00e0 impossibile finch\u00e9 il capitalismo neoliberista sar\u00e0 chiamato a fungere da sistema operativo dell\u2019istruzione superiore in Europa. Effettuare l\u2019aggiornamento di quel sistema non basta. Anzi, perfezionare ulteriormente le sue funzionalit\u00e0 peggiorerebbe le cose. Abbiamo bisogno di un nuovo sistema operativo, fondato su un principio che agli occhi dei seguaci dell\u2019attuale sistema rappresenta un vero anatema: la qualit\u00e0 nell\u2019istruzione e nella ricerca non pu\u00f2 essere quantificata e tradotta in termini economici, ma \u00e8 un irriducibile valore fondante, interamente autonomo, e non misurabile con la logica del calcolo economico.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\">Il secondo cambiamento cruciale che \u00e8 dato osservare nel contesto che viviamo, \u00e8 l\u2019eccesso di informazione, con i suoi effetti perniciosi. La rivoluzione dell\u2019informazione ha preso piede ed \u00e8 deflagrata con sempre maggior vigore a partire dai primi anni Novanta, in perfetta sincronia con l\u2019ascesa del capitalismo neoliberista. Abbiamo una quantit\u00e0 illimitata di informazioni a portata di dita, ma non siamo pi\u00f9 in grado di discernere il vero dal falso. E questo \u00e8 vero anche in campi molto specializzati della conoscenza. C\u2019\u00e8 stato un tempo in cui potevo mettere assieme una disamina ragionevolmente accurata e completa della letteratura scientifica su un dato argomento. Oggi sono travolto, anche in aree che conosco molto bene, da un quotidiano tsunami di pubblicazioni online (le quali, quasi inevitabilmente, sono preferite alle tradizionali pubblicazioni cartacee per il semplice motivo che \u00e8 gi\u00e0 troppo difficile gestire l\u2019informazione disponibile online). Nessuno ce la fa a stare dietro a questo processo, e la situazione \u00e8 resa pi\u00f9 grave dalla circostanza che i tradizionali criteri di selezione non hanno pi\u00f9 nulla a che fare con la reale qualit\u00e0 della pubblicazione.<br \/>\n<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\">Questo processo pu\u00f2 in gran parte spiegarsi con le due dinamiche di cui si sta discutendo qui. L\u2019impatto del capitalismo neoliberale sulle pubblicazioni accademiche ha significato che vendere un prodotto della ricerca (in questo caso: riuscire a vedere pubblicato il proprio articolo da\u00a0un giornale peer-reviewed) \u00e8 diventato molto pi\u00f9 importante della reale qualit\u00e0 del prodotto. E inoltre che gli autori devono produrre ci\u00f2 che il mercato sembra chiedere\u00a0loro: se il tuo lavoro \u00e8 troppo audace, originale, creativo, troppo fuori dal seminato, questo potrebbe diminuire le possibilit\u00e0 di veder accettato il lavoro nella rivista. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\">Tutto ci\u00f2 fa s\u00ec che gli studiosi non lavorino pi\u00f9 come una volta. I pi\u00f9 bravi fra noi avevano l\u2019abitudine di studiare un certo tema a fondo e in modo sistematico, nel tentativo di andare al fondo delle cose, perch\u00e9 ancora ritenevano che esistesse un \u201cfondo\u201d da raggiungere. Ma quell\u2019illusione \u00e8 svanita e ci ritroviamo, invece, a collazionare dati, o a selezionarli in modo pi\u00f9 o meno casuale. Troppo spesso avvertiamo la sensazione di non aver tempo per svolgere uno studio profondo e concentrato su una particolare fonte o su un lavoro specifico di un nostro collega. Perch\u00e9, se no, che ne sarebbe di tutte quelle altre infinite fonti? Che ne sarebbe di tutti quegli altri studiosi i cui lavori si affastellano sulla scrivania o nel\u00a0nostro computer in attesa di essere letti? Siamo sicuri di star leggendo l\u2019articolo giusto in questo momento? Forse dovremmo leggere uno di quegli altri innumerevoli articoli che ci aspettano\u2026 Ma come scegliere? Come possiamo sapere quale fra loro merita la nostra attenzione e quale rappresenta solo una perdita di tempo, se non abbiamo preventivamente filtrato in qualche modo queste informazioni? E cos\u00ec continuiamo i nostri carotaggi, frettolosi e superficiali; oppure ci rassegniamo all\u2019inevitabile e cominciamo a selezionare pi\u00f9 o meno a caso.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\">Negli ultimi decenni le riforme dell\u2019istruzione sono state dominate dall\u2019idea che gli studenti devono imparare le abilit\u00e0 e non devono acquisire conoscenza: ci\u00f2 che sai non \u00e8 cos\u00ec importante se \u00e8 vero che puoi rintracciare l\u2019informazione di cui hai bisogno nel momento in cui ti serve. Questa filosofia educativa si fonda su un errore fondamentale. Abbiamo trascurato il fatto che in assenza di conoscenza, l\u2019informazione diventa priva di significato e la selezione dei dati (la scelta informata) diventa impossibile. Avendo messo il carro innanzi ai buoi, siamo indifesi di fronte ai nefasti effetti dell\u2019eccesso informazionale. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\">Nell\u2019arco dell\u2019ultimo decennio, grossomodo, sono stato testimone di come i miei studenti rimanessero sempre pi\u00f9 straniti tutte le volte che facevo riferimento a cose come la \u201cTarda Antichit\u00e0\u201d, i \u201cMedioevi\u201d, il \u201cRinascimento\u201d, la \u201cRivoluzione Scientifica\u201d, l\u2019\u201dIlluminismo\u201d, il \u201cRomanticismo\u201d e cos\u00ec via. La pi\u00f9 parte di loro ha solo una vaga idea di quando queste periodizzazioni storiche presero luogo, di cosa significarono, dei fattori che li determinarono, e del perch\u00e9 loro dovrebbero interessarsene.<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-57505 alignright\" src=\"http:\/\/www.roars.it\/online\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Schermata-2017-04-16-alle-16.31.39-300x234.png\" sizes=\"(max-width: 276px) 100vw, 276px\" srcset=\"http:\/\/www.roars.it\/online\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Schermata-2017-04-16-alle-16.31.39-300x234.png 300w, http:\/\/www.roars.it\/online\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Schermata-2017-04-16-alle-16.31.39-70x55.png 70w, http:\/\/www.roars.it\/online\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Schermata-2017-04-16-alle-16.31.39-310x242.png 310w, http:\/\/www.roars.it\/online\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Schermata-2017-04-16-alle-16.31.39.png 733w\" alt=\"\" width=\"276\" height=\"215\" \/> In breve, stiamo rapidamente perdendo la nostra capacit\u00e0 di orientarci nei corridoi temporali della storia. Ma, se non sappiamo pi\u00f9 da dove veniamo, questo significa che non sappiamo dove ci troviamo, e di conseguenza finiremo per perdere la cognizione di chi siamo. Questo perch\u00e9 gli esseri umani sono programmati per definire la loro identit\u00e0 attraverso la memoria: un\u2019amnesia individuale significa non sapere chi si \u00e8, e perch\u00e9 si \u00e8, e l\u2019amnesia storica produce il medesimo effetto sulla societ\u00e0 in generale. Diventiamo senza senso, disorientati e privi di direzioni. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\">Da dove prenderemo i nostri valori in una condizione di amnesia storica? Questo non \u00e8 un problema risolvibile \u201ccercando i dati giusti, ottenendo le corrette informazioni\u201d. A parte alcuni valori molto immediati ed elementari che trovano fondamento nella biologia animale (e.g. \u201cpiacere=buono \/ dolore=cattivo \u2013 ma anche questi valori possono essere riprogrammati, come ben sa chi ha studiato la storia dei mart\u00ecri), noi assumiamo i nostri valori non dall\u2019informazione, ma dalla cultura e dalla memoria: i valori sono letteralmente <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-57506 alignright\" src=\"http:\/\/www.roars.it\/online\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Schermata-2017-04-16-alle-16.48.06.png\" sizes=\"(max-width: 188px) 100vw, 188px\" srcset=\"http:\/\/www.roars.it\/online\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Schermata-2017-04-16-alle-16.48.06.png 295w, http:\/\/www.roars.it\/online\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Schermata-2017-04-16-alle-16.48.06-54x55.png 54w, http:\/\/www.roars.it\/online\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Schermata-2017-04-16-alle-16.48.06-32x32.png 32w, http:\/\/www.roars.it\/online\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Schermata-2017-04-16-alle-16.48.06-50x50.png 50w, http:\/\/www.roars.it\/online\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Schermata-2017-04-16-alle-16.48.06-64x64.png 64w, http:\/\/www.roars.it\/online\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Schermata-2017-04-16-alle-16.48.06-96x96.png 96w, http:\/\/www.roars.it\/online\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Schermata-2017-04-16-alle-16.48.06-128x128.png 128w\" alt=\"\" width=\"188\" height=\"190\" \/>coltivati da una generazione all\u2019altra, sulla base di quanto \u00e8 oggetto di ricordo. Eravamo soliti tramandarci i valori derivati dalla cultura europea, specialmente quelli dell\u2019antichit\u00e0 classica, delle religioni ebraiche e cristiane, dalla razionalit\u00e0 illuministica, e dalla scienza moderna; ma, in luogo di tradizioni viventi, questi elementi sono divenuti mere opzioni sottoposte alla scelta di un consumatore, che si offrono a noi nella forma di una sconcertante massa di dati disparati, privi di criteri o direttive utili a sceglierli e a valutarli. Il nostro paradigma regnante (il capitalismo neoliberale), combinato con l\u2019informazione rampante e l\u2019amnesia storica, ci lascia totalmente ciechi sul da farsi. Siamo profondamenti insicuri sui nostri valori perch\u00e9 n\u00e9 il mercato n\u00e9 i dati ce li possono chiarificare. Questo ci rende incredibilmente vulnerabili di fronte a culture o ideologie che sanno benissimo perch\u00e9 siamo qui e che direzione dovremmo intraprendere.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\">E allora dov\u2019\u00e8 la luce in fondo al tunnel? Non ho la presunzione di avere una risposta, e di sicuro non posso guardare nella sfera di cristallo. Sto solo cercando di acquisire una prospettiva che ci consenta di vederla questa luce. Una cosa mi sembra chiara: di sicuro l\u2019unica strada da percorrere \u00e8 quella di spiegare le nostre vele verso ci\u00f2 che oggi ci manca. Per scoprire questo qualcosa che ci manca, potremmo chiederci cosa tiene uniti i due fattori chiave del capitalismo neoliberale e dell\u2019eccesso nefasto d\u2019informazione. A me sembra che la risposta sia molto semplice: l\u2019assenza di qualit\u00e0. Il capitalismo neoliberale \u00e8 incapace di gestire la qualit\u00e0 e la converte in quantit\u00e0; e sostituire il perseguimento della conoscenza con l\u2019eccesso d\u2019informazione impone di sacrificare la qualit\u00e0 a vantaggio dell\u2019accumulazione dei dati.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\">Ci\u00f2 che dobbiamo fare \u00e8 rispondere alla domanda che Robert Pirsig si pose\u00a0nel suo classico <em>Lo zen e l\u2019arte della manutenzione della motocicletta <\/em>(1974): cos\u2019\u00e8 la qualit\u00e0? Non fatevi fuorviare dalle apparenze o dalle prime impressioni: non si tratta di una questione astratta o filosofica, di cui discettare sorseggiando un buon bicchiere di vino a sera. \u00c8 una ricerca esistenziale, inseparabile dalla ricerca dei veri valori. Se presa davvero sul serio, e se meditata a un livello profondo (e non ho la pretesa di riuscire a farcela in entrambi i casi, perch\u00e9 \u00e8 davvero molto difficile farlo) essa metter\u00e0 in gioco l\u2019intero senso della nostra esistenza e determiner\u00e0 tutto ci\u00f2 che facciamo. Possiamo porci questo problema esplicitamente o solo implicitamente, forse impiegando termini differenti, o possiamo cercare di analizzarlo\u00a0attraverso le nostre azioni invece che impiegando parole. Ma sar\u00e0 sempre la ricerca della qualit\u00e0.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\">(<em>traduzione di Umberto Izzo<\/em>)<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\"><em>fonte: www.roars.it<\/em><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di WOUTER J. 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