{"id":30116,"date":"2017-05-08T00:05:24","date_gmt":"2017-05-07T22:05:24","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=30116"},"modified":"2017-05-05T23:39:30","modified_gmt":"2017-05-05T21:39:30","slug":"lesaurimento-delluniversita-umanistica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=30116","title":{"rendered":"L&#8217;esaurimento dell&#8217;universit\u00e0 umanistica"},"content":{"rendered":"<p>di BEPPI CHIUPPANI (narratore e saggista)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dell\u2019universit\u00e0 \u00e8 sempre difficile parlare. Si tratta di uno dei templi della cultura della classe media e metterla in discussione insidia pi\u00f9 di un feticcio del nostro tempo: la meritocrazia ad esempio, la produttivit\u00e0 o la professionalit\u00e0. L\u2019attuale diffusione di questi e altri valori associati attribuisce loro un\u2019aura di inevitabilit\u00e0: in realt\u00e0 essi rappresentano un modo di vita e lavoro nato in un particolare periodo storico, giunto in seguito a una sorta di compimento e di fatto gi\u00e0 in fase di declino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019universit\u00e0 stessa pu\u00f2 sembrare un\u2019istituzione perfino millenaria e quasi eterna, eppure non lo \u00e8: rifondata nell\u2019Ottocento in gran parte dell\u2019Occidente sulla scorta di modelli tedeschi, in essa ha trovato espressione istituzionale il sapere positivistico fiorito dopo la rivoluzione francese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Positivismo nel XXI secolo? In effetti s\u00ec, ma tanto spinto e vacuo da apparire l\u2019altra faccia della massificazione post-borghese; poich\u00e9 sebbene abbia spesso voluto porsi in modo antitetico a questa, l\u2019universit\u00e0 \u00e8 stata protagonista di un processo di \u201cestremizzazione\u201d della cultura occidentale parallelo e analogo a quello che ha portato alla societ\u00e0 dei consumi e oltre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il risultato \u00e8 stato un tale allontanamento della pratica accademica da quella letteraria che oggi la critica \u00e8 sempre meno in grado di trasmettere le lettere: sta di fatto facendo dell\u2019altro. Era un destino probabilmente gi\u00e0 scritto, pur se fino ai primi decenni dopo la Seconda Guerra Mondiale non \u00e8 stato cos\u00ec raro per gli scrittori e gli stessi lettori trovare interlocutori tra critici e studiosi (grazie a epistolari, prefazioni, edizioni critiche, recensioni, elzeviri ecc.) Questa triangolazione si \u00e8 andata tuttavia costantemente sfilacciando sino di fatto a dissolversi, e ci\u00f2 che oggi passa per sapere umanistico accademico si trova spesso a non essere che proliferazione concettuale concepita a scopo professionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma se l\u2019universit\u00e0 umanistica \u00e8 probabilmente gi\u00e0 divenuta un apparato burocratico senza pi\u00f9 una funzione oltre alla propria sopravvivenza \u2013 buon caso di inerzia delle burocrazie \u2013 chi in questo quadro ha perso pi\u00f9 di tutti \u00e8 il lettore: che nella migliore delle ipotesi ha visto inaridirsi uno dei pochi canali di trasmissione del letterario e nella peggiore ha finito, di fronte alla bizzarria di certi articoli specialistici, per convincersi che soltanto grazie a un dottorato o a una posizione universitaria gli sia possibile accedere alla letteratura \u2013 mentre ci\u00f2 potrebbe invece precludergliene per sempre l\u2019esperienza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per capire come si \u00e8 arrivati a questo \u00e8 utile lavorare per qualche anno negli Stati Uniti, possibilmente in uno degli atenei che si trovano alle pi\u00f9 alte posizioni nei cosiddetti <em>academic ranking<\/em>. \u00c8 in essi che le potenzialit\u00e0 storiche dell\u2019universit\u00e0 occidentale sono giunte alla loro pi\u00f9 compiuta consumazione: molto se non tutto ruota attorno al merito, fatte salve eccezioni naturalmente, ma proprio per questo vi diventa chiaro quanto sia <em>na\u00eff<\/em> la celebrazione della \u201cmeritocrazia\u201d diffusamente praticata in Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il trionfo del merito pu\u00f2 avvenire soltanto se si attribuisce un forte potere, un <em>kratos <\/em>appunto, a degli apparati di controllo. Ci\u00f2 ha conseguenze immediate nella strutturazione delle \u201ccomunit\u00e0\u201d accademiche, che negli Stati Uniti sono divenute organismi fortemente gerarchici estremamente efficaci nell\u2019imporre alla professione una serie di dettami molto rigorosi. Vi si \u00e8 spesso di fronte a prescrizioni per certi versi ancora pi\u00f9 insidiose di quelle personalistiche cui siamo abituati in Italia, perch\u00e9 effettuate da forze relativamente impersonali e istituzionalizzate (facolt\u00e0, dipartimenti, congressi, commissioni, <em>steering committees<\/em>, ecc.) ben pi\u00f9 potenti e meno negoziabili del barone di turno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre, si \u00e8 giunti in America a una forte standardizzazione dei criteri con cui il controllo viene esercitato, che nel tempo si sono di fatto ridotti ad appena uno, mutuato dai dipartimenti scientifici: cio\u00e8 all\u2019imposizione della monocultura dell\u2019articolo accademico, che quando \u00e8 prodotto in quantit\u00e0 particolarmente generose diventa libro e quando in formato ridotto \u00e8 l\u2019intervento a un congresso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019esaltazione del merito suscita infine, ovviamente, una forte spinta competitiva dal basso e dunque porta, specie in tempi di ridotti fondi e cattedre, ad esasperare l\u2019individualismo dei giovani ricercatori. Si tratta di un particolare tipo di egocentrismo che cerca strenuamente di affermarsi pur non smettendo di servire i dettami dell\u2019apparato istituzionale: curiosa sorta di narcisismo servilistico che pu\u00f2 danneggiare profondamente, direi addirittura irreparabilmente, l\u2019<em>ethos<\/em> dell\u2019umanista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-30458\" src=\"http:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/p1010138-300x239.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"239\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/p1010138-300x239.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/p1010138-768x611.jpg 768w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/p1010138.jpg 814w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0<\/strong>\u201c<em>You\u2019re very productive<\/em>\u201d. \u00c8 uno dei migliori complimenti che si possano fare a un collega americano e senza che mai l\u2019aggettivo sembri minimamente fuori posto, in fondo si \u00e8 in un campus e non nei corridoi di una fabbrica. Non c\u2019\u00e8 nulla di male (forse) nel \u201cprodurre\u201d molto, ma ogni genere di problema sorge quando la quantit\u00e0 viene venerata \u2013 con logica di ascendenza smaccatamente positivistica \u2013 come somma espressione del \u201cmerito individuale\u201d. Raramente, per esempio, c\u2019\u00e8 grande quantit\u00e0 senza grande omogeneit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo stesso feticismo del nuovo, che inevitabilmente risulta dall\u2019imperativo di produrre senza sosta, conduce di fatto alla ricerca di novit\u00e0 come di merce nuova, di idea smerciabile, piuttosto che a un\u2019effettiva creativit\u00e0. Non a caso non esiste probabilmente comunit\u00e0 accademica che sia quanto la statunitense in preda all\u2019appiattimento del pensiero sullo slogan: si pensi alle tanto virulente quanto impermanenti mode teoriche che periodicamente la travolgono per presto scomparire, alla ripetitivit\u00e0 degli argomenti di convegno, alla serialit\u00e0 con cui sono costruiti gli articoli e i volumi \u2013 per quanto concettualmente elaborati \u2013 o alle somiglianze tra riviste.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oppure si consideri la necessit\u00e0 di continuamente importare dall\u2019estero nuovi testi teorici per non far mancare carburante a quest\u2019estasi di consumo; sono spesso opere di provenienza francese o britannica ma anche italiana: nate di solito in particolari ambienti universitari o para-accademici e forse per questo esprimenti una diversa creativit\u00e0, che viene per\u00f2 ben presto fagocitata e trasformata in maniera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che significa infine subire un eccesso di professionalizzazione? I fenomeni di cui ho accennato sono in realt\u00e0 tutti collegati tra loro: nel momento in cui viene imposto di scrivere a perdifiato esclusivamente un certo tipo di testi richiesti dalla stessa universit\u00e0, si rischia di trasformare l\u2019attivit\u00e0 del critico in un vortice incapace di dispiegarsi altrimenti che all\u2019interno dell\u2019istituzione. E purtroppo ci\u00f2 si \u00e8 realizzato, con tutta una serie di conseguenze connesse: il linguaggio critico \u00e8 diventato comprensibile soltanto a chi possiede un dottorato, lo sfoggio erudito ha subito una forte accelerazione e il bizantinismo concettuale ha perduto realmente ogni decenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta di processi senz\u2019altro facilitati da fenomeni esterni al mondo universitario, come l\u2019atrofizzarsi della stampa culturale e la trasformazione del mercato editoriale \u2013 i canali tradizionali con cui la sfera pubblica cercava un tempo di incontrare le facolt\u00e0 umanistiche e che <em>blog <\/em>e riviste digitali non sono stati in grado di sostituire. Ma essi hanno anche un\u2019origine pi\u00f9 lontana e ancora una volta ottocentesca: dietro alla professionalizzazione autoreferenziale pare stare il presupposto tutto positivistico della necessit\u00e0 di distanza tra soggetto e oggetto di studio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non incidentalmente anche in Italia le vecchie \u201cfacolt\u00e0 di lettere\u201d sono state spesso rinominate \u201cdipartimenti di scienze letterarie\u201d. Cos\u00ec come lo scienziato deve astrarsi dalla natura che sta studiando per rivolgersi ad altri scienziati come lui, analogamente il critico, il filologo, lo storico della letteratura, hanno cercato di oggettivizzare le lettere, giudicandole, catalogandole, sistematizzandole in modo tale da far avanzare la loro disciplina, il <em>field of study <\/em>condiviso da loro e soltanto da loro. Dubito fortemente, tuttavia, che sia corretto o utile intendere le lettere come un \u201ccampo di studio\u201d; credo si tratti primariamente di pratiche, di <em>exercices spirituels <\/em>come \u00e8 finalmente tornato ad affermare con chiarezza Pierre Hadot, che coinvolgendo autore e lettori si sottraggono non solo costituzionalmente alla dicotomia tra soggetto e oggetto di studio ma nei casi migliori anche a quella, sottostante, tra soggetto senziente e realt\u00e0 oggettiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poteva dunque il mediatore di una pratica dalla valenza fortemente etica riuscire a tramutarsi in un distaccato scienziato? Semplicemente, no: e infatti il principale risultato di questi processi storici \u00e8 stato l\u2019ennesimo <em>twist<\/em> postmoderno di un fondamento positivistico, cio\u00e8 la <em>tecnicizzazione <\/em>(e non la trasformazione in scienza) della professione umanistica. Nel momento stesso in cui veniva privata di gran parte della sua missione, perdendo il legame che l\u2019univa al pubblico \u201cnon specialista\u201d, scrittori inclusi, essa ha preso a girare in tondo sempre pi\u00f9 rapidamente, abbracciando procedure e standard interni basati principalmente sulla capacit\u00e0 di elaborare <em>ad libitum <\/em>apparati concettuali potenzialmente \u201csmerciabili\u201d e per questo (e non viceversa) nuovi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da <em>praxis <\/em>spirituale aperta al prossimo la professione si \u00e8 fatta, in altre parole, <em>techne <\/em>concettuale ossessionata dall\u2019autopromozione. Ciononostante \u2013 si reagir\u00e0 \u2013 qualcuno ancora ben resta ad ascoltare i critici, pur se magari con una certa perplessit\u00e0 e stanchezza: sono ovviamente gli studenti dei loro corsi; che potranno diventare insegnanti di scuola o essi stessi universitari, ma che sempre pi\u00f9 raramente si possono considerare veri e propri studenti di letteratura in quanto \u201cpraticanti del letterario\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se oggi sentiamo tanto forte l\u2019evidenza di un esaurimento della civilt\u00e0 occidentale \u00e8 non soltanto perch\u00e9 le societ\u00e0 socialdemocratiche sono mutate tanto da trasformare i loro presupposti in ironiche reincarnazioni di se stessi; ma anche perch\u00e9 l\u2019Occidente non \u00e8 pi\u00f9 riuscito a dar forma a istituzioni in grado di trasmettere la pratica letteraria e filosofica. \u00c8 una mancanza che sarebbe ingenuo sottovalutare: perch\u00e9 in Europa e negli Stati Uniti pare scomparsa, per la prima volta in decine e decine di secoli, non tanto la possibilit\u00e0 di coltivare una vita contemplativa (capacit\u00e0 intrinseca alla biologia dell\u2019<em>homo sapiens<\/em>) quanto un percorso istituzionale che vi conduca facilitandola e proteggendola: esauritosi prima nella sua forma religiosa e ora anche in quella laica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La crisi dell\u2019Occidente non \u00e8 in fondo altro che una transizione storica di particolare magnitudine: vi abbiamo gi\u00e0 cominciato a vivere il diffondersi dell\u2019automazione assieme a un inizio di disincanto per la tecnologia, e cos\u00ec la rivoluzione etica dell\u2019ecologia, la progressiva proletarizzazione delle professioni liberali e la fine della possibilit\u00e0 di pieno impiego, persino il declino dell\u2019etica del consumo e probabilmente anche il tramonto della democrazia \u2013 quanto meno cos\u00ec come l\u2019abbiamo conosciuta negli ultimi cinquant\u2019anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mi pare allora che l\u2019attivit\u00e0 artistica intesa in senso forte \u2013 non come intrattenimento ma come pratica di attenzione in grado di trasformare profondamente l\u2019<em>ethos <\/em>di chi la crea e di chi la fruisce \u2013 potrebbe avere quantomeno la possibilit\u00e0 di ritornare a giocare un ruolo nella societ\u00e0 di domani, pur se non centrale n\u00e9 comprimario. Anche nella sua versione letteraria. \u00c8 in questa prospettiva che resta da chiedersi se l\u2019universit\u00e0 umanistica sia riformabile o se non sia il caso, come di fatto sta gi\u00e0 avvenendo, di ripartire con una nuova serie di esperimenti istituzionali. Di certo, cos\u00ec com\u2019\u00e8, essa \u00e8 senza fiato.<\/p>\n<p><em>fonte:\u00a0http:\/\/mimesis-scenari.it<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di BEPPI CHIUPPANI (narratore e saggista) Dell\u2019universit\u00e0 \u00e8 sempre difficile parlare. Si tratta di uno dei templi della cultura della classe media e metterla in discussione insidia pi\u00f9 di un feticcio del nostro tempo: la meritocrazia ad esempio, la produttivit\u00e0 o la professionalit\u00e0. L\u2019attuale diffusione di questi e altri valori associati attribuisce loro un\u2019aura di inevitabilit\u00e0: in realt\u00e0 essi rappresentano un modo di vita e lavoro nato in un particolare periodo storico, giunto in seguito&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":28,"featured_media":30457,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[18,6],"tags":[1986,5679,1025,480,4610,88],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/universit\u00e0.jpeg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-7PK","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/30116"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/28"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=30116"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/30116\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":30459,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/30116\/revisions\/30459"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/30457"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=30116"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=30116"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=30116"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}