{"id":30165,"date":"2017-04-21T11:53:32","date_gmt":"2017-04-21T09:53:32","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=30165"},"modified":"2017-04-21T11:53:32","modified_gmt":"2017-04-21T09:53:32","slug":"la-critica-come-resistenza-militante","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=30165","title":{"rendered":"La critica come resistenza militante"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>SINISTRA IN RETE (Militant)<\/strong><\/p>\n<p>E\u2019 spesso faticoso ragionare su opere datate nel tempo. Troppo stratificata la mole di commenti di cui tenere conto, le interpretazioni date, l\u2019universo del gi\u00e0 detto. Se poi l\u2019opera in questione non \u00e8 solo un \u201cclassico\u201d, ma dall\u2019autore cos\u00ec importante e \u201cingombrante\u201d, il rischio della superficialit\u00e0 diviene una quasi certezza. Eppure mai come oggi crediamo che questo rischio vada corso, visto il deperimento ormai definitivo della <em>critica <\/em>nel nostro paese. Tutto il gi\u00e0 detto su opere del genere \u00e8 oggi sepolto da strati di decadenza culturale che hanno disattivato completamente un messaggio, e un linguaggio, un tempo in grado di emancipare generazioni di militanti. Partiamo affermando allora questo: non \u00e8 possibile predisporsi alla critica di un qualsiasi lavoro culturale \u2013 sia esso letterario, artistico, teatrale, cinematografico, eccetera \u2013 senza aver assimilato i concetti fondamentali presenti in questo <em>Marxismo e la critica letteraria<\/em>. Senza aver compreso, cio\u00e8, le basi del rapporto tra marxismo e cultura. Un rapporto che non \u00e8 decisivo unicamente per una critica \u201cdi sinistra\u201d (concetto d\u2019altronde molto equivoco), ma per ogni genere di critica, perch\u00e9 la relazione tra la dialettica materialista e la cultura \u00e8 una relazione universale e non ingabbiata nell\u2019ideologia (marxista in questo caso). In altre parole: Marx ed Engels hanno svelato, pur in assenza di opere di sintesi sul tema, il rapporto tra essere umano ed espressione culturale mediato dalle relazioni capitalistiche entro cui questo specifico rapporto prende forma. Come si pu\u00f2 procedere a una critica culturale senza possedere le basi di questa relazione, che \u00e8 una relazione generale, ma che assume caratteri peculiari riguardo all\u2019estetica?<\/p>\n<p>E infatti in Italia, patria (un tempo) di alcuni dei pi\u00f9 importanti critici letterari europei, la critica non esiste pi\u00f9. Non esiste perch\u00e9 tale rapporto \u00e8 stato nuovamente ricoperto dal velo post-moderno dei formalismi, dei tecnicismi, delle neo-avanguardie, delle trans-avanguardie, degli oggettivismi e dei soggettivismi, dei minimalismi e dei naturalismi, e dalle miriade di altre velature ideologiche volte a celare il rapporto basilare esistente tra cultura ed essere umano, che \u00e8 un rapporto di rispecchiamento. Il compito storico dell\u2019arte consiste cio\u00e8 nella \u00abrappresentazione veritiera e fedele della realt\u00e0 nella sua totalit\u00e0. [\u2026] La realt\u00e0 ha diversi gradi: vi \u00e8 la realt\u00e0 fuggevole della superficie, dell\u2019attimo che non si ripete mai, e vi sono elementi e tendenze della realt\u00e0 pi\u00f9 profondi, che si ripetono secondo leggi determinate, pur mutando a seconda del mutare delle circostanze. Questa dialettica pervade l\u2019intera realt\u00e0, di modo che, in questo rapporto, apparenza e realt\u00e0 si relativizzano nuovamente. [\u2026] L\u2019arte vera aspira quindi alla massima profondit\u00e0 e comprensione, a cogliere la realt\u00e0 nella sua totalit\u00e0 onnicomprensiva. Cio\u00e8 essa indaga, penetrando il pi\u00f9 possibile in profondit\u00e0, quei momenti essenziali celati dietro la superficie, ma non li rappresenta in modo astratto, separandoli e contrapponendoli ai fenomeni, bens\u00ec raffigura proprio quel vivo processo dialettico per cui l\u2019essenza trapassa il fenomeno, si rivela nel fenomeno, nonch\u00e9 quell\u2019aspetto dello stesso processo per cui il fenomeno tradisce nella sua mobilit\u00e0 la sua propria essenza\u00bb.<\/p>\n<p>Se \u00e8 vera arte solo quella che rispecchia i processi sociali <em>nella loro totalit\u00e0<\/em> \u2013 d\u00e0 conto cio\u00e8 dell\u2019insieme delle relazioni umane a un dato stadio dell\u2019evoluzione sociale \u2013 l\u2019unico linguaggio artistico in grado di esprimere questo rispecchiamento \u00e8 il <em>realismo<\/em>. Ma sul realismo occorrono diverse precisazioni. Il realismo non \u00e8 il naturalismo, perch\u00e9 \u00abmentre l\u2019estetica marxista pone il realismo al centro della teoria dell\u2019arte, essa combatte aspramente al contempo ogni e qualsiasi naturalismo, ogni tendenza che si appaghi della riproduzione fotografica della superficie immediatamente percepibile del mondo esterno\u00bb. E\u2019 una contraddizione questa ancora oggi attuale, anzi: pi\u00f9 che mai attuale, visto l\u2019imbarbarimento narrativo post-moderno. \u201cNarrare o descrivere?\u201d, si chiede retoricamente Lukacs in uno dei saggi presenti nel testo. Viviamo oggi nella dittatura della descrizione, del \u201cdocumentario\u201d, del neo-neorealismo d\u2019accatto, del minimalismo forzato della quotidianit\u00e0, della superficie immediata delle cose che occupa ogni spazio artistico spacciando questa scelta come maggiormente \u201cveritiera\u201d o pi\u00f9 \u201creale\u201d. Eppure questo naturalismo (d\u2019origine zoliana) \u00e8 il contrario del realismo marxiano, proprio perch\u00e9 riduce la complessit\u00e0 della realt\u00e0 a fuggevole e casuale attimo colto nella sua unicit\u00e0 e irriproducibilit\u00e0 (e inessenzialit\u00e0). E\u2019 d\u2019altronde un ricatto artistico-ideologico: cosa c\u2019\u00e8 di pi\u00f9 vero della pura e nuda realt\u00e0 rappresentata (in un \u201cfilm\u201d <em>\u00e0 la <\/em>Gianfranco Rosi magari)? Ma quella descritta non \u00e8 la realt\u00e0, quanto la superficie del mondo esterno quale viene immediatamente percepita nei suoi aspetti fenomenici casuali, momentanei, puntuali. Il rapporto tra fenomeno ed essenza \u00e8 nel naturalismo collegato in modo meccanico, anti-dialettico, risolvendosi in un rapporto tra apparenza ed essenza: ci\u00f2 che appare \u00e8 presentato come l\u2019essenza delle cose, non cogliendo che ci\u00f2 che appare immediatamente pu\u00f2 (\u00e8 anzi spesso cos\u00ec) non costituire l\u2019essenza della realt\u00e0, ma solo una sua forma contingente e casuale. Il linguaggio realista assume, al contrario, il processo sociale universale e lo rende sensibilmente, sperimentalmente accessibile. Il narratore media i fenomeni della realt\u00e0 riportando solo quelli che aiutano alla migliore comprensione della realt\u00e0 stessa.<\/p>\n<p>Ma il realismo, altra precisazione fondamentale, non \u00e8 sinonimo di quella \u00abconcezione volgare della letteratura e dell\u2019arte che deriva meccanicamente il valore dell\u2019opera letteraria dalle concezioni politiche dello scrittore, dalla cosiddetta psicologia di classe\u00bb. Non \u00e8 l\u2019inserimento brutale e forzato delle opinioni politiche dell\u2019autore in bocca ai personaggi del racconto che eleva tale libro o tale film a opera d\u2019arte (<em>\u00e0 la <\/em>Ken Loach, per intenderci). Non \u00e8 l\u2019ideologizzazione dei protagonisti o del racconto nel suo complesso a fare della determinata opera un fatto progressivo o artistico. L\u2019arte, insomma, non va confusa con la propaganda, e l\u00e0 dove c\u2019\u00e8 propaganda non c\u2019\u00e8 arte, intesa come rispecchiamento della totalit\u00e0 dei rapporti universali, e non mera riproduzione ideologica di una determinata classe. L\u2019arte \u201ca tesi\u201d non \u00e8 arte: gli sghignazzi di Marx sull\u2019arte ideologica pongono la classica pietra tombale sull\u2019argomento, inutile insistere altrimenti.<\/p>\n<p>Non a caso \u00e8 vera arte l\u2019opera letteraria di Balzac, nonostante le idee reazionarie dell\u2019autore: perch\u00e9 nella <em>commedia umana <\/em>Balzac ha la capacit\u00e0 di emancipare i protagonisti dei suoi romanzi dalle idee dell\u2019autore stesso, portando cos\u00ec a coerente compimento le vicende raccontate. Balzac parteggia per l\u2019aristocrazia in crisi e avversa la nuova borghesia nella Francia di Luigi Filippo. Eppure la crisi di un mondo in rovina non trova espedienti narrativi e ideologici in grado di camuffarla. E, per la stessa ragione, i caratteri tipici della borghesia vengono espressi nella loro <em>forma essenziale<\/em>, in tutte le contraddizioni dialettiche ma nella sostanziale unit\u00e0 del processo storico. Balzac non si ferma alle apparenze fenomeniche, ma individua un\u2019essenza, e la narra attraverso i protagonisti. <em>Il Gattopardo <\/em>(il libro, ma anche il film) \u00e8 un altro esempio di questa autonomizzazione relativa dell\u2019opera artistica dal proprio creatore, possibile solo grazie alla capacit\u00e0 stessa dell\u2019autore di portare alle estreme (e realistiche) conseguenze gli intrecci narrativi avviati, senza filtri morali, ideologici, culturali.<\/p>\n<p>Ovviamente, specifica ulteriore, con realismo non deve intendersi la riproduzione \u2013 seppure mediata \u2013 della sola quotidianit\u00e0 materiale: \u00abanche il pi\u00f9 sfrenato gioco della fantasia poetica, la pi\u00f9 fantasiosa raffigurazione dei fenomeni, sono pienamente conciliabili con la concezione marxista del realismo. Non \u00e8 un caso che proprio alcune novelle fantastiche di Balzac e di E. Th. Hoffmann si annoverino tra le creazioni artistiche che Marx apprezzava in modo particolare. Naturalmente c\u2019\u00e8 fantasia e fantasia, fantastico e fantastico. Per cercare un criterio di distinzione dobbiamo ritornare alla tesi fondamentale della dialettica materialista: il rispecchiamento della realt\u00e0\u00bb. <em>2001 Odissea nello spazio<\/em> o <em>Solaris <\/em>sono esempi di realismo artistico inseriti nella particolare narrazione fantastica, perch\u00e9 attraverso l\u2019espediente fantascientifico trova rappresentazione la realt\u00e0 della natura umana nelle sue relazioni universali.<\/p>\n<p>L\u2019arte, per essere tale, <em>deve rendere sensibile l\u2019essenza <\/em>della realt\u00e0<em>. <\/em>Un\u2019arte che veli la comprensione del reale non solo non \u00e8 arte, ma si certifica come parte di quell\u2019ideologia dominante che ha tutto l\u2019interesse a confondere la realt\u00e0 con la rappresentazione politicamente interessata della stessa. Non a caso la borghesia in ascesa \u00e8 stata capace di produrre vera arte, proprio perch\u00e9 nel suo percorso storico cercava nella <em>verit\u00e0 <\/em>dei rapporti umani quella legittimazione da utilizzare contro il vecchio regime aristocratico o feudale. Serviva la verit\u00e0 a quella classe, perch\u00e9 solo attraverso l\u2019estremo realismo dei rapporti sociali era possibile condannare storicamente l\u2019aristocrazia in crisi. La decadenza della cultura borghese comincia non appena, una volta al potere, questa classe ha tutto l\u2019interesse a promuovere l\u2019evasione dalla realt\u00e0 stessa. \u00abIl pensiero degli apologeti non \u00e8 pi\u00f9 fecondato dalle contraddizioni dello sviluppo sociale \u2013 che cerca invece di palliare, conformemente ai bisogni economici e politici della borghesia\u00bb. A questo punto, \u00abla decadenza ideologica sorge quando le tendenze della dinamica oggettiva della vita cessano di essere riconosciute o vengono addirittura pi\u00f9 o meno consapevolmente ignorate, mentre s\u2019introducono al loro posto desideri soggettivi, visti come forze motrici della realt\u00e0. Proprio perch\u00e9 il movimento storico oggettivo contraddice l\u2019ideologia borghese, anche la pi\u00f9 \u201cradicale\u201d e \u201cprofonda\u201d introduzione di tali momenti puramente soggettivi si trasformer\u00e0 oggettivamente e necessariamente in un appoggio alla borghesia reazionaria\u00bb.<\/p>\n<p>Il soggettivismo, di cui \u00e8 pregna la cultura letteraria e artistica occidentale \u2013 soprattutto nella sua variante \u201cdi sinistra\u201d, \u00e8 il sintomo precipuo di questa decadenza ideologica. Ogni evasione dalla realt\u00e0 oggettiva vela i caratteri dello sviluppo storico e sposta ideologicamente l\u2019attenzione verso il \u201csoggetto\u201d, portatore di desideri, passioni, drammi e caratteri individualizzati e, apparentemente, <em>in opposizione <\/em>alle forze motrici della storia e dello sviluppo umano. Nascono cos\u00ec le tendenze \u201cradicali\u201d e \u201cd\u2019avanguardia\u201d, sostanzialmente intese, nelle parole di Lukacs, a liquidare il realismo fin dai suoi fondamenti: \u00abquali che fossero i propositi dei rappresentanti di queste tendenze, essi hanno oggettivamente aiutato la borghesia nella sua lotta contro l\u2019autentico realismo. Tutta la letteratura della decadenza, dal naturalismo fino al surrealismo, ha questa funzione sociale oggettiva\u00bb.<\/p>\n<p>In questa decadenza siamo immersi fino al collo, e senza apparenti vie d\u2019uscita. Nel regno del giudizio individualizzato, del gusto personale, del mi piace questo libro e del non mi piace questo film, ogni concetto critico viene espulso di fatto dal novero delle opinioni qualificate a inquadrare la determinata opera artistica in un suo giudizio di valore il pi\u00f9 possibile oggettivo. La dittatura del lettore e dello spettatore ha sostituito la critica, e non a caso, tra le prime cose a venire meno, \u00e8 proprio la stroncatura. Non \u00e8 pi\u00f9 possibile negare alla determinata opera letteraria o cinematografica la qualifica di opera artistica, perch\u00e9 nel regno dell\u2019intrattenimento personalizzato e im-mediato l\u2019unica dialettica pensabile sta nel gusto individuale, incapace di \u201coggettivizzare\u201d l\u2019opera stessa nel pi\u00f9 vasto complesso delle relazioni umane. Al giorno d\u2019oggi, una data opera \u00e8 \u201cbella\u201d o \u201cbrutta\u201d <em>per s\u00e9. <\/em>Niente di pi\u00f9 travisante: un\u2019opera \u00e8 bella o brutta <em>in s\u00e9. <\/em>Per questa e altre ragioni stroncare un libro o un film diviene sinonimo di \u201cintellettualismo\u201d, distante per definizione dai gusti del pubblico \u2013 unico ente metafisico legittimato a determinare la qualit\u00e0 artistica dell\u2019opera. Ma in assenza dei concetti basilari attraverso cui interpretare l\u2019arte nel suo complesso, su quali basi pu\u00f2 fondarsi il \u201cgiudizio\u201d personale su questa o quell\u2019opera? E in assenza di processo critico, come selezionare le opere meritevoli di considerazione da quelle meritevoli di pubblico disprezzo? Non c\u2019\u00e8 risposta a queste domande, e l\u2019odierno mercato della sottocultura <em>mainstream <\/em>ne \u00e8 l\u2019esempio pi\u00f9 evidente. Un guazzabuglio informe di sottoprodotti a-culturali dal quale emergono raramente opere degne di nota, ma della cui nota \u00e8 d\u2019altronde persino inutile informare il \u201cpubblico\u201d pagante: il giudizio critico verrebbe inserito nei mi piace, speculari ai non mi piace della \u201ccritica\u201d successiva.<\/p>\n<p><strong>fonte: <\/strong><a href=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/teoria\/9585-militant-la-critica-come-resistenza-militante.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><em>https:\/\/www.sinistrainrete.info\/teoria\/9585-militant-la-critica-come-resistenza-militante.html<\/em><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SINISTRA IN RETE (Militant) E\u2019 spesso faticoso ragionare su opere datate nel tempo. Troppo stratificata la mole di commenti di cui tenere conto, le interpretazioni date, l\u2019universo del gi\u00e0 detto. 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