{"id":30182,"date":"2017-04-22T11:55:52","date_gmt":"2017-04-22T09:55:52","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=30182"},"modified":"2017-04-22T11:55:52","modified_gmt":"2017-04-22T09:55:52","slug":"la-guerra-daccerchiamento-alla-cina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=30182","title":{"rendered":"La guerra d\u2019accerchiamento alla Cina"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>SINISTRA IN RETE (Pasquale Cicalese e Filippo Violi)<\/strong><\/p>\n<p><em>\u201cIl problema delle guerre imperialiste, di quella politica internazionale del capitale finanziario che oggi predomina in tutto il mondo, che fa nascere inevitabilmente nuove guerre imperialiste e che genera inevitabilmente una intensificazione inaudita dell&#8217;oppressione nazionale, del saccheggio, del brigantaggio, del soffocamento delle piccole nazioni deboli e arretrate ad opera di un pugno di potenze &#8220;pi\u00f9 avanzate&#8221;, questo problema \u00e8 stato, fin dal 1914, il problema fondamentale di tutta la politica di tutti i paesi del mondo. \u00e8 questa una questione di vita o di morte per decine di milioni di uomini\u201d.\u00a0<\/em><em><strong>Lenin, &#8220;Per il Quarto Anniversario della Rivoluzione d&#8217;Ottobre&#8221;, 14 Ottobre 1921, Opere complete, vol. 33, p. 41, Editori Riuniti.<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em>\u201cIl filisteo non capisce che la guerra \u00e8 &#8220;la continuazione della politica&#8221; e quindi si limita a dire &#8220;il nemico attacca&#8221;, &#8220;il nemico invade il mio paese&#8221;, senza domandarsi per quale motivo si combatta la guerra, con quali classi, per quale fine politico\u201d.\u00a0<\/em><em><strong>Lenin, &#8220;Intorno a una caricatura del marxismo e all&#8217;`economismo imperialistico&#8221;&#8217;, Agosto-Ottobre 1916, Opere complete, vol. 23, pag. 30, Editori Riuniti.<\/strong><\/em><\/p>\n<p>L\u2019attacco americano alla base aerea di Shayrat, nel centro della Siria, rappresenta una svolta storica nelle relazioni internazionali tra massime potenze mondiali.<\/p>\n<p>Soprattutto alla vigilia di un vertice importante come quello avvenuto in Florida che avrebbe dovuto sancire accordi commerciali in funzione non belligerante tra la nuova amministrazione Usa guidata da Donald Trump, fautore di una linea protezionistica di difesa nazionale, e il Presidente della Repubblica popolare cinese, nonch\u00e9 capo della commissione militare centrale del partito comunista, Xi Jinping, fautore della linea \u201cOBOR\u201d aperta alle dinamiche internazionali. L\u2019atto di forza che ha permesso a Trump di entrare a gamba tesa negli scenari di guerra mediorientali \u00e8 servito a lanciare un monito ai nemici interni e ai rivali esterni, sia sul piano economico commerciale che nella contesa politico-militare. Qualcuno potrebbe spingersi pi\u00f9 in l\u00e0 dicendo che Trump\u00a0 \u00e8 ormai divenuto ostaggio degli apparati burocratici, intelligence e Pentagono\u00a0 in testa, che condizionano fortemente la Casa Bianca. La cacciata di Steve Bannon dal Consiglio Nazionale per la Sicurezza, uomo di punta di Trump e fidato stratega, proprio alla vigilia dell\u2019attacco in Siria, sembrerebbe far pensare che l\u2019establishment neocon repubblicano stia vincendo la battaglia interna. E qualcosa lo farebbe credere soprattutto perch\u00e9, in questi ambienti, da anni si vede la Cina come il vero competitore strategico che gli Usa devono affrontare, se non vogliono perdere il primato mondiale.<\/p>\n<p>La dimostrazione di forza militare dell\u2019amministrazione americana denota in realt\u00e0 una grave debolezza economica, ossia il vortice di stagnazione secolare in cui \u00e8 finita l\u2019America, portandosi dietro tutto l\u2019Occidente, che \u00e8 di una gravit\u00e0 estrema tale da non poter rendere facile il compito di Trump, sbandierato per tutta la campagna elettorale, di diventare il presidente dell\u2019America first, in netta controtendenza con gli otto anni dell\u2019amministrazione precedente. L\u2019idea era proprio quella di accantonare il keynesismo militare come fattore di distruzione del capitale in eccesso, e di ricreare una base produttiva nazionale in modo da poter dar fiato al popolo americano. Insomma, meno esportazioni di democrazia, meno &lt;&lt; boots on the ground&gt;&gt;, meno trattative ai tavoli della diplomazia, pi\u00f9 controllo, pi\u00f9 dazi doganali, pi\u00f9 sicurezza dentro il perimetro statunitense. Solo che questa chiusura a riccio ha avuto subito a che fare con una guerra di cui non si parla mai, strategicamente sottaciuta, proprio quella economica di cui Trump si \u00e8 trovato a dover fare i conti nei suoi primi cento giorni di mandato. Basterebbe spulciare e interpretare i dati negli Stati Uniti, usciti proprio venerd\u00ec 7 aprile, giorno dell\u2019attacco in Siria, per capire la drammaticit\u00e0 dell\u2019economia statunitense, con la crescita nel primo trimestre che si assesta allo 0,6% rispetto alla previsione del 3,4 (Fed Atlanta), dove il settore tradizionale del commercio ha segnato -58.000 posti lavoro nel bimestre gennaio\/febbraio (Blue Chip Indicators), dove l\u2019indice ISM manifatturiero risulta in forte calo, oltre alle vendite in sofferenza nel comparto di case e auto, con un pompaggio da sub-prime pronto ad esplodere, e al sempre pi\u00f9 crescente debito degli studenti che limita la capacit\u00e0 di spesa delle famiglie,\u00a0 per non pensare che c\u2019erano tutte le premesse per sedersi al tavolo del vertice con il gigante asiatico e fare la voce grossa, senza elemosinare concessioni commerciali e magari doversi pure invischiare, sul piano militare, nell&#8217;operazione militare contro la Corea del Nord.<\/p>\n<p>Ovviamente dopo l\u2019attacco americano sul suolo siriano, il vertice in Florida \u00e8 passato in secondo piano, fino quasi ad affievolirsi completamente senza lasciare alcuna traccia o quasi. Qualche cosa a dire il vero \u00e8 trapelata dalla stampa, forse pi\u00f9 interessata a catturare notizie di dichiarazioni e prese di posizioni dal Cremlino, che sembra aver giocato invece un ruolo intelligente e passivo, senza lasciarsi trascinare nel terreno di una guerra psicologica. Sicuramente c\u2019\u00e8 da dire che \u00e8 mancata una dichiarazione congiunta tra i due leader mondiali che un vertice di tale portata avrebbe dovuto assicurare.<\/p>\n<p>E comunque, una cosa \u00e8 certa, se Russia e Cina sono state davvero informate dell&#8217;attacco, il bombardamento Usa alla base di Shayrat non rappresenta in s\u00e9 un&#8217;escalation nella crisi siriana ma \u00e8 solo stato fatto a scopo puramente dimostrativo per poter rientrare nella partita mediorientale e togliere la Russia da quello scenario, come stabilito da Kissinger. Due settimane fa Nikki Haley, ambasciatrice Usa presso le Nazioni Unite, aveva affermato che \u201cper gli Usa la rimozione di Assad non era pi\u00f9 la priorit\u00e0\u201d. A fare da eco alle sue parole ci aveva pensato anche Rex Tillerson, segretario di Stato Usa che, durante una visita ad Ankara il 30 marzo scorso, aveva detto che \u201cil destino di Assad sarebbe stato scelto dai siriani\u201d. Dichiarazioni in linea con la posizione del Cremlino che ha sempre ribadito il suo appoggio al governo di Damasco. E in linea con i Paesi del G7 che bocciano la proposta britannica di nuove sanzioni e sollecitano la Russia a lavorare per promuovere un &lt;&lt;reale e genuino processo politico in Siria&gt;&gt;.<\/p>\n<p>L\u2019offensiva senza precedenti lanciata da Donald Trump, con la firma dei due decreti esecutivi, dando seguito alle dichiarazioni \u201csiamo in guerra\u201d del ministro del commercio Wiburg Ross, rappresenta una guerra commerciale senza esclusioni di colpi che l\u2019America fin da subito ha dichiarato di voler combattere minacciando \u201csuperdazi\u201d verso i paesi con avanzo commerciale,\u00a0 quali Germania, Giappone e Cina su tutte.\u00a0 Se per i primi due fare la voce grossa sarebbe potuto bastare, cosa ben diversa bisognava ottenere nel confronti del gigante asiatico. E qualcosa Trump sembrerebbe aver ottenuto: maggiore apertura al mercato per l\u2019importazione di prodotti agricoli e beni high tech, abbattimento di dazi doganali su auto e, soprattutto, possibilit\u00e0 alle aziende Usa di detenere pacchetti di maggioranza in aziende assicurative e finanziarie. Minime concessioni che la Cina sarebbe stata disposta comunque a concedere, a prescindere dal pugno in faccia che volutamente l\u2019amministrazione statunitense ha voluto imprimere al rivale asiatico prima del vertice di Florida, con il lancio dei\u00a0 59 missili Tomahawk finiti sulla base siriana di Sharyat che,\u00a0 non trovando alcun minimo ostacolo nel sistema automatico di difesa antiaerea S-400, che forse qualcuno opportunamente ha pensato di disattivare per non rispondere alla provocazione.<\/p>\n<p>La Cina, forte dell\u2019accordo del gas firmato a Shanghai con la Russia (affare da 400 miliardi, pagati in yuan e rubli e che escludono il dollaro), che entrer\u00e0 in vigore tra due anni con il completamento dei due gasdotti (Power of Siberia e Altai), nel frattempo, concedendo qualcosa, cercher\u00e0 di prendere tempo, concentrandosi soprattutto nella politica di rafforzamento della linea interna, attraverso le riforme radicali ( previdenza, assistenza e sanit\u00e0 aperta a tutti) che rappresentano un beneficio per la domanda interna, rivelatesi, da almeno un quinquennio, d\u2019interesse superiore rispetto alle politiche di export-oriented. Sarebbe il caso di dire che l\u2019America di Trump per ritornare a essere \u201cfirst\u201d e costruire quella base produttiva ad alta specializzazione industriale, distrutta con la feroce delocalizzazione avvenuta negli ultimi 40 anni, ha bisogno, senza poterlo per\u00f2 dire al mondo e quindi col ricatto, del sostegno cinese.<\/p>\n<p>L\u2019obiettivo strategico finale non dichiarato di entrambi \u00e8 quello di vedere chi per prima imploda rispetto all\u2019altro. L\u2019amministrazione Statunitense continuer\u00e0 il suo accerchiamento militare sicura che prima o poi assister\u00e0 al collasso del sistema bancario e, quindi, all\u2019accaparramento del risparmio cinese. Pechino dal canto suo dorme su un detonatore di 1,5 trilioni di dollari di buoni del tesoro americano pronti ad essere convertiti in altra valuta e far esplodere il mercato americano. Nel frattempo cercher\u00e0 di non farsi trascinare nel pantano coreano, rispondendo a minacce e provocazioni militari come l\u2019avanzata delle navi da guerra americane verso Pyongyang o come il lancio in Afghanistan del MOAB (Mother of all bombs), l\u2019ordigno non nucleare pi\u00f9 potente dell\u2019arsenale americano.<\/p>\n<p>Se la minaccia militare nasconde un ricatto economico, la partita vera si gioca in questo campo e l\u2019aggressivit\u00e0 americana nasconde proprie debolezze. L\u2019 11 aprile, su Il sole 24 ore, l\u2019ex ministro del Tesoro americano Lauwrence Summers riferiva che la Cina sta costruendo filiere transnazionali in ogni parte del mondo e che \u00e8 il maggiore investitore in America Latina e Africa, a cui si deve sommare il programma di collegamento euroasiatico della Via della Seta. Sul piano degli investimenti e della creazione di colossi con grandi economie di scale, Summers \u00e8 dell\u2019idea che gli Usa stiano perdendo la sfida (Gli Usa stanno gi\u00e0 perdendo la sfida cinese e il commercio non c\u2019entra). America First \u00e8 irrealizzabile perch\u00e9 in Usa manca forza lavoro qualificata, e ci\u00f2 \u00e8 causato dalla distruzione quarantennale del sistema scolastico. Al contrario di quel che succede in Cina, dove l\u2019istruzione \u00e8 oggetto di massicce spese.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che non si perdona a Xi \u00e8 la sua presa di posizione nel 2013: quando si insedi\u00f2 disse chiaramente che i colossi bancari e manifatturieri pubblici non dovevano essere privatizzati, al massimo si attuava una politica di quotazione azionaria di blocchi di minoranza, previa fusione tra le aziende pubbliche, in controtendenza rispetto alla caduta del saggio di profitto. Gli Usa, e con loro la City, vogliono mettere mani al risparmio cinese, 5 mila miliardi di dollari all\u2019anno, che sommati agli ultimi dieci anni fanno una cifra sconvolgente. E\u2019 probabile che parte di questo risparmio venga dato agli Usa e forse alla City, ma il grosso rimarr\u00e0 all\u2019interno per promuovere la domanda interna e per l\u2019internazionalizzazione della moneta cinese. La guerra commerciale e la guerra guerreggiata convinceranno sempre pi\u00f9 la dirigenza cinese a dipendere sempre meno dall\u2019export e su questo il percorso sembra ben avviato, se solo si considera che dal 2007 al 2015 la quota di export sul pil \u00e8 passata dal 35 al 19%, con un ulteriore diminuzione negli ultimi tempi, visto che l\u2019export cade o cresce poco, mentre negli ultimi due mesi l\u2019import \u00e8 aumentato del 35%, divenendo la Cina la spugna mondiale. L\u2019escalation militare \u00e8 un\u2019arma per accaparrarsi delle ricchezze costruite in 50 anni dal partito comunista cinese. Concederanno, guadagneranno tempo, ma alla lunga gliela faranno pagare.<\/p>\n<p>Portare la guerra nel loro cortile non pare proprio una geniale idea.<\/p>\n<p><strong>fonte<\/strong>: <a href=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/geopolitica\/9594-pasquale-cicalese-e-filippo-violi-la-guerra-d-accerchiamento-alla-cina.html\">https:\/\/www.sinistrainrete.info\/geopolitica\/9594-pasquale-cicalese-e-filippo-violi-la-guerra-d-accerchiamento-alla-cina.html<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SINISTRA IN RETE (Pasquale Cicalese e Filippo Violi) \u201cIl problema delle guerre imperialiste, di quella politica internazionale del capitale finanziario che oggi predomina in tutto il mondo, che fa nascere inevitabilmente nuove guerre imperialiste e che genera inevitabilmente una intensificazione inaudita dell&#8217;oppressione nazionale, del saccheggio, del brigantaggio, del soffocamento delle piccole nazioni deboli e arretrate ad opera di un pugno di potenze &#8220;pi\u00f9 avanzate&#8221;, questo problema \u00e8 stato, fin dal 1914, il problema fondamentale&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":72,"featured_media":26572,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/Schermata-2016-12-13-alle-15.57.26.png","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-7QO","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/30182"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/72"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=30182"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/30182\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":30183,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/30182\/revisions\/30183"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/26572"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=30182"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=30182"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=30182"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}