{"id":30198,"date":"2017-04-23T12:18:31","date_gmt":"2017-04-23T10:18:31","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=30198"},"modified":"2017-04-23T12:18:31","modified_gmt":"2017-04-23T10:18:31","slug":"siria-una-guerra-made-in-usa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=30198","title":{"rendered":"Siria, una guerra \u201cmade in USA\u201d"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>THOMAS FAZI<\/strong><\/p>\n<p>Quando si parla di Siria, ci sono due questioni che vengono surrettiziamente legate: la fine del conflitto e la rimozione\u00a0di Assad. Secondo la narrazione dominante (anche a sinistra), il legame tra le due cose \u00e8 ovvio: per porre fine al conflitto bisogna rimuovere Assad. Trattasi di una logica curiosa, per\u00f2, per diversi motivi:<\/p>\n<p>1. Assad, come il padre suo predecessore, \u00e8 riuscito per diversi anni \u2013 anche ricorrendo a metodi brutali, \u00e8 vero, ma lo stesso vale per tutti gli Stati mediorientali, inclusi quelli alleati dell\u2019Occidente \u2013 a mantenere la pace (nonch\u00e9 un regime laico e multiconfessionale) in un paese che presenta un tessuto religioso estremamente complesso e frammentato.<\/p>\n<p>2. Il conflitto attuale ha origine proprio nella strategia di \u201cregime change\u201d che da almeno quindici anni guida la politica statunitense nei confronti della Siria. <a href=\"http:\/\/www.truth-out.org\/progressivepicks\/item\/33180-wikileaks-reveals-how-the-us-aggressively-pursued-regime-change-in-syria-igniting-a-bloodbath\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Diversi cablogrammi classificati<\/a> diffusi da WikiLeaks dimostrano che gi\u00e0 nel 2006 \u2013 dunque ben cinque anni prima dell\u2019insurrezione popolare del 2011 \u2013 gli Stati Uniti puntavano a destabilizzare \u00abcon ogni mezzo necessario\u00bb il regime di Bashar al-Assad. In particolare, la \u00abpotenziale minaccia nei confronti del regime rappresentata dalla crescente presenza di militanti estremisti\u00bb nel paese veniva vista dagli Stati Uniti come \u00abun\u2019opportunit\u00e0\u00bb \u2013 non solo dal punto di vista politico e militare ma altres\u00ec mediatico \u2013 da incoraggiare con ogni mezzo necessario. In uno dei cabl\u00f2 si legge: \u00abL\u2019argomentazione del governo siriano secondo cui \u00e8 anch\u2019esso una vittima del terrorismo andrebbe usato contro di esso per mettere in risalto la crescente instabilit\u00e0 all\u2019interno della Siria\u00bb.<\/p>\n<p>Un\u2019ulteriore strategia contemplata \u2013 sempre ai fini della destabilizzazione del regime \u2013 era quella di soffiare sul fuoco dello scontro religioso e identitario, sobillando le tensioni secolari tra sciiti e sunniti, tanto all\u2019interno della Siria (paese a maggioranza sunnita ma governato da un regime sciita) quanto a livello regionale, esacerbando le tensioni tra il regime e i suoi nemici sunniti storici nella regione, Arabia Saudita <em>in primis<\/em>. L\u2019obiettivo, rivelano i cabl\u00f2, era quello di \u00abaumentare l\u2019isolamento e l\u2019alienazione [del regime siriano] nei confronti dei suoi vicini arabi\u00bb, per screditarlo agli occhi della comunit\u00e0 internazionale e giustificare cos\u00ec un intervento statunitense. A tal fine, veniva considerato prioritario il sostegno al cosiddetto \u201cgoverno siriano in esilio\u201d \u2013 un drappello di uomini riuniti intorno alla figura dell\u2019ex vicepresidente siriano Abdel Halim Khaddam, il cui obiettivo dichiarato era (ed \u00e8) il rovesciamento del regime di Assad \u2013, e ad altre organizzazioni dell\u2019opposizione anti-regime all\u2019estero (come il canale Barada TV) e in Siria, a cui gli Stati Uniti hanno cominciato a trasferire fondi <a href=\"https:\/\/www.washingtonpost.com\/world\/us-secretly-backed-syrian-opposition-groups-cables-released-by-wikileaks-show\/2011\/04\/14\/AF1p9hwD_story.html?utm_term=.ea1a9c6fde0f\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">almeno dal 2006<\/a>.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.eunews.it\/2016\/04\/01\/perche-gli-arabi-non-ci-vogliono-siria\/54641\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Come scrive Robert Kennedy<\/a>, \u00abl\u2019idea di fomentare una guerra civile tra sunniti e sciiti per indebolire i regimi siriano e iraniano al fine di mantenere il controllo delle forniture petrolchimiche della regione non era un concetto nuovo nel lessico del Pentagono\u00bb. Un rapporto della RAND Corporation del 2008 contiene un progetto preciso di quello che stava per accadere. Il rapporto osserva che il controllo dei depositi di gas e di petrolio del Golfo Persico rimarr\u00e0, per gli Stati Uniti, \u00abuna priorit\u00e0 strategica\u00bb che \u00abinteragisce fortemente con quella di perseguire la guerra duratura\u00bb. A tal fine, il rapporto raccomanda l\u2019utilizzo di \u00abazioni segrete, operazioni di informazione, guerra non convenzionale\u00bb per imporre una strategia \u201cdivide et impera\u201d. \u00abGli Stati Uniti e i suoi alleati locali potrebbero <em>utilizzare i jihadisti nazionalisti<\/em> per lanciare una campagna per procura\u00bb e \u00abi leader degli Stati Uniti potrebbero anche scegliere di sfruttare al meglio il conflitto tra sciiti e sunniti, prendendo le parti dei regimi sunniti conservatori contro i movimenti sciiti nel mondo musulmano\u2026 possibilmente sostenendo i governi sunniti autoritari\u00bb.<\/p>\n<p>Trattandosi di Medio Oriente, non sorprende che dietro la strategia di \u201cregime change\u201d degli americani in Siria via sia \u2013 e vi \u00e8 \u2013 il petrolio. <a href=\"http:\/\/www.gulfpetrolink.com\/publication\/vol16.php\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Uno studio realizzato nel 2011<\/a> da una societ\u00e0 di servizi petroliferi legata al governo francese e all\u2019attuale amministrazione britannica notava il significativo \u00abpotenziale idrocarburico\u00bb dei giacimenti offshore della Siria. Esso descrive i bacini offshore della Siria come \u00abuna vera zona di frontiera dell\u2019esplorazione\u00bb, notando l\u2019esistenza di varie \u201czone piatte\u201d, che, se confermate, \u00abrappresenterebbero degli obiettivi di trivellazione da svariati miliardi di barili\/trilioni di piedi cubi\u00bb. <a href=\"http:\/\/www.middleeasteye.net\/columns\/us-army-report-calls-military-support-israeli-energy-grab-57185571#sthash.5n3R7qFd.dpuf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Un altro rapporto<\/a>, redatto dall\u2019esercito statunitense, mostra chiaramente come gli strateghi americani, britannici e del Golfo vedano il Mediterraneo come un\u2019opportunit\u00e0 per rendere l\u2019Europa meno dipendente dal gas russo e per incrementare l\u2019indipendenza energetica di Israele. A tal fine, si legge nel rapporto, potrebbe essere necessaria un\u2019azione militare per avere accesso ai bacini offshore della Siria, che lambiscono le acque territoriali di diverse potenze mediterranee, tra cui Israele, l\u2019Egitto, il Libano, Cipro e la Turchia. Il rapporto dell\u2019esercito statunitense nota che le risorse offshore della Siria fanno parte di un sistema pi\u00f9 ampio di depositi di gas e di petrolio nel bacino del Levante comprendente i territori offshore di diversi Stati in competizione tra loro. Si stima che la regione contenga all\u2019incirca 1,7 miliardi di barili di petrolio e 122 trilioni di piedi cubi di gas naturale, un terzo del potenziale idrocarburico stimato del bacino. Per maggiori informazioni si veda <a href=\"http:\/\/www.eunews.it\/2015\/12\/04\/siria-unaltra-guerra-per-il-petrolio\/46292\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">qui<\/a>.<\/p>\n<p>\u00c8 opinione diffusa che la strategia di \u201cregime change\u201d dell\u2019amministrazione Bush sia stata interrotta da Obama nel 2009 a favore di una politica di dialogo. In realt\u00e0, i cabl\u00f2 di WikiLeaks rivelano che tale cambio di strategia \u00abnon si \u00e8 mai verificato nella realt\u00e0\u00bb: il finanziamento ai gruppi dell\u2019opposizione siriana \u00e8 continuato ininterrottamente anche sotto l\u2019amministrazione Obama. <a href=\"http:\/\/www.truth-out.org\/progressivepicks\/item\/33180-wikileaks-reveals-how-the-us-aggressively-pursued-regime-change-in-syria-igniting-a-bloodbath\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Come scrive Robert Naiman<\/a> di Just Foreign Policy: \u00abLeggendo i cabl\u00f2, risulta evidente che gli Stati Uniti, anche dopo il 2009, non si sono mai veramente impegnati in una politica di dialogo: la realt\u00e0 \u00e8 che non hanno mai rinunciato a una politica di \u201cregime change\u201d\u00bb. Questo \u00e8 risultato evidente in seguito al 2011, quando gli Stati Uniti hanno sfruttato la rivolta popolare contro il regime \u2013 che in parte avevano sobillato \u2013 per mettere in campo la strategia di destabilizzazione, settarianizzazione e balcanizzazione del paese teorizzata da tempo dagli strateghi statunitensi, attraverso il sostegno finanziario, logistico e militare a diversi gruppi jihadisti (tra cui diverse fazioni contigue all\u2019ISIS). <a href=\"http:\/\/www.eunews.it\/2016\/10\/07\/il-vero-ruolo-dellamerica-siria\/69145\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Come ha scritto Jeffrey D. Sachs<\/a>, almeno dal 2013 l\u2019amministrazione Obama \u00e8 stata \u00ab\u00e8 [stata] impegnata in una guerra attiva, continuativa, coordinata dalla CIA con lo scopo di rovesciare Assad\u00bb.<\/p>\n<p>Il fatto che la strategia di \u201cregime change\u201d sia tornata prepotentemente alla ribalta dopo il 2011 si spiega anche con il riposizionamento della Siria nell\u2019orbita russa in seguito allo scoppio della crisi siriana. Nel 2000, il Qatar aveva proposto di costruire 1.500 chilometri di gasdotto attraverso l\u2019Arabia Saudita, la Giordania, la Siria e la Turchia. Il gasdotto era fortemente sostenuto sia dagli Stati Uniti che dall\u2019Unione europea, in quanto da un lato avrebbe rafforzato il Qatar, principale alleato degli Stati Uniti nel mondo arabo, mentre dall\u2019altro altro avrebbe ridotto la dipendenza dell\u2019Europa dall\u2019energia russa e allentato l\u2019influenza economica e politica di Putin. Nel 2009, per\u00f2, Assad ha annunciato che si sarebbe rifiutato di firmare l\u2019accordo che consentiva al gasdotto di attraversare la Siria, \u00abper proteggere gli interessi del nostro alleato russo\u00bb, e nel 2011 ha firmato un memorandum d\u2019intesa per un gasdotto alternativo \u2013 il cosiddetto <em>Islamic Gas Pipeline<\/em> \u2013 che dovrebbe partire dai giacimenti di gas dell\u2019Iran e arrivano fino al Mar Mediterraneo, passando per l\u2019Iraq, la Siria e il Libano. Il gasdotto islamico renderebbe l\u2019Iran sciita, non il Qatar sunnita, il principale fornitore del mercato europeo dell\u2019energia e aumenterebbe notevolmente l\u2019influenza di Teheran (e dunque della Russia) in Medio Oriente e nel mondo.\u00a0L\u2019intensificarsi del conflitto siriano, a causa soprattutto della destabilizzazione esterna ad opera degli Stati Uniti, ha per\u00f2 effettivamente reso nulli i progetti per il \u201cgasdotto islamico\u201d, che sarebbe dovuto essere completato nel 2016.<\/p>\n<p>\u00c8 questo il grande gioco geopolitico \u2013 o uno dei grandi giochi geopolitici \u2013 alla luce del quale va letto l\u2019intervento americano post-2011 in Siria (cos\u00ec come quello russo). L\u2019anno scorso il <em>New York Times <\/em><a href=\"http:\/\/www.nytimes.com\/2016\/01\/24\/world\/middleeast\/us-relies-heavily-on-saudi-money-to-support-syrian-rebels.html?_r=0\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">ha\u00a0riportato<\/a> alcuni fatti legati ad un ordine presidenziale segreto del 2013 che autorizza la CIA ad armare i ribelli siriani. Secondo il resoconto del giornale, l\u2019Arabia Saudita avrebbe fornito un consistente finanziamento per gli armamenti, mentre la CIA, su ordine di Obama, ne avrebbe garantito il supporto organizzativo e la formazione. Documenti dei servizi segreti sauditi, pubblicati da WikiLeaks, mostrano inoltre che la Turchia, il Qatar e l\u2019Arabia Saudita stavano gi\u00e0 armando, formando e finanziando combattenti radicali sunniti jihadisti provenienti da Siria, Iraq e altrove \u2013 ovviamente con il consenso degli statunitensi \u2013 per rovesciare il regime di Assad.\u00a0\u00c8 importante sottolineare che gli Stati Uniti hanno continuare a inviare armi in Siria nonostante fosse evidente che alcune di queste sarebbe finite nelle mani dell\u2019ISIS. \u00abIntratteniamo buoni rapporti con i nostri fratelli dell\u2019ELS\u00bb, ha dichiarato\u00a0<a href=\"http:\/\/www.aljazeera.com\/blogs\/middleeast\/2013\/07\/80596.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">l\u2019ex leader dell\u2019ISIS<\/a>\u00a0Abu Atheer nel 2013, riferendosi all\u2019Esercito siriano libero (i cosiddetti \u201cribelli moderati\u201d), sostenuto dagli USA, da cui disse di aver acquistato missili antiaerei e anticarro. Stando alle dichiarazioni degli ufficiali statunitensi, l\u2019ascesa dell\u2019ISIS aveva colto l\u2019intelligence americana\u00a0di sorpresa. Eppure <a href=\"http:\/\/www.judicialwatch.org\/document-archive\/pgs-287-293-291-jw-v-dod-and-state-14-812-2\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">un rapporto del 2012<\/a>\u00a0della <em>Defense Intelligence Agency<\/em> (DIA) statunitense \u2013 che ebbe ambia diffusione negli ambienti del governo americano \u2013 dimostra che gli Stati Uniti sapevano benissimo che i propri Stati satellite \u2013 identificati come \u00abi paesi occidentali, gli Stati del Golfo e la Turchia\u00bb \u2013 stavano lavorando alla creazione di uno \u201cStato islamico\u201d nella regione, come poi \u00e8 avvenuto. \u00abQuesto \u00e8 esattamente quello che vogliono le potenze che sostengono l\u2019opposizione \u2013 si legge nel rapporto \u2013 al fine di isolare il regime siriano, considerato un punto di riferimento strategico per l\u2019espansione sciita (Iraq e Iran)\u00bb.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.eunews.it\/2015\/11\/28\/come-la-nato-sostiene-lisis\/45932\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">\u00c8 ampiamente dimostrato<\/a>, in particolare, che elementi di alto livello del governo e delle agenzie di intelligence della Turchia \u2013 membro della NATO e stretto alleato degli Stati Uniti \u2013 hanno offerto sostegno militare e finanziario all\u2019ISIS, e che questo comprendeva la vendita di petrolio sul mercato nero; \u00e8 altres\u00ec un fatto che gli eserciti occidentali non hanno fatto nulla per bloccare le linee di approvvigionamento dell\u2019ISIS attraverso la Turchia, n\u00e9 hanno mai attaccato le infrastrutture cruciali dell\u2019ISIS, tra cui i convogli petroliferi.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.eunews.it\/2015\/06\/05\/come-gli-stati-uniti-hanno-aiutato-isis\/36686\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Come ha commentato<\/a> il giornalista statunitense David Mizner, la partecipazione degli Stati Uniti alla guerra contro il governo siriano ha giocato un ruolo centrale \u00abnella trasformazione dello Stato islamico dell\u2019Iraq in una potenza regionale che ha conquistato \u2013 e devastato \u2013 ampie regioni di entrambi i paesi. Questo esito era perfettamente prevedibile, ed infatti era stato previsto dallo stesso governo americano\u2026 \u00c8 questa la verit\u00e0 a lungo occultata che il rapporto della DIA mette in evidenza:\u00a0dopo la fase iniziale della guerra in Siria, sostenere la guerra contro il governo di Assad equivaleva ad aiutare l\u2019ISIS\u00bb. A partire dal 2014, gli ufficiali statunitensi hanno iniziato a prendere le distanze dalle azioni a sostegno dell\u2019ISIS dei loro alleati. Nella pratica, per\u00f2, il comportamento del governo americano nei confronti del gruppo terroristico \u00e8 stato estremamente ambivalente. Nel settembre 2016, gli Stati Uniti hanno addirittura bombardato una postazione dell\u2019esercito siriano \u2013 \u201cper sbaglio\u201d, secondo la versione ufficiale, <a href=\"http:\/\/original.antiwar.com\/porter\/2016\/12\/07\/us-strikes-syrian-troops-report-data-contradicts-mistake-claims\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">successivamente smentita<\/a> da un\u2019indagine interna dell\u2019esercito americano \u2013 che stava difendendo la citt\u00e0 di Deir ez-Zor, uccidendo circa cento soldati e facilitando cos\u00ec la presa della citt\u00e0 da parte dell\u2019ISIS.<\/p>\n<p>La cosa non dovrebbe sorprendere. Lo smembramento e la balcanizzazione della Siria \u00e8 precisamente uno degli obiettivi della strategia statunitense nella regione, <a href=\"http:\/\/www.eunews.it\/2015\/12\/04\/siria-unaltra-guerra-per-il-petrolio\/46292\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">scrive<\/a> il ricercatore britannico Nafeez Ahmed:<\/p>\n<p><em>Esiste ormai un cartello di interessi estremamente ampio e potente \u2013 comprendente importanti imprese statunitensi, britanniche, francesi ed israeliane operanti nei settori della difesa, della sicurezza, dell\u2019energia e dei media \u2013 che spinge per la disgregazione della Siria. La motivazione principale \u00e8 il controllo delle potenziali risorse petrolifere e di gas offshore della Siria e del Mediterraneo orientale; tra l\u2019altro, questo avrebbe anche l\u2019effetto di indebolire molto la posizione della Russia e dell\u2019Iran nella regione.\u00a0<\/em><\/p>\n<p>Questa tesi \u00e8 avallata anche da Sachs, secondo cui gli sforzi americani in Siria \u00abnon hanno lo scopo di proteggere il popolo siriano\u2026 ma sono in realt\u00e0 una guerra per procura contro l\u2019Iran e la Russia con la Siria come campo di battaglia\u00bb. Il recente attacco statunitense ad opera dell\u2019amministrazione Trump \u2013 ufficialmente in risposta ad un presunto attacco chimico, la cui responsabilit\u00e0 del regime rimane tutta da dimostrare[1] \u2013 rientra presumibilmente in questa strategia, nonostante la distensione dei rapporti col regime annunciata dal neopresidente statunitense in campagna elettorale.<\/p>\n<p>Non c\u2019\u00e8 niente di nuovo in tutto ci\u00f2. Il sostegno \u2013 diretto o indiretto \u2013 degli Stati Uniti all\u2019ISIS e ad altri gruppi estremisti si inserisce in <a href=\"http:\/\/www.eunews.it\/2016\/04\/01\/perche-gli-arabi-non-ci-vogliono-siria\/54641\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">una strategia sessantennale<\/a> di destabilizzazione e di sostegno statunitense al terrorismo jihadista in Siria e in Medio Oriente pi\u00f9 in generale. <a href=\"http:\/\/www.eunews.it\/2016\/04\/01\/perche-gli-arabi-non-ci-vogliono-siria\/54641\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Come scrive Robert Kennedy<\/a>, nipote di JFK, \u00abdobbiamo riconoscere che il conflitto siriano \u00e8 una guerra per il controllo delle risorse, non diversa dalla miriade di guerre clandestine e non dichiarate per il petrolio che abbiamo combattuto in Medio Oriente per 65 anni\u00bb. L\u2019ingerenza americana in Siria risale al 1949, quando gli Stati Uniti organizzarono un colpo di Stato con cui deposero il presidente democraticamente eletto, che aveva realizzato una fragile democrazia basata sul modello americano, e lo sostituirono con un dittatore scelto dalla CIA. Anche in quel caso, nota Roberts, l\u2019intervento americano fu motivato dal rifiuto del governo siriano di approvare l\u2019oleodotto trans-arabo, un progetto americano destinato a collegare i campi petroliferi dell\u2019Arabia Saudita ai porti del Libano attraverso la Siria.<\/p>\n<p>3. Senza l\u2019intervento esterno degli Stati Uniti \u00e8 lecito dubitare che la situazione sarebbe degenerata nella guerra sanguinosa che da allora dilania il paese. Alla luce di ci\u00f2, sostenere che la soluzione al conflitto sia portare a termine la strategia di \u201cregime change\u201d che di quel conflitto \u00e8 la causa scatenante rappresenta un salto logico quanto meno azzardato; la conseguenza pi\u00f9 probabile della deposizione violenta di Assad e conseguente balcanizzazione della Siria (sul modello Iraq, Libia, ecc.), infatti, sarebbe quella di far sprofondare il paese in un guerra civile ancora pi\u00f9 sanguinosa di quella attuale (senza considerare le conseguenze pi\u00f9 ampie sul piano internazionale, di cui gi\u00e0 abbiamo delle avvisaglie), non quella di far fiorire una ridente socialdemocrazia occidentale.<\/p>\n<p>4. Se le cose stanno cos\u00ec, risulta abbastanza chiaro che la via migliore per porre fine al conflitto e riportare la pace nel paese sarebbe quella di interrompere immediatamente la strategia di destabilizzazione esterna e di \u201cregime change\u201d tutt\u2019ora in corso e aiutare Assad a sconfiggere le forze jihadiste e a riprendere il controllo del paese; in un secondo momento si potr\u00e0 poi valutare quali siano le istituzioni e gli strumenti pi\u00f9 appropriati per aiutare le forze della societ\u00e0 civile siriana ad avviare un processo di democratizzazione del paese.<\/p>\n<p>Insomma, a detta di chi scrive, avere tutte e due le cose \u2013 la pace e la rimozione di Assad \u2013 pare francamente impossibile, a prescindere da qualunque altra considerazione di carattere politico, morale o legale; mi pare piuttosto che la scelta, piaccia o meno, sia tra (1) la permanenza di Assad al potere e l\u2019avvio di un lento processo di pacificazione e democratizzazione del paese; e (2) il \u201cregime change\u201d e la definitiva irachizzazione della Siria, con tutte le conseguenze che si possono immaginare: proliferazione del terrorismo, esodi ancora pi\u00f9 massici di profughi, ecc. Non vedo \u201cterze vie\u201d.<\/p>\n<p><strong>fonte<\/strong>: <a href=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/estero\/9584-thomas-fazi-siria-una-guerra-made-in-usa.html\">https:\/\/www.sinistrainrete.info\/estero\/9584-thomas-fazi-siria-una-guerra-made-in-usa.html<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di THOMAS FAZI Quando si parla di Siria, ci sono due questioni che vengono surrettiziamente legate: la fine del conflitto e la rimozione\u00a0di Assad. Secondo la narrazione dominante (anche a sinistra), il legame tra le due cose \u00e8 ovvio: per porre fine al conflitto bisogna rimuovere Assad. Trattasi di una logica curiosa, per\u00f2, per diversi motivi: 1. 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