{"id":30212,"date":"2017-04-24T11:15:34","date_gmt":"2017-04-24T09:15:34","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=30212"},"modified":"2017-04-23T23:30:41","modified_gmt":"2017-04-23T21:30:41","slug":"su-uno-strapiombo-senza-radici-la-storia-postmoderna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=30212","title":{"rendered":"Su uno strapiombo senza radici: la storia postmoderna"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Francesco Pietrobelli)<\/strong><\/p>\n<p>Parafrasando Hannah Arendt, il male che colpisce in qualsiasi tempo \u00e8 banale, nel senso che \u00e8 qualcosa di cui non ci si rende conto. Abituati a viverci in mezzo, <strong>sembra qualcosa di innocuo<\/strong>, ordinario e scontato. Neppure ci si pone la domanda se qualcosa in esso non vada, incapaci di accorgersi dei danni che esso compie nella societ\u00e0.<\/p>\n<p>La degenerazione del sapere umanistico degli ultimi secoli, di cui <strong>il postmoderno<\/strong> \u00e8 culmine, non fa sconto. Essa \u00e8 un male banale in quanto considerato come il vero sapere, mantenuto e insegnato \u2013 sic! \u2013 nelle universit\u00e0, quando invece dovrebbe essere visto come la serpe velenosa da cui stare alla larga. La cultura odierna \u2013 di cui l\u2019accademia \u00e8 l\u2019espressione lampante \u2013 <strong>\u00e8 incapace di rendersi conto del pericolo<\/strong>, delle contraddizioni insite in ci\u00f2 che insegna, trafitta com\u2019\u00e8 dai denti avvelenati dell\u2019ignoranza. La scienza storica degli ultimi secoli purtroppo <strong>non \u00e8 esente da questa malattia<\/strong>: sprofondata in teorie tanto problematiche quanto assurde, non riesce a tessere gli avvenimenti del passato in un quadro unitario, spremer fuori dalla loro essenza anche un solo insegnamento che parli all\u2019uomo contemporaneo.<\/p>\n<blockquote><p>La continuit\u00e0 dell\u2019Occidente si \u00e8 spezzata da quando il libro antico ha smesso di contenere insegnamenti per trasformarsi in documento.<\/p><\/blockquote>\n<div id=\"attachment_85485\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-85485\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/18035411_1034680049998842_1670237550_n.jpg\" alt=\"Nicol\u00e1s G\u00f3mez D\u00e1vila\" width=\"600\" height=\"402\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Nicol\u00e1s G\u00f3mez D\u00e1vila, scrittore e filosofo colombiano<\/p>\n<\/div>\n<p>Questa la lapidaria sentenza che <strong>G\u00f3mez D\u00e1vila<\/strong> esprime in un conciso aforisma sull\u2019attuale destino della storia. E, come ben spiegano Antonio Lombardi e Gabriele Zuppa in Nicol\u00e1s G\u00f3mez D\u00e1vila e la modernit\u00e0,<\/p>\n<blockquote><p>oggi pi\u00f9 che mai l\u2019indagine sul passato si \u00e8 trasformata in mera conoscenza erudita: un catalogo di avvenimenti, una cronologia minuziosa, una ricostruzione del fatto storico puntigliosa e rigorosa sotto ogni punto di vista, capace di servirsi di strumenti scientifici all\u2019avanguardia, ma non pi\u00f9 in grado di fornire un qualche insegnamento a colui che vi si approcci.<\/p><\/blockquote>\n<p>\u00c8 un quadro desolante, che si vorrebbe ben volentieri smentire. Dopotutto, quante volte si sente dire che<strong> la storia \u00e8 necessaria per capire il proprio presente?<\/strong> Quando mai non si dice che senza la conoscenza del passato dimentichiamo le nostre radici? E soprattutto, non \u00e8 questo quello che i professori ricordano ad ogni lezione?<\/p>\n<p>Certamente, nella forma, queste domande hanno quasi sempre <strong>una risposta affermativa<\/strong>. Quanto al contenuto tuttavia, le lezioni degli stessi tendono alla direzione opposta. Incapace di riempirsi di un concreto e positivo significato, la storia \u00e8 importante si trasforma in un <em>flatus vocis<\/em> ripetuto a pappagallo senza un vero motivo per cui crederci. Col risultato che i poveri alunni, <strong>inizialmente volenterosi<\/strong>, si ritroveranno a fine carriera nel pi\u00f9 amaro spaesamento. Basta aprire un manuale di introduzione alla storia, in questo caso quella medievale, per leggere frasi come:<\/p>\n<blockquote><p>[la] nostra cultura storica, non interessata a giudicare le civilt\u00e0, ma piuttosto a leggerne i funzionamenti.<\/p><\/blockquote>\n<p>Si tolga il giudizio: \u00e8 negativo, \u00e8 presunzione di verit\u00e0, di essere migliori! Si mantenga invece un pacato leggerne i funzionamenti, frase che spesso si riduce a fare la storiella erudita sul cambiamento di alcuni elementi del passato,<strong> tanto ininfluenti quanto narrati senza la capacit\u00e0 di sviscerarne il vero significato<\/strong>. Un risultato inevitabile, quando ci si rifiuta proprio di giudicare le civilt\u00e0, che altro non \u00e8 se non confrontarsi realmente con esse, mettere in discussione il proprio modo di vivere, capire se si \u00e8 migliori o peggiori. La cultura altra \u2013 in questo caso, quella passata \u2013 <strong>\u00e8 significativa proprio perch\u00e9 \u00e8 diversa<\/strong>, cio\u00e8 esprime una concezione del vivere diversa. In un dato periodo storico una civilt\u00e0 si \u00e8 costituita repubblica. Ha avuto senso quel cambiamento, data la situazione concreta di quel popolo? Lo Stato che si \u00e8 sviluppato era stabile, poggiava su valori in cui credere? Soprattutto, quelle vicende cosa possono insegnare alla propria comunit\u00e0? Vi \u00e8 qualcosa di migliore, dal quale imparare e cos\u00ec cambiare in meglio, oppure vi sono contraddizioni da tenere a mente per non ricadervi?<\/p>\n<p>La storia, in fin dei conti, <strong>altro non \u00e8 che l\u2019insieme delle vicende umane<\/strong>. Un processo lungo e problematico, ma che proprio grazie alle difficolt\u00e0 in esso insite, <strong>ha permesso all\u2019uomo di migliorarsi<\/strong>, sviluppare cio\u00e8 comunit\u00e0 che, rispetto a quelle precedenti, vivono \u2013 o almeno tentano di farlo \u2013 con meno contraddizioni, coerentemente con determinati valori.<\/p>\n<blockquote><p>Il passato \u00e8 l\u2019immenso sistema di esperienze che trascende e fonda la nostra esperienza attuale: che \u00e8 piccola, limitata, miope, a meno che non si confronti con i propri avi, oltre che con il proprio prossimo.<\/p><\/blockquote>\n<div id=\"attachment_85486\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-85486\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/17974494_1034680083332172_247071682_n.jpg\" alt=\"Nicol\u00e1s G\u00f3mez D\u00e1vila e la modernit\u00e0\" width=\"500\" height=\"903\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Nicol\u00e1s G\u00f3mez D\u00e1vila e la modernit\u00e0<\/p>\n<\/div>\n<p>Ma la confusione non si ferma qua. Nel tentativo \u2013 se mai questo si presenta oggigiorno \u2013 di comprendere il processo storico, <strong>la stessa comprensione dell\u2019oggetto di studio si presenta assediata da ostacoli<\/strong>. Se prima esso era visto come qualcosa di indipendente dal soggetto, studiabile oggettivamente da ogni storico che si approcciasse col giusto metodo, ora \u00e8 appurato come <strong>un elemento soggettivo<\/strong>, relativo a come il soggetto lo interpreta, lo legge alla luce della sua <em>forma mentis<\/em>:<\/p>\n<blockquote><p>la spiegazione e l\u2019interpretazione dell\u2019oggetto scaturisce da un processo cognitivo non scontato. Ogni fonte materiale, come insegna il post-processualismo, viene costruita dallo studioso e non \u00e8 oggettiva, come del resto avviene per ogni testo scritto.<\/p><\/blockquote>\n<p>Che l\u2019oggetto non sia qualcosa di indipendente dal soggetto che vi si approccia \u00e8 pi\u00f9 che appurato. Che tuttavia da differenti punti di vista scaturisca che <strong>la verit\u00e0 non possa esserci<\/strong>, questo scontato non \u00e8. In quanto la comprensione \u00e8 relativa al soggetto, questo non vuol dire che essa in ogni caso sia vera, cio\u00e8 che il soggetto abbia un punto di vista equivalente a tutti gli altri. Se la rivoluzione francese \u00e8 letta positivamente da alcuni studiosi, mentre altri propendono per una visione critica, <strong>il risultato non \u00e8 l\u2019annullarsi delle opinioni<\/strong> in un ognuno la pensa diversamente, ma la necessit\u00e0 di confrontarsi criticamente, cogliere le motivazioni che portano gli studiosi a sostenere una tesi, testarne la loro fondatezza, la loro in-contraddittoriet\u00e0. Consapevoli che <strong>la conoscenza non \u00e8 mai qualcosa di sicuro e stabile<\/strong> una volta per tutte, ma che ci\u00f2 non \u00e8 un motivo per non proseguire il tentativo del suo affinamento, assegnandosi a contraddizioni come l\u2019affermazione della relativit\u00e0 di ogni cosa.<\/p>\n<p>Al momento, l\u2019<em>historia<\/em> non \u00e8 poi molto <em>magistra vitae<\/em>. Impelagata com\u2019\u00e8 in queste e altre confusioni concettuali, finisce per essere sradicata dalle sue stesse fondamenta, <strong>diventando il dirupo in cui si cade<\/strong> allorquando si dimentica la diritta via di studio che tale disciplina richiede. Risalire lo strapiombo non \u00e8 facile, ma <strong>\u00e8 il dovere che ogni vero storico deve adempiere<\/strong>. Trascurare la storia non \u00e8 un\u2019opzione accettabile.<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/filosofia\/su-uno-strapiombo-senza-radici-la-storia-postmoderna\/\">http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/filosofia\/su-uno-strapiombo-senza-radici-la-storia-postmoderna\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Francesco Pietrobelli) Parafrasando Hannah Arendt, il male che colpisce in qualsiasi tempo \u00e8 banale, nel senso che \u00e8 qualcosa di cui non ci si rende conto. Abituati a viverci in mezzo, sembra qualcosa di innocuo, ordinario e scontato. Neppure ci si pone la domanda se qualcosa in esso non vada, incapaci di accorgersi dei danni che esso compie nella societ\u00e0. 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