{"id":30283,"date":"2017-04-26T10:12:30","date_gmt":"2017-04-26T08:12:30","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=30283"},"modified":"2017-04-26T10:12:30","modified_gmt":"2017-04-26T08:12:30","slug":"mazzini-padre-della-sinistra-che-non-fu","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=30283","title":{"rendered":"Mazzini, padre della sinistra che non fu"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Luca Gritti)<\/strong><\/p>\n<p><strong><\/strong>Il patriota genovese teorizz\u00f2 una sinistra realista, che si coniugasse con patria e famiglia, religione e propriet\u00e0. E, con quasi due secoli d\u2019anticipo, previde e critic\u00f2 la sinistra arcobaleno \u201cdei diritti\u201d. Oggi, mentre la sinistra ovunque si decompone, leggere Mazzini fa pensare amaramente a ci\u00f2 che poteva essere ma non fu.<\/p>\n<p>Carlo Marx aveva un fratello buono e si chiamava Giuseppe Mazzini. I due fratelli, separati alla nascita, partirono da una comune matrice ma poi approdarono ad esiti diversi. Entrambi vollero denunciare le storture dell\u2019Europa uscita dal <strong>Congresso di Vienna<\/strong>, la spartizione di un continente in poche famiglie, le disuguaglianze sociali e le condizioni di masse di diseredati. Ma Carlo, fratello teutonico, che crebbe in Germania, nella culla del protestantesimo e dell\u2019hegelismo, persegu\u00ec quest\u2019obiettivo con il severo livore del predicatore, l\u2019inquietante utopismo dell\u2019idealista e il freddo calcolo dell\u2019economista; il fratello Giuseppe, cresciuto in Italia, invece <strong>si batt\u00e9 per la<\/strong> <strong>giustizia sociale con la passionalit\u00e0 del patriota<\/strong>, il realismo del cattolico e il senso delle priorit\u00e0 dell\u2019umanista.<\/p>\n<p>Il fratello tedesco denunci\u00f2 con estrema lucidit\u00e0 le storture del capitalismo, ma poi vagheggi\u00f2 la costruzione di un mondo assurdo e disumano, in cui fossero abolite la propriet\u00e0, la patria, la famiglia e la religione; il fratello italiano invece<strong> coniug\u00f2 tradizione e rivoluzione, patria e democrazia<\/strong>, e volle perseguire un mondo pi\u00f9 giusto ma senza pretendere di cambiare l\u2019uomo o di trasformarlo in qualcosa d\u2019altro, di indefinito ed inquietante. Nonostante questo, ad aver maggiore fortuna fu Carlo, che divenne lo spettro che si aggirava per l\u2019Europa, <strong>la bestia nera dei suoi governanti<\/strong>, lo stupefacente dei popoli, che li port\u00f2 alla rivolta e alla lotta armata, e le cui idee poi nel secolo successivo segnarono le rivoluzioni di mezzo mondo, anche oltre i confini europei, dalla Russia alla Cina finendo con il Sudamerica.<\/p>\n<p>Giuseppe invece, dopo la grande fama riscossa in vita, da morto fu utile solo per il suo repubblicanesimo a coloro che volevano far fuori la monarchia in Italia. Di tutta l\u2019opera di Mazzini rimase solo l\u2019elogio della repubblica e l\u2019invettiva contro il Re, che fu <strong>sventolata come un feticcio fino al Referendum del 2 giugno 1946.<\/strong> In quel periodo il nome di Mazzini era ancora sulla bocca di molti, la sua figura studiata da specialisti e politici di rilievo, come <strong>Gaetano Salvemini<\/strong> che gli dedic\u00f2 un\u2019opera maestosa. Ma dalla costituzione della Repubblica, <strong>il nome di Mazzini fu progressivamente abbandonato<\/strong>, venne ritenuto forse autore obsoleto od inservibile per le battaglie del presente. A smentire questa credenza, c\u2019\u00e8 oggi la ripubblicazione, per i Tascabili Feltrinelli, di un\u2019opera importantissima del patriota genovese, <em>Pensieri sulla democrazia in Europa<\/em>. Si tratta di un\u2019antologia di sette articoli, pubblicati da Mazzini in inglese nel corso del suo esilio forzato in Inghilterra, in cui l\u2019esule italiano fa il punto sulla situazione delle varie correnti del pensiero democratico sparse per l\u2019Europa (oggi si direbbe: sulla situazione della sinistra europa), per poi proporre una sua sintesi, efficace ed originale, per <strong>compattare e unire tutte le forze antagoniste agli imperi dell\u2019Europa continentale.<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 un\u2019opera importante per due motivi: la prima \u00e8 che Mazzini con questi articoli si colloca di diritto tra gli scrittori politici pi\u00f9 importanti del suo tempo, facendo i conti con tutti i grandi autori a lui pi\u00f9 prossimi, da Tocqueville a tutte le ali della sinistra, i sansimoniani, i fourieristi, i comunisti; la seconda \u00e8 che in quest\u2019opera Mazzini smette di definirsi semplicemente repubblicano e incomincia a delineare un profilo pi\u00f9 preciso della sua prospettiva sociale, attingendo dal parlamentarismo inglese, di cui aveva potuto di persona osservare i pregi, ma coniugandolo con una grande attenzione alla questione sociale. Mazzini in questi articoli parla pi\u00f9 volte di <strong>una unione di forze \u201cdemocratiche\u201d<\/strong>, contro la conformazione elitista dell\u2019Europa a lui contemporanea. In un certo senso, <strong>Mazzini \u00e8 il primo padre della grande storia della sinistra italiana<\/strong>, che sta giungendo al suo mesto epilogo proprio in questi giorni. Non \u00e8 per mescolare la grande storia alla piccola cronaca, ma forse \u00e8 utile vedere Mazzini come genitore putativo ed inascoltato della sinistra italiana, una volta di pi\u00f9 nei giorni della sua ingloriosa dipartita: forse il fallimento della sinistra sta in qualche misura anche nel fatto di aver misconosciuto un autore come il genovese.<\/p>\n<p>In questi articoli Mazzini critica, con grande maestria ed acuta puntualit\u00e0, tutte le storture delle proposte democratiche a lui contemporanee. <strong>Critica il comunismo, di cui prevede con impressionante visionariet\u00e0 il carattere necessariamente \u201ctirannico\u201d<\/strong>, liquidando con facilit\u00e0 il vecchio alibi, in voga oggi, per cui il socialismo reale sarebbe stato \u201cuna buona idea applicata male\u201d:<\/p>\n<blockquote><p><em>\u00c8 chiaro che il sistema dell\u2019uguaglianza assoluta nella distribuzione del prodotto \u00e8 ingiusta, irrealizzabile, e porta inevitabilmente a ci\u00f2 che essa pretende di sopprimere. Distrugge ogni stima dell\u2019ingegno, della virt\u00f9, dell\u2019attivit\u00e0, della dedizione del lavoratore; ogni stima nella qualit\u00e0 del lavoro.[\u2026] La tesi della distribuzione secondo i bisogni non \u00e8 meno irrealizzabile.[\u2026] A ciascuno secondo i propri bisogni voi dite; ma cosa costituisce un bisogno? Ci\u00f2 che ogni individuo dichiarer\u00e0?[\u2026] O sar\u00e0 il Potere competente a incaricarsi di definire il bisogno? Potete immaginare una tirannica dittatura pi\u00f9 temibile?<\/em><\/p><\/blockquote>\n<p><strong>\u00c8 una profezia di una lucidit\u00e0 incredibile<\/strong>, che fa pensare al comunismo ma anche ad alcune proposte attuali, che partono da una volont\u00e0 sacrosanta di ridurre gli sprechi e gli scarti dell\u2019iperconsumo ma poi vagheggiano entit\u00e0 verticistiche che stabiliscano quanto e come consumare, <strong>riecheggiando pretese sinistre e giacobine<\/strong>; ma ancora, Mazzini in questi articoli rivendica la validit\u00e0, anche per un uomo democratico e di sinistra, di istituzioni che una stupida retorica ha liquidato come \u201creazionarie\u201d, ma che sono in realt\u00e0 entit\u00e0 naturali, costitutive di ogni societ\u00e0 umana. Scrive a proposito di famiglia, patria e propriet\u00e0:<\/p>\n<blockquote><p><em>Io non amo la famiglia egoista che fonda il benessere dei suoi membri sull\u2019antagonismo, o sull\u2019indifferenza per il benessere altrui[\u2026], ma chi non amer\u00e0 la famiglia che, prendendo la sua parte nell\u2019educazione del mondo, considerandosi come il germe, come il primo frutto della nazione, sussurra, tra il bacio della madre e la carezza del padre, la prima lezione di cittadinanza del bambino? Io aborro la nazione che usurpa e monopolizza, che concepisce la propria grandezza e la propria forza solo sull\u2019inferiorit\u00e0 e povert\u00e0 degli altri; ma chi non saluterebbe con entusiasmo e amore quel popolo che, comprendendo la propria missione nel mondo, fondasse la propria sicurezza sul progresso di tutto ci\u00f2 che lo circonda[\u2026]? Sicuramente non vedo con favore la propriet\u00e0 dell\u2019uomo ozioso[\u2026]; ma ritengo che la propriet\u00e0, come segno e frutto del<\/em> <em>lavoro, sia buona e utile; vedo in essa il simbolo rappresentativo dell\u2019individualit\u00e0 umana nel mondo materiale[\u2026]\u201d.<\/em><\/p><\/blockquote>\n<p>Ma la cosa forse pi\u00f9 attuale di Mazzini, la cosa che forse riguarda di pi\u00f9 il nostro mondo di oggi, che vive grandi disuguaglianze ma anche grandi oasi di benessere ed opulenza, \u00e8 <strong>la critica di quella che oggi si chiama la \u201csinistra dei diritti\u201d.<\/strong><\/p>\n<p>Mazzini contesta l\u2019idea, in fondo utilitaristica (e borghese, nel senso peggiore di questo termine) che il fine ultimo della lotta per la democrazia debba essere <strong>ottenere la maggior quantit\u00e0 di diritti civili per ciascuno.<\/strong> Mazzini ripete pi\u00f9 volte che la libert\u00e0 non \u00e8 un fine, ma un mezzo; ma che dopo aver dato la libert\u00e0 ai cittadini occorre anche creare un orizzonte condiviso in cui vivere, dei fini comuni verso cui tendere. <strong>I diritti civili hanno senso solo se affiancati ad una seria consapevolezza sociale<\/strong>, altrimenti la politica si riduce solo a concessione esasperata di diritti ad individui che badano solo alla loro parte, che ritengono di<strong> avere diritti senza doveri, onori senza oneri.<\/strong>\u00a0Scrive Mazzini, precorrendo con sorprendente preveggenza l\u2019odierna retorica dei diritti e della libert\u00e0:<\/p>\n<blockquote><p><em>Se da questa alta sfera [\u2026] voi fate scendere la Democrazia sull\u2019augusta arena delle tendenze individuali, dandole come mezzo i diritti individuali, come fine una mera teoria della libert\u00e0;[\u2026] voi convertite la natura onnicomprensiva, onnisantificante della Democrazia in qualcosa di reazionario ed ostile, voi distruggete l\u2019organicit\u00e0 del suo pensiero, i suoi istinti meramente sociali, i suoi desideri di educazione generale [\u2026],a beneficio di non so quale sistema anarchico[\u2026] in cui l\u2019uomo[\u2026] cadr\u00e0 gradatamente negli abissi dell\u2019egoismo.<\/em><\/p><\/blockquote>\n<p>In un\u2019epoca come la nostra, in cui <strong>la sinistra si \u00e8 decomposta<\/strong> perch\u00e9, accanto alle battaglie giuste per i diritti individuali, non ha saputo proporre nessun modello serio di societ\u00e0, di comunanza di valori, prospettive ed intenti,<strong> quanto sarebbe stato utile avere presente Mazzini?<\/strong> Ma ancora di pi\u00f9: osserviamo che Mazzini, nel suo percorso politico ed esistenziale, incarna perfettamente quello che \u00e8 sempre stato il paradosso della sinistra italiana, che nacque nel Risorgimento ma poi attravers\u00f2 tutto il novecento, passando da Gramsci a Turati, da Togliatti a Berlinguer, ma perfino dagli ultimi e pi\u00f9 fiacchi Bersani e Vendola.<\/p>\n<p>Da un lato, infatti, l\u2019uomo di sinistra vuole una sinistra democratica, e quindi trasversale, popolare, che si faccia capire anche al popolano e all\u2019operaio; dall\u2019altro per\u00f2 un certo intellettualismo, di marca illuministica, ed ultimamente <strong>un certo snobismo colto<\/strong>, lo porta sempre a rivendicare la sua diversit\u00e0 e la sua estraneit\u00e0 rispetto al popolo, ai sentimenti diffusi, alla maggioranza. Da un lato si vuole una rivoluzione trasversale e di massa; dall\u2019altro<strong> si rifiuta la massa per approdare ad una riflessione amara, solitaria e minoritaria<\/strong>. \u00c8 la schizofrenia della sinistra esemplificata da <strong>Nanni Moretti<\/strong>, per cui \u201csiamo diversi, ma uguali agli altri\u201d; siamo come tutti, per\u00f2 ci piace sentirci un po\u2019 migliori, inaccessibili e distanti. Il partito della Nazione resta partito della Fazione, della setta, della nicchia sofisticata.<\/p>\n<p>In realt\u00e0 Mazzini <strong>non ebbe mai nessun vezzo snob<\/strong>, n\u00e9 alcun paternalismo intellettuale, per\u00f2, per un gioco del destino, fin\u00ec i suoi giorni in esilio, le sue istanze restarono minoritarie ed inascoltate: Garibaldi consegn\u00f2 il Sud Italia al Re e allo stato liberale, e la creazione della repubblica democratica e del suffragio universale fu posticipata di un secolo. <strong>L\u2019Unit\u00e0 sorse a sinistra ma si comp\u00ec a destra.<\/strong> Per\u00f2 guardando Mazzini vediamo il modello di un uomo di una rettezza e di una coerenza straordinari, che giganteggia rispetto ai politici, prima livorosi e cinici, ed ultimamente ipocriti e debosciati, che monopolizzarono la sinistra italiana dopo di lui. Chiss\u00e0 che il suo messaggio, obliato in passato, non possa essere finalmente udito in futuro.<\/p>\n<p><strong>fonte: <\/strong><em>http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/filosofia\/mazzini-padre-della-sinistra-che-non-fu\/<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Luca Gritti) Il patriota genovese teorizz\u00f2 una sinistra realista, che si coniugasse con patria e famiglia, religione e propriet\u00e0. E, con quasi due secoli d\u2019anticipo, previde e critic\u00f2 la sinistra arcobaleno \u201cdei diritti\u201d. Oggi, mentre la sinistra ovunque si decompone, leggere Mazzini fa pensare amaramente a ci\u00f2 che poteva essere ma non fu. Carlo Marx aveva un fratello buono e si chiamava Giuseppe Mazzini. 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